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Where the Heart Leads – Recensione

Un viaggio onirico lungo una vita

Ci sono giochi che ti travolgono con una trama ricca di colpi di scena, altri ancora che fanno dell’azione il loro punto di forza; l’ultima fatica degli armature studio non è nulla di tutto ciò: Where the Heart Leads è un viaggio retrospettivo sulla vita e sulle conseguenze delle proprie scelte. Tramite la formula dell’avventura grafica, il gioco pone il giocatore nei panni di Whit Anderson facendogli rivivere, con un pretesto narrativo con tinte decisamente surreali, i momenti più importanti della sua vita. Il tutto inizia durante una giornata burrascosa in cui inspiegabilmente si apre voragine nel mezzo della fattoria degli Anderson; il nostro protagonista nel tentativo di salvare il suo curioso cane Casey, si cala e rimane intrappolato dentro questa profonda spaccatura creatasi nel terreno. La ricerca della via di fuga da questo baratro è il pretesto narrativo che ci porta a ripercorrere, quasi come un susseguirsi di sogni lucidi, i principali snodi della vita di Whit: dal complicato rapporto con il rigido padre alle divergenze con il fratello Sage, passando per l’amore verso la compagna Rene, la famiglia, il lavoro e i figli, il giocatore è chiamato ad immedesimarsi ed interpretare tutte quelle piccole e grandi scelte, forse talvolta anche banali, che la vita ci pone davanti nel complesso tentativo di bilanciare il tutto. Ed è proprio nella natura di queste decisioni che il titolo si distingue dalla moltitudine di avventure grafiche che popolano il mercato videoludico: coprendo, il racconto, un lasso di tempo lungo una vita intera è interessante osservare e prendere parte ai cambiamenti di prospettiva e priorità del protagonista man mano che l’età avanza. Il rovescio della medaglia è che forse solo gli utenti con qualche anno in più sulle spalle potranno godere a pieno dell’esperienza fornita, tuttavia anche i più giovani troveranno sicuramente qualche spunto riflessivo e perché no, magari potrebbe essere, per loro, interessante rigiocarlo dopo qualche anno. Ma le nostre scelte non impatteranno solamente la vita del protagonista: anche la cittadina di Carthage, dove si svolge la maggior parte del gioco, subirà un’evoluzione e con lei i suoi abitanti ognuno con la propria storia e con cui potremo instaurare rapporti più o meno amichevoli. Tutti questi dettagli vanno ad aggiungere profondità creando un senso di crescita e progressione del tempo efficace che contribuisce a dare credibilità all’articolato canovaccio narrativo intrecciato dalla software house texana.

Sul fronte del gameplay, il gioco non innova e segue accademicamente gli stilemi dell’avventura grafica: l’interazione con l’ambiente è pressoché nulla, ci si limita a spostarci da un NPC all’altro per far progredire la storia e le azioni compiute da Whit si riducono alla semplice pressione di un tasto piuttosto che alla scelta tra le diverse possibilità forniteci dal gioco, scelte che in questo titolo non hanno nessun limite di tempo, lasciandoci la calma per riflettere e prendere la decisione che preferiamo. Il tutto è messo in scena con una grafica semplice e senza fronzoli, con uno stile quasi acquerellato che ben si sposa con l’atmosfera del titolo ed accompagnato da una timida colonna sonora mai invadente. Vale la pena menzionare la completa assenza di un qualsivoglia doppiaggio e della localizzazione italiana che potrebbe scoraggiare i poco avvezzi alla lingua d’Albione. Infine troviamo uno stile balloon dei dialoghi con dei caratteri veramente piccoli che ho trovato di difficile lettura su una TV di medie dimensioni, fortunatamente gli sviluppatori hanno inserito un selettore per aumentare la dimensione dei caratteri e renderlo fruibile senza dover stare troppo vicini allo schermo. Nella nostra prova il titolo è stato giocato su PS5 in retrocompatibilità non presentando evidenti bug ne, ovviamente, affaticando l’ammiraglia Sony; complice anche una discreta mole di documenti da leggere, si impiegano una quindicina di ore prima di arrivare ai titoli di coda ma i molteplici bivi aumentano a dismisura la longevità se si vuole esplorare ogni singolo sentiero narrativo che l’opera mette a disposizione nel tentativo di dare un’interpretazione all’eterna domanda “e se…?”

Recensione realizzata con copia personale su hardware PS5 (in backward compatibility).

In conclusione

Voto - 7.5

7.5

Al netto di una totale assenza di innovazione e di un comparto tecnico senza particolari virtuosismi, Where the Heart Leads va ad arricchire con un'esperienza sorprendentemente introspettiva l'offerta ludica dei Playstation Indies. Con il suo ritmo lento è un titolo che non vuole piacere a tutti ma che ripaga con un'esperienza riflessiva ed agrodolce che pochi titoli riescono ad offrire al giocatore. Se vi piacciono le avventure che danno spunti riflessivi, i 25€ che costa il titolo saranno ripagati da un esperienza piena e profonda; per tutti gli altri invece il mio consiglio è di guardare altrove.

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Alessio Lori

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