Killzone: Mercenary – Recensione

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Nata nel 2004, ad opera del team di sviluppatori un tempo noto col nome di Guerrilla Games, la serie racconta la sanguinosa guerra tra le forze della ISA (Interplanetary Strategic Alliance) e gli Helghast, discendenti dei primi coloni dell’inospitale pianeta Helghan, che somigliano vagamente a dei nazisti, ma con gli occhi al neon. Attualmente, il franchise vanta quattro titoli: Killzone; su Playstation2 e Killzone 2 e 3 su Playstation3, ed infine Killzone: Liberation, su Playstation Portable che raccontano le gesta dei soldati ISA Jan Templar (Killzone e Killzone: Liberation) e Tomas “Sev” Sevchenko (Killzone 2 e 3). E’ previsto un prequel, in uscita come titolo di lancio per la line up Playstation4: Killzone: Shadow Fall, ma la sfera di cristallo è rotta e quindi son qui a parlarvi di Killzone: Mercenary, per PsVita.

Killzone: Mercenary, perché sì e perché meh.

Titolo: Killzone: Mercenary
Sviluppatore: Guerrilla Cambridge
Publisher: Sony Computer Entertainment
Genere: FPS
Piattaforma: Esclusiva PsVita
Numero Giocatori: 1- 8
Localizzazione: Italiano

Inizio con una benevola tirata d’orecchie a mamma Sony, che sembrava essersi dimenticata d’aver lasciato in giro la piccola PsVita a giocare con gli sviluppatori indie, senza annunciare altri titoli importanti per la sua console handheld, se non sporadicamente (per usare un eufemismo) . Diciamocelo, tolti Uncharted al lancio, l’asettico Wipeout, ed il bizzarro Gravity Rush (ed un’altra manciata di titoli), la portatile Sony era sulla strada per trasformarsi nel laboratorio di Dexter (il cartone non il serial). Fortunatamente l’annuncio di un nuovo Killzone ha riacceso le speranze di un po’ tutti i possessori di PsVita, che poi queste speranze siano state tradite o meno, è tutto un altro discorso.

La campagna in single player, non riesce ad andare oltre le 5 ore di longevità ed il fatto che i nove livelli dello story mode siano disseminati di documenti più o meno nascosti, utili per espandere il lore della vicenda, e di Carte Valore rare, più o meno nascoste pure queste, necessarie per aumentare il valore del giocatore, poco aiuta a rendere l’esperienza in singolo soddisfacente. C’è da dire che siamo nell’ordine della durata media di un FPS, ma non mi sento di giustificare i ragazzi di Guerrilla Cambridge (per estensione nemmeno mamma Sony) per aver sviluppato e prodotto un titolo dalla durata media. Quest’ultima per altro affatto sollevata dalla vicenda in se che, togliendo lo spunto interessantissimo di concentrare la storia attorno al mercenario Arran Darren, ed in quanto mercenario non appartenente a nessuna delle due fazioni, poco fa per sembrare quanto meno originale.

Un po’ nazi e un po’ mutanti, riecco gli Helghast.

La scelta di concentrarsi sulle “gesta” di un mercenario, tracciando quindi una sorta di side-story all’interno dell’epos dal più ampio respiro della tetralogia di Killzone, ha un fortissimo impatto non solo sulla trama, che ci vedrà combattere sia per le forze ISA sia per gli Helghast, ma soprattutto sul gameplay del titolo che riavvolge il nastro agli anni ottanta proponendo una versione adattata del sistema di punti.

Mi spiego. Stiamo giocando con Killzone: Mercenary e stiamo impersonando la parte del mercenario Arran Darren. In quanto mercenari (e il gioco stesso non manca di sbattercelo in faccia ripetute volte durante tutto l’arco della campagna) non ci degniamo di abbandonare il nostro letto per meno di uno sproposito di soldi, la soluzione? Ogni azione all’interno dell’area di gioco, viene ricompensata da una certa quantità di dollari di Vekta. Ecco quindi che a schermo appariranno gli incassi che ci verranno corrisposti, per ogni pack di munizione raccolto, per ogni headhost, così per ogni uccisione nel corpo a corpo, piuttosto che per ogni interrogatorio andato a buon fine. I fondi raccolti nel corso di ogni azione, infine, potranno essere investiti presso le postazioni-barra-negozi di un losco figuro di nome Black Jack (caratterizzato da un forzosissimo accento russo) che sarà ben lieto di venderci armi, armature equipaggiamenti e VAN-Guard nuovi e migliori. Questi ultimi sono dei droni di vario genere e dalle varie funzioni (si va dagli scudi protettivi agli attacchi letali AoE) di forte impatto strategico.

Di fatto parlo di un sistema a punteggio vecchio almeno quanto Pac-Man, ma comunque perfettamente integrato all’interno del titolo Guerrilla. Ogni missione, inoltre, potrà essere rigiocata selezionando uno dei tre livelli di difficoltà disponibili sin da subito, cui sarà possibile abbinare un’ulteriore modalità a scelta tra Precisione, Infiltrazione e Demolizione che andrà ad influire pesantemente sul tipo di approccio da impiegare per portare a termine il compito assegnatoci.

Riguardo alle tre modalità di cui sopra, non mi sbilancio, e lascio il giudizio alle capacità critiche ed al gusto personale di ognuno. Il fatto di poter modulare una qualsiasi missione, ponendo l’accento su un approccio tattico piuttosto che un altro di per sé parrebbe interessante, se non volesse dire rigiocare la stessa missione (3×3) nove volte per poter spremere quanti più soldi possibili da ciascuna azione. Sì siamo d’accordo che l’approccio sarà differente in base alla modalità che andremo a scegliere, ma IMHO siamo al limite dell’equilibrismo tra ripetitività e varietà. Personalmente, e sottolineo PERSONALMENTE, avrei preferito che tanta varietà fosse inserita da subito direttamente nelle varie missioni, o (la butto lì eh) magari aggiungendone di altre (pure DLC) in linea con le varie modalità proposte, senza dover per forza ririririririririgiocare ogni volta lo stesso frammento di gioco.

Prevedo l’arrivo di una cinquantina di dollari a breve….

Il gameplay di Killzone: Mercenary però, e per fortuna, non si limita solo al sistema di punteggi/pagamenti o alle modalità opzionali proposte, ma si estende a tutto l’hardware dell’handheld Sony e qui dico: chapeau.

Se il capitolo del franchise uscito per Playstation Portable, mise in luce quanto la vecchia console portatile Sony non fosse adatta per supportare un qualsiasi titolo di genere FPS, la PsVita dimostra di essere di tutta un’altra pasta. Mi rendo conto che molti PC gamer, quelli più snob, sian lì a sanguinare dagli occhi per quello che hanno appena letto ma, e ve lo ripeto con una punta di sadismo, la PsVita supporta alla grande gli FPS e non solo per i due stick analogici.

Il titolo Guerrilla Cambridge, infatti, si integra perfettamente con le funzionalità hardware dell’ handheld Sony (mi sarei stupito del contrario). Togliendo i due stick analogici, che comunque hanno bisogno di un minimo di calibratura tramite le opzioni del gioco, ed ovviamente i due tasti dorsali utilizzati per richiamare il mirino e sparare, il touch screen la fa da padrone, venendo utilizzato per alternare le due armi equipaggiate, per eseguire le soddisfacenti mosse CQC (coltellata all’inguine compresa) e per hackerare i comandi delle porte, questo grazie ad un minigioco a metà strada tra il memory ed il domino carino, ma che stufa quasi subito. Alle funzionalità touch, aggiungeteci la possibilità di utilizzare il sensore di posizionamento della console in luogo dell’analogico destro, e si percepisce subito quanto la conoscenza, e ça va sans dire, il pieno sfruttamento delle capacità hardware a disposizione riescano a sollevare la qualità di un titolo. L’unico neo del sistema di controllo, risiede proprio nella struttura degli stick analogici della PSVita. Non essendo questi cliccabili, infatti, alla pressione del tasto cerchio in abbinamento con la levetta analogica sinistra vengono demandate le azioni di corsa e scivolata, mentre premendo lo stesso tasto da fermi ci si acquatta. Tranquilli che, se è complicato da leggere lo è anche da eseguire, soprattutto nelle fasi più concitate dell’azione.

Questo è solo un esempio del livello di dettaglio generale di ogni singolo screenshot di Killzone: Mercenary

A livello tecnico Killzone: Mercenary strabilia. Nonostante un frame rate fisso sui 30 fps, ma comunque stabile anche durante le fasi di gioco più caotiche, qualche texture non proprio pulitissima e un lieve effetto di compressione video (Mercenary utilizza una versione adattata del motore grafico utilizzato per Killzone 3), il titolo Guerrilla Cambridge riesce a spremere il processore grafico della PsVita, portando sullo schermo effetti di luce ed esplosioni di altissima qualità, a tal proposito la scena introduttiva, in cui il nostro Arran Darren si cimenta in un’esaltante prodezza di sky diving per raggiungere il primo livello del gioco parla da sola.

La colonna sonora, invece è curata dal compositore Walter Mair che pur non avendo composto le musiche per chissà quali capolavori del cinema (Alone in the Dark), da il meglio di se quando si tratta di commentare musicalmente grandi produzioni videoludiche (due a caso Grand Theft Auto Series e Need for Speed – Shift 2).

Se siete arrivati fin quaggiù a leggere, vi sarete accorti che ho mancato di parlare della parte fondamentale di ogni FPS che si rispetti: il multiplayer. Niente paura Killzone: Mercenary offre tre modalità multiplayer ed una leaderboard mondiale consultabile tramite internet presso Killzone.com.

 Le tre modalità multiplayer sono chiamate Mercenari,  Guerrilla e Zona di Guerra.

Se la modalità Mercenari presenta le classiche regole deathmatch in cui 8 giocatori combattono tutti contro tutti per ottenere il maggior numero di uccisioni possibile entro il limite di tempo di 10 minuti, e Guerrilla presenta lo stesso deathmatch, ma a squadre; la modalità Mercenari implementa il concetto di SPvP, ovvero di multiplayer giocatore contro giocatore strutturato in cui due squadre (ISA e Helghast), ciascuna composta da quattro membri, vengono messe a confronto in 5 match della durata di 5 minuti ciascuno ed i punti vengono assegnati in base agli obbiettivi portati a termine come compiere il maggior numero di uccisioni, hackerare il maggior numero di torrette, interrogare più prigionieri possibile e così via. Ottenere la vittoria nelle modalità multiplayer permetterà di conquistare Carte Valore di valore via, via maggiore permettendo così di guadagnare posizioni nella leadrboard. Sfortunatamente, l’aver implementato le VAN-Guard anche all’interno della modalità multiplayer, rende il tutto un po’ sbilanciato ed il risultato finale è la riduzione a zero del valore tattico di queste, e qui speriamo in una prossima patch di ribilanciamento.

Scuola per Hacker alle primissime armi

In conclusione, posso affermare tranquillamente che, nonostante una campagna in singolo tutto sommato nella media ed un comparto multigiocatore che necessita di qualche modifica per quanto riguarda il bilanciamento, Guerrilla Cambridge riesce a dimostrare cosa è in grado di fare la portatile Sony a patto di conoscere e saper sfruttare a dovere le sue potenzialità. Che sia per il comparto tecnico da urlo, per il sistema di controllo che non ha nulla da invidiare alla sua controparte sulla console ammiraglia Sony o che sia per un netcode decisamente stabile, pur non trattandosi di un capolavoro Killzone: Mercenary si dimostra un ottimo passo in avanti rispetto al giardino di infanzia Indie che la PsVita sembrava voler diventare, siamo sulla buona strada.


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