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Retro Machina – Recensione

Quando si bazzica il mondo dei produttori indipendenti, è un po’ come cercare all’interno di una grossa cesta e scoprire in mezzo a tanti pezzi di carbone una piccola pietra preziosa. Con Retro Machina, l’action adventure con qualche elemento RPG, creato in Brasile da Orbit Studio,  è successo proprio questo. Seguitemi nella mia recensione per scoprire cosa mi ha conquistato di questo gioco, che rimane sempre un piccolo gioiellino, anche se imperfetto.

Il nostro alter-ego sullo schermo è un piccolo robot, denominato SV 5839, ma che per comodità d’ora in poi chiamerò semplicemente SV, che vive nella tentacolare Città dell’Ingegno (tradotta dall’inglese Endeavour City), completamente popolata dai robot. Mentre si trova al suo posto nella catena di montaggio della fabbrica presso la cui lavora, qualcosa lo distrae, una piccola farfalla, un lampo di colore nella sua vita grigia come l’acciaio. Come successe a Charlie Chaplin in Tempi Moderni, non riesce più ad essere un anello di una catena, spezza il suo vincolo sociale e tenta la fuga. Ma la situazione precipita, le forze dell’ordine lo braccano e alla fine l’unica via di fuga è buttarsi dentro un tubo di scarico, che letteralmente lo espelle dalla città e lo catapulta, malridotto ma ancora in parte funzionante, nel mondo esterno. Qua, attraverso l’esplorazione di cinque diversi biomi, scopriremo cosa è successo al genere umano, cosa ha portato il robot a dominare il mondo e quale sia il nostro ruolo in tutta questa vicenda. Un piccolo robot, un minuscolo ingranaggio di una utopica società all’apparenza perfetta, con il suo singolo atto di ribellione riesce a cambiare i destini del mondo. Vista la storia, in questo caso è ben azzeccato il termine “effetto farfalla”.

Durante il nostro cammino dovremo affrontare diversi pericoli, rappresentati da altri meccanismi robotici e robotizzati che fanno la guardia alle vestige ormai quasi del tutto riconquistate dalla natura e dalla vegetazione, che erano la casa degli umani. La realizzazione dei cinque livelli di cui è composto il gioco, ovvero la Zona Selvaggia, la Stazione Centrale, la Città Nucleare, la Citta del Mare e il Monte Serendipity, è stata fatta tutta ispirandosi all’art déco degli anni ’50 del secolo scorso. Il retrofuturismo distopico impregna tutti i livelli, che sono stati ottimamente disegnati a mano, così come le animazioni del nostro personaggio e dei suoi avversari. L’esplorazione di ogni singolo anfratto di ogni livello, oltre che ad essere un piacere per gli occhi, è quasi sempre funzionale al gameplay, per cui il consiglio che vi posso dare è di ispezionare accuratamente ogni area.

La rappresentazione del gioco è fatta usando una visuale 2.5D isometrica, che se da una parte è abbastanza funzionale, limita comunque le azioni che abbiamo a disposizione. Nelle prime fasi del gioco impareremo ad usare i pochi e semplici comandi, ma non pensate che poi sia semplice utilizzarli alla perfezione quando saremo gettati nell’azione. È pur vero che la maggior parte del gameplay si basa sulla risoluzione di enigmi ambientali, ma ci sono anche alcune sezioni dedicate al combattimento e in questo caso ho trovato il limite maggiore di Retro Machina. Il nostro piccolo SV ad un certo punto acquisisce il potere di poter connettersi via onde radio ad un avversario sullo schermo, e questo è molto utile soprattutto quando saremo chiamati a risolvere enigmi ambientali. Il problema è che il nostro alter-ego non ha a disposizione armi per il combattimento a distanza, ma solo una chiave inglese per il combattimento corpo a corpo. Durante i primi scontri, con un po’ di tempismo e coordinazione, risulta anche un’arma efficace, ma proseguendo nel gioco troveremo alcuni nemici e mini-boss che ci attaccheranno dalla distanza e non è certo agevole avvicinarsi a loro senza farsi ammazzare, anche usando altri robot come scudo.

Controllare due entità, ovvero SV e un altro robot, vuol dire destreggiarsi bene con le due levette analogiche del pad. Ci vuole un po’ di pratica e di concentrazione e alla fine durante le fasi di esplorazione, ho acquisito una discreta agilità nello spostare entrambi i personaggi sullo schermo. Purtroppo la stessa cosa non mi è riuscita nelle sezioni di combattimento. Quando l’azione si fa frenetica, si perde facilmente la bussola, ovvero non si riesce a capire chi stiamo controllando, dove sono i nostri due robot sullo schermo e quindi quello che poteva apparire un vantaggio tattico diventa un pasticcio.
Per avere delle possibilità in più, in Retro Machina troviamo dei punti dove poter applicare dei miglioramenti ad SV, ma bisogna sempre ponderare bene quali scegliere, perchè abbiamo a disposizione una scorta limitata di componenti da poter “spendere”, per cui investire tutto in un upgrade  invece che un altro, potrebbe farci pentire della scelta fatta.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornitoci per la versione PC (Steam)

In Conclusione

voto - 7.5

7.5

Retro Machina, pur non essendo primo di difetti, come un gameplay non ben calibrato nella sezione combattimento e una esplorazione migliorabile, rimane un action adventure che si lascia giocare piacevolmente. La componente grafica gioca un ruolo quasi di primo piano nella valutazione di questo titolo, che con una tram non certo originale, ma comunque interessante, punta molto sulla sua apparenza. E ci riesce molto bene grazie a livelli tutti disegnati a mano e animazioni realizzati con una cura e una dedizione elevate.

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Sergio "Cateye10" Grazzini

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.
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