Etrian Odyssey IV: Legends of the Titan – Recensione

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Quando si viene contattati dal capo che afferma di avere per le mani un codice di cui scrivere la recensione, non si sa mai che pensare o che dire, o chi maledire. Può andare bene, e allora ci si ritrova per le mani titoli come Fire Emblem o Tales of Xillia, così come può andare male (solitamente va male quando si dicono, si fanno o si rompono cose che sarebbe stato meglio lasciar stare) e allora capitano robe come Pokémon Mystery Dungeon o peggio come Time and Eternity. Se ne fossi capace, e soprattutto se ne avessi voglia, potrei riprendere in mano i pezzi che ho scritto e ricavarne un’equazione per determinare l’andamento con cui mi ritrovo per le mani titoli validissimi e titoli bruttarelli, ma noi siamo scienza e non fantascienza, e comunque non ne ho voglia.

Dico solo che la mia reazione alla notizia che sarei finito col recensire Etrian Odyssey IV: Legends of the Titan, è stata più o meno questa; un sommesso “wiiiiiiiiiiiiiii!”

TACABANDA!

Titolo: Etrian Odyssey IV: Legends of the Titan
Sviluppatore: Atlus
Publisher: Atlus -NIS America
Genere: Dungeon Crawler  GDR
Numero Giocatori: 1
Piattaforme: 3DS
Localizzazione: Testo in Inglese

Il primo capitolo della serie Etrian Odyssey uscì nel 2007 su console Nintedo DS sia in Giappone che negli Stati Uniti. Ma se in madrepatria, questo piccolo dungeon crawler riuscì  a vendere il ragguardevole numero di circa 119’000 copie, in territorio americano il successo del titolo Atlus fu minore (“solo” 30’000 copie) e grossomodo imputato al suo livello di difficoltà, definito punitivo. Ciononostante, la critica statunitense ne apprezzò i contenuti ed il gameplay, affermando però che sarebbe potuto non piacere a gamers più mainstream, abituati a titoli ben più elaborati visivamente e pieni di effetti speciali. L’obbiettivo di Etrian Odyssey, infatti, non è tanto lo spettacolo, quanto il rendere l’esperienza di gioco il più vicina possibile alle esperienze GDR classiche.

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ma senza questi

Forte del successo riscosso in Giappone, e dell’inevitabile nicchia che ha saputo ricavarsi in occidente, la serie ha visto la produzione di altri due sequel, vale a dire Etrian Odyssey II: Heroes of Lagaard (2008) e Etrian Odyssey III: The Drowned City (2010). Inutile dire che, ufficialmente, nessuno dei tre ha mai messo piede in Europa. (Pro-tip: il 3DS europeo legge le gamecards DS e DSi americane).

Nel Giugno di quest’anno è uscito in Giappone un semi-remake del primo capitolo della serie intitolato Etrian Odyssey Untold: The Millennium Girl. E speriamo che questo in Europa ci arrivi…

Sta per arrivare in Europa, invece, e per la precisione sarà disponibile a partire dal 29 Agosto, il quarto capitolo della serie di casa Atlus   Shin Mega  Etrian Odyssey IV: Legends of the Titan.

Legends of the Titan è il primo esponente del genere GDR-dungeon crawler ad apparire su Nintendo 3DS. Sviluppato ancora una volta da Atlus, il titolo mantiene tutte le caratteristiche che hanno contribuito al successo dei capitoli precedenti, introducendo però un livello di difficoltà (selezionabile dalle opzioni di gioco) “casual” per facilitare l’esperienza anche ai neofiti della serie ed ai giocatori più intimoriti dall’elevata (il termine corretto sarebbe punitiva) difficoltà che la caratterizza. Chi già conosce il franchise, comunque, può rimanere tranquillo: al livello di difficoltà normale, Etrian Odyssey IV: Legends of the Titan rimane un titolo estremamente impegnativo ed il livello di sfida è identico a quello dei capitoli precedenti.

Trattandosi di un titolo che si basa interamente sul concetto di esplorazione, la trama di Legends of the Titans, così come nei capitoli precedenti, è totalmente accessoria al gameplay. Il governatore della città di Tharsis, a tutti gli effetti l’abitato umano più prossimo al maestoso Yggdrasil, decide di sponsorizzare una gilda di esploratori affinché questi esplorino le terre attorno alla cittadina fino a raggiungere il gigantesco albero che si vede costantemente all’orizzonte.  Il titolo mette in mano quindi al giocatore il compito di formare la propria gilda registrando vari personaggi (per un massimo di 29), selezionabili tra un ventaglio iniziale di sette classi, e mandarli alla scoperta delle terre inesplorate. Una volta registrate le classi che più ci piacciono (tipo tutte e sette) tra cui Landsknecht, Fortress, Runemaster, Sniper, Medic, Dancer, Nightseeker, e successivamente Arcanist, Bushi e Imperial, il giocatore dovrà selezionare i cinque personaggi che andranno a comporre il party da mandare in esplorazione. Sarà inoltre possibile formare più di un party armonizzando le build di ciascuna classe in modo da massimizzarne l’efficacia.

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Vi presento il Landsknetch

Il sistema di classi di Etrian Odyssey IV, infatti permette di armonizzare i membri di ciascun party in modo da poter applicare strategie differenti per ciascuna squadra di esploratori in base alle esigenze. Partendo dal presupposto che nessuna delle classi presenti nel titolo è sovrapponibile alle altre, ciascun party avrà peculiari punti di forza e debolezze e sarà compito del giocatore  saperle mettere a frutto. Per fare un esempio, Il punto di forza del Landsknetch risiede nella sua abilità di utilizzare la spada ed abbinarla a vari attacchi magici, mentre un Fortress vanta una difesa formidabile e possiede l’abilità di indirizzare su di sé gli attacchi degli avversari se necessario. Alla classe del Medic saranno affidate le cure più potenti, mentre al Dancer potrà essere affidato il compito di supportare il resto del party con potenziamenti vari. Lo Sniper, invece, oltre a poter attaccare dalla seconda linea senza perdere di efficacia, potrà riempire gli avversari di impedimenti storpiandoli o paralizzandoli, quando il Nightseeker li subisserà di condizioni come veleno o cecità. Al Runemaster, infine, spetterà il compito di agire sulle resistenze elementali degli avversari e del party e successivamente di scatenare portentose magie. Riuscire a comprendere i limiti di ciascuna classe e saperne dosare le varie abilità farà la differenza tra il compimento di una missione ed il game over.

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scontro casuale a caso

L’intero gameplay, si sviluppa tra la città di Tharsis (che fa da hub dove sarà possibile riposare, rimpinguare le scorte, vendere oggetti ed accettare missioni), l‘Overworld: una specie di mappa del mondo esplorabile per mezzo di una nave volante e, dopotutto sempre di un dungeon crawler stiamo parlando, di tutta una serie di dungeon di vari livelli da esplorare per recuperare tesori, portare a termine missioni o trovare materiali per ampliare l’equipaggiamento del party.

Per quanto riguarda l’Overworld, inizialmente sarà possibile esplorare la mappa solo ad una data altitudine, ma proseguendo nella storia saranno raggiungibili anche le altitudini più elevate alla ricerca di tesori di maggior valore e di FOEs più potenti e pericolosi. Questi ultimi sono gli unici “animali” ostili visibili sulla mappa del mondo, che viene aggiornata grossolanamente (poi vi spiego perché) in automatico sullo schermo inferiore del 3DS, e rappresentano le creature più potenti e pericolose dell’area. A tal proposito non nascondo di aver apprezzato moltissimo il fatto di poter riuscire ad evitare un possibile scontro troppo prematuro con queste creature grazie ad un sistema che ricorda molto un puzzle game, che prevede l’utilizzo di carichi di cibo da gettare come diversivo in modo da permettere alla nave volante di passare inosservata e raggiungere la meta. Successivamente, quando il party sarà abbastanza potente, sarà possibile ingaggiare battaglia anche con queste creature per ottenere, in caso di vittoria, preziosi materiali per la costruzione di equipaggiamenti migliori.

Tharsis

All’interno dei dungeon, invece, il party dovrà esplorare le aree a piedi, avanzando attraverso intricati labirinti di corridoi e camere. I FOEs saranno presenti nei sotterranei ed anche in questo caso si riveleranno la minaccia più grande dell’intera area da esplorare.  Siccome il gioco ci vuole bene, però, queste non saranno le uniche creature ostili che il giocatore dovrà affrontare. Ciascun dungeon, infatti è popolato da un vero e proprio ecosistema di esseri colorati che non vedono l’ora di fare la pelle ad ogni membro del party di esploratori. Un rivelatore di pericolo, posto nell’angolo in basso a destra dello schermo superiore del 3DS, allerterà il giocatore dell’approssimarsi di uno dei tanti incontri casuali che si dovranno affrontare all’interno dei dungeon, mentre il suono di un campanello avvertirà nel caso in cui un dei FOEs riesca ad individuare il party.

FOE con tanto di automap

Nel caso dovesse succedere, è possibile evitare lo scontro cercando di allontanarsi dal FOE in inseguimento, sperando nel frattempo di non dover ingaggiare una qualche battaglia casuale. Il tempo all’interno dei dungeon, infatti, così come nell’Overworld si muove per turni, ad ogni turno speso per muoversi di un quadrato sulla mappa o speso in battaglia, corrisponde un turno di movimento di tutti i FOEs presenti sul livello del dungeon e non sarà raro finire col ritrovarsi una o due di queste creature a dar man forte agli avversari di un regolare incontro casuale.

Evitare di finire in un vicolo cieco, con magari alle calcagna uno di questi bestioni, diventa di vitale importanza ed è qui che entra in gioco una delle caratteristiche che più ho apprezzato del gameplay generale di Etrian Odyssey IV, vale a dire la necessità di disegnare la mappa con lo stilo man mano che questa si compone nello schermo inferiore dell’handheld Nintendo. Caratteristica basilare di ogni dungeon crawler degno di essere chiamato tale è, infatti, l’automappa. Procedendo nell’esplorazione di un dungeon (in questo caso anche dell’Overworld), il sistema traccia automaticamente una mappa dell’area esplorata, magari evidenziando punti di interesse di varia importanza o anche semplicemente le porte, siano esse chiuse che aperte. In Etrian Odyssey IV (così come nei suoi capitoli precedenti) l’aggiunta di dettagli sulla mappa tracciata automaticamente spetta al giocatore. Tramite lo stilo ed il touchpad dello schermo inferiore sarà possibile (necessario direi io) disegnare i contorni di corridoi e stanze così come aggiungere dettagli e punti di riferimento utilizzando un sistema di icone estremamente intuitivo e semplice.

L’overworld

A livello tecnico, Etrian Odyssey IV: Legends of the Titan è una piccola perla.

Avendo giocato e rigiocato a lungo a Shin Megami Tensei Strange Journey per DSi, mi sono sempre chiesto come  sarebbe stato vivere l’esperienza di un dungeon crawler attraverso lo schermo superiore del 3DS; esplorare vasti labirinti fatti di corridoi interminabili e camere più o meno ampie come caverne, tutto amplificato dall’effetto 3D dell’handheld Nintendo. Etrian Odyssey IV, mi ha offerto la risposta, e posso affermare senza tema di smentita che il titolo Atlus è forse uno dei migliori titoli di terze parti a sfruttare la potenzialità 3D della console della grande N.

Procedendo nell’esplorazione dei dungeon che il titolo ci sottopone, con il selettore 3D tirato in su che più su non si può, si rimane piacevolmente sorpresi nell’osservare il livello di profondità e di dettaglio che l’effetto 3D riesce a dare agli ambienti, aumentando a dismisura l’effetto immersivo dell’intero titolo.

Himukai GO GO!

Il comparto grafico, curato da Yuji Himukai, offre tutta una serie di illustrazioni coloratissime e dal gusto squisitamente manga, che rasenta il super deformed, ma senza mai scadere nel ridicolo o nel comico. Le ambientazioni, anche esse coloratissime, peccano invece di una certa ripetitività soprattutto all’interno dei dungeon,ma la mole di dettagli cui prestare attenzione (tipo quando si dovrà riconoscere il colore di un terminato tipo di fiore che…), e di pericoli che incombono sul party distolgono l’attenzione del giocatore quel tanto che basta per godersi ogni singolo labirinto esplorato. Le creature ostili, infine, per la prima volta nella serie sono rese con modelli poligonali in movimento animati costantemente, a differenza dei capitoli precedenti in cui erano rappresentate come illustrazioni statiche.

Il sonoro, ma soprattutto la colonna sonora firmata dal compositore Yuzo Koshiro (e qui dico solo tre parole tre STREETS OF RAGE), potrebbe essere tranquillamente cercata in giro e scaricata nel proprio lettore mp3. Al di là del gusto personale però, i pezzi di Koshiro si integrano perfettamente nel mood generale del gioco riuscendo a sottolineare sia il senso di libertà che caratterizza le fasi di esplorazione dei grandi spazi, sia il costante senso di minaccia che bracca il party durante l’esplorazione dei dungeon. I temi delle varie battaglie inoltre, siano essi a commento degli incontri casuali sia delle battaglie con i FOEs o anche con i boss di fine dungeon (essì ci sono pure quelli) sono sempre estremamente orecchiabili tra chitarre archi e ritmi sincopati.

Enjoy.

Concludendo, Etrian Odyssey: Legends of the Titan ha un solo difetto oggettivo: è solo in lingua Inglese.

Cioè, il sottoscritto non riesce a vederci un difetto, così come non ci vedeva un difetto quando ad otto anni dovette andare in biblioteca e consultare un dizionario per capire il significato della frase “Dodongo dislikes smoke” letta sullo schermo della tv mentre giocava a The Legend of Zelda sul NES, ma oggettivamente parlando, le indicazioni ed i dialoghi tutti scritti in Inglese potrebbero scoraggiare chi la lingua proprio non la mastica.

Intendiamoci, non che la proprietaria della taverna ci sveli il segreto per far funzionare un reattore nucleare a fusione fredda, ma la mole di testo da digerire, benché ben diluita per tutta la lunghezza del gioco, è di ragguardevoli dimensioni. Se poi, vogliamo proprio strizzarla a tutta forza per farla entrare  nell’elenco dei difetti, possiamo anche inserirci l’elevata difficoltà che, soprattutto nelle prime battute di gioco potrebbe risultare frustrante e di conseguenza scoraggiante, ma in questo caso l’opzione “Casual” ci viene in aiuto, e quindi il discorso rischia di diventare puramente accademico.

Per il resto, Etrian Odyssey IV è un dungeon crawler con tutti i crismi, che richiede una buona dose di pazienza e di impegno da parte del giocatore, sia per imparare ad utilizzare le classi a disposizione, sia perché richiede svariate ore trascorse a grindare livelli e raccogliere materiali per potenziare l’equipaggiamento, ma a conti fatti si tratta di un gioco mastodontico, che non necessita di essere per forza giocato tutto d’un fiato, proprio grazie alla trama totalmente accessoria e sottomessa all’esplorazione del mondo di gioco.

Just Saying

 


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