Resident Evil Rebirth – Recensione

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SCHEDA GIOCO
TITOLO: Resident Evil
SVILUPPATORE:
 Capcom
PUBLISHER:
Capcom/Virgin Interactive
DATA DI USCITA:
12-09-2002 (NGC) – 26-06-2009 (Wii)
GENERE:
Survival Horror
LINGUA: Inglese, sottotitolato in italiano

Correva l’anno domini 1996, quando un misterioso titolo dalla copertina sgargiante, arrivò (con molte difficoltà, dovute alla censura) su tutti gli scaffali dei negozi di videogame.
Una scritta rossa “Resident Evil” troneggiava sul front della copertina… Tutto ebbe inizio lì.
Forse neanche Capcom, si sarebbe mai aspettata un tale successo da un titolo così diverso, rispetto ai concorrenti dell’epoca.
Infatti, differentemente da quanto accaduto con i titoli usciti fino ad allora (dove per proseguire nell’avventura, era necessario eliminare tutti i nemici), la sostanza di Resident Evil si poteva definire con una sola parola… Sopravvivere!
Sopravvivere difronte a tutti gli obbrobri che la casa di Osaka ci metteva contro… Ma questo, non implicava obbligatoriamente la loro morte.
Questo, sostanzialmente, era quello che poi lo stesso Shinji Mikami (padre originario del brand) definì il Survival Horror, genere di cui lo stesso Mikami può considerarsi padre, nonostante alcuni richiami ad Alone In The Dark, pubblicato nel 1992.
Alla volta del 2002, con la saga ormai matura e spostata sui lidi Nintendo, forti della loro nuova macchina GameCube, Capcom decide di puntare forte pubblicando prima il remake del primo storico episodio (soggetto dell’analisi), e successivamente il prequel Zero, che svelerà molti retroscena interessanti sulla trama.
Ora un pò di storia…
Luglio 1998, Raccoon Forest.
Il team S.T.A.R.S. Alpha, è stato inviato sulla montagne Arklay, situate a nord-ovest del vicino agglomerato urbano Raccoon City, per rintracciare l’elicottero del team S.T.A.R.S. Bravo, precipitato nel bel mezzo della missione.
La missione del Team Bravo, consisteva nell’indagare nei boschi di Raccoon City su alcuni strani omicidi, dove alcuni abitanti sono stati attaccati probabilmente da un gruppo di animali… Le persone infatti erano state trovate smembrate e mangiate vive.
Una volta trovato il relitto dell’elicottero del Team Bravo, con il pilota trovato anch’esso smembrato sul sedile, il Team Alpha si accinge ad esplorare la zone del bosco circostante. Fin quando durante l’esplorazione un membro del team, Joseph Frost, viene aggredito da un gruppo di cani apparentemente idrofobi, che costringono la squadra capitanata da Albert Wesker a rifugiarsi in una magione gigantesca.
In pochi ne rimasero… Chris Redfield, Jill Valentine, Barry Burton e il capitano Wesker.
Ma presto si accorgeranno che la magione stessa, è l’origine di tutte le malefatte a cui hanno assistito fino ad allora…
Benvenuti al survival horror!

GRAFICA: Questo remake, graficamente si presente curato ed estremamente accattivante.
Molte delle location, sono state completamente ridisegnate, consegnandoci una magione più terrificante e spaventosa che mai.
Nonostante si sia tornati alle location pre-renderizzate (differentemente da quanto accaduto con il capitolo Code: Veronica X, che usufruiva di ambientazioni 3D), il gioco non perde minimamente di fascino, atmosfera e bellezza… Anzi!
Le location, sono state disegnate a regola d’arte, con ogni dettaglio reso in maniera incredibile… Alcuni dettagli sono resi talmente bene da risultare a tratti fotorealistici.
Ottimi gli effetti di luce ed ombra.
I piccoli lumini presenti nelle stanze ci consegnano un’atmosfera mai vista fino ad allora in un survival horror, dando un aspetto maggiormente tetro e fuori mano, alla magione… Decisamente un’atmosfera differente, rispetto a quella che si respirava nel capitolo originale, dove le ambientazioni, a tratti, erano fin troppo illuminate e rassicuranti.
Ad abbuiare l’atmosfera, ci pensa anche il temporale scoppiato all’esterno della villa. La realizzazione degli effetti-luce dei tuoni, che rifrangono all’interno della villa, è a dir poco eccezionale.
Immaginate di esplorare un corridoio buio, non riuscite a vedere ad un palmo dal naso… All’improvviso un tuono, illumina un cadavere steso a terra a pochi passi da voi. E non contento, quest’ultimo comincerà a strisciare verso di voi bramoso di banchettare con il vostro cadavere… Da brividi, eh?
Di situazioni così, in Resident Evil Rebirth, ce ne saranno tante! Tante da non permettervi di riacquistare un battito cardiaco regolare.
Ultima menzione va alla realizzazione dei filmati, la maggior parte realizzati con il motore di gioco, eccetto il filmato introduttivo (realizzato in maniera impeccabile, interamente in computer grafica, e non con attori reali come nell’episodio originale).
In entrambi i casi, non c’è che da rimanere a bocca aperta da quanto è stato realizzato da Capcom, in questo remake.

SONORO: Comparto sonoro decisamente degno di nota.
Nel capitolo originale, il comparto audio peccava leggermente, per via di effetti sonori non sempre convincenti (lamenti degli zombie, a tratti ridicoli), una colonna sonora monotona ed un copione decisamente povero. Anche se, ricordiamolo, è un titolo datato 1996.
In questo remake, il copione è stato interamente riscritto (eliminando anche la battuta di Barry Burton “Here’s a lockpick. It might be handy if you, the master of unlocking, take it with you.”, quando consegna il grimaldello a Jill… Definita da Electronic Game Monthly, la peggior battuta di sempre, nel mondo dei videogiochi), la colonna sonora interamente riscritta e risuonata, risultando più varia ed atmosferica, e gli effetti sonori sono decisamente da brividi! Tuoni, cigolii e quant’altro sono stati resi in maniera ottima, e finalmente i lamenti degli zombie sono in grado di farvi passare un brivido lungo la schiena, risultando tetri ed agghiaccianti.

GAMEPLAY: Potremmo definire il gameplay di questo Rebirth, come l’essenza del survival horror.
Sostanzialmente, il gameplay ha subito poche variazioni rispetto ai canoni portanti del titolo.
Sono state introdotte la girata rapida a 180°, utile per sfangare le situazioni più ostiche, e delle mosse d’emergenza sia per Jill, sia per Chris (i personaggi giocabili).
Le suddette mosse consistono nell’infilare una granate accecante nel cranio di un non-morto, nel momento in cui questo deciderà di “baciarvi affettuosamente” sul collo (con conseguente esplosione della testa dello zombie), oppure nell’infilare un coltello nel cranio nel caso utilizziate Chris, oppure una poderosa scarica di taser antistupro nel caso in cui decideste di utilizzare Jill.
E’ opportuno precisare, come il susseguirsi degli eventi sia differente, nel caso in cui decideste di utilizzare Jill o Chris… Con Jill avremo vita più facile, potendo utilizzare il grimaldello per scassinare i cassetti chiusi (con Chris necessitano piccole chiavi), mentre da contraltare Chris, è più resistente, e potrà incassare più colpi prima di soccombere ai nemici.
I neofiti, potranno lamentare un’eccessiva rigidità dei personaggi nei movimenti… A loro, non possiamo far altro che consigliare di adattarsi ed immedesimarsi nell’atmosfera del gioco.
L’eccessiva rigidità dei personaggi contribuisce a donare all’avventura un pizzico in più di tensione, ed una maggiore sensazione di panico nel giocatore.
Mentre i giocatori navigati della saga, non faticheranno minimamente nell’adattarsi a questo remake… E dopo qualche minuto si sentiranno come a casa propria.
Nonostante ciò, è utile precisare come siano state introdotte numerose sequenze inedite nel capitolo originale, che metteranno a dura prova persino coloro che hanno terminato più volte il capitolo originale.
Lo stesso Mikami ha dichiarato che il 70% del gioco, è totalmente diverso dall’originale.

LONGEVITA’: La durata della campagna si attesta sulle 7-8 ore, una durata media. Durata che sale a 14-16 ore, nel caso in cui voleste terminare entrambe le avventure con il marmittone Chris Redfield, o la sexy Jill Valentine.
E’ presente anche un discreto fattore rigiocabilità, infatti potremo sbloccare armi e costumi da poter utilizzare nelle successive avventure.

CONCLUSIONE: Definire un “minestrone riscaldato” questo remake, non può che essere un errore bello e buono.
Capcom, ha profuso sudore ed energie in questo remake, tanto da meritarsi un’ovazione per quanto abbiamo potuto vedere e tastare con mano.
Resident Evil Rebirth, è un titolo da giocare a tutti i costi, non importa come e non importa quando.
Complici un comparto tecnico mostruoso, ed una trama ancora oggi accattivante, Capcom è riuscita a sfornare un vero e proprio capolavoro, che tutt’ora potremo definire come la quintessenza del genere Survival Horror.

“Il team Bravo, era stato mandato ad investigare… Ma abbiamo perso ogni contatto!” – Chris Redfield


Un’abbraccio affettuoso da un putrido non-morto


A proposito di ottimi effetti di luce e ombra…


Il primo storico zombie… A.D. 1996


Il primo storico zombie, si è rifatto il lifting… Molto più terrificante!


Paradosso temporale… 

Videogiocatore vecchio stile (predilige il singleplayer alle modalità online), si avvicina ai videogame alla tenera età di 9 anni con Resident Evil e Metal Gear Solid, divenendone immediatamente stregato. Amante del rock e del metal (o della buona musica in generale), la notte diventa il Cavaliere Oscuro, a patto che sia quello scritto e diretto da Christopher Nolan (e non quello di Tim Burton o l'aborto di Joel Schumacher). Del regista britannico è un grande sostenitore, mentre la sua vita è costantemente accompagnata dalle musiche di Hans Zimmer. Ama i gatti e i cani.

3 Commenti

  1. Mai giocato ma se maiden gli ha dato 9.3 se lo meriterà pure!

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    • Potresti giocarlo con l’emulatore Dolphin, su PC… Considerando che ha molti elementi pre-renderizzati, non risulta neanche tanto pesante da farlo girare.
      Comunque è un capolavoro! Se non ti basta la mia opinione, puoi chiedere anche a Gnacci89! 😀

      Rispondi
  2. Eccolo qui il capolavoro, bei tempi XD

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