Resident Evil: Code Veronica X – Recensione

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SCHEDA GIOCO
TITOLO: Resident Evil: Code Veronica X
SVILUPPATORE: Capcom Studio 4
PUBLISHER: Capcom
DATA DI USCITA: 27-09-2011 (Xbox Live, PSN)
GENERE: Survival Horror
LINGUA: Inglese, sottotitolato in italiano

Sin dal primo episodio, rilasciato sulla storica PSX, PC e Sega Saturn, Resident Evil ha conquistato milioni di fans con delle meccaniche che, dal primo episodio in poi, avrebbero coniato ed introdotto un nuovo genere sul mercato… Il survival horror.
Le meccaniche di base erano prettamente differenti da ciò a cui si era abituati nell’ormai lontano 1996, dove in quasi tutti i videogame per poter proseguire l’avventura bisognava “terminare” tutti i nemici che ci si paravano davanti.
In Resident Evil, tutto ciò che bisogna fare è sopravvivere!
In occasione del 15esimo anniversario del primo episodio, Capcom, ha pensato bene di riproporre in HD e 3D sterescopico due dei capitoli che hanno maggiormente entusiasmato critica e pubblico, ossia Resident Evil: Code Veronica X e Resident Evil 4.
Soggetto dell’analisi, sarà il primo citato.
Dopo l’incidente della magione nelle Montagne Arklay del luglio 1998 (Resident Evil), e l’epidemia scatenata nel vicino insediamento urbano di Raccoon City (Resident Evil 2, Resident Evil 3: Nemesis), la Umbrella ha avuto la geniale pensata di cancellare tutte le tracce degli esperimenti, lanciando un ordigno nucleare tattico sull’ormai ex-placida cittadina del midwest degli Stati Uniti.
Claire Redfield, una dei sopravvissuti al contagio e all’esplosione di Raccoon City (nonché sorella di Chris Redfield, sopravvissuto della S.T.A.R.S. nell'”incidente” della Magione), riesce a fuggire… Ma gli orrori di Raccoon City, non la demoralizzano!
Anzi, con una maggiore esperienza alle sue spalle, riparte alla ricerca di suo fratello Chris, in un laboratorio della Umbrella a Parigi.
Qui la nostra eroina viene fatta prigioniera e portata in un carcere su di un’isola sperduta, denominata Rockfort Island. Ben presto scoprirà, che la base militare adiacente la prigione è di proprietà della Umbrella, precisamente della famiglia Ashford, e che anche qui, come a Raccoon City, è avvenuto un incidente (ma non imparate mai?) che ha trasformato tutti in abomini affamati di carne.
Qui faremo la conoscenza di una new entry della serie, Steve Burnside (per gli amici del web underground, Leonardo Di Caprio), sopravvissuto detenuto della prigione.
La trama è uno dei punti forti del gioco… Uno dei punti per cui fu acclamato e decantato al tempo in cui vide la luce… Parliamo del lontano 2001.
Diversi punti verranno collegati, e molti altri verranno chiariti, come la creazione del T-Veronica Virus, o la nascita della stessa Umbrella… Senza disdegnare l’apparizione di qualche personaggio storico come Albert Wesker.
Prima della recensione, occorre fare una piccola premessa… Nella descrizione, si cercherà di essere il più obiettivi possibile rimandando gli occhi ed il giudizio nell’ormai lontano A.D. 2001.
Procediamo all’analisi.

GRAFICA: Tecnicamente parlando, Resident Evil: Code Veronica X si presente estremamente curato e con fondali ed ambientazioni ora interamente in 3D (differentemente dai primi tre capitoli, dove i fondali erano pre-renderizzati).
Ottima la realizzazione dei filmati, sia quelli realizzati con il motore di gioco, e soprattutto quelli realizzati in computer grafica.
I filmati in computer grafica, arrivano a picchi raggiunti fino ad allora solo da Final Fantasy X… L’esempio che calza a pennello è nel filmato iniziale (ancora oggi annoverato come uno tra i migliori della storia), con lo splendido primo piano degli occhi azzurri di Claire Redfield.
Ottimi anche gli effetti particellari (fumo, nebbia ed esplosioni) e la realizzazione dei liquidi come acqua e sangue.
Da applausi anche l’ottimo level design, ogni ambientazione e locazione ha un’atmosfera unica… Dalla base antartica, al laboratorio del T-Veronica Virus, fino alla sanguinolenta prigione… Ma su tutte regna l’atmosfera maniacale che si respira all’interno della residenza reale degli Ashford, con tanto di bambolotto appeso insanguinato al centro dell’androne.
Insomma, in alcuni frangenti l’atmosfera ha dei picchi raggiunti solo dal primo capitolo ed in qualche circostanza del secondo (visto che nel terzo capitolo, sono state quasi tutte accantonate, in favore di un approccio più immediato ed action).
Piccolo balzo avanti al giorno d’oggi… Il porting HD, è stato realizzato in maniera leggermente approssimativa, contrariamente dal 3D stereoscopico che risulta ben introdotto.
Difetto riscontrabile, non tanto nelle fasi ingame dove è stata migliorata la definizione di luci ed ombre, ma nei tanto decantati filmati in computer grafica.
Infatti, talvolta soffrono di cali di frame-rate vertiginosi, andando a rovinare in parte uno degli aspetti più apprezzati ai tempi dell’uscita.

SONORO: L’impianto sonoro è ottimamente caratterizzato. Le composizioni sono fantastiche, ed in alcuni frangenti ricordano le atmosfere di Profondo Rosso di Dario Argento, donando all’atmosfera un tocco di genialità maniacale… Ma possono essere anche epiche e struggenti nei momenti più drammatici e concitati. Ottimo il lavoro svolto dai compositori Takeshi Miura, Hijiri Hanze e Sanae Kasahara.
L’effettistica, è il punto forte… Ogni tetro lamento degli zombie ed ogni passo, sarà riprodotto in modo fedele! Il tutto, se disponete di un impianto Dolby Digital, vi sentirete realmente immersi nell’ambientazione.
Ottimo anche il doppiaggio totalmente in inglese, con la storica voce di Alyson Court nei panni di Claire Redfield.
I possessori di PlayStation 2, potranno rammentare come la versione della storica console Sony non sia mai stata doppiata e/o sottotitolata in italiano, differentemente dalla versione Nintendo GameCube, che disponeva di una localizzazione dei sottotitoli in italiano.
Anche la versione scaricabile dal PSN e da Xbox Live, dispone di una localizzazione dei sottotitoli in italiano.

GAMEPLAY: La giocabilità resta estremamente fedele allo schema proposto dal primo capitolo… Ovvero, telecamera fissa e movenze alquanto legnose dei personaggi.
Scelta voluta o noncuranza della Capcom nel gameplay? Ai posteri l’ardua sentenza…
Personalmente, sono arrivato alla conclusione che la rigidità dei personaggi è stata introdotta per aumentare il senso di panico ed impotenza nel videogiocatore.
Nonostante la formula classica, sia ancora vincente e funzionale, sembra incredibile come in questo capitolo abbiano rinunciato ad alcune features proposte in Resident Evil 3: Nemesis, come le mosse d’emergenza di cui disponeva Jill (capriole, schivate e spallate).
Delle nuove mosse proposte nel terzo capitolo, è stata mantenuta solo la mossa a 180° utile per sfuggire dalle situazioni più spinose.
I fan della saga, si sentiranno come a casa e non avranno problemi nel giocare questo episodio… Per i neofiti, tuttavia si tratta di questione di abitudine.

LONGEVITA’: La campagna di Resident Evil: Code Veronica X, si attesta sulle 9-10 ore.
Una durata maggiore rispetto ai precedenti, che i giocatori navigati portavano a termine anche in 4 ore.
Tuttavia, i precedenti capitoli avevano un elevato fattore di rigiocabilità, infatti si potevano sbloccare costumi, finali alternativi ed esplorare ambientazioni nascoste. Questo fattore rigiocabilità, in Code: Veronica è quasi del tutto scomparso, se non per il battle mode, e per sbloccare il lanciarazzi.

CONCLUSIONE: Nonostante qualche difetto tecnico, e qualche difetto “storico” dell’opera targata Capcom, Resident Evil: Code Veronica X resta uno dei capolavori più emozionanti della passata generazione di console.
La riuscita di un buon survival horror, viene tutta nel momento in cui si contano i battiti al minuto.
Grazie all’atmosfera maniacale e alla tensione generale, di momenti con il cuore in gola e di salti sulla sedia ce ne saranno a sufficienza.
Da molti è ancora considerato come il canto del cigno dello stesso brand Resident Evil, vista la piega action non apprezzata da tutti, che hanno preso i successivi capitoli 4 e 5.
L’unica critica che si può muovere a questo Code: Veronica, è la totale mancanza di innovazione… Ma se la formula funziona e dona quel qualcosa in più ad un gioco, che fa dell’atmosfera e della tensione  i suoi punti cardini, allora possiamo non considerarlo come un vero e proprio difetto.
Per riprendere questo titolo, di occasioni e motivazioni ce ne potrebbero essere diverse… Dal fattore nostalgico, alla voglia di provare un survival horror vecchio stampo, fino al rivedere Resident Evil nella sua forma più amata.


Situazione spinosa per Claire, alle prese con il solito Albert


Un terribile face-to-face con il Tyrant 078


Fratello e sorella, di nuovo insieme

Videogiocatore vecchio stile (predilige il singleplayer alle modalità online), si avvicina ai videogame alla tenera età di 9 anni con Resident Evil e Metal Gear Solid, divenendone immediatamente stregato.
Amante del rock e del metal (o della buona musica in generale), la notte diventa il Cavaliere Oscuro, a patto che sia quello scritto e diretto da Christopher Nolan (e non quello di Tim Burton o l’aborto di Joel Schumacher).
Del regista britannico è un grande sostenitore, mentre la sua vita è costantemente accompagnata dalle musiche di Hans Zimmer.
Ama i gatti e i cani.

2 Commenti

  1. Bellissimo, hanno voluto metterlo a 19.90 euro, un poco alto forse per la masterizzazione, ma i sottotitoli in italiano finalmente presenti hanno dato godibilità al titolo!

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    • Sono d’accordo! Io l’ho terminato per PS2, siccome l’inglese lo mastico abbastanza bene, sono riuscito a comprendere la maggior parte dei files…
      Ma terminarlo in italiano, è tutta un’altra cosa… Riuscire a carpire tutti i dettagli dei documenti (alcuni documenti nella prigione sono agghiaccianti) e dei filmati!

      Rispondi

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