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Breathedge  – Recensione

Non sono mai stato un grande amante dei giochi rilasciati in early access, perchè molte volte dalle premesse iniziali degli sviluppatori si arriva poi ad un prodotto finale completamente diverso dalle aspettative. Breathedge segue questa strada. Inizialmente era stato presentato come un grande sandbox con ambientazione spaziale, dove esplorazione e aggiornamenti della nostra base erano il fulcro di tutto il gameplay. La versione definitiva che ho testato invece ridimensiona molto tutto l’impianto, consegnando nelle mani dei giocatori un prodotto molto meno ambizioso, ma che resta comunque particolare e divertente.

In Breathedge vestiamo la tuta spaziale di un Uomo, senza nome, che si trova isolato nello spazio, a bordo di una piccola navetta, dopo un incidente. Nostro nonno è morto e mentre stiamo riportando la sua salma al servizio funebre, la gigantesca nave da trasporto che ci sta traghettando, viene distrutta da un evento sconosciuto. Ci troviamo quindi soli in attesa di una missione di salvataggio che difficilmente ci troverà vivi, ma il nostro istinto di sopravvivenza prende il sopravvento e dovremo fare di tutto per riuscire ad uscire da questra situazione avversa. Al contempo dovremo anche scoprire quali siano le cause del naufragio spaziale ed indagare su cosa si nasconde dietro alla compagnia alla quale ci siamo affidati, che sembra trarre profitto illecito dal trasporto dei cadaveri nello spazio. Siamo soli a parte l’intelligenza artificiale che è installata nella nostra tuta, che è anche l’unica fonte di informazioni sulla quale ci possiamo basare. Tutta la narrazione della trama avviene tramite essa, che con un umorismo pungente, ci guiderà attraverso ogni singola fase dei livelli che siamo chiamati ad affrontare. Non abbiamo molto margine di scelta , in quanto per avanzare dovremo seguire le indicazioni che la nostra tuta ci detta, pena una prematura dipartita.

Quando il gioco inizia per la prima volta, ci ritroviamo su una navetta semi-distrutta. La prima cosa da fare è tappare una perdita d’ossigeno nella camera di equilibrio. Essendo a gravità zero, dovremo subito capire come muoverci senza andare a sbattere da tutte le parti. Il controllo del movimento è molto meno complicato rispetto a quanto sperimentato ad esempio in Adrift, quindi con qualche minuto di pratica sono riuscito agevolmente a capire come spostarmi nelle tre dimensioni. È possibile entrare nella nave, dove c’è una sorta di gravità artificiale e dove potremo muovere i primi passi nella costruzione di oggetti che saranno necessari per procedere nella nostra missione. Per quanto i dialoghi della nostra tuta spaziale siano divertenti, la velocità con la quale parla è talmente elevata che più volte sono dovuto ricorrere al menù delle missioni per capire cosa dovevo fare e come dovevo farlo. Risulta subito chiaro che il nostro compito principale è quello di fare rapide escursioni all’esterno per recuperare vari materiali necessari per assemblare oggetti di vario tipo. Inizialmente abbiamo solo 75 secondi di autonomia, per cui le escursioni fuori dalla nave dovranno essere veloci e mirate, per essere in grado di ritornare sani e salvi nella camera di decompressione per far ricaricare le bombole d’ossigeno. Oltre ai materiali, saremo in grado anche di recuperare dei progetti che ci saranno necessari per la sopravvivenza, oltre che per l’esplorazione. Per rimanere in salute dovremo bere, mangiare e dormire. Il cibo e l’acqua li troveremo in forma di materiali grezzi, come ad esempio blocchi di ghiaccio o globi di nutrienti, che una volta portati al nostro banco di lavoro saranno convertiti in razioni e bottiglie. Il problema principale del gameplay è che nelle prime fasi del gioco, ovvero nelle prime ore, dovremo ripetere sempre le stesse azioni (raccolta/costruzione), cercando di ampliare a poco a poco il nostro raggio d’azione, ma stando sempre attenti a non allontanarci troppo dalla nostra nave, unica fonte di ossigeno. Ho trovato questo meccanismo un po’ troppo ripetitivo, anche perchè le informazioni che abbiamo su come procedere sono molto vaghe. Ci vuole troppo tempo per entrare effettivamente nel vivo dell’azione, ma se siete pazienti e metodici, dopo la fine del primo capitolo il gioco inizia a prendere poi una forma molto più definitiva e l’azione diventa molto più fluida.

Una volta che avremo esteso la nostra riserva di ossigeno e che potremo muoverci più velocemente da una zona all’altra, Breathedge cambia radicalmente passo. Esplorare le varie parti della nave distrutta diventa non più un incubo, ma una situazione divertente ed affascinante. Il problema della mancanza di indicazioni chiare però permane, costringendoci a una serie di tentativi per poter fare cose all’apparenza semplici, come ad esempio collegare tra loro i moduli della nostra base o entrare in alcune zone che all’apparenza sembravano inaccessibili, solo perché non era chiaro come si potesse accedervi. Molto del tempo che ho dedicato al gioco è stato legato a questo, ovvero al fatto che non essendoci alcun aiuto o spiegazione chiara, sono dovuto andare avanti a tentoni, con lo spettro della morte incombente che aleggiava sulla mia spalla.

Durante i quattro capitoli nei quali Breathedge è suddiviso, a parte il primo, non saremo chiamati a cimentarci con un sandbox spaziale, ma con una avventura in prima persona, con una narrazione lineare che non ci da alcun margine di libertà. Le nostre azioni sono tutte finalizzate all’obiettivo da raggiungere, e spesso e volentieri si limitano a una raccolta di materiali per poi costruire un oggetto per proseguire. Ci sono alcune sezioni di azione dove siamo chiamati a sparare ad occasionali nemici, ma per il resto il tutto si riduce ad un “walking simulator” in assenza di gravità. Il nostro inventario limitato ci permette di portare solo pochi oggetti, per cui saremo obbligati a fare un sacco di volte gli stessi percorsi per reperire oggetti che poi dovremo depositare nella nave, ritornare a reperirne altri, finché non ne avremo abbastanza per costruire uno specifico oggetto che ci servirà per accedere ad un’area successiva.

La cosa che non manca in tutto il gioco è la vena ironica, sarcastica ed irriverente che pervade tutta la narrazione e devo dire che questo è stato il solo stimolo a darmi la forza di continuare fino al completamento del gioco. Le battute della nostra tuta, le situazioni paradossali che dobbiamo affrontare e anche la struttura della storia stessa sono sicuramente la cosa più riuscita di questo titolo, che altrimenti sarebbe stato solo un mediocre fallimento.

Un altro elemento sicuramente positivo è la realizzazione grafica, che dimostra quanta cura e passione gli sviluppatori hanno messo nella realizzazione di Breathedge. Il gioco scorre fluido, senza cali evidenti di framerate, anche nelle sezioni con un maggior numero di dettagli, ed è una vera gioia per gli occhi. Gli effetti di luce, le texture, la fisica dell’esplorazione in assenza di gravità sono ai livelli di un titolo tripla A.

Anche dal punto di vista della componente sonora è stato fatto un lavoro ineccepibile. A parte la già citata IA logorroica, anche gli effetti e la colonna sonora sono di altissimo livello. Ho apprezzato moltissimo la radio di bordo che trasmette coinvolgenti canzoni russe e pezzi gradevoli ed orecchiabili, ottimi per spezzare la monotonia delle azioni ripetute ad libitum.

Il gioco si completa in una ventina di ore, che sono suddivise in circa una dozzina nella modalità sandbox e le rimanenti dedicate alla sezione di esplorazione come simulatore di camminata. Alla fine del gioco potremo scegliere di continuare a giocare in modalità sandbox, oppure potremo fare la stessa scelta quando inizieremo una nuova partita. Sinceramente dopo averlo completato dubito che ritornerò a giocarlo nuovamente, ma chi ama le sfide può comunque provarci.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornitoci per la versione PC (Steam)

 

In conclusione

voto - 7

7

Breathedge è un titolo che ha sicuramente molto da offrire nella sezione sandbox, che già aveva mostrato in  accesso anticipato, ma quando diventa più un simulatore di camminata, perde molto del suo mordente principale. C'è uno stacco troppo netto tra le due sezioni e soprattutto quello che era stato proposto nell'early access, ovvero un gioco aperto e pieno di possibilità, alla fine si riduce ad un titolo che di libertà ne offre assai poca e che soprattutto ci obbliga a tornare troppe volte sui nostri passi per compiere missioni lineari. Ma in definitiva l'ho trovato è un gioco divertente che vale comunque la pena giocare per chiunque ami le ambientazioni spaziali, le avventure, l'esplorazione e soprattutto un approccio umoristico che però non decade mai nel ridicolo. Peccato che non abbia comunque rispettato le aspettative, sarebbe stato sicuramente premiato da una valutazione molto più elevata.

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Sergio "Cateye10" Grazzini

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.
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