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DOOM Eternal: The Ancient Gods Part Two – Recensione

Doom Eternal non ha pienamente soddisfatto le mie aspettative di vecchio giocatore del franchise, ma come dicevo nella mia recensione, si tratta comunque di un gioco che merita di essere giocato anche se esce dal solco tracciato dai suoi predecessori. Ho anche recensito il la prima metà di  DOOM Eternal: The Ancient Gods  e l’ho trovato piacevole, anche se le mie riserve sull’impianto complessivo del gioco rimanevano. Adesso è uscita la seconda parte e devo dire che purtroppo quello che avevo trovato di positivo nel primo DLC si è trasformato in frustrazione che poi è sfociata in delusione. Seguitemi nella mia analisi per capire cosa dei nuovi contenuti mi hanno portato ad esprimere un giudizio purtroppo non positivo su The Ancient Gods Part Two.

Il nostro Doomguy. dopo l’invasione demoniaca della Terra interrotta e le colonne del Paradiso fortemente scosse, cerca di porre fine al dominio dell’Inferno attraverso le varie dimensioni una volta per tutte. I quattro livelli in  The Ancient Gods – Part 2 si sviluppano tutti verso un confronto finale che dovrebbe finalmente sigillare il genere demoniaco nella propria dimensione. I trailer mostravano battaglie su larga scala tra le forze dell’Inferno e le forze Sentinel trainate dai successi di Doomguy, per cui ci sono stati promessi degli scontri epici, ma sebbene questi eventi siano presenti nel secondo DLC, alla fine si collocano in secondo piano o sono solo mostrati  in brevi filmati.

Mi aspettavo un crescendo di grandiosità in questo atto finale, soprattutto nella costruzione dei livelli e nella loro struttura, invece non si nota un lavoro così accurato e un reale miglioramento rispetto a quanto visto sia nel gioco principale che nel primo DLC. Il gameplay rimane anch’esso simile a quanto già giocato in precedenza, l’unica variazione degna di nota è la presentazione di nuovi nemici che hanno punti deboli ultra-specifici. Ci sono degli Imp che richiedono l’accessorio per il fucile automatico, Baroni  che richiedono il fucile al plasma e nemici zombi con scudi energetici impenetrabili. Questo tipo di design delle orde demoniache era in fase embrionale in  DOOM Eternal , ma i requisiti specifici e costanti per abbattere i nemici in una frazione di secondo sono stancanti piuttosto che eccitanti a questo punto. In questo modo sembra essersi persa la bellezza della saga Doom dove il massacro dei nemici era il punto di forza, trasformando il combattimento in un continuo cambiare arma per usare quella giusta contro l’avversario giusto.

Per fortuna, sebbene i nuovi nemici siano effettivamente più fastidiosi che impegnativi, in DOOM Eternal: The Ancient Gods – Part Two ci sono molti grandi combattimenti . Ciò avviene soprattutto gli Incontri Escalation, che ci consentono di avviare una seconda ondata di nemici più difficili in arene specifiche una volta per livello. A differenza degli Slayer Gates nel gioco principale, questi sono nel percorso della storia principale e forniscono incontri soddisfacenti che comunque possono risultare frustranti, ma che deliziano chi cerca un livello di sfida più elevato. In questo caso DOOM Eternal mostra tutta la sua forza, permettendoci di isolare i nemici che richiedono un’attenzione specifica e apprendere i vari stili di combattimento degli avversari, obbligandoci a studiare nuove tattiche per essere sempre più efficaci e letali.

Un altro aspetto positivo è il Sentinel Hammer , una bella super arma che si adatta abbastanza bene ai ritmi di combattimento. Quando viene utilizzato, Doomguy spara in aria e scatena una straordinaria devastazione in grado di spappolare i nemici minori e stordire le minacce più grandi. Ciò consente ai giocatori di elaborare ulteriormente le strategie in un batter d’occhio e di fuggire da brutte situazioni senza bruciare una vita extra. Mi ha fatto sorridere il fatto che i demoni abbiano stelle che circondano la testa quando sono storditi come un  personaggio dei cartoni animati, ma l’utilità di questa arma compensa questa cosa ridicola.

Paradossalmente se  The Ancient Gods – Part Two  finisse dopo il penultimo livello e omettesse il  combattimento con il boss finale, sarebbe un’esperienza molto migliore, nel suo complesso. Purtroppo, quando Doomguy incontra finalmente il più grande male di tutti, la lotta che ne consegue è un compito noioso che non vale lo sforzo. La dinamica di attacco che dobbiamo usare diventa una noiosa danza mentre aspettiamo che il suo punto debole si palesi, per poi colpirlo e ricominciare tutto da capo. Il Sentinel Hammer è la chiave per danneggiarlo, ma le cariche le otteniamo solo dopo degli attacchi del boss, il che significa che c’è da aspettare da cinque a dieci minuti per un’altra opportunità.  In definitiva è una lotta contro un boss che mette in mostra gli elementi peggiori di questo DLC,  che è l’esatto opposto della frenesia per cui la serie e anche il gioco base DOOM Eternal, è nota.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornitoci per la versione Xbox One

In Conclusione

voto - 6

6

Con livelli dimenticabili e frustranti aggiunte, come i nemici con punti devoli specifici,  Doom Eternal: The Ancient Gods - Part Two  risulta essere un finale indegno di questo capitolo della saga Doom. Nonostante ci fossero fili della storia interessanti  per dimostrare che valeva la pena concentrarsi sulla storia e sull'identità di Doomguy, alla fine le risposte definitive non possono compensare un gioco che finisce in un modo così opposto all'identità principale del franchise. 

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Sergio "Cateye10" Grazzini

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.
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