La vita di Adele – Recensione

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Palma d’oro e premio Fipresci al Festival di Cannes 2013, “La vita di Adele” (titolo originale, “La vie d’Adèle. Chapitre 1 e 2”), film liberamente ispirato dal romanzo grafico, “Il blu è un colore caldo” di Julie Maroh, è l’ultima fatica del regista franco tunisino Abdellatif Kechiche, già alla ribalta del grande pubblico dal 2007 con il lungometraggio dal titolo “Cous Cous”.

Poster La vita di Adele

Storia di iniziazione sentimentale e sessuale, la pellicola racconta con prepotente delicatezza e con pienezza di dettagli e dialoghi introspettivi la storia d’amore tra Adèle (Adèle Exarchopoulos ),giovane adolescente dalle guance carnose che sogna di diventare una maestra d’asilo, ed Emma (Léa Seydoux), eccentrica artista aspirante pittrice dai capelli blu elettrico, che almeno visivamente richiama alla memoria i colori accesi delle capigliature di Clementine, protagonista del visionario Eternal Sunshine of the Spotless Mind, di Michel Gondry (il nostro“Se mi lasci ti cancello”).

Uno sguardo predestinato scambiato casualmente con Emma in una strada affollata scuote la vita e le certezze sessuali di Adèle. I loro primi baci, invece, nascosti dentro una panchina, sono un punto di non ritorno, capaci di oscurare i raggi del sole e aprire le porte della vita adulta. L’amore le renderà forti, determinate e pronte ad affrontare con coraggio qualsiasi prova, compresa quella di sopravvivere alle turbolenze e ai dolori del loro stesso amore.

Opera cinematografica eccelsa per molti aspetti quella realizzata dal regista nato a Tunisi, capace di calamitare l’attenzione dello spettatore per quasi tre ore e, soprattutto, di elevare sentimenti universali al di sopra delle scene in cui vengono richiamati. I numerosi e prolungati primi piani, stretti nei lineamenti, nelle labbra, negli occhi pieni di espressività delle due bravissime protagoniste, masticano i tormenti e la passione di un amore non convenzionale. I dialoghi brillano di naturalezza e realismo, viaggiano veloci tra banchi di scuola, balli propiziatori, capelli raccolti e subito sciolti e forchettate di spaghetti al sugo.

Il film ha fatto scalpore soprattutto per le prolungate riprese di sesso esplicito tra le due protagoniste. Può far storcere il naso, ma la storia si fa forza anche di questo, di questa prepotente ed estrema fisicità che dà corpo al sentimento. La pellicola nel complesso non è mai volgare, né stucchevolmente provocatoria. Il tema è di forte attualità, ma la vicenda lesbica che caratterizza indubbiamente la trama non viene utilizzata come strumento di denuncia sociale.

Questo uno dei meriti principali di La vie d’Adèle, merito proprio dei capolavori dell’arte letteraria e visiva, capacità di rimanere storia fine a se stessa e di farsi provocazione in quanto tale. Un film toccante, profondo, delicatamente scandaloso. In uscita il 24 ottobre nei cinema italiani. Lasciare i pregiudizi ben chiusi nell’armadio. Da vedere.

Scheda film

Titolo: La vita di Adele (La vie d’Adèle. Chapitre 1 e 2)
Regia: Abdellatif Kechiche
Cast: Adèle Exarchopoulos, Léa Seydoux, Jeremie Laheurte, Catherine Salée, Aurélien Recoing, Sandor Funtek, Aurelie Lemanceau, Baya Rehaz, Karim Saidi
Genere: Drammatico
Durata: 179’
Produzione: Quat’sous Films, Wild Bunch
Distribuzione: Lucky Red
Nazione: Francia, Spagna, Belgio
Uscita: 24/10/2013.

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