Disgaea Dimension 2: A Brighter Darkness – Recensione

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A volte mi capita di associare ad un particolare titolo il particolare stato di salute in cui verso nel momento in cui ne entro in possesso. In totale, da quanto possa ricordare (l’età in questo gioca un ruolo fondamentale), ho vissuto tre distinti eventi clinico-sinestetici che hanno caratterizzato il mio personale rapporto col medium del videogioco. Un mostruoso mal di denti, che ha accompagnato la mia partita inaugurale con .hack//Infection (il gioco di per sé mi ha invece solo regalato giramenti di palle); un imbarazzante virus intestinale, letteralmente esploso, nel momento in cui sono fisicamente entrato in possesso di una copia di Bayonetta (acquistata per corrispondenza) ed infine, e non ne sono nemmeno uscito completamente, una “leggera” forma influenzale con 39 di febbre, registrata questa il giorno 2 Ottobre 2013.

Ora, facendo finta che il vostro browser di internet abbia deciso da solo di dirottare la vostra navigazione su questo articolo, senza per altro avervi dato modo di leggerne il titolo; il giorno 2 Ottobre 2013 sono riuscito ad entrare in possesso di un codice per Disgaea D2: A Brighter Darkness. E tanto per aggiungere un po’ di pathos alla storia: io ero lì, sul divano, con lo scaldotto addosso ed il termometro in bocca ad osservare la percentuale del download che avanzava. Poi andate pure in giro a dirne male…

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=EYxoAJ3Boyc]

Titolo: Disgaea D2: A Brighter Darkness
Sviluppatore: Nippon Ichi Software (NIS)
Publisher: Nippon Ichi Software (NIS)
Distributore: Namco Bandai Partners
Genere: GDR Strategico
Piattaforma: PlayStation3
Numero Giocatori: 1
Localizzazione: Inglese (testo) Inglese o Giapponese (parlato)

Un po’ di Senki 

Il 30 Gennaio 2003, Nippon Ichi Software distribuì in Giappone un piccolo gioco di ruolo strategico per PlayStation2 intitolato Makai Senki Disgaea: Hour of Darkness (letteralmente Cronache Infernali Disgaea). Il titolo raccontava le vicende del “giovane” principe Laharl che, risvegliatosi da un pisolino di due anni, si ritrova improvvisamente orfano del padre: King Krichevskoy, morto soffocato da un salatino. Appresa la notizia della morte del padre, questo mostro di arroganza ed egoismo dagli occhi rossi ed i capelli azzurri inizia la propria personalissima campagna elettorale a prossimo Overlord del Netherworld muovendo guerra a tutti coloro che nei passati due anni hanno cercato di salire al trono al posto del defunto re.  Ad assisterlo nella sua missione, Laharl avrà a disposizione, sin da subito, la diavolessa Etna: sempre pronta a tradirlo per proclamarsi Overlord a sua volta(i due anni di pisolino, invero, erano dovuti al fatto che proprio questa aveva sbagliato il dosaggio di un potente veleno), e successivamente Flonne: un angelo biondo, sia fuori che dentro, inviato dal regno angelico di Celestia ad assassinare il principe, ma che cercherà poi di diffondere l’amore in tutto il Netherworld.

Come si intuisce dalle prime battute della vicenda, Disgaea: Hour of Darkness abbandonava completamente l’aspetto epico che caratterizzava tutti i JGDR o SGDR al tempo in circolazione, in favore di un unico interminabile delirio nonsense fatto di battute taglienti, parodie di un numero imprecisato di programmi televisivi (Power Rangers compresi) e di pinguini esplosivi. Tuttavia, nonostante l’impressionante (provare per credere) mole di assurdità cui il giocatore veniva sottoposto, il titolo NIS offriva, NO! OFFRE TUTTORA, una profondità di gameplay raramente raggiunta da altri esponenti del genere e non, ed una longevità tendente all’infinito che va ben oltre la meccanica dei finali multipli. Non a caso, Disgaea: Hour of Darkness fu un successo tale da dare i natali ad un vero e proprio franchise che vanta 3 capitoli stand alone, un paio di port su console handeld, 2 spin off action, 1 visual novel, un OAV, che riassume le vicende le primo Disgaea, ed un seguito diretto che vede proprio il ritorno di Laharl, Etna e Flonne come protagonisti indiscussi.

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Buon Anniversario Dood!

Esatto. Nippon Ichi Software festeggia con Disgaea D2: A Brighter Darkness i dieci anni dalla pubblicazione del primo capitolo del franchise e lo fa riprendendo la storia di Laharl e strampalata brigata, circa tre anni dopo il finale di Hour of Darkness. Sbaragliata la concorrenza, infatti, il principe ha ormai assunto il ruolo di Overlord, ma un gruppetto di nobili dissidenti fedelissimi al defunto King Krichevskoy si rifiuterà di riconoscere l’autorità del principe, dandogli così un’ulteriore scusa per menare le mani e dimostrare la sua schiacciante superiorità. Una volta risolto il problema dei dissidenti però, Laharl si troverà costretto a fronteggiare il vero problema che rischia di precipitare l’intero Netherworld nel caos: l’improvvisa ed incontrollata crescita di candidi fiori provenienti da Celestia. Benché all’apparenza innocui, questi fiorellini hanno effetti sconvolgenti sugli abitanti del Netherworld, al punto da ricolorare la povera Etna come il secondo giocatore, mentre Laharl subirà una riconversione sessuale, andando a letto principe per risvegliarsi principessa.

Dall’evento gender bender overnight in diretta, fino ad uno dei vari finali del gioco, la trama di Disgaea D2: A Brighter Darkness prosegue tenendo conto di una sola cosa: il nonsense. Chi non è ferrato circa il franchise NIS, non deve assolutamente fare l’errore marchiano di aspettarsi rivelazioni o particolari plot twist che abbiano il benché minimo senso perché, per una depravata applicazione del teorema dell’acquario, tutto quello che accade in Disgaea ha senso solo se accade entro i confini dell’universo raccontato in Disgaea e, che ci crediate o no, funziona alla grande. Certo, e mi rivolgo a chi ha già giocato i capitoli precedenti, manca quel colpo al cuore che immancabilmente arrivava ad un certo punto della trama e che rischiava di commuovere anche il giocatore più smaliziato; ma A Brighter Darkness è un Disgaea puro al cento per cento.

E vai di Nonsense

“I’m getting a really flat vibe from you two”

Il punto di forza di A Brighter Darkness sta nell’interazione tra i personaggi e la loro rappresentazione. Stiamo parlando degli abitanti di quello che in giapponese viene definito Makai, non tanto l’inferno quanto un regno demoniaco popolato da creature dalla moralità estremamente distorta. Questo significa che tutti i tratti “umani” che caratterizzano ogni singolo personaggio vengono portati al parossismo, proprio in virtù di questa moralità distorta. Non stupisca quindi l’atteggiamento estremamente egoista, spaccone ed arrogante di Laharl che pur di dimostrare di meritare il rispetto dei propri sudditi non esita ad irrompere e spaccare tutto durante il concerto di un’idol, colpevole d’essere forse più popolare di lui barra lei; o le costanti minacce di Etna nei confronti dei suoi fedelissimi Prinny, piuttosto che l’ossessione per l’amore e la giustizia della piccola Flonne, che farebbero impallidire tutte le eroine degli anime da Sailor Moon in avanti. Personaggi tanto monomaniacali, presi da soli, andrebbero a noia, ma chiusi nello stesso ambiente danno vita ad una serie di battute esilaranti, spesso molto al di sopra le righe che rimbalzano continuamente in faccia al giocatore. E tutto questo solo durante le cut scenes tra una battaglia e l’altra, mentre sul campo di battaglia  la situazione peggiora (in senso buono), e non è raro assistere a skit e dialoghi tra unità avverse e non. L’apice della comicità di A Brighter Darkness viene però raggiunto da molti degli attacchi speciali come i Team Attack oppure i Tower Attack (tra cui troviamo il devastante attacco a ruota di criceto o l’attacco bob) che riescono a strappare più di una risata. L’aspetto scanzonato e fracassone di Disgaea però non deve trarre in inganno, perché stiamo parlando di un gioco terribilmente complesso.

E dico solo Flonnezilla

Creazione Promozione e Reincarnazione

Fatta eccezione per i personaggi principali della vicenda, al giocatore verrà richiesto di costruire la propria armata, andando a scegliere tra vari classi umanoidi e non; alcune standard come il guerriero, piuttosto che il mago, altre un po’ più specializzate come il pistolero oppure l’esperto di arti marziali. Proprio in fase di creazione delle unità il gioco tende a farsi un filo troppo complicato, questo a causa dell’impressionante mole di opzioni a disposizione del giocatore.

Selezionando il sesso di una delle unità umanoidi, non si andrà solamente ad impattare sull’aspetto (vorrei vedere) dell’unità in questione, ma anche sulle statistiche di base; un guerriero donna risulterà, ad esempio, più agile e veloce di un guerriero maschio che, dal canto suo, vanterà una maggiore difesa contro gli attacchi fisici ed una maggiore forza fisica. Una volta scelto il sesso, sarà possibile investire dei punti addizionali in base al mana speso nella creazione, per aumentare una o più tra le caratteristiche a disposizione. Terminata la fase inerente all’aspetto fisico, sarà necessario selezionare l’arma d’elezione dell’unità, che in termini di gameplay si traduce nello scegliere l’arma con cui l’unità riuscirà a cavarsela meglio durante le battaglie. Da qui, infine, si andrà a selezionare l’Evility dell’unità e quindi il carattere che si traduce in un’abilità passiva permanente che caratterizzerà utilizzo e posizionamento dell’unità stessa. Per le unità non umanoidi, il procedimento è un filo più semplice, ma siamo sempre sul livello “complicato meno”.

Una volta sul campo di battaglia, le unità schierate guadagneranno punti esperienza in base alle azioni effettuate salendo così di livello e, man mano che i livelli di esperienza avanzano, sarà possibile sbloccare gli ordini successivi di ogni classe, per un totale di sei ordini ciascuna, e questo è valido sia per le unità umanoidi che per le unità mostro. Sarà compito del giocatore decidere se promuovere o meno le unità che hanno raggiunto un certo livello, permettendo loro di ottenere un determinato bonus sulle statistiche di base a seconda dell’ordine di promozione senza, però, intaccare la progressione dei livelli di esperienza.

Il discorso cambia drasticamente se si decide di reincarnare una delle unità a disposizione. Grazie alla reincarnazione infatti, sarà possibile riportare a zero i punti esperienza accumulati, mantenendo però tutte le statistiche potenziate precedentemente. Va da sé che, nel caso in cui si decidesse di reincarnare un guerriero di livello 45 in un mago; il mago di livello 1 che ne risulterebbe manterrà tutte le caratteristiche del guerriero di partenza, e molte delle sue abilità, dando vita così ad una sorta di ibrido abile con la spada quanto con la magia. Se da una parte, è consigliabile utilizzare le meccaniche di promozione man mano che si sale di livello, per ricorrere ad un procedimento drastico come la reincarnazione sarebbe il caso di aspettare di arrivare a livelli molto, ma molto superiori: esorbitanti. Leggendo in giro, ho scoperto che la reincarnazione viene consigliata una volta raggiunto il level cap del gioco, e parlando di Disgaea, sappiate che il level cap è 9999.

Per quanto il sistema di creazione e gestione delle unità possa disorientare il giocatore (soprattutto all’inizio) si riesce tranquillamente a padroneggiarne ogni aspetto con un po’ di pazienza, qualche tentativo andato discretamente male ed un paio di salvataggi ricaricati… Ma, per quanto importante, la gestione delle unità è solo una parte marginale del gameplay di Disgaea D2: A Brighter Darkness; del resto pur sempre di un gioco di ruolo strategico stiamo parlando; quindi mettiamo da parte i manuali di matematica e prendiamo il pad in mano.

Una delle tante isolette-livello che troverete all’interno dell’Item World

Mano destra sul cerchio verde

Le meccaniche di battaglia di A Brighter Darkness, seguono fedelmente le meccaniche classiche di ogni titolo del franchise Disgaea. Decisa la  destinazione da raggiungere e lasciato il castello di Laharl (hub del gioco dove sarà possibile curarsi fare acquisti, salvare, esplorare l’Item World e convocare la Dark Assembly), si raggiungerà il campo di battaglia. Qui, una volta posizionate le proprie unità sul campo, al giocatore spetterà il compito di muovere la propria squadra in modo da massimizzare gli attacchi e le azioni di ogni singolo personaggio ed al tempo stesso ottenere la possibilità di eseguire quanti più attacchi di gruppo (Team Attack) possibile. Questi sono attacchi straordinariamente potenti, influenzati dal grado di affinità tra un personaggio e l’altro, che si scatenano quando chi colpisce l’avversario è affiancato da una o più unità alleate. Questi Team Attack (uno più esilarante dell’altro) consumano solamente il turno dell’unità attaccante, e ciò vuol dire la possibilità per il giocatore di resettare le posizioni degli altri partecipanti, permettendo quindi di impartire nuovi ordini fino all’esaurimento delle mosse disponibili.

Altra meccanica, classica del franchise, che torna migliorata in A Brighter Darkness è il Lift & Throw Command. I personaggi umanoidi sul campo di battaglia, potranno sollevare di peso le unità adiacenti siano esse alleate o meno per poi lanciarle distante. Lanciando un avversario sarà possibile posticiparne l’attacco, mentre lanciare un alleato darà la possibilità di raggiungere livelli del campo di battaglia altrimenti inaccessibili. Se invece ad essere sollevato e lanciato sarà un Prinny, come da tradizione, questo esploderà al contatto col suolo e causerà ingenti danni a tutte le unità circostanti. È possibile inoltre costruire una vera e propria torre di personaggi, utile sia per raggiungere altezze ancora più impervie che per scatenare i Tower Attack, di cui vi agevolo una diapositiva.

Ed eccolo: il famigerato ATTACCO RUOTA DI CRICETO, ENERGIA!

Da Grandi Poteri deriva che faccio un po’ come mi pare.

Fatta eccezione per le opzioni di personalizzazione e per il sistema di promozione delle classi, che invero supporta ed introduce in maniera meno traumatica e dispersiva la meccanica della reincarnazione, A Brighter Darkness ripropone tutte le meccaniche classiche del franchise di casa NIS senza grosse differenze rispetto agli episodi precedenti, compreso l’Item World che permette al giocatore di potenziare ogni singolo oggetto del gioco esplorandone il mondo al suo interno (e parliamo di una media di 40-50 livelli per singolo oggetto) ed i Geo Panel che donano un pizzico di puzzle game ad ogni battaglia. La vera novità sta nella totale assenza del Magichange (grazie al quale era possibile trasformare temporaneamente le unità mostro in armi per le unità umanoidi), sostituita dal comando Mount (lett. Monta) che permette alle unità umanoidi di salire in groppa alle unità mostro alleate e sbloccare una serie di attacchi devastanti, mentre gli eventuali danni subiti andranno a ripercuotersi sulla cavalcatura. Il funzionamento è grosso modo identico al vecchio Magichange, ma personalmente l’ho trovato molto più divertente. Altra aggiunta che ho molto apprezzato è il Cheat Shop. Com’è giusto che sia, un Overlord di un regno infero che si rispetti può decidere di far andare le cose come più preferisce ed attraverso il Cheat Shop sarà possibile modificare tutta una serie di parametri del gioco come l’esperienza ottenuta durante le battaglie, il quantitativo di Hell (la moneta del gioco) e così via fin’anche a moltiplicare per venti la potenza degli avversari, anche quelli di livello più basso.

La foto col refuso ci stava

In conclusione, A Brighter Darnkness è Disgaea al 100% e pure qualcosa di più; forse troppo di più

Tecnicamente parlando, il titolo si uniforma perfettamente al resto del franchise con i suoi sprite in dueddì coloratissimi che rendono alla grande durante le cut scenes, ma forse un po’ meno nelle fasi di gioco vero, soprattutto quando i vari zoom e manovre di regia sbattono in faccia al giocatore sagome di carta tutte pixellose che nemmeno il NES. Il comparto audio ad opera di Tempei Sato, dal canto suo si riassume perfettamente con la canzone dell’introduzione che mantiene una sorta di stile epico, carico di archi e profondi giri di basso che riempiono piacevolmente le orecchie di chi ascolta.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=zerKtC0v9N8]

Caratterizzato da una longevità che si attesta intorno a qualche centinaio di ore di gioco, da meccaniche di gioco estremamente profonde e da una pletora di opzioni di personalizzazione senza precedenti, Disgaea D2: A Brighter Darkness trova il suo peggior difetto proprio in quest’ultimo aspetto che, se da una parte sembra interamente rivolto ai fan di vecchia data del franchise, dall’altro rischia di alienarsi tutta quella fetta di videogiocatori che non si erano mai avvicinati agli strategici di casa NIS.

Nicola
Nato quando ancora andavano di moda i pantaloni a zampa di elefante, venne introdotto, a soli cinque anni, al mondo dei videogiochi dal padre, fiero possessore in un Mattel Intellivision (esatto la console con le scocche di legno). Tornato dal suo esilio temporaneo in Canada, continua a litigare con i commessi dei negozi di elettronica a causa della sua spasmodica ricerca del gioco di nicchia definitivo: quello che conoscerà ed apprezzerà solamente lui.

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