StarCraft II: Heart of the Swarm – Recensione

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SCHEDA DI GIOCO

Titolo: StarCraft II: Heart of the Swarm
Data di uscita: 12 marzo 2012
Sviluppatore: Blizzard Entertainment
Publisher: Activision Blizzard
Numero di giocatori: 1 – 8
Piattaforme: PC, MAC
Localizzazione: completamente in italiano

Richiede StarCraft II: Wings of Liberty.

INTRODUZIONE

A distanza di tre anni dall’eccellente Wings of Liberty, che riportava in auge una delle migliori saghe fantascientifiche mai realizzate per il panorama videoludico, Blizzard rilascia Heart of the Swarm, espansione e secondo capitolo della trilogia, immergendo nello Sciame il giocatore attraverso l’accattivante Sarah Kerrigan, il tutto correlato dal solido, bilanciato e variegato gameplay, da una minuziosa cura per il dettaglio e da un discreto numero di feature aggiuntive.

hots - kerrigan sarahTRAMA

Heart of the Swarm riprende il filo narrativo poco dopo la vittoria su Char, consacrata dal ritorno a forma umana della Regina delle Lame Sarah Kerrigan, avvenuta grazie all’utilizzo di un antico artefatto Xel’naga recuperato dopo innumerevoli peripezie da Jim Raynor e i suoi Randagi e grazie l’ausilio del principe Valerian Mengsk.
Nonostante Kerrigan sia stata liberata dall’influenza corrotta Zerg che l’aveva trasformata in mostro famelico di morte e distruzione, in cuor suo cova il desiderio di punire il responsabile del suo triste destino e delle innumerevoli sofferenze patite, ossia Arcturus Mengsk. Raynor, pur tentando di redimerla, fallirà nel suo intento, poiché un attacco improvviso del Dominio presso la struttura di ricerca in cui si trovano provocherà un distacco forzato tra i due, scatenando nella donna un desiderio di vendetta tale da convincerla ad intraprendere un viaggio alla ricerca del frammentato dello Sciame per prenderne nuovamente il controllo e scatenarlo contro il suo nemico giurato.

Mentre Wings of Liberty aveva come protagonista principale il ribelle Jim Raynor e la campagna fosse incentrata prevalentemente sui Terran, Heart of the Swarm è incentrato quasi esclusivamente sugli Zerg, portando il giocatore a vestire i panni di una vendicativa Sarah Kerrigan all’interno di venti appassionanti missioni in pieno stile Blizzard, costituite da un assortimento ben congeniato, da una mole di cutscene e di filmati di egregia fattura e da una sceneggiatura e narrazione di alto livello, grazie alle quali sarà possibile scoprire nuovi affascinanti aneddoti sugli Zerg ed immergersi nel cuore pulsante dello Sciame.
Benché la qualità della storyline sia innegabile e le sue performance siano tra le migliori viste in uno strategico, la narrazione risulta essere più prevedibile e lineare rispetto al predecessore, con la presenza di minori colpi di scena, con l’assenza di personaggi dal carisma accentuato oltre a Kerrigan, con la mancanza dei piccoli bivi narrativi visti in Wings of Liberty.

hots-kerriganCome l’Hyperion, il Leviatano, una imponente creatura Zerg, funge da ammiraglia per le mosse e gli spostamenti di Kerrigan, e, sebbene sia affascinante, si presenta con un appeal e dei contenuti minori rispetto all’Hyperion, senza proporre una controparte Zerg efficace ai tanti elementi con cui si poteva interagire sulla Hyperion.
Oltre a poter dialogare con più personaggi di missione in missione sul ponte di comando, è possibile accedere alla fossa evolutiva, che rappresenta l’area più interessante del Leviatano. Al suo interno, è possibile mettere mano ai filamenti genetici di alcune creature della genia Zerg, allo scopo di potenziarne alcuni tratti e renderle più efficienti sul campo di battaglia. Ad esempio, gli Zergling possono essere potenziati in tre diversi modi: carapace indurito, per aumentare di 10 punti la vita massima, sovraccarico surrenale, per aumentare la velocità di attacco del 50%, e incremento metabolico, per aumentare del 60% la velocità di movimento.
A differenza di questi potenziamenti modificabili in qualsiasi momento prima di ogni missione, man mano che si procede nel corso della storia, si accederà a sette missioni evolutive, che si andranno a sommare alle altre venti. Grazie ad esse, sarà possibile utilizzare ceppi di altre creature sparse nell’universo per far evolvere in maniera permanente una tipologia di unità Zerg. Ad esempio, gli Zergling possono essere evoluti secondo il ceppo Raptor, in modo da ottenere agili Zergling capaci di salire e scendere dai dislivelli, oppure secondo il ceppo Sciamide, grazie al quale è possibile ottenere istantaneamente ben tre Zergling da una larva. Benché sia una novità ben accolta, le missioni evolutive sono puramente dimostrative, che mettono in scena semplici combattimenti irrilevanti dal punto di vista narrativo e dalle brevità accentuata.
Oltre a questo, è possibile personalizzare le abilità di Kerrigan, attraverso un apposito albero evolutivo contenente molte opzioni tra cui scegliere. Man mano che si proseguirà di battaglia in battaglia, il livello di Kerrigan aumenterà, permettendole di sbloccare sempre più potenti capacità e poteri che faranno di lei una nemica estremamente pericolosa, capace di sbaragliare un numero consistente di nemici senza supporto di altre unità.

hots - fossa evolutivaIn sintesi, Blizzard ha saputo tenere alto l’interesse verso una storia in movimento dal 1998, mettendoci nei panni della impetuosa e temibile Kerrigan e riuscendo ad intrattenere a dovere il giocatore nelle venti missioni che la porteranno ad immergersi nel cuore dello Sciame.
Seppur il tutto scorra piacevolmente e il coinvolgimento si attesti ad un livello ben superiore ai contenuti proposti da altri RTS, si può notare una certa linearità a capo degli eventi, con un distacco evidente dall’immersione ed imprevedibilità di Wings of Liberty, derivante principalmente da una campagna single player meno longeva, dall’assenza di personaggi Zerg di rilievo e da particolari colpi di scena.

GAMEPLAY

Per quanto concerne la campagna, gli Zerg, come i Terran in Wings of Liberty, possono contare su significative novità, dovute principalmente alla possibilità di mutare costantemente le unità per adottare uno stile di gioco sempre diverso in ogni missione.
Diversamente, nelle schermaglia e nel multiplayer, il gameplay non ha subito repentini cambiamenti, rimanendo pressoché lo stesso di Wings of Liberty, salvo l’introduzione di qualche nuove unità e qualche aggiustamento sulle statistiche dell’unità già esistenti. Nonostante possano sembrare elementi marginali, essi, grazie anche all’uscita di numerose patch nel corso del tempo, hanno saputo portare una ventata d’aria fresca nei campi di battaglia senza risultare al contempo troppo invadenti.
L’assenza di sostanziali cambiamenti è giustificabile dal fatto che StarCraft II deve buona parte del suo successo al bilanciamento raggiunto tra le tre razze,  che permette un equilibrio come pochi se ne sono visti negli RTS, facendo si che Protoss, Zerg e Terran possano competere ad armi pari, senza che vi sia una razza predominante e una debole, lasciando che sia il giocatore e le sue abilità a fare la differenza.
I Protoss sono quelli che hanno ricevuto più benefici in termini di unità, avendone a disposizione tre nuove di zecca, che riguardano esclusivamente l’aviazione: l’Oracolo, unità veloce con ampia visuale e con la possibilità di poter rallentare gli eserciti degli avversari, il Tempest, caccia in grado di colpire il nemico da molto lontano e il Nucleo della Nave Madre, una sorta di nave madre incompleta dalle caratteristiche difensive e con capacità di teletrasporto.
Gli Zerg vedono l’introduzione di una coppia di nuove unità: la Vipera, unità aerea in grado di rigenerarsi a danno delle strutture avversarie, di utilizzare una nebbia verdastra per impedire l’uso di armi dalla distanza e attirare a se le unità nemiche, e l’Ospite dello Sciame, unità terrestre che, una volta rintanata nel terreno, genera locuste in continuazione e senza dispendio di risorse che, nonostante la loro vita breve, in gran numero possono creare problemi all’avversario.
I Terran hanno acquisito le Mine Widow, mine nascoste nel terreno che esplodono una volta a contatto con una unità nemica, e gli Hellbat, unità derivante dall’Hellion dotata di un lanciafiamme a corto raggio efficace contro la fanteria leggera. Era prevista una terza unità, il Warhound, che, in fase di sviluppo avanzato, venne scartato per via dell’eccessiva potenza.
Per quanto riguarda le missioni proposte, si può registrare un calo della difficoltà, con il livello normale alquanto accessibile e non particolarmente ostico, quando invece nel predecessore presentava un grado di sfida già dignitoso. Di conseguenza, il livello difficile attuale equivale a quello normale del passato, con il giusto grado di difficoltà.
L’IA è stata rinnovata con nuovi livelli di abilità e sarò ora possibile impartire semplici ordini alle fazioni alleate nella partite aventi avversari non umani.

La storica piattaforma Battle.net non è stata vittima di un radicale cambiamento, ma è stata oggetto di molteplici rifiniture dirette a migliorarne l’efficienza nel corso del tempo, percorso già intrapreso con il rilascio delle patch in Wings of Liberty.
Oltre ad un alleggerimento complessivo e ad un lieve cambiamento dell’interfaccia grafica, fanno la loro comparsa i Clan, grazie ai quali è possibile riunire i propri amici in un gruppo, con un proprio nome e con una chat privata interna con un sistema di news integrato, e i Club, un sistema che, a differenza dei Clan, riunisce i giocatori attorno a specifiche attività, interessi o figure di rilievo all’interno della community.
Blizzard, visto il distacco notevole tra il gameplay presente nella campagna e quello delle schermaglie online, ha predisposto alcune missioni di addestramento e schermaglie di prova, atte ad introdurre progressivamente ed in maniera guidata al mondo del multiplayer i giocatori.
Ulteriori novità sono il global play, che permette di accedere alla ladder multigiocatore di qualsiasi regione pur giocando nella propria lingua, e ai replay interattivi, che, se rivisti dagli stessi partecipanti, permettono di riprendere una partita finita per una disconnessione o crash esattamente dal punto in cui era terminata.

hots - artbookIn sintesi, il gameplay di Heart of the Swarm non si discosta eccessivamente da quanto visto in Wings of Liberty, limitandosi a mettere mano ad alcuni potenziamenti delle unità preesistenti e ad aggiungerne sette. Nonostante possano sembrare elementi di poco conto, Blizzard ha fatto una scelta saggia, lasciando immacolato il bilanciamento tra le razze faticosamente raggiunto e riuscendo nel contempo a portare una ventata d’aria fresca.
La piattaforma Battle.net continua a funzionare egregiamente, compiendo piccoli ma graditi passi in avanti grazie ad alcune feature aggiuntive dirette a rendere più agevole e piacevole il passaggio tra campagna e online ai giocatori.

ATMOSFERA

Tecnicamente, il titolo Blizzard è stato lievemente modificato, introducendo alcuni graditi miglioramenti, ma restando fondamentalmente lo stesso di Wings of Liberty.
Nel corso degli ultimi anni, l’engine è stato oggetto di ottimizzazioni e perfezionamenti, giungendo in splendida forma in questo Heart of the Swarm, grazie ad un funzionante antialiasing, in grado di incrementare significativamente l’impatto visivo dei modelli, e ad una fisica di gioco più curata e realistica, con effetti e animazioni convincenti, soprattutto nel momento in cui si distrugge in mille pezzi una struttura o una unità avversaria.
Texture e modelli poligonali mantengono l’eccellenza che da sempre contraddistingue il lavoro di Blizzard, brillando in particolar modo nelle realizzazioni delle cutscene e dei filmati vari, accompagnando l’evolversi della trama con scene dal taglio spettacolare e cinematografico.
I protagonisti della trama presentano tratti estetici ancor più marcati e peculiari di quanto visto nel capitolo precedente, in particolar modo Kerrigan che trasuda dettaglio e bellezza da ogni poro, il tutto mosso da mimiche facciali estremamente convincenti, e il Leviatano, seppur non sia all’altezza dell’Hyperion, resta una apprezzata vista per gli occhi, in particolar modo quando si accede alla fossa evolutiva per vedere da vicino le unità Zerg.
Da notare anche la presenza di mappe più dettagliate e una nuova release aggiornata del vasto editor.

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I requisiti di gioco rimangono pressoché gli stessi di Wings of Liberty, mantenendo la grande scalabilità del motore grafico, concedendo, di conseguenza, il giusto compromesso tra qualità dell’immagine e prestazioni anche su computer dall’hardware datato.
Il sonoro generale e le musiche sono di alta qualità, accompagnando a dovere le fasi di gioco, sia in-game, sia durante i filmati.

Riassumendo, Heart of the Swarm non apporta colossali modifiche dal punto di vista tecnico, confermando e limando l’eccellente lavoro fatto in Wings of Liberty, sia per quanto concerne la componente audio e quella grafica, senza deturparne la qualità e il design.
Si possono notare effetti di gioco più realistici e visivamente migliorati, attraverso l’implementazione completamente funzionante dell’antiliasing e all’utilizzo di una fisica di gioco più convincente e curata rispetto al passato, riuscendo nel contempo a mantenere fruibile il titolo anche su macchine antiquate.

VERDETTO FINALE

StarCraft II: Heart of the Swarm è una espansione complessivamente di buona qualità e di successo, capace di tenere alto l’interesse verso una delle migliori epopee fantascientifiche nel panorama videoludico ed in grado di intrattenere a dovere gli appassionati di uno degli RTS più completi e variegati attualmente esistenti, sia per quanto concerne la campagna single player, sia per il multiplayer. Benché si tratti di un lavoro sicuramente curato ed apprezzato, con un gameplay rivisto sotto alcuni aspetti e con una nuova storyline tutta da vivere, non ci si trova dinnanzi ad una travolgente ventata d’aria fresca, non giustificando completamente una attesa durata tre anni.


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