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Mafia: Definitive Edition- Recensione

Il primo gioco della trilogia di Mafia uscì circa 18 anni fa e molti di coloro che conoscono il franchise non lo hanno mai giocato, magari avendo avuto come primo contatto il terzo capitolo uscito nel 2016. Dicendoci tutta la verità, non è che poi anche all’epoca il gioco creato da Illusion Softworks fosse proprio da annoverare tra i capolavori, anche se ha raccolto attorno a se un sacco di fan nel corso degli anni. Ma alla luce dell’uscita dell’intera trilogia rimasterizzata, lo studio Hangar 13, che ha realizzato Mafia 3, è stato incaricato di fare una nuova veste grafica all’episodio iniziale della saga. Basterà una buona opera di cosmesi a rendere questo titolo davvero appetibile? Scopriamolo assieme.

Prima di passare all’analisi del gioco, occorre fare un premessa. Esso può essere acquistato come stand-alone, oppure si può prendere il pacchetto completo Mafia Trilogy, che include anche gli altri due capitoli. Mi sembra una scelta intelligente da parte di 2K, poiché non obbliga i giocatori a prendersi tutti e tre i titoli, ma per il costo complessivo di circa 40 euro, alla fine avrete tra le mani ore di gioco che difficilmente troverete ad un prezzo così appetibile.

Ma senza indugi andiamo a vedere come l’originale Mafia si comporta dopo quasi 20 anni dalla sua uscita. Il titolo originale, per chi non lo ricordasse, era Mafia: The City of Lost Heaven e il primo elemento che mi ha colpito appena lanciato il gioco sulla mia Xbox One, è stato il completo restyling della città. Chi si ricorda, come il sottoscritto, il gioco del 2002, la povera Lost Heaven era veramente una città di fantasmi, con scarsi dettagli ed ancor più scarsa popolazione

Adesso invece ci troviamo ad osservare una cita viva e rasa vivida da un sistema di illuminazione che definire eccellente può essere riduttivo. L’unica pecca che si può muovere all’impianto grafico è l’esagerato stacco di luce che si ha quando si passa da un interno ad un esterno, in generale quando si passa da un posto luminoso ad uno buio o viceversa. Lo stacco luminoso è così forte che ci vuole qualche secondo affinché si riesca a vedere chiaramente quello che ci succede attorno, cosa che in alcuni frangenti può provocare non pochi problemi, sopratutto quando si tratta di inseguimenti o frenetiche sparatorie. MI sono ritrovato più volte ad essere colpito da avversari resi invisibili dalla sovra-illuminazione o di perdere secondi veloci in inseguimenti con la polizia quando entrando in un tunnel ho inavvertitamente un veicolo che non sono riuscito a vedere, sempre a causa del drastico cambio di luce. Non si tratta di un difetto tale da rovinare interamente l’esperienza di gioco, ma mi pare opportuno segnalarlo, perché soprattutto questo accade nelle versioni console, mentre sulla versione PC fortunatamente il problema è meno evidente.

Con il restyling è stato fatto un grosso lavoro anche sulle espressioni facciali, che erano praticamente assenti nella versione originale e che nelle anteprime della versione remastered che avevamo visto, non sembravano per niente convincenti. Fortunatamente nella versione definitiva i protagonisti acquisiscono una buona espressività, peccato però che lo sguardo risulti a volte vacuo, quasi assente. Anche alcune emozioni traspariscono con difficoltà, sopratutto la rabbia non viene resa con un buon livello di credibilità, anche a causa della rigidità della animazioni corporee. Manca un tocco di rifinitura in più che avrebbe eliminato alcune sbavature dal punto di vista grafico che, seppur non penalizzando in maniera grave il lavoro di cosmesi effettuato, lo rendono in alcuni frangenti non perfettamente riuscito.

Anche i molteplici dialoghi che si innescano durante le interazioni con gli altri personaggi hanno una mancanza di naturalezza che colpisce abbastanza evidente. Se stiamo facendo un percorso in macchina e il nostro passeggero ci sta parlando e urtiamo da qualche parte, il dialogo principale viene interrotto da un’espressione di rimprovero da parte del nostro interlocutore che critica il nostro modo di guidare, per poi riprendere da capo, con la netta sensazione di aver riavvolto un nastro. Un plauso invece va fatto per l’eccellente lavoro di doppiaggio che ha dato carattere e profondità ai personaggi, con un voice casting perfetto. La versione inglese, ma anche quella italiana, delle voci è pressoché perfetta e a parte alcune piccole incertezze, ci fa vivere a pieno tutta la vicenda. Ho apprezzato che non ci siano state stereotipizzazione dei personaggi, dando accenti pesanti e calcati, pur trovandoci di fronte a famiglie italo-americane. Ad un certo punto una signora alla quale stiamo chiedendo il pizzo al figlio ci apostrofa in un calabrese quasi perfetto e anche questi piccoli dettagli sono da considerare quando si parla di un ottimo lavoro sulla componente audio.
La radio che trasmette musiche tipiche degli anni ‘30 è la ciliegina della torta di tutto questo comparto e spostarsi a ritmo di jazz è un ottimo modo per passare il tempo.

Per chi non lo sapesse, Mafia racconta la storia di Tommy Angelo, un semplice tassista che lotta per sbarcare il lunario nella città di Lost Heaven, nel cuore dell’America americana. 1930 e proibizionismo.Una sera al lavoro, Tommy trova Paulie e Sam, due gangster in fuga che gli chiedono, sotto la minaccia delle armi, di correre più veloce dei loro aggressori.Una cosa tira l’altra, Tommy si integrerà e si farà posto nel cuore della famiglia Salieri, mentre c’è l’escalation della guerra c contro Morello, un altro boss della mala che ha esteso il suo controllo su buona parte della città e anche dei politici e dei poliziotti.
Basato su questa storia, piuttosto classica e lineare, Mafia soddisfa tutte le aspettative di ciò che ci hanno fatto vedere decine di film sulla mafia. Onore, rispetto, senso di appartenenza alla famiglia, personaggi accattivanti,tutti ingredienti che decretarono da questo punto di vista il successo dell’episodio originale e che qua sono stati rispettati, anzi, migliorati.

Quando gli sviluppatori di Hangar 13 dissero che avrebbero plasmato questo remake su di una “storia estesa”, temetti che avrebbero potuto creare un Frankenstein, innestando elementi avulsi dall’intreccio narrativo originale che avrebbe stravolto troppa parte di una storia buona di partenza. Anche introduzione di una sorta di open world per dare il pretesto a fare missioni secondarie, oppure l’inserimento di oggetti collezionabili mi sembravano un po’ il modo di voler allungare il brodo.
Ma alla fine mi sono dovuto ricredere e
il fatto che il gioco originale fosse del tutto un titolo narrativo, con sequenze di azione, è stato rispettato e il gioco è stato piacevolmente arricchito dalla possibilità di esplorazione che era pressoché assente nell’episodio del 2002, che si integra benissimo con l’approfondimento dei rapporti tra i personaggi. Per chi ha memoria della prima versione, vedrà che nel complesso, la trama è perfettamente rispettata, si potranno giocare (quasi) le stesse missioni, incontreremo gli stessi personaggi e visiterai gli stessi ambienti del gioco originale.

Quello che fa la differenza è il grosso lavoro di riscrittura che ha effettivamente amalgamato in maniera più coesa tutta la trama e ci permette di godere delle varie sfumature che creano intrecci tra le storie dei vari personaggi e lo sfondo dell’azione. L’inserimento di alcune nuove cut-scene e di alcuni momenti di vita contribuisce indubbiamente a rendere questa nuova versione di Mafia un’esperienza coinvolgente, anche più dell’originale, che si può completare in circa 10 ore. Vi posso solo dire che un elemento importante della trama è stato modificato, ma non vi svelerò mai di cosa si tratti e solo coloro che hanno giocato il titolo del 2002 se ne accorgeranno e penso che non ne rimarranno per niente scandalizzati.

Sono state apportate anche delle modifiche alla struttura di alcune missioni, che sono state allungate per offrirci scene d’azione piuttosto intense mentre altre sono state accorciate a favore di cut-scene in grado di spiegare le motivazioni e dare una maggior caratterizzazione ai personaggi, seguendo un metodo di stampo più cinematografico che interattivo

Nel complesso quindi la trama con questi aggiustamenti, prende una forma più definita rispetto all’originale, i personaggi acquisiscono profondità e le loro motivazioni e i loro dubbi suonano più “veri”. Abbastanza palpabile durante tutta l’avventura è come tutto venga architettato narrativamente per arrivare al memorabile epilogo in grado di portarci direttamente nell’opera seconda della trilogia di Mafia. Se c’era un punto su cui la squadra che si è occupata della sceneggiatura in Hangar 13 non poteva fallire, era proprio questo e posso affermare che sono riusciti a centrare il bersaglio. Sicuramente i puristi potranno storcere il naso, ma alla fine la vera essenza di un remaster è quella di cercare di migliorare per quanto possibile il gioco originale, non solo dall’aspetto grafico, ma anche sotto quello della coerenza. Altrimenti è meglio giocare solo con l’originale e chiudersi nella bolla nostalgica per tutta la vita, se non sa accettare questo.

E, naturalmente, fare un remake di Mafia vuol dire anche dover mettere mano al gameplay, che nella versione originale l’ho sempre trovato molto legnoso in alcuni frangenti. Ad esempio durante gli scontri a fuoco, che già all’epoca erano alquanto rudimentali, si aveva l’impressione di avere scarsamente il controllo del proprio personaggio, la mira lasciava molto a desiderare. Per non parlare del sistema di guida, che era veramente qualcosa di ostico, perché più che delle macchine sembrava di guidare dei transatlantici attraverso un mare di melassa. La guida è stata resa più fluida e veloce, ma le sparatorie non hanno invece avuto un grosso miglioramento. L’unico punto dove la guida è rimasta pensosamente insufficiente è la gara all’autodromo, che è la peggiore realizzazione di sempre di una corsa automobilistica all’interno di un videogioco. Questa sezione era terribile nell’originale e rimane terribile anche in questo remake.

Per qual che riguarda la navigazione per i vari punti e zone della città che saremo chiamati a visitare e raggiungere, è stato introdotto il GPS che ci fornirà tutte le indicazioni relative alla direzione che dobbiamo seguire. Questo non esisteva nell’originale e il fatto che non si a possibile rimuoverla nella modalità “classica” con la quale si può scegliere di giocare, lascerà anche in questo caso i puristi delusi. Ma voglio ricordare che all’epoca con il gioco, che era solo ed esclusivamente in formato fisico, veniva fornita anche una mappa della città di Lost Heaven per orientarsi, ma oggi non è così, per cui ricevere le indicazioni è necessario per non rischiare di girare a vuoto per ore o dover comunque ricorrere a Google per trovare la nostra destinazione

L’esperienza “classica” cambia ben poco rispetto alla modalità normale di questa versione remastered, in quanto alla fine mancano solo alcuni suggerimenti e la polizia è molto più reattiva, visto che potrà fermarci anche per semplici violazioni del codice della strada. Ricordatevi comunque di mettere sempre il limitatore quando fate degli spostamenti, per evitare di essere fermati all’improvviso per aver superato il limite di velocità.

I combattimenti sono moderatamente divertenti, ma non mi hanno effettivamente entusiasmato. Se gli scontri diretti sono alla fine soddisfacenti, il sistema di infiltrazione è veramente carente e poco efficace. La IA degli avversari è assolutamente imprevedibile ed incoerente, per cui non possiamo in alcun modo cercare di pianificare in maniera accurate i nostri tentativi di non farci scoprire mentre cerchiamo di intrufolarci silenziosamente. Mettiamoci poi anche la sana ingenuità con il quale è stato programmato venti anni fa, quell’idea naif di poter ad esempio fa scoppiare in area un edificio, uccidere una serie di poliziotti durante la fuga e poi farla franca solo dopo un paio di minuti di fuga con un carro funebre per le strade affollate della città.

 

In Conclusione

Nonostante la struttura del gioco sia datata e si senta tutto il peso dei diciotto anni che ci separano dall’originale, il lavoro svolto da Hangar 13 sul primo capitolo di Mafia lo rende sicuramente un titolo apprezzabile. Se escludiamo i pochi difetti tecnici e alcune sbavature secondarie, la riprogettazione grafica, l’ammodernamento del comportamento dei veicoli e in maniera parziale quello degli scontri a fuoco, la rielaborazione dei dialoghi, l’aggiunta di cut-scene e di alcune sequenze di gioco completamente ridisegnate, sono tutti elementi che rappresentano i punti di forza di questa Definitive Edition. Non è certo un gioco perfetto, perché non lo era all’epoca della sua uscita e non può certo esserlo oggi, ma all’interno della riedizione dell’intera trilogia ha un suo senso e se sarete abbastanza indulgenti, troverete alla fine il suo valore che risiede in una storia bel realizzata e sceneggiata. I fan dell’originale apprezzeranno di sicuro il lifting estetico, ma sicuramente qualcuno storcerà il naso per alcune scelte sia tecniche che narrative che si sono rese comunque necessarie per proporci una versione modernizzata del gioco.

La recensione è stata realizzata grazie al codice promo fornito dagli sviluppatori per Xbox One. 

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Sergio "Cateye10" Grazzini

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.
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