Il crossover, o cross-over, o meglio ancora l’incrocio narrativo è quell’espediente che permette l’interazione diretta tra personaggi appartenenti ad universi narrativi distinti. Di esempi in giro ce ne sono a star male; ma credo che  Marvel Comics sia probabilmente la casa editoriale di comics statunitensi regina nell’utilizzo del crossover; considerando i vari archi narrativi spalmati su diverse testate, i vari universi paralleli e le varie Terre + Numero che caratterizzano la sua storia editoriale. La DC Comics non è certo da meno, e siccome noi italiani non siamo secondi a nessuno, non mancano nemmeno esempi di crossover all’amatriciana firmati Sergio Bonelli Editore. Gli esempi continuano senza risparmiare nessun medium: Stephen King ha fatto del crossover il fulcro centrale del suo corpus letterario con La Torre Nera, mentre gli Universal Studios inaugurarono, nel remoto 1943, i cross-over movies con l’uscita di Frankenstein meets the Wolf Man; per quanto riguarda il mondo dei videogiochi, invece, Konami fu pioniera con il suo Wai Wai World, uscito nel 1985 per il Family Computer (il NES dagli occhi a mandorla).

Senza nasconderci dietro ai fili d’erba, possiamo tranquillamente dire che il crossover, o cross-over o incrocio letterario rappresenta ormai un macro-genere a sé, e con lo stesso orgoglioso coraggio vi rivelo che il crossover raggiunge i livelli più elevati dell’ultramarchetta, dove la narrazione collassa su sé stessa per sublimare in onanismo narrativo prolungato, mostrandosi sempre per quello che in realtà  è; vale a dire una festa a base di endorfine ad uso e consumo dei fan. Come tutte le feste in cui ci si diverte davvero, davvero tanto, però, anche il Crossover lascia i suoi strascichi di danni e di immondizie all’interno degli universi che coinvolge, e questo lo sanno bene Wolfman e Pérez, che cercarono di rimettere ordine nell’universo narrativo DC con Crisi sulle Terre Infinite; ottenendo questo risultato.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=SPlQpGeTbIE]

Titolo: Project X Zone
Sviluppatore: Banpresto – Monolithsoft
Distributore: Namco Bandai Games
Genere: Action-GDR Strategico
Piattaforma: Nintendo 3DS
Numero Giocatori: 1
Localizzazione: Inglese (testo), Giapponese (parlato)

Cross-Files

Entro i limiti del medium videoludico, il concetto di crossover risulta di definizione un filo più complicata. Probabilmente, ma non mi ci gioco niente di mio, in seguito all’Atari Shock del 1983 l’intera industria dell’intrattenimento elettronico è stata costretta a riconquistarsi, letteralmente, con le unghie e con i denti il proprio posto entro il novero del più ampio concetto di narrativa e questo giustificherebbe il comportamento generale delle grandi case di sviluppo, tendenti per lo più verso l’espansione dei propri universi narrativi, quasi esclusivamente all’interno dei confini degli stessi. Se, quindi, spin-off e reboot sono diventati quasi all’ordine del giorno (questi ultimi soprattutto nella generazione attuale di console), espedienti come la narrazione incrociata e quindi il crossover sono stati tralasciati, vuoi per paura di scontentare la fanbase accumulata da un franchise e quindi rischiare di far morire un prodotto che avrebbe altrimenti funzionato, vuoi perché fino al 1984 ancora non esisteva un genere videoludico tale da permettere l’implementazione di un crossover che potesse coinvolgere in modo efficace, ma comunque indolore, universi narrativi diversi tra loro.

Nel mondo degli anime, forse gli esempi più calzanti sono riconducibili alla serie dei film VS della Toei. Classe 1973, la serie VS (Versus) radunava per lo più i robottoni Go-Nagaiani e li faceva combattere contro un nemico comune. Benché nessuno se li ricordi, sappiate che la serie VS della Toei rappresenta il germe di una serie di videogiochi Banpresto intitolata Super Robot Wars che, nata per Nintendo Game Boy nel 1991, radunava gli amatissimi mech di Gundam all’interno di una struttura da gioco di ruolo strategico. Super Robot Wars, o se vogliamo Super Robot Taisen, vanta una marea di sequel che hanno visto ogni volta l’aggiunta di mech sia dell’universo di Gundam sia appartenenti ad altre serie televisive, fino ad arrivare ai capitoli più recenti con tanto di Unità Eva da Neon Genesis Evangelion.

Sempre più vicini al tempo presente, Monolithsoft produsse nel 2005 Namco X Capcom per PlayStation2. Primo capitolo della  serie Cross (la cui derivazione più popolare è forse il picchiaduro Street Fighter X Tekken uscito per XBOX 360 e PlayStation3) che rapiva dai propri universi di appartenenza personaggi presi dai franchise più popolari sia di Capcom che di Namco, non tanto per farli picchiare tra di loro quanto per impegnarli in un gioco di ruolo strategico; il titolo Monolithsoft ha successivamente portato ad un sequel bastardizzato intitolato Cross Edge (2008, Idea Factory) ed un seguito ufficiale intitolato Project X Zone per Nintendo 3DS. Ed io inizio a parlarvi di quest’ultimo.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=yPm_siYF9ls]

La Storia delle Storie

Project X Zone, che tanto per intenderci si legge Project Cross Zone, riprende la vicenda là dove si era fermata alla fine di Namco X Capcom, quando tutti se ne sono andati ed hanno lasciato all’internista delle fotocopie il compito di pagare il conto del bar. Ed era un conto davvero molto salato… Scherzi a parte, la vicenda narra le gesta di Kogoro Tenzai e Mii Koryuji, personaggi originali e quindi creati appositamente per il titolo in questione, che mentre si facevano i fatti loro, subiscono il furto della Portal Stone da parte di un’organizzazione di personaggi altrettanto originali (come sopra). Il furto della Portal Stone, non ha solo portato lo sconforto nella vita della giovane Mii, ma ha anche iniziato a far mescolare i vari dove e quando dell’universo videoludico, generando l’onniscusa per giustificare la presenza simultanea e caciarona di CINQUANTOTTO personaggi provenienti dai franchise più popolari di (in ordine alfabetico) Capcom, Namco-Bandai e Sega. Il risultato è boh, quanto di più confuso e confusionario mi sia mai capitato di affrontare in termini di narrazione…

Vi starete chiedendo se è un male o meno, e la risposta è no; perché con un cast di personaggi e personalità simili, la vicenda per sé scompare, così come svaniscono i vari (pochi) personaggi originali, interamente divorati dalle impossibili interazioni tra i personaggi trapiantati dagli altri titoli. Un esempio su tutti; al termine di una battaglia a caso, riprendendo la storia di Xenogears, l’androide T-elos chiede a KOS-MOS di unirsi a lei, ed Alisa Bosconovich, quella di Tekken, si infila nel dialogo offrendo fisicamente la propria testa come pegno di pace tra le due; oppure (esempio bonus) Arthur di Ghost and Goblins che lascia tutti perplessi nelle fasi di dialogo, quando inizia a girarsene in mutande, come da tradizione. Il tono del titolo Banpresto-Monolithsoft è questo: personaggi provenienti da altri titoli che scherzano a vicenda in un’interminabile sequela di inside jokes, tra una battaglia e l’altra. Il resto è riassumibile come segue: dialoghi confusionari, stati confusionali, cambio di location (si va dal Mall di Willamette, infestata dagli zombie di Dead Rising, Ghost and Goblins e Resident Evil al Fetus of God di Jedah Dhoma di Darkstalkers 3: Vampire Savior), ulteriori stati confusionali addizionati di inside jokes con conseguente battaglia. Quest’ultime poi sembrano prendere spunto dall’assedio di Minas Tirith a causa del sempre crescente numero di avversari che il gioco sbatte letteralmente in faccia al giocatore.

La narrazione procede in modo piuttosto lineare, nel senso che l’evento A conduce inevitabilmente all’evento B e così di seguito per una quarantina tra prologhi e capitoli. Se da una parte assistere ai dialoghi delle “vecchie glorie” è estremamente divertente per il giocatore, chi ne paga davvero lo scotto sono i personaggi originali protagonisti (Mii e Kogoro) ed antagonisti che vengono inesorabilmente assorbiti dal carisma del resto del cast. Nel caso specifico degli antagonisti poi, è sconcertante quanta poca creatività sia stata investita da parte degli sviluppatori tant’è che i membri del terzetto di carogne si chiamano Einz, Duo e Drei; il che dovrebbe dirla lunga sul vero obbiettivo di Project X Zone, ovvero quello di offrire un titolo di puro intrattenimento, con la minor spesa di cellule cerebrali possibile.

Ebbene erano fragole e non cuoricini….

Menare le mani

Al di là del costante e continuo scambio di battute tra personaggi, le meccaniche di gameplay del titolo Banpresto- Monolithsoft si riassumono nella dicitura GDR strategico con una forte componente action. Dove la parte strategica risiede nell’abbinamento tra Pair Units e Solo Units, prima dell’inizio di ogni capitolo, ed il posizionamento delle varie Pair Units sul campo. Iniziata la battaglia, al giocatore spetterà di muovere le sue Pair Units, tenendo conto del raggio d’azione di queste e dell’eventuale presenza di unità alleate al suo interno. Quando sarà il momento di attaccare uno qualsiasi degli avversari nelle vicinanze, infatti, le Pair Units alleate che si troveranno entro il nostro raggio d’azione accorerrano a dare supporto. All’inizio dello scontro, il gioco passerà da una visuale isometrica sul campo di battaglia ad una visuale laterale in stile beat’em up che vedrà l’unità sotto il controllo del giocatore sulla destra e l’avversario sulla sinistra. La fase di attacco è una sessione tutta action in cui il giocatore dovrà premere il tasto A abbinato ad una delle cinque posizioni della croce direzionale (neutro, avanti, giù, su e indietro) per permettere alla sua Pair Unit di erodere tutta la barra degli hp dell’avversario. Qualora si riuscisse a riempire la barra degli Ex Point (in blu sulla destra) sarà possibile inoltre scatenare un attacco speciale di grande efficacia e impatto visivo. Caratteristica interessante del sistema di combattimento di Project X Zone è la presenza di Hit Boxes (proprio come nei picchiaduro) che permettono di concatenare combo su combo, prima che l’avversario tocchi terra nuovamente. Colpendo quest’ultimo, proprio appena prima che tocchi terra, inoltre, permetterà di eseguire un colpo critico che andrà a funzionare come moltiplicatore dei punti esperienza guadagnati alla fine dello scontro. Gli attacchi comuni (quelli riassumibili in A + croce direzionale) non faranno salire la barra degli EX Points al di sopra del tetto del 100%, ma utilizzando i dorsali R e L sarà possibile richiamare a supporto la Solo Unit, in dotazione all’unita controllata dal giocatore e una delle Pair Units più vicine (queste scenderanno in battaglia per un totale di cinque alleati sul campo che menano le mani in faccia all’avversario); questi attacchi congiunti tra unità alleate daranno vita ad una serie di Cross Hits, rappresentati da numeri in azzurro, che andranno a riempire ulteriormente la barra EX fino a raggiungere il tetto massimo del 150%.

La barra EX assurge al ruolo di indicatore di punti magia; se in battaglia raggiungere il 100% equivale alla possibilità di scatenare l’attacco speciale della Pair Unit controllata dal giocatore, decidere di contrattaccare, difendersi o di innalzare una difesa totale in risposta agli attacchi avversari sarà possibile solo spendendo un quantitativo di punti EX. Stesso discorso per le abilità di supporto e di cura che andranno a sbloccarsi con l’aumentare dei livelli.

Insomma così.

Service! Service!

A livello tecnico Project X Zone offre un’esperienza ad uso e consumo dei fan di uno qualsiasi (o anche tutti) dei franchise coinvolti negli eventi rappresentati del gioco; che si sia fan di Sakura Taisen, Darkstalkers, Resident Evil, Tekken o .hack//, piuttosto che di Street Fighter o Devil May Cry, non si può non rimanere piacevolmente colpiti dal titolo Banpresto-Monolithsoft. Il comparto grafico è piacevole, sia se si parla dei ritratti dei personaggi durante le fasi di dialogo, sia se ci si rivolge agli sprite 2d minuziosamente animati durante le battaglie. La funzionalità 3D dell’handhend Nintendo riesce, inoltre, a migliorare il tutto, mettendo in risalto i vari cambi di profondità delle scene, e soprattutto durante gli attacchi speciali, in cui il giocatore assiste ad animazioni in alta risoluzione poste in primo piano rispetto all’azione di gioco. A riguardo ho particolarmente apprezzato il duetto Chun Li – Morrigan e la coppia Ryu – Ken che riproponevano le animazioni delle ultra combo degli ultimi Street Fighter. Il comparto audio, per contro, risulta un filo troppo frammentato, proprio in virtù della volontà del titolo di abbracciare tutti i fan dei franchise coinvolti. Benché abbia apprezzato molto l’occasione di poter riascoltare le colonne sonore provenienti dai titoli che ho amato di più, per non parlare delle loro versioni enhanced durante gli attacchi speciali, il titolo Banpresto- Monolithsoft passa costantemente da un franchise all’altro, da una colona sonora all’altra ripetute volte entro lo stesso turno ed il risultato spiazza, là dove non infastidisce. D’altro canto, fa talmente tanto piacere riascoltare pezzi tratti da Space Channel Five o Ghost & Goblins, che consiglio vivamente l’acquisto della colonna sonora del gioco in separata sede.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=PTHJTx8KD_c]

Conlcudo dicendo che Project X Zone è il non plus ultra del guilty pleasure di ogni videogiocatore di una certa età. Il cast è stellare e, nonostante il poco impegno per costruire una storia che riesca pienamente a giustificare la presenza nello stesso metro quadrato di Zero, da Mega Man X, e di Xiaoyu da Tekken, ogni personaggio riesce a funzionare egregiamente, solo  in quanto sé stesso. Il testo in Inglese poco sottrae alla trama, che comunque di senso ne avrebbe poco anche tradotta in linguaggio basic, mentre il parlato in Giapponese dona quella sensazione da hardcore fan (senza per forza dover ricorrere al dizionario katakana). A coronare il tutto, il parlato in Engrish, dei vari colpi speciali che rimarrà impresso nella memoria (come quando Dante si esibisce in un meraviglioso DEBIRU MASTO DAI – Devil Must Die). IL resto è fan service puro e semplice, tra cosce in primo piano, seni strizzati nei corsetti, (quando non ballonzolano un po’ di qua e un po’ di là) e Morrigan che si lascia sfuggire una media di tre allusioni sessuali ogni due parole. Se anche solo conoscete una manciata dei personaggi coinvolti nel gioco Banpresto-Monolith e ne avete apprezzato il franchise di provenienza, Project X Zone deve essere vostro.

Ora se permettete devo dare una mano di lucido a Miranda.

Nicola
Nato quando ancora andavano di moda i pantaloni a zampa di elefante, venne introdotto, a soli cinque anni, al mondo dei videogiochi dal padre, fiero possessore in un Mattel Intellivision (esatto la console con le scocche di legno). Tornato dal suo esilio temporaneo in Canada, continua a litigare con i commessi dei negozi di elettronica a causa della sua spasmodica ricerca del gioco di nicchia definitivo: quello che conoscerà ed apprezzerà solamente lui.

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