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Outriders – Recensione (Prima parte)

Oramai è chiaro: il tempo dei titoli single player sta per giungere alla fine. Dando un’occhiata al mercato è palese quanto i titoli di recente e di prossima uscita strizzino maledettamente l’occhio agli amanti del multiplayer, dei titoli a cui è necessario incollarsi per ottenere armamentario migliore e quindi, ovviamente, vincere. I tempi per coloro che, come il sottoscritto, sono attaccati al concetto di “gioco con trama” stanno diventando sempre più duri poiché il mercato sta diventando sempre più orientato ad offrire gratuitamente un pacchetto gioco-base a cui il giocatori poi, a proprio piacimento, può andare ad aggiungere piccoli pezzetti di gioco spendendo denaro reale. Quando ho sentito parlare di Outriders temevo di essere di fronte al tipico gioco che non-amo e l’idea di poterlo recensire mi ha fatto stringere le budella; per fortuna devo ammettere che mi sbagliato e le mie aspettative sono state quasi del tutto (e fortunatamente) deluse. Outriders è un titolo che merita di essere analizzato con calma e per questo  abbiamo deciso di suddividere l’articolo in due parti.

Se non ne foste a conoscenza, Outriders porta la firma di People Can Fly, team di sviluppo noto al pubblico per titoli come Bulletstorm e Gears of War: Judgment, ed è forse proprio quest’ultimo titolo che ha fatto da musa ispiratrice per la realizzazione di Outriders. Ma andiamo con ordine.
Una volta avviato il gioco saremo accolti da un non troppo ricco editor che ci permetterà di creare il nostro alter-ego virtuale (un Outrider, appunto) al quale dovremo dare un nome che ci distinguerà nell’online del gioco. Per chi se lo stesse chiedendo, la trama di Outriders ha inizio a seguito di una fallimentare spedizione coloniale, dove un folle scienziato ha condotto un plotone di uomini verso morte certa mentre ella alla ricerca di un pianeta vivibile giacché la Terra è stata abbandonata a causa di una catastrofe naturale. Il protagonista sarà uno dei pochi sopravvissuti grazie a un processo di criostasi e verrà risvegliato dopo circa trenta anni dalla spedizione coloniale citata più su. Una volta risvegliatosi, il protagonista si accorgerà che il pianeta sul quale trent’anni prima erano sbarcati è completamente diverso ed è ora pieno di mutanti e di guerre fratricide tra colonie di umani. Non ci vorrà troppo tempo prima che il protagonista sveli i suoi poteri  acquisiti a seguito di un contatto con l’Anomalia, una sorta di potere paranormale onnipresente sul pianeta Enoch.

Contrariamente a quanto è possibile immaginare, Outriders offre una esperienza di gioco che si divide in due parti ben distinte: la prima dedicata esclusivamente alla trama del gioco e l’altra, invece, che ha inizio una volta che la prima è stata completata. Non vi nascondiamo che, soprattutto nelle prime sessioni di gioco su PlayStation 5, abbiamo avuto grossi problemi con il matchmaking che ci ha obbligato più volte a dover riavviare il titolo per iniziare a giocare. Fortunatamente con l’ultimo aggiornamento pubblicato, il problema sembra essere stato parzialmente risolto e il numero di errori legato al matchmaking si è ridotto all’osso.
Le prime ore di gioco che abbiamo affrontato sono state sostanzialmente dedicate alla spiegazione delle diverse meccaniche di gioco e alla “configurazione” del personaggio: inutile dirvi che, a un certo punto della storia, dovrete necessariamente scegliere a quale classe associare il vostro personaggio così da poter utilizzare i suoi poteri speciali. Nella nostra esperienza di gioco abbiamo scelto come classe quella del Tank (qui definita Devastator) il cui compito, com’è giusto che sia, è “incassare”e sferrare potenti attacchi al nemico, riuscendo così a farlo fuori con pochi colpi ben assestati. Inutile dirvi che scegliendo questo personaggio abbiamo avuto grossissime difficoltà a portare a termine scontri su lunghe distanze. Procedendo nella storia abbiamo avuto la possibilità di migliorare le skills del nostro personaggio e di modificare l’arsenale a nostra disposizione, adeguandolo al tipo di combattimento previsto per la nostra classe. In buona sostanza, per essere chiari, pensare di poter utilizzare come classe il “Tank” e pretendere che si comporti come un cecchino è praticamente follia, pertanto sarete necessariamente chiamati a dover adeguare il vostro equipaggiamento alla classe a cui il vostro personaggio appartiene.

Per il momento ci fermiamo qui con il racconto della nostra esperienza con Outriders ma vi promettiamo di vederci a breve con qualche altra pagina della nostra recensione del gioco…

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Mr. Pink

Una carriera da gamer iniziata con Turrican su Commodore 64 e proseguita poi direttamente su Super Mario 64. Credo in un mondo privo di lootbox e di titoli Pay To Win, anche se forse questo resterà solo un sogno...
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