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Unto The End – Recensione

Le avventure più epiche iniziano tutte sempre mettendo un piede fuori dalla porta di casa e così,  senza preavviso, ci troviamo coinvolti, nostro malgrado, in una serie di eventi e situazioni che non avevamo previsto o pianificato. Questo è quello che succede quando iniziamo a giocare con Unto The End.
Un giorno il nostro anonimo alter-ego, decide di andare a caccia, ma il destino ha in serbo per lui una lunga avventura per poter tornare dalla sua famiglia. Il duo di sviluppatori di 2 Ton Studios ha cercato di creare un gioco che è insieme un viaggio ed una sfida, con un risultato finale che mi ha molto stupito. Scopriamo assieme perché.

La storia di Unto The End è semplice: fare di tutto per tornare a casa dalla tua famiglia. Ma stavolta non saremo chiamati a vestire i panni digitali di un guerriero dalla scintillante armatura e dall’abilità incredibile con la spada.
Il nostro alter-ego digitale si dimostra uno spadaccino decente e dovremo essere noi a saperlo guidare in maniera efficiente durante ogni singolo combattimento. Tutta l’attenzione del gameplay è incentrata quindi sul giocatore, sulle sue osservazioni e azioni. Il lavoro che è stato compiuto sul sistema di combattimento è stato veramente curato e unico nel suo genere. Non saremo chiamati a premere ripetutamente i due tasti di attacco fino alla completa eliminazione degli avversari, ma a ponderare con calma le nostre stoccate, le parate, saper effettuare al momento giusto una schivata al posto di una spallata, usare il nostro coltello per bloccare un nemico mentre ne arriva un altro alle spalle. Ogni opportunità deve essere sapientemente sfruttata, ad ogni parata deve seguire il colpo adeguato. Questo focus maniacale da parte degli sviluppatori per la lotta corpo a corpo è apprezzabile, anche se rende il gioco molto più impegnativo di quello che ci si possa aspettare. Ogni creatura che si incontra ha le sue caratteristiche di combattimento, un proprio stile al quale ci dobbiamo conformare, studiando le loro mosse per applicare le giuste contromosse. Possiamo essere colpiti e iniziare a perdere sangue, tanto da indebolire le nostre azioni, così come possiamo perdere la spada durante un contrattacco, oppure cercare di riprendere il coltello da lancio mentre cerchiamo di evitare l’attacco coordinato da parte di due avversari. Il tutto in ambientazioni scure e tetre, illuminate il più delle volte solo dalla flebile luce della nostra torcia. Da una parte ho trovato stimolante questo approccio non convenzionale, che mi ha quindi obbligato a riflettere prima di ogni mossa, prediligendo attacchi calibrati a quelli basati solo sulla forza bruta. Il risvolto della medaglia in senso negativo è che molti combattimenti mi hanno bloccato per lungo tempo, prima di capire quale fosse la tattica più corretta. Ad un certo punto, nelle viscere di una grotta buia, ho dovuto affrontare tre avversari contemporaneamente e penso di essere morto e risorto almeno una cinquantina di volte, prima di avere la meglio su tutti e tre. Poco dopo ho trovato un nuovo avversario e anche stavolta ho avuto seri problemi a capire quale fosse l’approccio più efficace. Studiare gli attacchi nemici vuol dire morire e ripartire più e più volte, per cui se non siete dei giocatori pazienti, sappiate già da subito che Unto The End non è un gioco per voi. Qua il livello di difficoltà non è come quello dei souls-like legato alla “cattiveria” espressa dal gioco, non è punitivo, ma solo vincolato al nostro modo di adeguarci positivamente a diversi tipi di combattimento. La cosa principale da fare è imparare sia le combinazioni di attacco che le pose di difesa perché se non si riesce a destreggiarsi bene nel passaggio da una situazione attiva ad una passiva, i combattimenti diverranno sempre più ostici se non quasi impossibili da superare.  Se vi trovate in difficoltà, c’ un’utile funzione nel menù che permette di rallentare un po’ i combattimenti, così da poter studiare meglio le azioni dell’avversario e reagire di conseguenza. In pratica abbiamo a disposizione due attacchi, uno alto e d uno basso, così come due parate, sempre alto e basso. Possiamo utilizzare il nostro coltello da lancio per bloccare temporaneamente i nemici che si avventano contro di noi, fare delle schivate a destra o sinistra, che ci permettono di metterci alle spalle dell’avversario, ma che richiedono un minimo tempo di ripresa dopo averle effettuate, per cui bisogna stare attenti a non schivare un attacco per poi finire sotto scacco di un altro avversario. C’è poi la possibilità di fare delle finte per ingannare l’avversario e sbilanciare la sua difesa e dare delle spallate per buttarlo a terra. Ma state attenti, perchè ogni singolo nemico che saremo chiamati ad affrontare non ha lo stesso stile di combattimento, per cui anche all’interno di singolo scontro contro più avversari dovremo essere in grado di cambiare stile per uscirne vincitori.

La parte esplorativa è l’altra componente fondamentale del gioco e tanto il combattimento è stato studiato, calibrato, raffinato, qua invece non si trova niente di originale. Dovremo esplorare caverne intricate basandoci molto sul nostro istinto e questo mi ricorda Flashback nella sua struttura originale. Non ci sono aiuti, non ci sono messaggi di testo o altre guide nel nostro cammino. Dobbiamo procedere e scoprire da soli cosa ci riserva la mappa del gioco. Nel complesso questo metodo funziona abbastanza bene anche se manca di indizi fondamentali come ad esempio la segnalazione della presenza di oggetti. Abbiamo un piccolo inventario nel quale ci sono alcuni consumabili ed altri oggetti che ci servono per proseguire nell’avventura. I consumabili possono essere utilizzati per creare semplici pozioni, per curarci o potenziare la nostra armatura. Il problema è che la loro presenza non è assolutamente evidenziata sullo schermo, se non in qualche caso da alcuni elementi grafici, per cui si rischia di non farne scorta perché non si sono visti. Quando ho capito che la situazione stava così, ho iniziato a camminare premendo continuamente il taso di ricerca sul pad (L1 su quello della PS4) e ho ben presto raccolto un bel bottino, oltre a scoprire anche nuovi elementi di gioco, che altrimenti sarebbero anch’essi rimasti celati.
Proseguire in Unto The End non è molto complicato dal punto di vista dell’esplorazione, solo alcuni punti possono risultare un po’ più ostici perché o richiedono un minimo di destrezza e coordinazione nel saltare e contemporaneamente schivare dei pericoli ambientali, oppure perché l’accesso ad alcune aree è legato al ritrovamento di alcuni artefatti particolari che ci forzano ad un minimo di back-tracking, che fortunatamente non risulta mai invasivo.

La realizzazione grafici è veramente di ottima fattura, tendendo anche di conto che si tratta del lavoro “casalingo” di una coppia, marito e moglie, che ha deciso di mettere sotto forma di gioco la loro passione per l’esplorazione, la natura, i paesaggi incontaminati, rendendo Unto The End un loro figlio digitale nel quale si vede che hanno riversato amore e passione, Le animazioni sono ottime, così come gli sfondi che restituiscono un senso di profondità ad un gioco 2D con l’utilizzo efficiente della palette di colori, con i contrasti tra luci ed ombre e con elementi in primo piano e sullo sfondo. Non esiste un HUD per cui possiamo ammirare a tutto schermo ogni singola ambientazione e sfumatura.
Anche la componente audio, seppur non abbia alcun elemento distintivo particolare, si adatta come un guanto alle dinamiche del gioco, sia per quel che riguarda la colonna sonora che gli effetti. Le musiche non sono mai ripetitive, il respiro affannoso del nostro eroe, i grugniti degli avversari, gli effetti delle grotte ci fanno sentire in un mondo vivo e vissuto.

Unto The End uscirà il 9 dicembre su PC, Xbox, PlayStation e Stadia e il 17 dicembre su Switch.
La versione recensita è quella per PlayStation4, grazie al codice fornito dallo sviluppatore

In conclusione

voto - 7.5

7.5

Unto The End è un gioco che sembra uguale a molti altri, ma che riesce a distinguersi grazie ad un sistema di combattimento basato sulla ponderazione più che sui riflessi. Ogni scontro è unico perché ci richiede di affrontarlo con stili diversi a seconda dell'avversario che ci troviamo di fronte. Durante lo scontro poi ogni mossa e contromossa possono portare a un epilogo diverso. Questo è sia il punto di forza che di eventuale debolezza del gioco. Dover ripetere molte volte gli stessi combattimenti potrebbe estenuare anche il giocatore più paziente, oppure stimolarlo a migliorarsi ed affinare le proprie tecniche. Se siete della seconda specie, allora sappiate che questo gioco vi regalerà molte piacevoli sorprese e scoperte, una bella esperienza che vi coinvolgerà dall'inizio alla fine.

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Sergio "Cateye10" Grazzini

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.
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