Amnesia: A Machine For Pigs – Recensione

Titolo: Amnesia: A Machine For Pigs

Sviluppatore: The Chinese Room
Publisher: Frictional Games
Numero giocatori offline/online: 1/no online
Piattaforme: PC
Localizzazione: Testi in italiano, voci inglesi

A new nightmare

Quando si parla di ottimi giochi ci si riferisce generalmente a titoli di gran qualità, vuoi per una trama interessante o per un gameplay innovativo.

Ci sono poi però “altri ottimi giochi” il cui peso è tale da determinare un modo nuovo di approcciarsi ad un genere. Questo è ciò che è riuscito a fare Amnesia: The Dark Descent, la perla dei Frictional Games capace di riportare in auge il survival horror e allo stesso tempo di diventare uno dei simboli del genere stesso, così da venire, più o meno esplicitamente, copiato da opere posteriori (si pensi al celebre Slender o al recente Outlast).
Per questo motivo l’uscita del sequel, ad opera questa volta del team di The Chinese Room, è stata attesa con impazienza.

I risultati? Non proprio quelli che ci si poteva aspettare.

Una macchina per ghermirli

Londra di fine ‘800. Ancora una volta l’incipit della storia è un’amnesia, la cui vittima è il ricco magnate Oswald Mandus. Risvegliatosi nel buio della propria fastosa dimora, l’unico sentimento che lo muove è ritrovare i suoi figli. Ma nell’oscurità si odono i rumori e gli sbuffi di enormi macchinari, accompagnati da grida inumane.

Possiamo dirlo in tutta tranquillità: la trama di questo A Machine For Pigs funziona, funziona alla grande. Non solo perché è appassionante e ricca di colpi di scena, ma anche per il fascino incredibile delle sue ambientazioni, che non sono più relegate a semplici sfondi, ma diventano parte integrante della narrazione, ricordando per molti versi il claustrofobico Outworld di Silent Hill.

Immagini raccapriccianti e stanze corrose dalla ruggine danno l’immagine di un vero e proprio inferno di lamiera e ferro, dove le onnipresenti macchine sembrano animali agonizzanti. Non si tratta di un puro espediente visivo: la macchina per porci di Amnesia è una entità protagonista, è un enorme organismo il cui sviluppo verticale non è fine a se stesso, bensì una rappresentazione allegorica tanto macabra quanto affascinante.

Grande importanza rivestono ancora una volta i documenti che troveremo disseminati un po’ ovunque, grazie ai quali potremo far luce sul passato dimenticato del protagonista.

Nel complesso si tratta di una perla nella narrativa videoludica, grazie anche ad una indubbia qualità della sceneggiatura, con dialoghi affascinanti e scritti con enorme abilità (e sottotitolati in maniera discreta).

Involuzione o rivoluzione?

Se la narrazione ha visto grandi migliorie rispetto a The Dark Descent, è sotto il profilo strettamente ludico che invece il titolo dei Chinese Room non regge il confronto col capostipite.

La struttura di fondo del gameplay è rimasta la medesima, con il nostro alter ego incapace di attaccare i nemici, preferendo sempre la fuga per poi riprendere l’esplorazione, ma in compenso molti elementi sono stati inspiegabilmente eliminati, primo fra tutti l’indicatore di sanità mentale.

In The Dark Descent, assistere ad eventi sovrannaturali e osservare i nostri nemici provocava una rapida perdita di senno, al punto che si poteva andare in contro ad allucinazioni e svenimenti improvvisi. Niente di tutto ciò è più presente, così come non è più necessario usare con parsimonia la nostra lampada, visto che non necessiterà più di olio per funzionare, consentendoci di illuminare vital natural durante i cupi ambienti del gioco, senza che i nemici si accorgano della luce, a meno che non vi siano davvero molto vicini.

Tutto ciò si sarebbe potuto accettare a fronte di una esperienza comunque di pari profondità, ma proprio qui A Machine For Pigs mostra il suo lato più carente: l’esplorazione è, se possibile, ancor più lineare del predecessore mentre gli enigmi sono diventati di una facilità ed immediatezza sconcertante, anche per via della mancanza di un inventario dove tenere oggetti chiave o simili.

In questo modo purtroppo il nuovo Amnesia si allinea a quanto visto nel recente Outlast, con un impianto ludico che si lascia più guardare che giocare, proponendosi di accompagnare il giocatore da un luogo all’altro per cercare di spaventarlo in modi sempre diversi.

Io non ho paura… purtroppo

Purtroppo anche qui c’è da obiettare, visto che l’elemento horror non regge assolutamente il confronto col capostipite: fatta eccezione per l’introduzione, il titolo non riesce a provocare quei sussulti e salti dalla sedia che i fan del primo Amnesia avevano provato, specialmente perché i nemici appaiono di rado e sono sempre molto facili da evitare, tanto che fuggire e barricarsi in una stanza non è più una opzione contemplata.

Ciò che infastidisce di più è che le premesse per una esperienza terrificante c’erano tutte: non solo il comparto grafico riesce a regalare effetti di luce ed ombra da manuale, ma i modelli orribili (in senso buono si intende) ed inquietanti dei nemici rimangono impressi nelle menti dei giocatori. Aggiungiamoci un sonoro davvero splendido, con musiche angoscianti e strozzate ma soprattutto effetti terrificanti, tra grida, versi gutturali e lamenti in distanza, e viene da domandarsi come sia stato possibile non bissare il successo di The Dark Descent.

Il colpo finale viene dato dalla longevità: parliamo di circa 4 ore di gioco, in cui morirete probabilmente non più di una o due volte (esagerando).

Non è tempo per Babe, maialino coraggioso

Nonostante quanto detto finora, la macchina per porci di Chinese Room non va considerata come un flop totale.

Si tratta sicuramente di un prodotto di enorme fascino, realizzata con cura per i particolari e dotata di una ambientazione steam-punk pregevolissima.

Paradossalmente però ha dimenticato (ed è proprio il caso di dirlo visto il titolo) alcune delle caratteristiche che avevano reso il predecessore un capolavoro del genere, in primis l’angosciante sensazione di essere costantemente braccati da esseri mostruosi.

A Machine For Pigs resta quindi una esperienza di gioco incapace di riproporre la freschezza di Dark Descent, rimanendo un esperimento ambizioso quanto incompleto.


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