FeaturedRecensioni

Curious Expedition 2 – Recensione

Curious Expedition 2 è stato creato dallo sviluppatore Maschinen-Mensch e pubblicato Thunderful Publishing e come il primo titolo della serie, cerca di unire due dinamiche di gioco che all’apparenza sembrano molto distanti. Da una parte c’è la componente esplorativa/strategica legata all’esplorazione, che si coniuga con elementi roguelike, creando un ibrido che riesce a fornire livelli coinvolgenti di missioni rischiose che si intrecciano pericolosamente con una difficoltà talvolta estrema. Lo sfondo nel quel ci muoviamo è il colonialismo europeo di fine ‘800 e questo tema potrebbe essere un argomento pericoloso, cercando di unire elementi del fantastico con elementi storici, mettendoci comunque nei panni di “invasori” di  territori sconosciuti. Saranno riusciti gli sviluppatori a trovare un punto di equilibrio tra tutti questi elementi? Scopriamolo assieme.

 

Come dicevo sopra, Curious Expedition 2 ci vede  prendere il controllo di una gruppo di esploratori europei e delle loro squadre che hanno come loro base la Parigi del 1880. Il gioco inizia da questa data per poi avanzare di anno in anno mentre assumeremo incarichi da uno dei tre club di esploratori e saremo chiamati ad intraprendere missioni per andare all’esplorazione di isole generate casualmente, scoprire grandi tesori, gestendo il nostro party di esploratori, che affrontano di volta in volta nuovi pericoli e nuove sfide. Ci sono una serie di missioni libere, che serviranno a farci guadagnare esperienza e valuta per migliorare i nostri impavidi membri del party, che sono intervallate da alcune missioni legate alla trama che fanno avanzare  narrazione centrale riguardante l’ origine di queste isole misteriose e degli artefatti apparentemente magici che troviamo in esse.

Essendo un gioco di esplorazione, ovviamente la maggior parte del gameplay di  Curious Expedition 2  ruota attorno a questa caratteristica. Quello che dovremo fare è quindi fare molta attenzione a tracciare i percorsi attraverso le giungle, le paludi e i deserti che incontriamo sul nostro cammino, poiché ogni tessera attraversata costa sanità mentale. La sanità mentale è il corrispettivo della resistenza per gli altri giochi: all’inizio di ogni partita abbiamo un numero definito di punti di sanità mentale che mano a mano che compiamo delle azioni decrescono e se finiamo sotto lo zero i membri del gruppo si ammaleranno, diserteranno o soccomberanno all’orrore che li circonda. Possiamo reintegrare questi punti con un uso bilanciato di alcuni elementi, come cioccolato, whisky e altri oggetti possono mitigare il costo della sanità mentale, ma completare gli obiettivi senza esaurire la sanità mentale è sicuramente la scommessa principale. In ogni mappa che ci viene proposta possiamo decidere di recarci direttamente verso l’obiettivo fissato, ma per rendere l’esplorazione terrestre ancora più interessante, potremo andare ad esplorare anche luoghi sconosciuti, incrociare mostri erranti oppure interagire con le popolazioni indigene per ricevere aiuto, se saremo amichevoli e se naturalmente saranno anche loro ben disposti nei nostri confronti.

Sono proprio questi incontri a costituire il resto del gameplay principale di Curious Expedition 2 . Dopo aver interagito con luoghi o individui specifici, saremo introdotti, attraverso brevi narrazioni, a sfide che metteranno alla prova le nostre abilità e ci permetteranno di sviluppare i nostri personaggi. Ci sono imprese abbastanza semplice, come Incontrare un esploratore bloccato e bisognoso di rifornimenti, ma anche degli scenari che potrebbero condurci verso finali inattesi, come ad esempio  accettare di aiutare una tribù locale a conoscere la posizione dei propri nemici, con la quale magari abbiamo scambiato oggetti di recente e stabilito con loro un legame di fiducia. In questo caso l’interazione come ben capite risulta più complessa e le scelte che faremo influenzeranno il nostro procedere nel gioco in maniera a volte anche importante. Non si tratta certo di una trama e di segmenti narrativi di elevata complessità, ma alla fine la costruzione di tutto l’impianto narrativa è ben sostenuta da queste interazioni che permettono di creare una connessione attraverso le singole fasi del gioco.

Le fasi di azione in Curious Expedition 2, incluso il combattimento e l’utilizzo delle abilità del nostro parti in alcuni frangenti, usano un sistema legato al lancio dei dadi.
Nei test di abilità ci è richiesto di ottenere dal lancio dei dadi,  certo numero di tiri fortunati consecutivi per essere vittoriosi, mentre il combattimento è un sistema a turni che utilizza i dadi per aggiungere effetti di stato e infliggere danni ulteriori rispetto a quelli che ogni membro del party riesce a mandare a segno.
Il combattimento alla fine sembra più premiare un’attenta pianificazione e una scelta oculata del Party, più che basarsi effettivamente sulle dinamiche legate al lancio dei dadi.  Ogni personaggio della squadra porta in “dote”  i propri dadi che riflettono la loro occupazione, equipaggiamento e addestramento Ogni personaggio può anche acquisire tratti diversi durante al gioco. Secondo questa logica quindi saremmo tentati di far sviluppare il più possibile i nostri personaggi per ottenere più abilità specifiche e quindi una maggiore probabilità di avere attacchi più potenti, ma il fatto che ognuno dei singoli personaggi del party potrebbe morire definitivamente in ogni missione, tende a far perdere un po’ la voglia di cercare di potenziarlo al massimo a discapito di altri. Non si riesce quindi a creare mai un party sul quale fare affidamento per ogni missione, in quanto la variabilità è  dietro l’angolo. Questo è al contempo un aspetto positivo e negativo. Nei giochi di ruolo tendiamo a vedere i membri del nostro party non più come una serie di statistiche di gioco, ma come dei veri e propri personaggi a tutto tondo, per cui perderne definitivamente unə è un dolore profondo, magari perchè su di essə avevamo investito molte speranze e assegnato punti esperienza per vederlo crescere. Come dicevo quindi perdelə per sempre potrebbe causare un senso di frustrazione. Però bisogna anche considerare che la taura roguelike di CE2 è basata proprio sulla costante sensazione di instabilità che ci viene instillata da ogni missione, per cui la pianificazione, lo studio delle mappe, la ricerca di tesori e segreti, sono elementi necessari per ottenere il massimo risultato possibile grazie al nostro acume strategico. Se falliamo, dobbiamo essere consapevoli che la colpa di tutto non è solo del caso (l’alea del lancio dei dadi è l’elemento dirimenti in questo caso), ma anche delle nostre scelte che possono aver portato alla fine prematura di uno dei nostri membri oppure di tutto il party. A seconda del livello di difficoltà che impostiamo potremmo trovarci di fronte anche ad una dolorosa ed irrevocabile permadeath.

Un elemento abbastanza “scottante” di CE2 è sicuramente il fatto che abbia a che fare con un tema storico controverso come il colonialismo e l’imperialismo europeo. Gli sviluppatori hanno deciso di usarlo solo come vago contesto storico, senza andare ad approfondire le dinamiche reali dell’epoca, introducendo alcuni elementi di fantasia uniti a personaggi reali. Questo porta quindi alla decisione di assegnarci compiti su isole fittizie, mentre sullo sfondo vediamo apparire elementi storici reali, che però non vengono toccati in maniera diretta, ma di sponda, attraverso alcuni dialoghi ed interazioni. Durante le nostre esplorazioni possiamo decidere quale sia l’approccio più consono e sicuramente viene premiato maggiormente quello rispettoso della natura e delle popolazioni indigene, rispetto a comportamenti distruttivi. Se ci dedicheremo alla cartografia e all’antropologia, invece che al saccheggio e alla distruzione di foreste e montagne, avremo più punti al termine di ogni missione.
Per rimanere nell’ambito della ricerca dell’uguaglianza, anche se in questo caso anacronistica, il leader, i componenti del party e i PNG sono di sesso ed etnie diverse, per cui potremmo avere esploratrici africane che incontrano pigmei bianchi in un’isola della Guinea Equatoriale.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornitoci per la versione PC (Steam)

In conclusione

voto - 7.5

7.5

Curious Expedition 2  riesce a riprendere i temi del primo titolo della serie, che si era dimostrato gradevole, ma sicuramente acerbo e un po' troppo rigido nelle meccaniche, percorrendo un percorso difficile che coinvolge il gameplay, la costruzione narrativa e lo sviluppo del contesto nel quale è ambientato. Il lato affascinante e il suo punto di forza, è sicuramente la componente esplorativa, che ci porterà anche ad affrontare tematiche delicate e difficili scelte etiche. La componente roguelike, la presenza della permadeath  sono elementi che fortificano l'impianto principale, rendendo il gioco una sfida ancor più pressante, ma che potrebbe non essere gradita da tutti Per cui Curious Expedition 2  è sicuramente un gioco che vale la pena giocare solo da parte di coloro che accettano di buon grado le sfide e non si lasciano scoraggiare da livelli dii difficoltà a volte al limite della frustrazione.

User Rating: Be the first one !
Mostra tutto

Sergio "Cateye10" Grazzini

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.
Back to top button