FeaturedRecensioni

The Elder Scrolls Online: Markarth – Recensione

La saga Cuore Oscuro di Skyrim, iniziata con il non esaltante Greymoor, è giunta infine al suo capitolo finale. Dopo un incipit che faticava a coinvolgere giocatore a causa di una trama non proprio brillantissima e di una mancanza di idee nuove a livello di gameplay (ne abbiamo parlato nella nostra recensione), il team di ESO si è trovato con il difficile compito di risollevare le sorti di quest’anno di contenuti puntando tutto su Markarth, ultimo dlc che mette la parola fine all’evento annuale e che doveva riuscire a fugare i dubbi sulla bontà di questo blocco di contenuti. Sicuramente la pandemia ha inciso sulle modalità di sviluppo ma sono stato spiacente di constatare che il trend negativo non è stato interrotto e Markarth si dimostra incapace di riscattare la saga.

La citta di Markarth è l’ultimo obbiettivo dell’imponente Gray Host, l’impressionante esercito di licantropi, vampiri e lupi mannari, che ridestato dal suo antico sonno sta imperversando nella nordica provincia. Sarà quindi compito nostro porre fine alle macchinazioni di Rada al-Saran una volta per tutte e far tornare la pace a Skyrim. Lord al-Saran si conferma senza dubbio uno dei punti forti della saga, grazie ad una scrittura che mostra tutte le capacità del team e ad un doppiaggio veramente convincente. Meno convincente invece è l’intreccio che ci porta al confronto finale, che appare fin troppo sbrigativo e non particolarmente esaltante. La breve durata della main quest (completabile in una manciata di ore) è parzialmente compensata dalla presenza di un buon numero di quest secondarie che finisco per caricarsi il peso di una struttura ludica decisamente scricchiolante. Le criticità narrative che permeavano Greymoor, in primis lo scarso appeal del connubio vampiri e Skyrim, si riflettono con forza anche in Markarth e ne minano la struttura narrativa già non particolarmente entusiasmante. Se da un lato questo dlc fornisce tantissime informazioni di lore che saranno molto gradite ai super appassionati, dall’altro manca dell’appeal e del fascino che caratterizzavano i contenuti della precedente saga. Si conferma quindi quella generale sensazione di deja vu che era già presente in Greymoor e che impedisce a questo dlc di coinvolgere pienamente il giocatore.

Da un dlc di queste dimensioni non ci si aspettava grandi novità a livello di gameplay, e nonostante l’introduzione di alcuni interessanti set, l’equilibrio ed il bilanciamento del gioco non ha riportato sostanziali variazioni. Resta degno di nota come il contenuto più interessante del dlc sia l’arena di Vateshran Hollows, una zona squisitamente singleplayer che metterà veramente alla prova la vostra build e le vostre capacità di lettura dei boss. Nonostante i loro pattern difficilmente prevedibili però, il combat system oramai appare decisamente stagnante e non in grado di offrire variazione così degne di nota o capace di creare incontri davvero sorprendenti. Il breve periodo di “grazia” concesso dall’introduzione del Necromante all’interno del meta del titolo si è concluso, e la situazione è tornata stabile e senza grossi stravolgimenti. Come detto in precedenza la quest principale è completabile in poche ore, portando così in primo piano sul fronte dei contenuti le quest secondarie e l’esplorazione della nuova zona, ancora una volta divisa tra la parte in superfice e l’impressionante complesso di caverne che si estende per quasi tutta la provincia di Skyrim. Nonostante l’impatto visivo sia comunque notevole (la nuova area trasuda fascino gotico), le città sotterranee non colpiscono il giocatore come in passato e la mera attività esplorativa si dimostra meno intrigante anche se l’aggiunta dell’archeologia continua a spingerci a setacciare le varie aree del titolo alla ricerca di artefatti e oggetti.

Tecnicamente il titolo mostra ancora una volta la grande abilità artistica del team, che ha saputo dare la giusta personalità alla nuova area introdotta. Il Reach, la parte più ad ovest di Skyrim, trasmette una sensazione molto diversa rispetto al resto della provincia. Le sue architetture, che sfruttano le precedenti costruzioni Dwemer, mostrano i segni caratteristici della cultura tribale e barbarica dei Reachmen, che con i loro abiti di cuoio e pelliccia appaiono decisamente meno civilizzati dei loro vicini. L’ottimo lavoro artistico non è pienamente valorizzato dal comparto tecnico, che inizia a mostrare la sua veneranda età. Se al suo lancio 6 anni fa il titolo riusciva a colpire con la sua cosmesi visiva, adesso il motore grafico appare decisamente datato anche per via dell’assenza di migliorie sostanziali sotto quel punto di vista. Chiaramente l’avvento della next gen potrebbe portare ad un robusto revamp grafico del titolo, ma allo stato attuale si parla di semplici supposizioni, seppur plausibili. Diversi bug hanno afflitto il lancio di questo DLC (si parla addirittura di diversi casi di skill non funzionanti o reset di interi rami) ma per quanto mi riguarda non ho incontrato nulla di particolarmente frustrante o che mi impedisse di portare a termina la storyline.

Conclusione

Voto - 6

6

Il 2020 è stato senza dubbio un anno particolare per ESO, che non possiamo definire di transizione semplicemente perché nei contenuti usciti non erano presenti quei semi del cambiamento che ci saremmo aspettati. È stato però l’anno dove la striscia positiva culminata con Elsweyr si è bruscamente interrotta e purtroppo Markarth non è stato in grado di risollevare da solo le sorti di una saga annuale che si è rivelata uno dei contenuti meno interessanti disponibili per il titolo. La sensazione è che il team di sviluppo abbia preferito prendere tempo per valutare ulteriormente come modificare il titolo in vista del suo debutto su next gen, optando così per una serie di contenuti più “classici” e meno rischiosa. Il risultato però accentua la sensazione di stagnazione che perfino nell’ottimo Elsweyr iniziava a farsi strada nei giocatori e che senza le novità introdotte in precedenza finisce con il penalizzare questa nuova saga. Markarth paga quindi il prezzo più alto: lo paga perché dopo un anno di contenuti non brillanti si sperava che riuscisse a risollevare il Cuore Oscuro di Skyrim; lo paga perché per i contenuti che offre si propone ad un prezzo che sebbene perfettamente in linea con il resto dei dlc è indubbiamente troppo elevato; lo paga perché ESO ormai mostra inequivocabili segni di stanchezza dal punto di vista del design dei contenuti, del gameplay e dell’impianto tecnico. Markarth è quindi l’ultimo, imperfetto tassello, del mosaico di contenuti di quest’anno e il mio consiglio è quello di acquistarlo solo se siete veramente interessati a vedere l’epilogo di questa saga senza aspettarvi rivoluzioni dal punto di vista dei contenuti e del gameplay. Nella speranza che quest’anno abbia rappresentato una parentesi sfortunata e che il titolo faccia un meritato ingresso trionfale sulle console next gen.

User Rating: Be the first one !
Mostra tutto

Lorenzo "Nameless One" Corda

Cresciuto a pane, giochi di ruolo p&p e videogiochi. Cerco sempre di mantenere i miei gusti videoludici vari senza farmi fermare dall'insolito. Io non dico: giochiamo meno, giochiamo meglio. Io dico: giochiamo di più.
Back to top button