Innovare un genere – Parte seconda

Che il genere degli sparatutto domini l’attuale panorama videoludico è risaputo.
Che i vari TPS e FPS ormai si stiano sempre più affossando nel baratro della banalità, anche.
Eppure ancora esistono titoli in grado di spiccare tra la massa.
E se i Platinum Games già hanno dimostrato di sapere il fatto loro con “Bayonetta”, presentando “Vanquish” sono del tutto intenzionati a farsi valere anche nel parco giochi di Battlefield, Cod, Gears & Co.
La trama di “Vanquish” prende il via dal più banale plot narrativo di sempre, ovvero lo scoppio di una guerra tra Russia e USA, in un lontano futuro, dove l’uomo è costretto a cercare nello spazio nuovi luoghi dove insediarsi.
I cattivoni russi di turno decidono infatti di sfruttare una enorme nave-colonia americana per distruggere San Francisco, e chiedono una immediata resa dello Zio Sam per scongiurare un nuovo attacco, questa volta ai danni di New York.
In una corsa contro il tempo per evitare la distruzione della Grande Mela, una squadra di Marines viene inviata sulla colonia per fermare i terroristi. Tra di loro milita il protagonista, Sam Gideon, un agente della DARPA, dotato della armatura A.R.S., in grado di aumentare incredibilmente velocità e prestazioni fisiche dell’utilizzatore.

Supertuta, un fucile e tanta tamarraggine


La storia, va detto subito, si presenta piana e lineare, tipica dei classici blockbuster holliwoodiani tutti effetti speciali e poca sostanza.
Dialoghi e cut scene saranno quindi un pretesto per lanciare il giocatore in pasto a orde di robot, aiutati dalla fedele armatura di Sam, la nostra arma principale.
Tramite essa saremo infatti in grado di sfrecciare a velocità inaudita lungo le aree di gioco, rallentando a nostro piacimento il tempo mediante una sorta di bullet-time denominato Sistema AR. Questo si rivelerà un elemento di centrale importanza, dal momento che il numero di robot con cui avremo a che fare sarà sempre molto alto, e la loro potenza aumenterà in modo vertiginoso, così come la loro velocità. Sarà quindi necessario trovare sempre una buona copertura dietro cui trovare un attimo di pausa e ripristinare la salute.

La difficoltà di Vanquish si mantiene infatti su livelli abbastanza alti, costringendoci ad agire in modo tanto rapido quanto ponderato. Lanciarsi contro i nostri nemici senza avere l’AR e la nostra arma carichi sarà quindi un suicidio.
Ovviamente anche l’arsenale “convenzionale” sarà necessario per farci strada tra i vari atti di cui è composta la modalità storia. Questo spazia dal classico fucile d’assalto fino a strumenti di morte più particolari, come un lanciadischi o un minimortaio.
Per poterci confrontare con i robot più avanzati, tuttavia, le nostre armi da sole non basteranno, ed entreranno quindi in scena i potenziamenti che potremo raccogliere nel corso dei vari livelli, in grado di aumentare la capienza del caricatore o la potenza di fuoco.

Con questi elementi, “Vanquish” riesce a creare un gameplay che, nella sua evidentissima linearità, riesce a non annoiare mai, complici livelli piuttosto estesi, un ritmo di gioco galvanizzante e una buonissima varietà di nemici. La velocità che si respira durante le ore di gioco riesce a trasportare così in un vortice frenetico di azione ed esplosioni, dove una singola copertura non è usata per più di qualche secondo.
E’ una esperienza tuttavia molto breve: le ore di gioco offerte dal titolo sono poche, circa 9, lasciando qualche incentivo al ricominciare l’avventura solo per terminarla a difficoltà più alte o per ottenere con un punteggio migliore.

Sono tuttavia presenti come “contentino” delle sfide extra di sopravvivenza che richiederanno grande abilità per essere superate.

Botti di capodanno, senza rallentamenti
A chiudere in bellezza un gameplay così frenetico vi è un comparto tecnico di prim’ordine, in grado di regalare effetti visivi impressionanti senza mai un calo di frame rate, nemmeno nei momenti più concitati.

Se escludiamo i momenti di salvataggio dei checkpoint infatti, tutta l’azione di “Vanquish” procede spedita con un frame rate inchiodato, privo di qualsivoglia calo, anche durante le più incredibili esplosioni su schermo. Il risultato è una vera gioia per gli occhi.
Anche il sonoro può però dire la sua.

Il doppiaggio è presente sia in italiano che in inglese, ed in entrambi i casi è di buona qualità, mentre l’OST, composta da tracce elettroniche, si adatta bene all’universo futuristico del gioco.


Ma non è un capolavoro

Spiace però dover ammettere come Vanquish porti con sé difetti non indifferenti: a partire dalla scarsa longevità già citata, va poi aggiunta una trama priva di spessore, penalizzata ancor di più da un cast di personaggi pieno zeppo di individui piatti e stereotipati.
Per concludere va poi detto che se il ritmo di gioco riesce a soppesare alla struttura lineare del titolo, la mancanza di una varietà di situazioni adeguata si fa ogni tanto sentire.
In ogni caso, Vanquish è un titolo di enorme valore, divertente, frenetico ed appagante come pochi, da provare almeno una volta per poter sperimentare un nuovo modo di vivere gli sparatutto.

 

PRO

  • Veloce ed adrenalinico
  • Tecnicamente ottimo
  • Non è un TPS tradizionale

CONTRO

  • Molto breve
  • Trama e personaggi piattissimi
  • Scarsa varietà di situazioni

GRAFICA: 9.3

SONORO: 8.5

DIVERTIMENTO: 8.7

LONGEVITA’: 7

TOTALE: 8.5

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