Armored Core: Verdict Day – Recensione

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Per Fantascienza Militare, o Military Sci-fi se ci piace parlare cool (e ci piace), si intende quel sottogenere della Fantascienza che si concentra sulle gesta di questa o quella forza militare impegnata in un conflitto spesso, ma non sempre, su scala interplanetaria. Da non confondersi con il genere della Space Opera, che predilige focalizzarsi sull’aspetto umano della vicenda narrata (anche se sempre sullo sfondo di scenari bellici e spesso da olocausto), la Military Sci-fi sposta il riflettore insistendo sui membri della forza militare esaltandone i valori, propri dell’immaginario militaresco quali il coraggio, il sacrificio ed il senso del dovere; il tutto condito con tanta tecnologia avveniristica come armi ad energia, navi spaziali e mezzi di varia natura; primi tra questi i Mech. Distanti dal concetto originale di Robot (dal Cecoslovacco “robota” che vuol dire lavoro pesante, e che comunque prende origine dal concetto risalente all’antica Grecia di “automa”) i Mech o Mecha sono assimilabili alla figura orientale del Real Robot, ovvero macchine più o meno antropomorfe, costruite in serie e non scevre da caratteristiche limitanti quali l’usura ed il numero di munizioni a disposizione.

Se è vero che il primo esempio di Mech, universalmente riconosciuto, è il Tripode da battaglia de La Guerra dei Mondi di H.G. Welles (1898), è anche vero che gli esempi di Mech più famosi e popolari, provengono quasi esclusivamente dall’arcipelago nipponico; partendo da Gundam (versione anime del romanzo Starship Troopers di Robert Heinlein, 1959), passando per Macross, Patlabor fino ad arrivare alla serie di videogiochi From Software Armored Core (quest’ultima, in particolare trae ispirazione dal gioco da tavolo Battletech ideato e prodotto nel 1984 dalla FASA Corporation di Chicago). Sigla!

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=z64HCi2rQkE]

Titolo: Armored Core: Verdict Day
Sviluppatore: From Software
Distributore:  Namco-Bandai
Genere: Simulazione – Action Shooter in terza persona
Piattaforme: PlayStation3 – Xbox 360 (versione provata PlayStation3)
Numero Giocatori: 1-5
Localizzazione: Italiano (testo) Inglese e Giapponese (parlato)

Hard Core

C’era un tempo in cui una torma di esagitati bimbiminchia si dilettava a fomentare nei forum la cosiddetta “Console War”. Ricordo che tutti quanti, auto investitisi del titolo di Hardcore Gamer (proest best evah FTW!!!111!!!11), non facevano che urlarsi addosso in un tripudio di CAPS, e insulti ai familiari vari, quanto una console sarebbe stata nettamente superiore all’altra, e tutto questo solo in base ai titoli della line up iniziale. Intendiamoci, non titoli intesi come i giochi, ma proprio solo ai titoli dei giochi e, tiè, un paio di filmati che urlavano HYPE a tutta gola. Che poi s’è scoperto che la maggior parte dei titoli in questione non fossero nemmeno esclusive, ma non fa nulla… Benché membro del forum in questione, senza far nomi, non mi sono mai lasciato trascinare in una discussione simile, perché per quanto mi riguarda il vero duello a tre (se mai c’è) si gioca solo a livello delle esclusive e tutto finisce sempre per essere filtrato dal gusto personale che va ben oltre al numero di poligoni o di effetti luce spalmati sullo schermo e, soprattutto, va ben oltre ad un semplice filmato promozionale. Quello che mi ha colpito, però, è proprio questo definirsi Hardcore Gamer; in contrapposizione a Casual Gamer, detto pure (immagino) con la bocca per storto magari a sottolinearne il disprezzo. Nello specifico, sempre secondo tali bimbiminchia, i Casual GamerZ, sarebbero stati il target della terza console; ovvero quella prima bianca e poi nera che sta di sbieco e che, aggiungevano, avrebbero regalato alle fidanzate (mo’ quali non si sa) perché tanto loro non erano pro e se la sarebbero goduta di più…

From Software, a differenza dei personaggi di cui sopra, sembra aver bene in mente la differenza tra Hardcore e Casual Gamers, bene al punto da produrre titoli talmente tanto mirati da risultare addirittura esclusivisti. Esempi e date? Eccovi serviti: Demon’s Souls  del 2009, Dark Souls del 2011, Armored Core V del 2012 ed il più recente Armored Core: Verdict Day. Sebbene il primo del terzetto, risultò ai tempi una sorta di novità in termini di concept (vale a dire un titolo interamente caratterizzato dalla sua estrema difficoltà) è innegabile che il suo seguito spirituale Dark Souls (e Dark Souls II, annunciato per il 2014) rappresenti una forte presa di posizione nei confronti dei videogiocatori di tutto il mondo; ovvero che piuttosto di cercare di allargare il proprio bacino d’utenza, l’obbiettivo primario di From Software pare essere quello di tenersi stretti i fan dei propri franchise e continuare a dar loro quello che vogliono. Che sia morire ad ogni svolta o 45 minuti passati ad assemblare il proprio mech…

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=u2G2f34CL1w]

 

Esclusivismi 

Verdict Day prosegue la tradizione di espansioni ed update stand alone che hanno da sempre caratterizzato il franchise Armored Core dei ragazzi di From Software. In questo caso, la vicenda riprende un centinaio di anni dopo la fine di Armored Core V e presenta al giocatore un mondo sconvolto dalla guerra tra tre superfazioni per il controllo delle risorse del pianeta. L’aspetto fortemente ingegneristico del titolo si fa subito sentire sin dalle prime battute, richiedendo al giocatore di assemblare il proprio AC ( i mech del gioco) tra pezzi di bassa qualità definiti “di recupero” e fornendogli un budget limitatissimo (appena sufficiente per un fucile o un’unità spalla). Una volta assemblato il proprio mech, sarà possibile unirsi ad una squadra formata da altri giocatori o crearne una propria e, successivamente, decidere quale delle tre fazioni servire. Sarà possibile, inoltre, intraprendere la carriera di mercenario per conto della Signs che stipula contratti con le parti in guerra e raccogliere un sempre maggior quantitativo di fondi per potenziare, il proprio mezzo.

Anche nei momenti più caotici il gioco non subisce cali di frame rate

Il punto di forza di Verdict Day è quello di presentare un mondo dinamico e persistente flagellato dal conflitto tra le tre super-fazioni. Partecipando alle missioni online, infatti si contribuirà all’espansione o viceversa alla ritirata della fazione che si è deciso di appoggiare, andando ad influire così sul risultato finale della guerra o della stagione che si concluderà o con l’annientamento di due delle tre parti in guerra, oppure ad intervalli prestabiliti di tempo. Se il giocatore non si sente troppo portato per il gioco di squadra, può sempre assemblare gli UNAC, AC di supporto controllati da un sistema di intelligenza artificiale che non si limiteranno semplicemente a seguire schemi di comportamento prestabiliti, ma potranno essere programmati più dettagliatamente. Al comparto online, infine, va ad aggiungersi la campagna in single player che consta di una sessantina di missioni, che espandono di poco la vicenda per mezzo di dialoghi via radio e che comunque risultano essere ripetitive; riducendosi esse ad un “va e pulisci la zona x”.

Trascorrere ore nell’assemblare il proprio mech da le sue soddisfazioni

Tutta la sezione online di Verdict Day è da considerarsi come un netto passo in avanti rispetto agli imbarazzanti risultati apprezzabili in Armored Core V, mi riferisco soprattutto alle inspiegabili limitazioni regionali che inficiavano tutta l’esperienza online del titolo e che sono state eliminate in toto grazie alla struttura dello scenario persistente. Il titolo From Software, però mantiene tutti i difetti che negli anni hanno contribuito ad alienarsi tutta quella fetta di giocatori non proprio ferratissimi sul franchise. Personalmente ho sempre apprezzato molto l’aspetto ingegneristico dell’intera serie, ma mi rendo pienamente conto che spendere mezz’ora per assemblare il proprio mezzo, navigando un gran numero di menu che, data la quantità di parti disponibili, richiedono un caricamento ad ogni passaggio, scoraggerebbe chiunque non sia un fan della serie. In aggiunta l’interfaccia è tutt’altro che user friendly, il tutto a discapito di chi si avvicina per la prima volta alla serie.

L’azione frenetica ed il sistema di puntamento cercheranno di distogliere l’attenzione dall’incredibile quantità di marrone sullo schermo

Un Mondo Marrone

Che la filosofia degli sviluppatori From Software sia quella di accontentare i fan, ormai non è un mistero per nessuno; il fatto stesso di aver operato modifiche tanto sostanziali sul concept del comparto multiplayer di Verdict Day, pur mantenendo la stessa struttura di Armored Core V del team 4+1 (composto quindi da quattro giocatori impegnati a pilotare i rispettivi mech ed un quinto che funge da operatore e coordinatore, unico del gruppo a godere di una visione d’insieme dell’area di battaglia) tradisce la lodevole intenzione di affinare e migliorare le core mechanics del titolo. Purtroppo però (e si tratta di un però davvero grosso) una campagna in single player che si può tranquillamente definire sciatta, un level design che salvo rare eccezioni non rende giustizia alle dimensioni delle macchine che devono muovercisi dentro, un comparto grafico tutto troppo sporco, troppo scarno e troppo marrone ed una gestione della fase di assemblaggio profonda quanto vi pare, ma straordinariamente tendente al tedioso, rendono vano qualsiasi sforzo ed accentuano quella sensazione di distacco tra un franchise storico e tutta quella nuova utenza di cui avrebbe disperatamente bisogno. 

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=AhsRrlFPR_M]

Nicola
Nato quando ancora andavano di moda i pantaloni a zampa di elefante, venne introdotto, a soli cinque anni, al mondo dei videogiochi dal padre, fiero possessore in un Mattel Intellivision (esatto la console con le scocche di legno). Tornato dal suo esilio temporaneo in Canada, continua a litigare con i commessi dei negozi di elettronica a causa della sua spasmodica ricerca del gioco di nicchia definitivo: quello che conoscerà ed apprezzerà solamente lui.

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