La realtà con l’occhio della finzione

Quando un regista cerca di rappresentare su pellicola eventi quotidiani, drammatici e non, cerca di farlo sempre dando maggior realismo possibile all’azione. Dall’altro lato, se decide di andare oltre le barriere della realtà, crea storie magari folli, magari adrenaliniche, che fanno parte di quella cultura ormai tipicamente legata al contesto dei blockbuster holliwoodiani.
E poi c’è Quentin Tarantino.
Un Quentin Tarantino nato con “Reservoir Dogs” (“Le Iene” in Italia) per giungere al suo capolavoro “Pulp Fiction”. Un film che sembra essere realistico ma che è pervaso da quella follia e da quella violenza che solo il suddetto regista sa rappresentare.

Ed ecco che quindi la finzione supera la realtà, nelle storie che si intrecciano in questa perla datata 1994.

Royale con formaggio

In “Pulp Fiction” vengono narrate le storie di alcuni personaggi, le cui vite sono destinate ad intrecciarsi: i due mafiosi, recitati da un grandioso Samuel L. Jackson e da un redivivo John Travolta, un bravissimo Bruce Willis nel ruolo di un pugile e la neonata stella Uma Thurman, la moglie del boss mafioso. A questi, si aggiungono altri personaggi, altri nomi noti del cinema, tra cui spicca un cameo di Cristopher Walker.

La storia prosegue a colpi di dialoghi cult e scene clou. E da una parte abbiamo Samuel L. Jackson che cita passi della Bibbia, dall’altra Travolta che ritrova lo spirito de “La febbre del sabato sera” in una scena di ballo con la bella Uma Thurman.

La sceneggiatura di Tarantino si presenta come una naturale evoluzione de “Le Iene”, e riesce ad essere frizzante ed avvolgente, pervasa da una ironia travolgente, capace di trasportare lo spettatore per 2 ore e mezza di cinema. Un cinema che non cerca di fare morali o proporre modelli di vita, ma che nasce con lo scopo di intrattenere. Un cinema fatto di suggestioni ed emozioni. Ma Tarantino si sa, si ama o si odia. E se il gusto per l’eccentricità non trova i vostri palati, allora “Pulp Fiction” forse non è fatto per voi.

In ogni caso, la cura riposta in questo film si vede tutta, dall’ottima regia al montaggio delle scene, disposte in ordine asequenziale, e che trovano un loro ordine solo alla conclusione.

Un’esperienza esaltante, fatta di personaggi indimenticabili e di dialoghi scritti con maestria.
Uno dei migliori film degli ultimi vent’anni.

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