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Immortal Realms – Vampire Wars Recensione

Abbiamo già trattato Immortal Realms – Vampire Wars durante il suo periodo di early access (potete trovare i nostri pareri iniziali qui). Il titolo di Palindrome Interactive era riuscito a incuriosirci grazie alla sua capacità di unire combattimento a turni, gestione dell’impero e uso delle carte. Combinando questi tre elementi il team di sviluppo era riuscito a creare un mix funzionale e non esageratamente complesso, in grado di offrire anche ai meno avvezzi al genere un titolo assolutamente godibile. In seguito alla sua uscita dalla fase di early access avvenuta il 28 Agosto, ci siamo dedicati ad una robusta serie di partite per dare finalmente un giudizio sull’opera nella sua interezza. Considerando che abbiamo già trattato i principali aspetti del gioco nella nostra preview, ci focalizzeremo ad analizzare quanto emerso durante le nostre partite più approfondite.

Come già detto, l’incipit della storia non è tra i più originale e vede un mondo di stampo fantasy totalmente dominato da 3 clan vampirici: i Dracul che per certi versi rappresentano l’aspetto più tradizionale dei “vampiri guerrieri”; l’antica stirpe dei Nosfernus che attende l’occasione per ottenere nuovamente il dominio grazie alla sua capacità di evocare i non morti; infine ci sono i Moroia che arroccati nelle terre del nord si dedicano incessantemente allo studio della loro sanguinaria magia. La netta divisione geografica dei domini ha reso possibile un clima di distensione tra i vari clan, ma il seme della ribellione da parte dei villaggi umani ha infine dato i suoi frutti e ben presto l’equilibrio verrà irrimediabilmente sconvolto. Le tre campagne presenti nel gioco, ognuna dedicata ad un clan, raccontano quindi le vicissitudini che caratterizzano queste notti tumultuose alternando schermate statiche a filmati realizzati con il motore di gioco e si dimostrano in grado di intrattenere abilmente il giocatore per una trentina di ore circa. Personalmente ho trovato più gradevole la campagna dei Dracul, con il suo arco narrativo incentrato sulla vendetta, ma si tratta di un fattore assolutamente personale e che nulla toglie alla narrazione dedicata ai due clan rimanenti. Le tre campagne non possono essere avviate indipendentemente, e dovremo portare necessariamente a termine l’arco narrativo dei Dracul prima di avventurarci con i Nosfernus e con i Moroia. Questa scelta permette un graduale incremento della difficoltà (Nosfernus e Moroia sono sensibilmente più complessi da usare) e prepara il giocatore alla libertà della modalità sandbox e schermaglia. Tirando le somme il lato narrativo del titolo si dimostra solido e capace di coinvolgere il giocatore, pur non offrendo spunti o soluzioni particolarmente innovative.

Nella nostra precedente analisi ci siamo concentrati sul gameplay, l’aspetto maggiormente degno di nota del titolo. La fusione di tre meccaniche distinte (il combattimento a turni, la gestione dell’impero e l’uso di carte) genera un gameplay che fin da subito si dimostra accessibile ma anche in grado di offrire una certa profondità. Se presi singolarmente i tre elementi alla base non brillano particolarmente per complessità ma è proprio nel loro amalgamarsi che risiede la vera forza del titolo. La presenza di una sola risorsa da gestire, il sangue, rende la gestione di truppe e strutture abbastanza immediata e comprensibile anche ai meno abituati al genere strategico. Le battaglie a turni si sono dimostrate ben bilanciate e dominate da un complesso sistema di keyword che identificano le varie capacità delle truppe e che devono sempre essere considerate quando decidiamo chi attaccare e in quale modo. A questo si sommano le carte, in grado di influenzare in modo decisivo non solo lo sviluppo delle nostre forze ma anche l’andamento delle singole battaglie conferendo particolari bonus o colpendo direttamente le forza nemiche. Il clan Moroia è particolarmente influenzato dall’uso delle carte in combattimento, grazie alla sua capacità di usare in modo più massici i potenti effetti magici a sua disposizione. Purtroppo, il titolo non si dimostra sempre consapevole del delicato equilibrio che sorregge il suo gameplay e questo porta ad alcuni momenti poco entusiasmanti. Lo story mode infatti presenta diverse missioni dove per motivi di trama uno o più sistemi sono disabilitati, mettendo in luce quando i singoli elementi sono poco profondi e come solo la loro unione crei un’esperienza soddisfacente. La scarsa varietà di truppe a disposizione, unita alla natura prettamente passiva dell’I.A. che preferisce arroccarsi in posizioni difensive piuttosto che pungolare il giocatore, penalizza la modalità Sandbox e Schermaglia e le rende un’aggiunta obbligata ma poco attraente. Queste due modalità infatti esacerbano il ritmo molto lento del gioco, vincolato alla generazione periodica del sangue, portando il giocatore a lunghe attese prive di eventi o stimoli e senza il supporto di una storia a mitigare l’attesa.

Tecnicamente il titolo si dimostra in linea con lo standard attuale ma la natura derivativa della sua direzione artistica non riesce mai a farlo brillare. Le varie unità, per quanto dettagliate, non si discostano dall’immaginario comune e nemmeno i vari campioni si elevano al di sopra di una generale sensazione di già visto che accompagna quest’aspetto della produzione. Anche l’interfaccia non si dimostra sempre all’altezza della situazione, rivelandosi fin troppo presente durante le fasi di combattimento e faticando a contenere i testi necessari in lingua italiana. Queste sbavature tecniche mostrano una certa ingenuità da parte del team di sviluppo, probabilmente più concentrato nel bilanciare il gameplay piuttosto che nel limare queste imperfezioni. Il comparto sonoro offre un buon doppiaggio in inglese, accompagnato da una colonna sonora non particolarmente invasiva ma che svolge egregiamente il suo ruolo di sottofondo all’azione senza particolari meriti o demeriti. Nonostante il titolo sia anche disponibile su PS4 e offra un sistema di controlli abbastanza funzionale, il mio consiglio è senza dubbio quello di optare per la versione PC in modo da sfruttare la maggiore comodità offerta da mouse e tastiera. La longevità del titolo è profondamente influenzata dai suoi ritmi lenti e ricchi di fasi d’attesa e non ultimo dal fatto che la modalità più interessante si rivela senza dubbio lo story mode, a discapito di Sandbox e Schermaglia.

In conclusione

voto - 6.5

6.5

Leggendo quest’analisi appare evidente come i meriti di Immortal Realms – Vampire Wars appaiano decisamente ridimensionati rispetto all’early access. Il suo gameplay, con la fusione di combattimenti a turni, gestione dell’impero e uso di carte, rimane il principale punto di forza del titolo e offre un’esperienza accessibile e appagante anche per i neofiti del genere. Purtroppo, i singoli sistemi si rivelano poco stimolanti se analizzati singolarmente e la scarsa varietà offerta, unita ad un ritmo di gioco lento e poco stimolante, non sono in grado di rendere il prodotto appetibile per i giocatori più esperti. Il prezzo contenuto lo rende però un’interessante entry level per chi volesse avvicinarsi al genere, e la sua modalità storia fornisce una buona infarinatura generale delle principali meccaniche che caratterizzano i titoli strategici. Per coloro che invece cercano esperienze più complete e stimolanti, il mio consiglio è quello di affondare i denti in titoli più corposi.

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Lorenzo "Nameless One" Corda

Cresciuto a pane, giochi di ruolo p&p e videogiochi. Cerco sempre di mantenere i miei gusti videoludici vari senza farmi fermare dall'insolito. Io non dico: giochiamo meno, giochiamo meglio. Io dico: giochiamo di più.
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