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 Gal*Gun Returns – Recensione

Parlare in senso generale della serie Gal*Gun non è semplice per chi non ha un minimo di conoscenza di Bishōjo Games.  In pratica si tratta di giochi riservarti ad un pubblico maschile che incentrano la loro attenzione sull’interazione con ragazze, in maniera scherzosa, strizzando l’occhio all’aspetto sexy. Nel 2011 fu pubblicato su Xbox 360 il primo gioco di questa serie, che ha avuto poi una trasposizione su PS3 e due seguiti più un’avventura VR per PC. In occidente il primo capitolo non è mai stato pubblicato, se non adesso nella versione  Gal*Gun Returns, per Switch e PC, localizzato in inglese e rimasterizzato. In pratica si tratta di uno sparatutto su rotaia nel quale un giovanotto si trova sua malgrado pieno di ferormoni iniettati da una bislacca cupido, e per difendersi da frotte di adoranti ragazzine di un liceo giapponese, deve andare a giro sparando colpi “ormonali” e conquistare quattro ragazze della scuola. Con queste premesse capite bene che non è certo un gioco per tutti, ma se superate l’ostacolo inziale di sentirvi dei pervertiti, alla fine qualcosa di buono e divertente lo potrete trovare in Gal*Gun Returns. Scopriamo assieme cosa.

Stranamente, non abbiamo ricevuto il primo gioco in occidente, ma tutto sta cambiando con l’uscita di Gal Gun Returns . Questa voce rimasterizzata celebra il decimo anniversario della serie e offre ai giocatori la possibilità di provare il titolo mancante. Mentre regge in termini di gameplay e sbloccabili, mostra sicuramente la sua età nella sua presentazione.

Gal*Gun Returns vestiamo i panni di Tenzou Motesugi, uno studente di un liceo giapponese, che come dicevo, viene maldestramente imbottito di ferormoni da una squinternata angioletta, emula di Cupido,  che faceva pratica. Questo fa si che tutte le ragazze della scuola gli si gettino incontro, mentre l’unica che lo rifugge (ovviamente) è l’unica per la quale ha una cotta. Inizialmente si può scegliere tra quattro ragazze quale vogliamo conquistare e per completare tutte e quattro le scelte possibili, dovremo rigiocare l’intero gioco da capo, con pochissime variazione tra una partita e l’altra.

Oltre alle sezioni “action” ci sono anche dei (lunghi) intermezzi con dialoghi. Fate attenzione ad andare avanti veloce, perchè durante questi scambi, ad un certo punto vi verranno fatte alcune domande e a seconda delle risposte che darete, potrete stabilire un’affinità diversa con la ragazza che state cercando di conquistare. Quello che differenzia il percorso di ogni singola “cotta” sono alcuni mini-games e battaglie con  alcuni boss intermedi, anche se poi il boss finale è il medesimo per tutte e quattro.

La struttura principale del gameplay è quella di un classico sparatutto su rotaie, dove dovremo essere veloci a mirare alle ragazze che cercheranno di buttarsi tra le nostre braccia, colpendole con frecce di ferormoni. In partica è la stessa struttura di gioco di House of The Dead, dove al posto degli zombie ci sono ragazze carine. Si riceve un punteggio a seconda di quante ragazze riusciamo a colpire in ogni livello, ma alcune di loro non sono bersagli facili, poiché possono nascondersi oppure attraversare il campo visuale molto velocemente. Di solito ci vogliono più colpi per bloccare un’ammiratrice, ma se si spara una fraccia nel punto giusto del corpo, allora si possono fermare con un colpo solo, denominato “Colpo Estasi”. Sapere quale sia il punto giusto non è certo semplice, per cui effettuare questo colpo è più una questione di fortuna che di bravura. Se riusciremo a mandare in stato di euforia le adolescenti “infoiate”, allora potremo accedere alla modalità Doki Doki, che rappresenta l’apice della perversione giapponese. Si tratta di un minigioco che ci fa selezionare una sola ragazza e mirando ai suoi punti “tattici” del corpo, potremo eccitarla così tanto che espanderà la sua carica emotiva anche a tutte le altre ragazze delle schermo, generando un’onda d’urto ormonale. Se la stessa operazione viene fatta almeno tre volte sulla stessa ragazza durante tutto il gioco, potremo poi accedere al suo profilo completo nella sezione Galleria.
Capite bene che questo titolo ha sicuramente una platea di giocatori ben definita, ma alla fine si dimostra essere comunque un gioco ben realizzato e giocabile. Purtroppo la pecca peggiore è che è invecchiato molto male e risente molto dei suoi dieci anni, soprattutto nella componente grafica. per quanto le animazioni delle ragazze siano ben realizzate, con disegni molto carini in stile manga, il resto della grafica è piatto, sciatto, completamente anonimo e il ritocco estetico non ha aggiunto niente di buono, anzi ha paradossalmente evidenziato una grafica che già all’epoca non era certo al massimo della forma. Le texture in alta definizione sembrano appiccicate con la colla vinilica a modelli 3D che stanno in piedi con il fil di ferro. Le uniche modellazioni degne di nota sono quelle delle ragazze nella galleria, dove potremo vestirle come più ci aggrada.

Ogni partita non richiede più di un’ora per essere completata, per cui in circa quattro/cinque ore si sbloccano tutte le ragazze e i relativi bonus e modalità aggiuntive. Rigiocare per ogni ragazza da capo tutto il gioco con poche variazioni non è, come dicevo sopra, molto stimolante, ma se volete andare a caccia di tutte le ricompense, tra cui anche circa 400 paia di mutandine, allora sarete costretti a farlo.

Si può sbloccare la modalità libera a punteggio e il Doki Doki Carnival, dove potremo divertirci a colpire i punti sensibili di più ragazze contemporaneamente. Naturalmente non manca la modalità spogliatoio dove potremo cambiare abito alle ragazze che avremo sbloccato di volta in volta. Se siete degli otaku accaniti per sbloccare tutto lo sbloccabile ci starete dei giorni, altrimenti dovrete accontentarvi di una scelta limitata di accessori e vestiti.

L’accompagnamento musicale non è niente di memorabile, ma a forza di giocare i motivetti ti entrano completamente nel cervello e non di rado mi è capitato di fischiettarli sovrappensiero. Il parlato è tutto in giapponese, mentre i dialoghi testuali sono localizzati completamente in inglese, che però non richiede certo una laurea di terzo livello nella lingua albionica per intendere gli scambi di battute tra il protagonista e le ragazze che lo circondano

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornitoci per la versione PC (Steam)

In conclusione

voto - 6

6

Gal*Gun Returns è un gioco divertente, ma con molti limiti. Il primo è quello legato al fatto di interagire con ragazzine adolescenti, che sicuramente potrebbe causare molto imbarazzo nei giocatori occidentali, che non sono avvezzi alle perversioni erotiche che vengono dal Giappone. Non si sta parlando certo di un elogio alla pedofilia, in quanto il gioco è ammiccante e provocatorio, ma non cade certo nell'ambito del porno. Si tratta alla fine di uno sparatutto su rotaia dove bersagli o zombie sono sostituiti con ragazzine ammiccanti. Il problema principale è che sotto questa patina, il gioco sente il peso dei suoi dieci anni e questa versione rimasterizzata non è riuscita a mettere in evidenza i pregi, ma solo troppi difetti, soprattutto nella componente grafica. Se siete degli amanti dei questa tipologia di giochi e non avete paura a dover fare più run per sbloccare tutto lo sbloccabile, allora prendetelo senza timori. In caso contrario, dedicate i vostri risparmi verso titoli di valore tecnico superiore.

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Sergio "Cateye10" Grazzini

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.
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