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The Medium – Recensione

Conosciamo bene le opere di Blooper Team a partire da Layer of Fear per arrivare fino a Observer, che adesso è arrivato anche nella modalità System Redux, per amplificare visivamente l’estraniante senso di oppressione che pervade il titolo con protagonista il mai troppo compianto Rutger Hauer. La vocazione principale del team polacco è sicuramente incentrata sulle tematiche horror intrise di esplorazione e colpi di scena, e con The Medium hanno cercato di aggiungere a queste tematiche anche una componente tecnica di primo livello, ovvero la possibilità di poter giocare contemporaneamente su due mondi in parallelo. Un progetto a dir poco ambizioso e sicuramente sarete curiosi, come lo sono stato io, di sapere se una piccola casa indipendente sia riuscita a centrare un bersaglio così complicato. Scopriamolo assieme in questa recensione.

Se vi ricordate la serie televisiva Medium, allora è facile capire cosa significhi parlare con i morti. In The Medium, per l’appunto, impersoniamo Marianne, una ragazza dal passato misterioso, che ha sviluppato si dalla tenera età la capacità di comunicare con il mondo dei morti. Fin qui siamo nell’ambito del già visto, letto e in qualche caso anche giocato, ovvero niente di nuovo sotto il sole. Ma già dalle prime scene del gioco possiamo ammirare la novità che Blooper Team ha voluto inserire: quando Marianne varca la soglia sottile che divide il mondo dei vivi da quello dei morti, il nostro schermo si divide letteralmente in due, per poter interagire in parallelo nei due mondi. Per una serie di eventi, dei quali non vi voglio anticipare niente, la nostra protagonista dovrà recarsi ad investigare nel complesso abbandonato e decadente denominato Niwa Resort, un posto un tempo idilliaco dove la classe operaia polacca aveva un suo angolo di paradiso, ma che adesso rivela un lato oscuro, intriso di occultismo e latente terrore. Naturalmente il nostro compito sarà quello di scrostare anni di silenzi e segreti per arrivare a trovare le verità sepolte negli echi del passato per risolvere sia il mistero che ci ha portato ad investigare, sia scoprire la vera natura dei poteri di Marianne.

Come dicevo sopra, per procedere nell’esplorazione potremo utilizzare la “doppia realtà” senza bisogno di passare dal piano materiale a quello spirituale, grazie ad uno “split screen ultraterreno”. Avremo quindi a disposizione due modalità di esplorazione che necessariamente si intrecciano e si intersecano e grazie alle quali potremo affrontare enigmi di vario genere, esaminare oggetti, recuperare echi di ricordi, sfuggire a creature malevole, affrontare pesanti rivelazioni.

Il mondo reale ha una sua chiara connotazione, che ricalca l’architettura polacca dell’epoca sovietica, con la struttura di Niwa Resort che ci riporta indietro di 50 anni, quando gli operai erano vezzeggiati dal sistema politico con suadenti messaggi di uguaglianza e benessere per tutti, avevano la possibilità di passare il loro (poco) tempo libero in strutture che sembrano dei campi di divertimento coatto ricoperti da una patina di ipocrisia. La struttura è maestosa e decadente, con elementi decorativi che ci riportano agli anni ’60, abbelliti da manifesti propagandistici e da una costante impressione che tutto sia stato creato ad hoc per far si che per lo meno in quel luogo si potesse dimenticare il mondo esterno, ma ricordando sempre che lo Stato era sempre al centro di tutto e il cittadino non era altro che un elemento utile, ma non indispensabile. Andando a scavare negli indizi che sono disseminati lungo il nostro cammino di esplorazione, troveremo un sacco di dettagli che altre ad aiutarci nello sciogliere il mistero agghiacciante di cosa si successo a Niwa Resort, tratteggiano anche un disegno a grandi linee che cerca di definire una società ed un modo di vivere che si vede ha segnato le vite anche dei polacchi più giovani.
C’è poi il mondo spirituale, grottesco, contaminato da una carnalità che vira verso la putrescenza, dove le porte sono di pelle, le sedie di ossa, in una macabra allegoria della controparte reale. Sembra che l’ispirazione principale sia stata presa Cronenberg, con le sue contaminazioni tra carnale e tecnologico viste ad esempio in Videodrome o in altre opere del regista, che ci metteranno di fronte ad enigmi che andranno risolti utilizzando poteri e strumenti a volte raccapriccianti. Questa meccanica della doppia realtà ha sicuramente lo scopo di affrontare in maniera alternativa gli enigmi, in quanto alcune  azioni potranno essere svolte solo nel mondo materiale o in quello immateriale, con effetti che poi si ripercuotono da un mondo all’altro. Ma il doppio schermo restituisce al giocatore anche un’esperienza cinematografica coinvolgente, che ci permette di gustare l’esperienza narrativa a tutto tondo, immedesimandoci il più possibile nel doppio mistero che andremo a risolvere, quello sul quale investighiamo e quello legato al passato di Marianne. Questo dualismo, questa duplicazione di eventi, che vivono obbligatoriamente in parallelo, è il collante di tutta la vicenda, sia nella componente visiva che in quella narrativa.

Non trattandosi di un survival horror, The Medium si lascia giocare con tranquillità, anche se qualche scare-jump non manca. Siamo nell’ambito dell’horror psicologico, con una trama fitta di dettagli che ci trasporteranno inesorabilmente in un mondo oscuro, disseminato di disagio che piano piano entra nel giocatore e lo trasporta fino alla fine. Ho trovato carenti le sezioni dove incontriamo un’entità che ci darà la caccia, dalla quale potremo fuggire con estrema facilità. Mi sarei aspettato qualcosa di più coinvolgente, mentre è solo un inserto d’azione che ben poco a che vedere con l’impianto complessivo del gioco e della sua trama.
Il gioco si completa tranquillamente in sette/otto ore e quando si arriva al finale, senza voler fare alcuno spoiler, si rimane un po’ con l’amaro in bocca. La storia infatti si conclude in maniera brusca, con l’ultima mezz’ora di gioco che rivela tutto quello che fino a quel momento potevamo aver solo intuito.

Tecnicamente, su un PC così settato: CPU: i7 10700k/ Sk Video RTX 2070/ 32Gb Ram riesce a mantenere i 60 fps, che calano inesorabilmente a  50 quando si passa in modalità split screen, il con una risoluzione a 2K e dettagli impostati a livello più alto. Se si vuole giocare però con il ray-tracing attivo, le prestazioni crollano vistosamente e si fa fatica a mantenere i 30/40 fps. Visivamente è una gioia per gli occhi, con una grafica di ottimo livello, animazioni ben realizzate e un buon uso delle luci che rende l’esperienza ancor più coinvolgente. Un po’ troppo limitanti sono i controlli, che risultano a volte un po’ legnosi, così come la camera fissa in alcuni ambienti tende a limitare la visibilità d’insieme. Ci sono un sacco di elementi collezionabili, ma difficilmente The Medium ti porta a ripercorrere da capo tutta l’avventura, a meno che non esistano finali alternativi dei quali ad oggi non sono a conoscenza.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornitoci per la versione PC (Steam)

In conclusione

voto - 7.5

7.5

The Medium è un gioco che merita sicuramente di essere giocato da coloro che amano gli horror psicologici, grazie alla sua grafica e al suo gameplay. La versione PC per essere giocata al massimo della risoluzione possibile richiede requisiti hardware elevati, ma se avete una configurazione di fascia alta, potrete goderlo nella sua bellezza. L'utilizzo della doppia realtà è un ottimo elemento che arricchisce una trama ben scritta, anche se la narrazione viene interrotta un po' troppo bruscamente da un finale quasi inaspettato. I controlli e l'uso della telecamera possono essere limitanti per l'interazione, così come alcune sezioni d'azione sembrano non accordarsi con la cura che è stata dedicata nella realizzazione complessiva. Un buon gioco che nonostante alcuni difetti, può dare molte soddisfazioni a chi ama il genere.

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Sergio "Cateye10" Grazzini

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.
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