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Passato, presente e futuro: le riflessioni di un “giocatore anziano”

Dal retrogaming all'actual gaming: quale sarà il futuro?

Aver iniziato presto a giocare con personal computer e console non fa di me automaticamente un retrogamer, ma un gamer anziano. Come retrogamer si individua una categoria che ad oggi è andata sempre più crescendo , una schiera di appassionati di “giochi del passato”, che cercano sempre nuovi pezzi per le loro collezioni e che sono orgogliosi della loro schiera di oggetti più o meno rari. Anche io amo circondarmi di vecchie macchine di gioco, per avere il gusto di poter giocare sull’hardware originale al software originale. Negli anni della mia carriera di giocatore ho accumulato una discreta mole di console e personal computer, che purtroppo per spazi casalinghi troppo ristretti, non ho mai potuto utilizzare come avrei voluto. Ma avendo cambiato casa ho avuto finalmente la possibilità di far uscire dalla soffitta dei miei genitori, che ancora ad oggi non riescono a capire il perché abbia conservato quella roba che per loro alla fine è solo un rifiuto speciale di un’era passata, con la speranza di poterla nuovamente utilizzare.

Possiedo una decina di console che ho cercato di conservare nel migliore dei modi possibili, compatibilmente agli spazi che avevo e al tempo che gli potevo dedicare durante gli anni per dargli una sommaria spolverata. La cosa che più temevo era il fatto che avendo “vissuto” per 20 anni in una soffitta, per quanto lontani dall’umidità e e un po’ meno dalla polvere, i vecchi hardware avrebbero potuto fare una brutta fine al momento dell’accensione. Pensavo ai chip, ai condensatori dentro i trasformatori, alle schede madri dove avrebbe potuto farci un nido una famigliola di ragni. Ma ormai se il danno era stato fatto, poco si sarebbe potuto rimediare. Assieme a mio figlio, sei anni da poco compiuti, ci siamo messi a tirare fuori dalle scatole in ordine sparso il Super Nintendo, Il Neo Geo CD e quello AES, la Sega Saturn, le due Game Cube, quella PAL e quella Jap/NTSC, i due Dreamcast,  anche in questo caso uno PAL e uno Jap, il Nintendo 64 e per finire il mio primo NES, regalato da una mia amica nel 1988, perchè lei non sapeva cosa farsene, assieme ad una 15ina di cartucce.

Con timore quasi reverenziale ho spolverato questi oggetti che hanno popolato la mia infanzia ed adolescenza di ore di divertimento digitale, e con trepidazione ho provato ad attaccare una per una le console. Mi sono procurato ormai da anni un monitor LCD 4:3 con ingresso antenna, VGA,SCART, S-Video e RGB, assieme a tutta la cavetteria originale che ho gelosamente conservato per anni, come ad esempio il VGA BOX del Dreamcast o un cavo SCART modificato appositamente per il Neo Geo.

Ho attaccato la prima console, il Nintendo 64 PAL, ma nessun segno di vita. Si inizia male, mi dico. Ho anche la versione NTSC ed ho un bel convertitore di voltaggio tra quello europeo e quello americano. Posso creare un Frankenstein, per cui prendo l’alimentatore americano, lo metto nella console PAL, attacco l’alimentazione al convertitore e la lucina sul case del N64 si accende. Provo a metterci la cartuccia di Super Mario 64, il gioco che mio figlio stava aspettando trepidamente, perché ci ha giocato sulla Switch, ma che voleva provare assolutamente sulla console originale con il pad originale, in quanto gli ho decantato la sua comodità e migliore precisione, ma il gioco non viene visualizzato a schermo. Allora inizio a fare una serie di esperimenti di connessioni video con la cavetteria che ho a disposizione, alla fine riesco a collegare la console console con il cavo S-Video, c’è segnale , mail gioco non porte comunque. Come ultima ratio, memore del mio passato, prendo la cartuccia e do una bella soffiata ai contatti, la inserisco e finalmente il faccione di Mario appare sullo schermo e mio figlio può finalmente provare le stesse esperienze che provai io, andando a cercare stelle nei livelli del primo Mario totalmente tridimensionale.

Nei giorni successivi ho provato anche le altre console e il risultato è stato che tutte, senza grossi problemi, hanno ripreso vita con successo, facendomi scaturire una serie di considerazioni.
La prima è su come nell’arco di trenta e passa anni siano cambiate le cose. Prima una console era una macchina gioco a se stante, si collegava all’alimentazione e al televisore, si inseriva la cartuccia, o nelle versioni più recenti il disco, e si poteva immediatamente giocare. Erano quindi delle macchine gioco a tutto tondo. E nonostante gli anni passati dalla loro ultima accensione, il loro funzionamento rimane impeccabile, potendo giocare nuovamente senza dover ricorrere ad emulatori ai giochi del nostro passato. Continuano a svolgere in maniera egregia la funzione per la quale erano state sviluppate, senza grosse complicazioni o configurazioni da fare. Ho poi fatto il paragone con le macchine delle ultime generazioni, console che si sono sempre più avvicinate al mondo dei computer e che stanno transitando sempre più verso il formato digitale. Il formato fisico, per quanto ingombrante e a volte imperfetto, come ad esempio i supporti magnetici, rimane un patrimonio incomparabile rispetto al gioco solo digitale. Se infatti pensiamo a quello che sta succedendo con la progressiva chiusura degli store online dedicati per esempio alla PS Vita o alla PlayStation 3, ci rendiamo conto che alcuni giochi potrebbero essere non più accessibili in un prossimo futuro. Se li abbiamo scaricati e risiedono sulle memory card o sugli hard disk, potrebbero però essere persi per sempre, “come lacrime nella pioggia”, per citare il caro Roy Batty. Si parla di retrocompatibilità, ma come sappiamo anch’essa è comunque una soluzione che non è detto che possa restituirci i giochi come li abbiamo inizialmente giocati, vuoi per il cambio di risoluzione sui televisori moderni, ma anche per l’implementazione dei comandi su pad o periferiche di gioco che non sono certo uguali a quelle con le quali si è giocato al gioco originale sulla console per la quale è stato creato.

A tutto questo si deve aggiungere il fatto che le console con le quali stiamo giocando sono continuamente aggiornate tramite nuovi firmware e patch, che le rendono obsolete nel giro di pochi mesi per qual che riguarda il sistema operativo e le applicazioni. Senza considerare che per giocare online bisogna essere comunque sempre connessi alla rete e che i server siano sempre attivi. Ho fatto quindi un paragone tra il passato ed il presente, immaginandomi di voler rigiocare tra una ventina d’anni ai giochi che possiedo ad esempio su PlayStation 4 o Xbox One. Quando riconnetterò queste console per poter far girare un disco o peggio un gioco digitale, forse non lo potrò più fare, in quanto magari non potrò più fare aggiornamenti. Non sto facendo un ragionamento basato sulla nostalgia e sul dire che “prima era meglio”, ma solo una considerazione in merito a quanto di quello che abbiamo oggi potrà essere usufruibile tra qualche anno. Ci troveremo macchine che non potranno più esprimere la funzione per la quale sono state concepite e questo sarà veramente deprimente.

L’altro elemento di riflessione che è scaturito in me è vedere come i giochi progettati per una generazione di giocatori siano ad oggi ancora attuali. Ho visto mio figlio di sei anni mettersi alla prova con giochi con i quali ho passato ore ed ore. Inizialmente temevo che sarebbe rimasto deluso per la loro grafica essenziale, dettata da un livello tecnologico inferiore a quello che possiamo apprezzare ora, ma con mia grande sorpresa ha iniziato a giocare con entusiasmo, lo specchio di quello che avevo io alla sua età quando mi cimentavo con giochi tipo Arkanoid o Tetris. Questo sta a dimostrare un mio pensiero che ho sviluppato nel corso della mia quarantennale esperienza nel mondo dei videogiochi, ovvero che alla fine non conta tanto quanto sia fotorealistica la grafica, ma la differenza la fa il concetto che sta sotto il gioco. Negli anni ci sono state grandissime evoluzioni, si sono creati nuovi generi, il mondo del gioco su Pc e console si è aperto ad un numero incredibile di appassionati, ma alla fine tutto parte da quelle piccole console o home computer, che con pochi pixel, suoni limitati, riuscivano comunque a trascinarci in mondi meravigliosi. Vedere mio figlio giocare con il primo Zelda ed appassionarsi alle vicende di Link, cercare nei dungeon oppure portare a termine un livello complicato di Sonic, mi rende felice. Non lo ho in nessun modo indotto a giocare, ma vedere che lo facevo lo ha spinto a provarci, prima con risultati deludenti e a volte frustranti, ma con la pratica e l’esperienza è diventato sempre più bravo. Mi ha chiesto lui di giocare a Super Mario 64 dopo che mi ha visto cimentarmi con Mario Odyssey, ha iniziato ad esplorare e a completare livello su livello. Quando ha deciso di cimentarsi ad Odyssey, che per lui mi sembrava troppo complicato, ha invece subito applicato quello che aveva già imparato con il “nonno” della versione su Switch e senza problemi ha iniziato a raccogliere lune.

Tutto questo mi porta alla conclusione che siamo nel bene o nel male, il frutto di tutte le nostre esperienze e riuscire a recuperare quelle del passato è sicuramente un modo positivo per poter apprezzare ancor di più quello che oggi ci propone il mercato. Ho un senso di disagio per quello che invece potrà succedere nel futuro a quelle generazioni di giocatori che a causa dell’obsolescenza programmata delle macchine attuali, non avranno la possibilità di poter sperimentare in forma piena i giochi dei loro genitori, perché non avranno gli strumenti materiali per farlo. Non mi piace suddividere le cose in categorie e per questo non considero il retrogaming come una forma di conservazione statica della memoria, ma invece deve essere una modalità dinamica che stimoli nelle nuove generazioni di giocatori la voglia di sperimentare e provare titoli che sono il nucleo fondamentale di questa grande passione che in molti condividiamo.

Se vorrete condividere con me e con gli altri lettori le vostre impressioni su questo argomento, sentitevi liberi di farlo.

 

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Sergio "Cateye10" Grazzini

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.
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