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Death’s Door (PS4/PS5) – Recensione

Appena lanciato Death’s Door mi ha dato poche speranze: ecco il solito titolo indie dall’estetica “puccettosa”, ma che sarà sicuramente una noia mortale, la solita fotocopia di qualche altro gioco. E invece questo action-Rpg isometrico creato da Acid Nerve mi ha stupito, ovviamente in maniera positiva. Grazie alle sue meccaniche serrate, ampli dungeon da esplorare, e una storia accattivane che mette al centro il nostro alter ego corvo e le sue vicende da triste (ma nemmeno tanto) mietitore d’anime, Death’s Door è uno di quei gioielli nascosti che vanno gustati con pazienza e dedizione.

Iniziamo la nostra storia nel Mondo delle Porte, un hub (come va di moda dire adesso) nel quale potremo accedere ad alcuni dialoghi introduttivi e nell’avanzare del gioco anche ad aree bloccate con incontri ed elementi molto interessanti. Da qua possiamo anche e soprattutto accedere alle nostre missioni. Come in Monster & co., le porte presenti nell’hub si aprono su livelli ampli, colorati, realizzati con cura che dire maniacale è limitante. Sembra un grande cartone animato interattivo, con un sacco di elementi e personaggi realizzati in maniera veramente unica e con una tecnica tipo cel-shading, che li fa emergere brillantemente sullo schermo.

Più che un semplice piacere per gli occhi, le immagini sono perfettamente pratiche per l’esperienza di gioco. Come sperimentiamo appena arrivati nel primo livello, il combattimento richiede reazioni e mira rapidi, quindi è fondamentale che la rappresentazione complessiva sia più chiara e dettagliata possibile, in modo da poter individuare velocemente gli avversari, evitare i loro attacchi e gestire in maniera proficua ogni nostro fendente.

Come la grafica, anche il comparto audio di Death’s Door è stato creato con una cura che niente a che invidiare a titoli tripla A. La colonna sonora che si adatta ai diversi biomi mi ha catturato e trasportato nel mondo di Death’s Door con un mix di motivi inquietanti ma spensierati.

Le influenze per Death’s Door sono più che evidenti nei momenti in cui si esplora il primo vero bioma. Il nostro  cupo corvo mietitore è l’avatar di un’avventura molto classica in stile Zelda, condita con una spruzzata di Dark Souls per quel che riguarda il combattimento e il livello di difficoltà crescente.

Il combattimento è molto semplice, ma è messo insieme straordinariamente bene. Il nostro arsenale offensivo è limitato a un attacco leggero e ad uno pesante, insieme a una scelta di quattro incantesimi a distanza, che vengono sbloccati durante l’avventura.
Con ogni colpo che viene inferto si sente davvero la connessione dell’attacco. La combinazione di suoni, effetti di luce e tattili DualSense rende il feedback di gioco degno di un gioco Souls. È abbastanza avvincente da dimenticare che sconfiggere i nemici produce anime per l’aggiornamento delle tue statistiche. Ci sono molti tipi di nemici, che richiedono sempre più riflessione e apprendimento per essere eliminati. Studiare i loro pattern e scoprire i loro punti deboli è molto importante, per non dire fondamentale.

Ino nostro compito è  avanzare con salute limitata da un portale ad un altro, sconfiggendo nemici e affrontando il Boss di fine livello, per poi tornare al nostro hub. Simile a un gioco Souls, dovremo sbloccare scorciatoie per tornare ai vari  checkpoint, a cui si torna in caso di morte. Il processo è familiare e impegnativo, ma Death’s Door lo esegue senza essere punitivo e noioso. Il nostro cammino di morte è ovviamente costellato da un sacco di morti nostre e anche di enigmi che ci impegneranno i neuroni, ma non c’è mai un momento in cui superare una specifica sfida risulta realmente impossibile, magari solo molto impegnativo.

La trama è ben congegnata e si evolve durante l’avventura, rendendo espliciti alcuni elementi che inizialmente possono risultare oscuri, ma non vi voglio svelare nulla, a parte un mistero molto più ampio che potrebbe mettere a rischio l’intero equilibrio che esiste tra la vita e la morte, ma lascio che siate voi a dipanare questa matassa. Durante il gioco incontreremo un sacco di personaggi che ci daranno indicazioni ed aiuti per proseguire. C’è un tono piacevolmente leggero nella maggior parte dei dialoghi, nonostante il fatto che sia spesso in netto contrasto con il tono più oscuro della trama. In definitiva, l’equilibrio funziona bene al di sopra di una trama intrigante.

Death’s Door è un gioco che fa tante cose nel modo giusto, e questo è esemplare nei suoi dungeon e nei combattimenti contro i boss. Il design dei livelli è veramente unico, con elementi diversi e utilizza i nostri nuovi oggetti per risolvere i vari puzzle che troveremo all’interno.

La cosa sicuramente che spicca sono gli eccellenti combattimenti contro i boss. Ci sono un certo numero di sub-boss, orde di nemici e boss dei dungeon che si riveleranno belli tosti ed impegnativi.

Non c’è niente di meglio dopo aver goduto di una fantastica campagna principale che scoprire che ci sono contenuti di fine gioco. In stile Zelda, i giocatori possono tornare indietro nel mondo semi-aperto in qualsiasi momento con il loro nuovo equipaggiamento per trovare oggetti e potenziamenti opzionali. Inoltre, alla fine del gioco, è possibile sbloccare una nuova modalità notturna per trovare ancora più segreti ed, infine, un finale segreto del gioco.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornitoci per la versione PlayStation 5. Il gioco è stato testato anche su PlayStation 4

 

 

In Conclusione

voto - 8.5

8.5

Death's Door è un vero tesoro indie. Più che un semplice clone di Zelda o un gioco Soulslike con le sue meccaniche meccaniche di gioco semplici e accessibili che sono messe a punto alla perfezione, rappresenta una sfida sotto ogni punto di vista, per un'ampia varietà di giocatori. Sebbene sia sicuramente un gioco che vive all'interno dei suoi mezzi di bilancio, eccelle e trascende tali limiti. Immagini calde, personaggi accattivanti e una trama avvincente lo rendono un gioco da gustarsi come un frutto maturo.

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Sergio "Cateye10" Grazzini

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.
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