Recensione The Elder Scrolls V: Skyrim

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In their tongue he’s Dovakhiin

Quando si parla di Bethesda la mente ci porta subito a due saghe famosissime del genere action GDR: Fallout e The Elder Scrolls.

Il nuovo episodio di quest’ultima esce finalmente dopo anni di attesa, col nome di Skyrim, la terra dove si svolgeranno le vicende del titolo.
Ancora una volta quindi mettiamo mano sul pad/mouse per addentrarci in un enorme mondo fantasy di Tolkeniana memoria, tra draghi, mostri e cittadine sperdute.

La trama di Skyrim prende il via con una brutta situazione per il nostro alter ego: catturato dai soldati dell’Impero, pronto per essere decapitato. A “salvarlo” giunge però una creatura apparentemente estinta da secoli: un drago, anzi, il signore dei draghi: Alduin.
Da qui prende il via una rocambolesca fuga e la successiva scoperta del protagonista di essere il leggendario Dovakhiin, il Sangue di Drago, l’uomo capace di uccidere le malvage bestie assorbendone il potere.

Sarà un’avventura con lieto fine per il nostro indomito guerriero?

Chi sarai?

Il gameplay è strutturato secondo i parametri già incontrati in Oblivion e Morrowind, cioè come un action GDR, dove la personalizzazione ha un ruolo centrale

Al nostro personaggio viene dedicato un approfondito menu tramite cui migliorare i suoi parametri: all’inizio della partita innanzitutto dovremo scegliere una fra le tante razze disponibili, ciascuna con i suoi punti di forza, per poi personalizzarne l’aspetto. Successivamente, proseguendo nell’avventura e ottenendo punti esperienza, saliremo di livello. Ad ogni level-up otterremo un perk con cui migliorare una determinata abilità del PG, ognuna appartenente a diversi alberi come quella della destrezza con le armi ad una mano o quella della capacità di lanciare magie di vario tipo.

Non sarà tuttavia sufficiente salire di livello per potenziarsi adeguatamente: ciascun ramo di abilità sarà caratterizzato a sua volta da un indice di progressione. Man mano che sfrutteremo arti legate a quel determinato albero alzeremo tale indice. Alcuni perk risulteranno infatti sbloccabili solo una volta raggiunto un valore sufficiente.

Il sistema di personalizzazione del personaggio risulta così ben sviluppato e costringerà il giocatore a riflettere su come migliorare le proprie caratteristiche, visto che non sarà possibile ottenere un alter ego “bravo in tutto”. Va notato però come le classi da mago risultino generalmente abbastanza svantaggiate contro i nemici.

Menare duro

La componente “free-roaming” del titolo ci porterà ad esplorare un mondo vasto e ricco di personaggi con cui dialogare. Disseminate lungo la mappa troveremo città, divise tra semplici villaggi e capitali, e gli immancabili dungeon, generalmente inseriti dentro a delle caverne. Questi spaziano tra le classiche tombe piene di scheletri viventi e gli antichi resti di edifici e simili. Caratteristica dei dungeon, oltre alla buona realizzazione della struttura degli stessi, è la difficoltà adattabile: in base al nostro livello, la difficoltà muterà, mantenendo alta (o relativamente più bassa) la sfida anche con una esperienza elevata. Ciò potrebbe tuttavia far storcere il naso a più giocatori, specialmente ai puristi del genere, dal momento che vedere i propri sforzi in parte annullati da una curva di difficoltà in continuo cambiamento potrebbe risultare una soluzione che va contro la stessa filosofia di un GDR.

Il cammino del Dovakhiin non è tuttavia quello di un comune eroe: il sangue di drago che gli scorre nelle vene gli permette infatti di evocare i leggendari “Thuum”, degli urli in grado di spazzare via i nemici o addirittura di evocare delle tempeste. Per ottenere tali urli sarà necessario individuare degli antichi monoliti su cui il potere è inciso. Ciascun “Thuum” è diviso in tre parole, ognuna in grado di renderlo più potente. Ciò significa che dovremo individuare tre mura relative al medesimo urlo.

Tutte queste abilità diverranno ovviamente fondamentali negli scontri coi draghi, che troveremo in modo casuale nella mappa: ai primi mostri alati seguiranno poi altri decisamente più potenti fino a giungere ai temibili Draghi Antichi. Questi combattimenti si rivelano ben strutturati, con un pattern di attacchi degli avversari sufficientemente vario, e accompagnati da tracce decisamente epiche, in grado di dare all’azione di gioco una vivacità unica.

Il buon samaritano e il fidato soldato

Le missioni principali di Skyrim ci vedranno protagonisti di una trama semplice ma di buon spessore, con picchi di qualità degni di nota, il tutto per la corposa durata di 20 ore circa. A farla da padrone ci sarà tuttavia il numero enorme di attività e missioni secondarie offerte. Queste ci porteranno ad aiutare sconosciuti oppure a conoscere le temibili divinità Daedriche, fino a giungere a quelle relative la guerra civile di Skyrim. Questa è sviluppata come una vera e propria storia a sé stante, dove dovremo scegliere quale delle due fazioni appoggiare: l’Impero oppure i ribelli del Manto della Tempesta, mutando il destino delle terre ghiacciate di Skyrim.

Non mancano infine le gilde: queste sono dei clan dediti ad attività come il furto (gilda dei ladri), le arti magiche (gilda dei maghi) o l’omicidio (confraternita oscura). Al giocatore starà trovare questi gruppi e decidere se entrare a farvi parte. Il numero di missioni legato alle gilde è buono, e non fa altro che accrescere la longevità del titolo. Ciò non toglie però l’evidente diversità rispetto a Oblivion, dove le gilde ricevettero una cura di gran lunga superiore.

Un altro tipo di quest verrà invece inserito nel gruppo “altro” del menu di pausa: queste ci chiederanno di eseguire obiettivi molto semplici, spesso legati al raggiungimento di un determinato luogo o città. Si nota chiaramente come però questo genere di quest serva solo ad allungare in maniera abbastanza ridicola la già buona durata del titolo. Di fronte a richieste insistenti come “vai al punto X, parla con Tizio e torna” non si può quindi che rimanere basiti.

Nuovo gioco, nuove potenzialità

Il lavoro di Bethesda dal punto di vista grafico è piuttosto buono: le differenze rispetto al capitolo precedente si notano ed in generale il colpo d’occhio è spettacolare: le ambientazioni sono varie e splendide. In particolare alcune città sono state create con dovizia di particolari, e altrettanto si può dire di alcune location nascoste.

Ad un esame più attento si notano però difetti evidenti, come texture non sempre dettagliate e problemi come aliasing diffuso e quant’altro. Ovviamente su PC questi problemi sono in parte risolti, a dispetto della svantaggiata versione su console. Anche i bug ma soprattutto il frame rate ballerino vanno ad incidere sul comparto tecnico di Skyrim.

Di gran qualità invece il sonoro: un doppiaggio in italiano finalmente di livello è accompagnato da una colonna sonora ottima, che vanta tracce degne di un film.

Un’avventura epica

Skyrim è certamente un titolo ottimo, pur essendo penalizzato da alcuni difetti. La durata strepitosa del titolo e l’offerta proposta non possono che far gola ai fan di vecchia data come ai novizi alla saga di The Elder Scrolls.

Un titolo da avere, ma possibilmente su PC, dove i bug sono meno evidenti.

PRO

  • Sistema di crescita profondo
  • Longevità enorme
  • Mondo di gioco vasto e vario
  • Sonoro di livello

CONTRO

  • Bug e frame rate ballerino evidenti vanno ad incidere sul gameplay
  • Gilde non molto curate e alcune missioni secondarie fanno storcere il naso

GRAFICA: 8

SONORO: 9

DIVERTIMENTO: 9

LONGEVITA’: 9.5

TOTALE: 9

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