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Sword of the Necromancer – Recensione

Sword of the Necromancer, il roguelike action-RPG sviluppato da Grimorio of Games e pubblicato da JanduSoft & Game Seer Ventures, cerca di discostarsi della ridda di titoli simili, inserendo come espediente innovativo, la possibilità di poter utilizzare avversari resuscitati come propri alleati durante la nostro avventura. Ma sarà riuscita questa aggiunta a renderlo un titolo accattivante? Scopriamolo assieme nella nostra recensione.

Partiamo dalle premesse narrative: nel gioco impersoneremo Tama, una ragazza che ha abbandonato la vita da bandito e che ha come scopo quello di riportare in vita Koko, una sacerdotessa, grazie all’utilizzo della spada del titolo, ovvero la Sword of the Necromancer. Attraverso una serie di scene tra un dungeon e l’altro, la storia delle due donne viene dettagliata meglio, facendoci conoscere quale tipo di relazione le lega, e quale tragedia ha condotto alla ricerca della spada per far rivivere la sacerdotessa. L’impianto narrativo è abbastanza interessante da farci lo stimolo a proseguire per scoprire sempre nuove informazioni, ma purtroppo è l’unica cosa che ha di positivo questo titolo.

Il gameplay di Sword of the Necromancer è legato alla struttura di un gioco di ruolo top-down nel quale dovremo guidare Tama attraverso dungeon generati casualmente per potere recuperare le chiavi per raggiungere il piano successivo. Ogni livello ha quindi i suoi avversari e un boss al termine. Niente di nuovo sotto il sole, così come niente di nuovo è rappresentato dalla possibilità di acquisire nuove armi e tomi magici durante l’esplorazione del dungeon, molti dei quali possono essere aggiornati alla base di partenza. Subito appena iniziato il gioco recuperiamo la Spada del Negromante e la  potremo usare in battaglia. Il potere della spada è quello di potere riportare in vita qualsiasi avversario che uccidiamo, che diventerà un nostro alleato controllato dalla IA del PC. Un elemento carino è la possibilità di attivare una modalità cooperativa locale, dove un nostro amico potrò  controllare il mostro resuscitato. I mostri possono essere potenziati alla basa, ma possono essere distrutti in battaglia, quindi il mio consiglio è di stare comunque attenti ad investire troppo su di essi.

Sebbene Sword of the Necromancer abbia sicuramente delle buone premesse che lo renderebbero un titolo per lo meno interessante, delude l’esecuzione pratica, il modo con il quale tutti i suoi elementi sono collegati dal punto di vista tecnico. Parto dalla prima grande pecca che un gioco del genere non deve sicuramente permettersi di avere, ovvero i controlli imprecisi. Non ho mai avuto la sensazione di essere perfettamente in grado di poter essere preciso nei movimenti, bell’attacco, nell’utilizzo dei poteri. Sembra sempre che ci sia un lag di fondo che lascia troppi spazi aperti agli avversari. La nostra Tama sembra essere frenata a terra da qualche strana maledizione, la sua velocità di movimento è così ridotta che attraversare i vasti livelli diventa una cosa più frustrante che divertente. Questo anche considerando che si deve fare anche un po’ di backtracking per ritrovare delle chiavi o elementi in alcune zone specifiche dei singoli dungeon. Abbiamo anche la possibilità di utilizzare una una mossa di scatto, ma essendo legata allo stesso misuratore di resistenza usato per attacchi speciali, il suo uso viene limitato e anche questo risulta frustrante. Un gioco con una struttura come quella di Sword of the Necromancer non può permettersi di essere lento ed impreciso, anche considerata la platea di concorrenti che affollano gli stores di ogni piattaforma di gioco.

Detto questo, capite benne che alla fine l’interessante modalità dell’utilizzo della negromanzia è sfortunatamente sprecata, e oltretutto mal realizzata. La colpa è della terribile intelligenza artificiale. Ho subito notato che i mostri nella modalità giocatore singolo passano più tempo a vagare senza meta che attaccare effettivamente i nemici. Abbiamo resuscitato un mostro che si comporta più da zombie che da valido alleato. Naturalmente questo non succede quando giochiamo in modalità cooperativa, ma alla fine la mancanza di varietà sia per quel che riguarda il grimorio del mostri che  l’equipaggiamento è un ulteriore duro colpo al gioco, in quanto mina pesantemente la sua longevità. Si può settare vari livelli di difficoltà e se scegliete il livello minore, vi renderete subito conto di quanto l’intera esperienza sia veramente breve e che solo a difficoltà superiori si ha un livello di sfida maggiore, ma senza grosse pretese. Siamo chiamati a  completare più run per vedere il vero finale, ma questo è solo un espediente per allungare la minestra, dovendo sorbirsi oltretutto una valanga di contenuti ripetuti tutte le volte.

Anche la componente estetica di Sword of the Necromancer è carente, come se mancasse di una buona ispirazione. Se non consideriamo la fantastica sequenza introduttiva animata all’inizio del gioco, la grafica decade rapidamente in un ambito qualitativo degno di RPG Maker, con un design che non alcun elemento che faccia spiccare i mostri su dei dungeons blandi, sciatti, con una realizzazione così elementare da farlo sembrare più che un gioco di ispirazione retrò, un vero proprio gioco degli anni 80/90 . La componente audio è anch’essa deludente e solo il voice acting ne risolleva un pochettino le sorti.

 

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornitoci per la versione PC (Steam)

In Conclusione

voto - 4.5

4.5

Sword of the Necromancer non si limita ad essere un gioco poco ispirato, ma risulta carente anche nella componente estetica e tecnica. Non ha alcun elemento di spicco, perché anche la caratteristica che lo dovrebbe distinguere dalla platea di suoi consimili, ovvero la possibilità di reclutare mostri morti per farli diventare nostri alleati, è dolorosamente minata ad una IA così insulsa da risultare completamente inefficiente. Se a tutto questo aggiungiamo una durata risibile, una longevità limitata e una serie di i inciampi tecnici legati ad un controllo troppo impreciso, lasciate perdere questo titolo perchè sul mercato ci sono giochi che meritano sicuramente i vostri soldi più che Sword of the Necromancer

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Sergio "Cateye10" Grazzini

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.
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