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Carrion (Versione PS4) – Recensione

Carrion rappresenta essenzialmente un canone inverso. Infatti si tratta di un gioco basato sulle dinamiche in stile Metroidvania 2D con un divertente tema horror/fantascientifico, dove interpretiamo una anonima e terribile creatura, generata dalle visioni ispirate sicuramente da “La Cosa” di Carpenter. Carrion è stato rilasciato originariamente per tutti gli altri sistemi già nel 2020, i possessori di PS4 hanno dovuto aspettare più di un anno per metterci le mani sopra. Scopriamo quindi assieme se l’attesa è valsa la pena.

In Carrion prendiamo le amorfe sembianze di una biomassa amorfa chiamata genericamente “The Monster”. Degli scienziati pensavano di contenere la nostra brutale essenza primordiale, ma riusciremo a rompere il sistema di contenimento che ci teneva reclusi e cercheremo quindi di raggiugere la libertà. Siamo un esserino poco rassicurante, tutto tentacoli e denti e possiamo muoverci negli angusti cunicoli sotterranei della base nella quale siamo stati fatti prigionerei, spostandoci con la levetta sinistra in un movimento che ha qualcosa di liquido e viscido. con la levetta destra potremo invece mirare i tentacoli per assimilare persone come nutrimento, spostare oggetti, impossessarci di materiale genetico che ci conferirà utili potenziamenti nelle varie fasi del gioco.

Essendo bastato sulle dinamiche pure dei classici metroidvania, ci rendiamo subito conto che il backtracking sarà un elemento cardine della nostra esplorazione. Già nelle prime fasi di gioco vedremo percorsi bloccati da ostacoli sospettosamente specifici che ovviamente non possiamo superare in quel determinato momento, per cui continueremo a procedere, cercando la strada per il prossimo aggiornamento o la prossima uscita. Essenzialmente il gioco è ambientato in un labirinto di corridoi con molti tunnel a senso unico, porte chiuse e interruttori, oltre che una serie di nemici umani messi lì a bella posta per complicare la nostra vita mostruosa!

Avanzare non è poi un problema, perché gli ostacoli è abbastanza semplice ed intuibile come aggirarli e superarli senza troppe menate.. Le barriere iniziali richiederanno un primo aggiornamento che ci permetterà di catapultare la nostra biomassa come un ariete. Potremo acquisire anche la capacità di lanciare degli sputazzi tipo ragnatela di Spiderman, per attivare o disattivare interruttori altrimenti irraggiungibili. A seconda però della nostra dimensione potremo fare cose diverse e non tutte le mutazioni acquisite potranno essere utilizzate. Questo escamotage è interessante, perché per affrontare alcuni passaggi specifici, dovremo trovare delle pozze dove depositare la nostra biomassa in eccesso (ah, che bello se si potesse fare anche con l’adipe nella vita reale! N.d.R.) , per sbloccare l’abilità che ci serve, e poi ritornare a recuperare la biomassa abbandonata. Però alla lunga vi renderete conto, come è successo a me, che tutto questo andare avanti e tornare indietro nel dedalo dei labirinti, diventa un elemento che trascina inesorabilmente Carrion verso un ripetitività voluta e non proprio piacevole. Il backtracking continuo oltre che a generare un senso di noia, diventa anche ina alcuni punti disorientante, portando a navigare quasi a casaccio nella struttura labirintica del laboratorio sotterraneo dalla quale non vedremo l’ora di uscire per raggiugere l’agognato “the end”.

Questo senso di eccessiva ripetitività non è nemmeno attenuato dalle capacità offensive o difensive che faremo acquisire al nostro mostruoso e sanguinolento alter-ego. In definitiva quello che faremo durante tutto il gioco sarà di aumentare la nostra massa, assimilando gli esseri umani che troveremo sul nostro cammino, utilizzando delle abilità che non ci rendono migliori, ma che ci permettono solamente di sbloccare dei passaggi per procedere. Manca un senso di sfida che permetta al giocatore di sentire propria l’avventura, di sentirsi collegato con la biomassa amorfa. Tutto si risolve a muoversi avanti ed indietro tra  le mappe, con una monotona inerzia che inizia a sentirsi già nelle prime fasi del gioco. Gli unici momenti nei quali saremo chiamati a prendere delle decisioni, sono i vari combattimenti nei quali siamo chiamati ad affrontare avversari pesantemente armati e dotati anche di scudi difensivi. Se nelle prime fasi del gioco infatti gli umani che troviamo lungo il cammino sono per lo più inermi civili che al massimo possono avere una pistoletta con la quale complirci, avanzando nei livelli troveremo dei coriacei militari armati di scudi elettrici, in grado di respingerci e danneggiarci, e di armi più potenti come mitragliette e lanciafiamme.  Se riceviamo danni la nostra biomassa calerà, e quando la perderemo tutta, saremo ovviamente arrivati al fatidico Game Over. Durante tutto il gioco ci sono un sacco di checkpoint che ci permetteranno di salvare i nostri progressi, per cui ogni morte servirà a studiare una strategia migliore per affrontare gli avversari che ci hanno appena spappolato. Si può usare la tecnica della forza bruta, ma devo dire che ho trovato invece più agevole nella maggior parte degli scontri, cercare di aggirare gli avversari più coriacei, per poi prenderli alle spalle e sbatacchiarli come dei pupazzetti sulle pareti dei corridoi.

La struttura delle gallerie purtroppo non è di facile memorizzazione, per cui quello del quale si sente veramente la mancanza è un sistema di mappatura che ci permetta di orientarci in maniera migliore. Si naviga tra corridoi tutti uguali, spostandoci senza sosta magari andando a ricercare un interruttore che ci è sfuggito, una passaggio mezzo mimetizzato, e questo a volte è veramente demoralizzante e fa perdere il ritmo al gioco. Molto del tempo lo si pasa quindi a navigare senza una vera meta, ma solo cercando indizi che ci possano far accendere una lampadina su cosa fare e dove andare. L’unica cosa che ci fa da una simil-guida è il nostro ruggito, che tipo sonar, ci permette in qualche modo di localizzare gli obiettivi di un determinato segmento.

Dal punto di vista grafico, la realizzazione in stile retro è molto ben realizzata, con una pixel art efficace e pulita. Anche la colonna sonora e gli effetti sonori ci fanno immergere in maniera piena nel mondo violento e truculento nel quale il nostro alter-ego semina morte e mastica corpi.
La versione PS4 che ho recensito non si discosta minimamente dalle altre versioni già pubblicate e contiene l’unico DLC pubblicato ad oggi del gioco.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornitoci per la versione PlayStation 4. Il gioco è stato testato su PlayStation 5

In Conclusione

voto - 5.8

5.8

Carrion è un gioco che non è all'altezza delle sue premesse. Il suo problema principale è che già dopo poche ore di esplorazione, il continuo backtracking si rivela più irritante che interessante. Il nostro vagare senza una mappa provoca un senso di noia e di smarrimento, facendo perdere la carica emotiva che dovrebbe sorreggere un'avventura di tipo horror. I momenti di combattimento non riescono a mantenere la tensione, il nostro continuo girovagare tra corridoi che sembrano alla fine tutti uguali, dovendo affrontare occasionali enigmi facilmente risolvibili, non riescono a far uscire Carrion della palude della mediocrità. 

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Sergio "Cateye10" Grazzini

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.
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