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The Eternal Cylinder – Recensione

The Eternal Cylinder, creato dal gruppo cileno indipendente Ace Team, è gioco di avventura e di sopravvivenza, basato sulle dinamiche dell’evoluzione e dell’adattamento. È un titolo interessante, realizzato con una cura quasi maniacale, sia per quel che riguarda il gameplay che l’estetica. Scopriamo assieme come sopravvivere al Cilindro.

Il Cilindro in questione è infatti una minaccia costante per la fauna e la flora di un bellissimo xeno-pianeta. Il suo incessante rotolamento provoca morte e distruzione, come ci comunica una voce narrante fuoricampo. Nessuno conosce il suo scopo e la trama si svilupperà davanti ai nostri occhi e attraverso le nostre orecchie, grazie allo splendido voice acting dell’attore attore neozelandese Peter Hayden.

Dopo un breve interludio ci viene presentato un Trebhum. La descrizione migliore che posso fornire di questo strano essere è un emulo di Q*bert, dotato di una proboscide che gli permette di risucchiare e soffiare.

 

La meccanica principale è legata all’aspirazione di oggetti, che possono essere vegetali o minerali,  che possono far mutare il nostro Trebhum in una forma diversa, seguendo un albero di evoluzione che determina i suoi vari talenti sull’albero dei talenti.

Il  gioco si basa essenzialmente sull’avanzare prima che il Cilindro ci spappoli, facendo evolvere il nostro mostrillo per raggiungere determinati obiettivi ad ogni ciclo di gioco. Infatti il Cilindro può essere fermato solo attivando determinati portali, ma per fare ciò avremo bisogno di determinate abilità che di volta in volta il gioco ci porta

ad acquisire. Iniziamo con un solo Trebhum, ma potremo aumentare il nostro tema, così da poter anche differenziare i nostri accoliti affibbiando loro mutazioni diverse. Possiamo anche assegnare più caratteri ad un singolo mostrillo, ma lavorare in team è sicuramente la strategia migliore. Si può selezionare un Trebhum diverso a seconda delle missioni che dovremo compiere. Per avanzare ci sono un sacco di enigmi ambientali, che non sono molto complicati, ma che richiedono comunque un minimo di ragionamento. Le nostre azioni possono variare dall’acquisire una determinata forma per aprire determinati portali, oppure richiamare degli esseri per poter sbloccare alcuni portali che richiedono una determinata “impronta biologica”. Si possono anche sbloccare alcuni potenziamenti nei santuari Trebhum che troviamo sul nostro cammino, che ci permetteranno di acquisire ulteriori poteri, come ad esempio resuscitare i nostri compagni caduti. Il pericolo principale è sicuramente rappresentato dal Cilindro, ma anche la fauna e la flora del pianeta possono essere causa della nostra prematura dipartita, per cui la sopravvivenza è continuamente legata alla nostra capacità di evolverci nella forma più adatta.

I nostri Trebhum sono dotati di una specie di scanner che permette di analizzare i dintorni e le creature che troveremo durante la nostra esplorazione, emulando la fase investigativa che abbiamo visto nei giochi di Batman creati da Rocksteady. Vin anticipo che esiste un trofeo che per essere conquistato bisogna  scansionare e identificare ogni singola creatura. Tuttavia, ciò si rivela fastidioso, poiché alcune creature e nemici si presenteranno solo in particolari livelli e se non avremo la possibilità di farlo per evitare che il Cilindro ci annienti, perderemo per sempre la possibilità di acquisire questo determinato trofeo.

Ci sono alcuni utili aiuti di gioco e sicuramente quello che ho usato principalmente è quello che impedisce ai  nemici di aggredire un nostro compagno Trebhum quando non è  sotto il nostro diretto controllo. Si possono anche  disattivare le meccaniche di sopravvivenza, ma così facendo ho trovato che il gioco perde la sua principale attrattiva, trasformandosi in uno strambo simulatore di camminata.

Come dicevo precedentemente, in alcuni cicli ci imbatteremo in santuari nei quali l’anziano Trebhum è ben

disposto a impartirci le sue conoscenze. Purtroppo, a causa di una stranezza del design dell’interfaccia utente, non ci verrà effettivamente mostrato nell’albero dei talenti a quale abilità si riferisce l’anziano. Se raccogli i prerequisiti saremo in grado di sbloccare la mutazione in modo permanente senza bisogno dei reagenti per mutare. Ciò ti consentirà anche di tornare indietro da una mutazione senza dover tornare a un salvataggio precedente.

Non infatti detto che  tutte le mutazioni si comportino bene associate assieme, per cui dovremo capire quale sia il mix più adatto. Purtroppo molte volte associando le varie mutazioni a casaccio, visto che non esistono indicazioni particolari nell’interfaccia utente, si rischia di perdere delle mutazioni essenziali, tipo l’utilissimo scanner, senza nemmeno rendercene conto. Questo rappresenta sicuramente un limite alla giocabilità, p

erché non avere la possibilità di potere gestire in maniera completa tutta la meccanica di gioco ci obbliga a ricorrere a precedenti salvataggi per poter uscire da impasse altrimenti bloccanti.

I Trebhum, per loro costituzione, non sono dei combattenti, per cui quando ci troveremo davanti a nemici pronti a farci la pelle, potremo semplicemente fuggire  toccando il tasto sul pad. In questo caso infatti ci trasformeremo in una palla che può sfuggire a quasi tutti. Il problema principale è quando incontreremo i

cosiddetti Servitori del Cilindro, le loro ai nostri Trebhum. Per la maggior parte, questo è semplicemente fastidioso. Ma quando saremo dotati di una particolare mutazione, diventa sicuramente un po’ troppo punitivo.

Se si decide di avanzare  concentrandoci solo sui ritmi della storia, The Eternal Cylinder sarà una breve escursione di poche ore per te, ma se si decide di iniziare a esplorare veramente il bizzarro mondo alieno, allora scoprirete che potrete dedicargli molto più tempo.

La storia non ha un grande senso, rappresenta una elaborata allegoria del mondo moderno, ma senza andare troppo ad approfondire alcuni aspetti che sarebbero stati interessanti. La voce narrante però fa un ottimo lavoro di collante tra i vari cicli che andremo ad affrontare, rendendo il nostro viaggio di avventura e scoperta comunque piacevole.

Graficamente The Eternal Cylinder ricorda molto i mondi di No Man’s Sky. Tutto è curato in maniera eccelsa, con un sacco di dettagli e particolari che affascinano e ci portano a voler esplorare i vari biomi che incontreremo sul nostro cammino, godere della maestosità dei panorami e dell’imponenza di alcune creature. Un utile enciclopedia ci permette anche esaminare in dettaglio i moltissimi elementi della fauna e della flora che compongono la biosfera del pianeta. Alla fine però molti di essi non sono altro che semplici variazioni sul tema rispetto a un modello principale.

Il comparto audio è di ottimo livello, grazie ad una buona selezione di effetti e ad una colonna sonora ben realizzata e mai invadente. Il fiore all’occhiello è sicuramente la calda e profonda voce narrante di Peter Hayden, che è sicuramente un valore aggiunto a tutta la produzione.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornitoci per la versione PlayStation 4. Il gioco è stato testato su PlayStation 5

 

In concluisone

voto - 7.5

7.5

The Eternal Cylinder è un buon gioco,  che ci trasporta in un mondo alieno ben realizzato per affrontare una avventura di sopravvivenza e scoperta. Non è certo privo di difetti ed ingenuità, ma alla fine è un gioco che riesce ad appassionare e a catturare l'attenzione di coloro che sono predisposti a scoprire nuovi e fantastici mondi, popolati da strambe creature, lasciandosi trasportare da una storia anch'essa stramba e un po' sbilenca, ma ben narrata.

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Sergio "Cateye10" Grazzini

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.
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