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Need for Speed: Hot Pursuit Remastered – Recensione

Need for Speed: Hot Pursuit Remastered ci riporta nel 2010, con una bella veste grafica current-gen e con tutti i DLC, cercando di ricordare agli amanti della serie quanto essa è divertente. Da amante delle folli corse con macchine potenti, mentre si cerca di evitare di essere bloccati dalla polizia, ho trovato le ultime iterazioni molto deboli, come se avessero perso quello smalto micalizzato che tanto rendeva splendenti i titoli del passato. Andando indietro con la memoria, nella mia classifica personale si piazza l’Hot Pursuit del 1998, il solido Porsche del 2000 e poi i due Underground. Con l’avvento di Criterion come sviluppatore, nel 2010 appare il secondo Hot Pursuit, che messo in mano al nuovo team,  riprende sostanza, importando in maniera nemmeno troppo implicita, quello che era stato creato in Burnout Paradise, che secondo me rappresenta l’Olimpo delle corse arcadie piene di macchine da sogno, velocità e distruzione. In NFS però il baricentro è sempre stato più spostato verso la componente competitiva, per cui questo Hot Pursuit in versione rimasterizzata, potrebbe piacere anche a chi cerca corse impegnative che mettono alla prova anche la capacità di guida, oltre che quella di dare sonore sportellate agli avversari. Scopriamo assieme se basta un nuovo vestito per regalare ancora sane ed adrenaliniche emozioni.

Arrivati a Seacrest County ci troviamo subito a fare quello che a NFS nelle sue varie declinazioni riesce meglio: metterci alla guida di macchine vergognosamente potenti e costose, guidando a velocità smodata su strade pubbliche. Per mettere un po’ di pepe al tutti, saremo chiamati a confrontarci, o a vestire i panni, di una temuta polizia stradale, dotata anch’essa di macchine potenti e di un sacco di gadget per cercare di stare al passo dei corridori clandestini.

Quando nel 2010 uscì nessuno, fortunatamente, decise di collegare i vari eventi di gara con una trama, ma per rendere Hot Pursuit interessante da giocare la struttura del gioco fu semplicemente dotata di obiettivi molto semplici, ovvero correre una gara dopo l’altra per essere il pilota migliore e più ricercato della contea. Oggi una cosa del genere non usa più, ma devo dire che è più piacevole, anche a distanza di 10 anni, confrontarsi con questo gameplay che doversi sorbire ore di dialoghi e filmati che raccontano una trama che pare scritta per un romanzo Harmony, con tutto il rispetto che nutro  per essi. I giochi di corse sono legati alla velocità, all’adrenalina pura, alle curve fatte in derapata, per cui cercare di dargli una trama, una storia, una narrazione, alla fine riuslta controproducente. Anche l’ultimo NFS Heat, che ha regalato qualche emozione originaria ai vecchi fan della serie, si perde in una pallosissima trama che cerca di legare inutilmente le gare tra di loro.

Criterion Games ha portato l’essenza di Burnout nello sviluppo di Need for Speed e questa ispirazione è tangibile: guadagniamo NOS guidando contromano, evitando il traffico all’ultimo secondo od utilizzando le centinaia di scorciatoie presenti in tutti i tracciati. Viene premiata la guida aggressiva, quella nella quale più si rischia più si guadagna, ma stando sempre attenti a non finire spiaccicati contro altre macchine oppure elementi ambientali. Si guadagna turbo anche per le eliminazioni come in Burnout, cosa che all’epoca ed oggi non stona per niente con un modello di guida più raffinato rispetto a quello del franchise creato da Criterion Games. Il bilanciamento tra distruzione e precisione nella guida è ben realizzato, rendendo Hot Pursuit il perfetto anello di congiunzione tra un modello di guida arcade e uno di tipo competitivo.

Le auto di Hot Pursuit risultano un po’ meno elastiche nella risposta ai comandi rispetto ad altri titoli del genere, per cui mi sono dovuto riabituare un po’ alla loro fisica e al loro comportamento su strada. Per impostare bene le curve il gioco freno acceleratore è tutto e unendoci anche una botta di NOS sono riuscito a domare i potenti cavalli imbizzarriti anche delle auto più ostiche da padroneggiare, ma in alcune gare mi sono trovato in palese difficoltà. Ci sono infatti dei circuiti dove bisogna saper dosare la precisione con la velocità, come ad utilizzando la McLaren F1 in una serie estenuante di stretti tornanti di montagna. Per poter prendere una medaglia e quindi avanzare alla fase successiva, ho dovuto sudare molto e dosare accelerazione e freno in maniera perfetta.
Con un po’ di pratica si riesce comunque ad abituarci al modello fisico delle auto in tempi relativamente brevi, così da poterci godere appieno l’ottimo senso della velocità del quale gli sviluppatori hanno intriso Hot Pursuit.  Già le auto di per se sono veloci, ma quando si spinge il tasto del NOS, allora sembra  di passare a velocità  warp.

Ma non c’è solo il turbo come abilità speciale. Per essere più slealmente competitivi, sono state introdotte anche altre abilità speciali: un attacco EMP, strisce chiodate e il disturbatore in grado di bloccare l’impulso elettromagnetico dell’avversario. La cosa un po’ strana è che queste caratteristiche speciali sarebbero di stretto appannaggio della polizia stradale, ma alla fine ho trovato molto divertente fornire anche le macchine da corsa di questi gadget, per rendere le corse divertenti ed adrenaliniche ad un livello superiore. Esse rinfrescano il gameplay, ma non saranno presenti in ogni gara, ma quando le potremo usare saremo contenti di averle a nostra disposizione. Non essendo infinite, queste abilità vanno centellinate durante ogni nostra corsa, aggiungendo anche una certa componente tattica alle gare, facendoci decidere quando piazzare una striscia chiodata per poter rallentare quanti più inseguitori possibili, oppure piazzare una bella scarica EMP all’avversario immediatamente davanti a noi per bloccarlo ad un passo dal traguardo.
Oltre che a guidare contro altre auto sportive, dovremo vedercela, come dicevo anche contro la polizia, che ha naturalmente il compito di bloccare le gare clandestine e quindi porre fine ai nostri sogni di gloria. Anche in questo caso l’intervento delle forze dell’ordine non è presente in ogni gara, ma laddove sono chiamati ad intervenire, per noi ovviamente i problemi aumentano. La cosa bella del loro intervento è che non sono focalizzati solo contro di noi, ma la loro azione di disturbo è volta ad immobilizzare tutte le auto in gara. La IA sia dei piloti avversari che della polizia è bella tosta, per cui più si avanza nel gioco, più sarà difficile e complicato arrivare sia primi, ma a volte anche sul podio. In nostro aiuto ci viene una grande selezione di auto, ampliata anche da tutti i DLC del gioco originale, che ci permetterà di arricchire il nostro garage e di poter scegliere l’auto più adatta per ogni tipo di gara. Non dovremo spendere dei soldi in-game per sbloccare le auto, in quanto questo accade in maniera automatica quando saliremo di livello.
La cosa che aggiunge ancor più varietà e divertimento è la possibilità di prendere le parti anche della polizia stradale e usare contro i corridori non autorizzati la forza coercitiva, fatta di sportellate, strisce chiodate, Emp, blocchi stradali e elicotteri del dipartimento di polizia. Tutto questo mentre ci troveremo alla guida di macchine accuratamente selezionate per essere competitive con i mostri di potenza che gareggiano impunemente sulle strade di Seacrest County. Questo ribaltamento di ruoli fa assomigliare ancor di più Hot Pursuit a Burnout e personalmente è uno degli elementi che mi ha fatto sempre prediligere questo gioco rispetto a tutti gli altri del franchise. Anche per l’utilizzo e lo sblocco delle auto delle forze dell’ordine vale lo stesso principio che per le auto normali: salendo di livello avremo accesso a nuovi veicoli, più adatti alle missioni che dovremo affrontare.
Scegliere il veicolo giusto, sia per la gara o per l’utilizzo delle auto della polizia, non è facile, per cui solo tentando e uscendo vincitori saprete di aver fatto la scelta giusta.

Nella modalità carriera fu introdotto il famigerato Autolog , ovvero il tentativo di metterci in competizione con altri guidatori reali in modalità asincrona ed adesso è stato anch’esso riproposto.
Con esso gli sviluppatori hanno effettivamente implementato nel gioco un’interessante forma di multiplayer asincrono combinato con classifiche online. La premessa di base di Autolog è semplice: sei costantemente in competizione con i tuoi amici, confrontando dopo ogni gara i tempi e pubblicandoli sullo “speedwall“, una specie di bacheca social ante litteram. Il limite di questo sistema è che sul nostro speedwall appariranno solo i tempi dei nostri amici, per cui se nessuno dei nostri conoscenti ha il gioco, la nostra competizione con loro sarà veramente di breve durata. Per mia fortuna sulla PlayStation 4, dove ho giocato per questa recensione, ho 5 amici che possiedono il gioco, ma non è detto che sia così. MA in questo caso potrete risolvere con il buon multiplayer online classico, dove dopo un rapido matchmaking, potrete buttarvi in corse folli contro avversari umani da ogni parte del mondo. Sinceramente non ho mai amato troppo questa modalità nei giochi di guida, perchè se il lag è deleterio negli FPS, qua è veramente deprimente. Quando è prevista precisione per non perdere qualche millesimo di secondo, un blocco anche di un centesimo di secondo può essere fatale e frustrante. Ho provato a fare qualche partita, i server sono popolati e tutto funziona abbastanza bene, ma per me quell’abbastanza non è sufficiente.

I dieci anni che separano questa remastered dall’originale si fanno sentire principalmente nella realizzazione spartana dei menù di gioco e il fatto che nonostante il pesante restyling, la componente grafica non sia all’altezza delle produzioni odierne. Esteticamente i modelli delle auto sono stati rielaborati in maniera eccezionale, ma mancano completamente una serie di dettagli di contorno che siamo abituati a vedere oggigiorno, come le pasticche dei freni che diventano incandescenti, le gocce d’acqua sul parabrezza quando piove oppure una fonte di illuminazione dinamica. Come nella tradizione dei NFS d’annata, guideremo sia durante il giorno che la notte, con varie condizioni atmosferiche, che però hanno solo una valenza estetica, non andando ad influire sul modello di guida.
La componente audio è sempre, come ancora vuole la tradizione, ricchissima sotto il punto di vista della colonna sonora, che comprende una vasta gamma di pezzi pop/rock/techno che accompagneranno degnamente ogni nostra azione. Il gioco è tutto tradotto in italiano, sia nella parte testuale che quella parlata, con un doppiaggio ben fatto. Le varie macchine hanno ognuna il loro rumore caratteristico che le fa distinguere anche agli orecchi meno allenati a riconoscerne i vari rombi di motore.

La recensione è stata fatta con una copia acquistata personalmente su PlayStation 4 Pro

In conclusione

voto - 8.5

8.5

Need for Speed: Hot Pursuit Remastered risente in aprte dei dieci anni che ha sulle spalle in termini di struttura del gioco, ma fate attenzione, perchè una volta che vi ha catturato, non vi lascerà più andare. E ciò non dipende dll'Autolog, ovvero il sistema di competizione asincrona, ma dalla struttura stessa del gioco, che senza bisogno di inutili trame e romanzetti d'appendice, ci porta da una gara all'altra cercando di migliorare i nostri tempi, di sbloccare nuove auto ed imparare dai nostri errori ad essere sempre più competitivi. Passare poi dalla parte della polizia aggiunge ancor più divertimento, raddoppiando le cose da fare e da scoprire. Se avete amato Buornout amerete Hot Pursuit, se amate Need fo Speed troverete in esso una delle sue migliori declinazioni.

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Sergio "Cateye10" Grazzini

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.
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