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Tamarin – Recensione

Che cosa succede se si mischiano le dinamiche di un platform 3D con una creaturina “puccettosa” e della sana violenza? Molti di voi penseranno che si tratti di un creazione dell’amata Rare, mentre Tamarin è il nuovo gioco di Chameleon Games, che in effetti si ispira molto a titoli come Conker’s Bad Fur Day, visto che nella squadra degli sviluppatori ci sono molti ex legati alla sua produzione. Ma saranno riusciti a replicare lo stile e la giocabilità che tanto hanno reso celebri ed amati i giochi della Rare? Scopriamolo assieme.

Tamarin lo troviamo sia  su PS4 e Steam e la versione che abbiamo potuto giocare è quella su console. Il protagonista del gioco è un tamarino (una specie di primate) che viveva pacificamente con il resto dei suoi simili finché all’improvviso, un gruppo di malefici e violenti  insetti invadono e distruggono il pacifico habitat di queste creaturine “pelosette”. Il nostro compito sara ovviamente quello di eliminare gli invasori, salvare i nostri simili e le altre creature e ristabilire l’ordine. LA nostra guida in tuttta questo sono delle lucciole che hanno gli indizi per procedere nell’avventura e che ci forniranno indizi su come liberare gli altri tamarini prigionieri. Il nostro protagonista può correre, saltare e usare… armi semiautomatiche. Proprio così, la apparente “pucciosità” del personaggio viene subito stemperata da una buona dose di ultra-violenza dopo che una talpa ci dona dapprima un Uzi e poi un bell’M16 da assalto per seminare morte e distruzione tra le fila dei nostri odiati nemici, gli insetti distruggitori di paradisi arboricoli. Peccato che questo elemento di rottura, ovvero la violenza associata alla tenerezza del tamarino,  non sia associata o ad alcun elemento umoristico o dissacrante, come ad esempio si vedeva nel sopra citato  Conker’s Bad Fur Day. Andare per i livelli e sparare contro i nemici, vederli sanguinare e gemere a terra sembra un elemento naturale, la logica conseguenza di come un animaletto tutto occhi e pelosetto possa reagire ad una violenta invasione.

Imbracciate quindi con naturalezza le nostr armi, iniziamo una avventura aperta, con una mappa da attraversare e nella quale potramo spostarci tra location già viste per utilizzare abilità che sbloccheremo durante la nostra esplorazione. Almeno un terzo del gioco lo dedica a questa attività, mentre gli altri due terzi sono suddivisi equamente tra saltare e sparare. Purtroppo l’unione di queste tre attività se fosse stata ben curata, avrebbe reso Tamarin un gioco molto appassionante, ma così non è accaduto.

L’esplorazione è la colonna portante di tutto il gioco ed ha come “hub” principale il villaggio in rovina dei tamarini , dal quale abbiamo l’accesso agli altri ambienti, come la foresta e il nido fabbrica degli insetti. Ognuno di essi ha una mappa  abbastanza grande e possiedono un sacco di diramazioni in grotte e percorsi alternativi. Alcune sezioni delle mappe sono bloccate e per accedervi quindi dovremo sbloccare o conoscere l’abilità corrispondente , come scalare i muri o evitare zone tossiche, e questo, in stile metroidvania, ci obbliga a tornare più volte sui nostri passi.

Il problema è che non abbiamo né una mappa, né una minimappa, né un indicatore di quale sia il nostro prossimo obiettivo. Durante l’esplorazione saremo guidati solo da sporadici segnali che indicano la direzione delle aree chiave. Il risultato è che molte volte ci troviamo a vagare senza sapere in che direzione andare perché non sappiamo cosa il gioco si aspetti da noi o perchè non ci ricordiamo più il percorso che ci conduce al luogo che ci interessava tornare ad esplorare.

La seconda componente del gioco sono i salti , che sono forse l’aspetto più soddisfacente di Tamarin, anche se in questo caso non sono esenti da problemi.  Ci sono alcune parti che ricordano i vecchi tempi, con salti a tutta velocità, trampolini, aree nascoste e fin qui tutto bene. Il problem maggiore di questa parte, che poi alla fine diventa il problema maggiora di tutto il gioco, è la gestione della telecamera dinamiche che segue le nostre azioni.  Possiamo cercare di gestirla con la la levetta destra, ma come un ciuffo ribelle tende sempre a riposizionarsi dove è meno conveniente o a bloccare la visuale quando siamo vicino a un muro. Se si considera che una delle mosse speciali è un back flip che necessita proprio di una parete per essere eseguito, capirete bene quanto complicato sia fare una cosa del genere se non si ha una visuale chiara. Il movimento dell’inquadratura tende anche creare un senso di motion sickness che pensavamo fosse ormai solo retaggio dei giochi VR, mentre in questo caso l’ondeggiare della camera è veramente fastidioso. Disseminati sulla mappa ci sono un sacco di oggetti collezionabili, ma mancando completamente un vero e proprio tutorial e la possibilità di avere una guida online, ne ignoriamo completamente il loro utilizzo, per cui li raccoglieremo senza capire il motivo per cui lo facciamo.

L’ultima componente del gioco è l’utilizzo delle armi e il conseguente sterminio di tutti gli insetti che si frapporranno tra di noi e l’obiettivo finale, ovvero la liberazione del nostro mondo dall’invasione. Questo elemento che avrebbe potuto essere la chiave di volta di tutto il gioco, il punto di rottura tra la tenerezza del tamarino e le sue azioni, stride come le unghie su una lavagna. Non c’è alcun elemento umoristico che permetta di creare una simbiosi tra l’aspetto dolce e innocuo del tamarino e l’utilizzo delle armi, la crudezza delle morti degli avversari, il loro sanguinamento e le mosche che aleggiano sui loro cadaveri smembrati dai nostri colpi. Si ha la percezione di una forzatura, di voler riproporre uno stile, quello di Rare, ma senza lo stile di farlo nel modo giusto. Nella sua interezza Tamarin non è certo un prodotto destinato ai bambini, ma all’apparenza lo potrebbe sembrare, ma la sua natura dovrebbe essere invece ben esplicitata. Nessun genitore sano di mente avrebbe mai dato Conker’s da far giocare a suo figlio di 5 anni, perchè i contenuti di questo gioco erano ben chiari già dalla copertina, mentre Tamarin sembra voler proporre un classico platform 3D come Spyro, ma senza menzionare esplicitamente che all’interno del gioco ci sono elementi violenti e cruenti non certo adatti ai più piccoli.
I controlli poi della mira sono tutt’altro che perfetti, complice anche i problemi della telecamera di cui abbiamo già parlato, per cui fare fuori i vari insetti che tenteranno di nascondersi dietro coperture o che ci tenderanno vari tipi di agguato, saranno tutte operazioni che andranno eseguite a mano libera, e non sempre sarà facile centrare bene i nostri bersagli.

L’ultima analisi la riserviamo al comparto tecnico, ed anche qua ci sono luci ed ombre. La parte di luce è sicuramente rappresentata dalle ottime animazioni del nostro personaggio e dalla cura che è stata dedicata al suo design, così come alla realizzazione degli scenari. Le ombre invece calano quando si parla dei modelli degli avversari, che hanno un livello di dettaglio nettamente inferiore a quello del nostro personaggio, quasi che appartengano a due giochi diversi. Ci sono anche un poi di problemi sulle texture e sulla realizzazione grafica di alcune aree, ad esempio le grotte e la fabbrica degli insetti che non sono all’altezza della realizzazione della foresta.
La parte audio è ben realizzata, ma nonostante la presenza di David Wise, il leggendario creatore delle musiche di Donkey Kong Country, i vari pezzi che accompagnano tutta la nostra avventura sono tutt’altro che indimenticabili, risultano anzi alla lunga poco consoni alle vicende del gioco. Un pezzo bucolico e rilassante ha poco a che vedere con l’ultra-violenza della quale sono intrise le azioni del nostro tamarino.
In Conclusione

Nonostante Tamarin possieda tutti gli elementi per poter essere un buon platform 3D d’azione, la somma di tutte le sue parti non riesce a restituire un gioco soddisfacente. Le varie componenti del gioco si legano male tra di loro, manca il sarcasmo e il feroce umorismo che contraddistingueva i giochi Rare che tanto successo hanno riscosso nel passato. L’esplorazione diventa difficoltosa a causa di un utilizzo poco curato della visuale, la parte di combattimento con le armi stride con l’impianto del gioco e l’aspetto dello stesso protagonista, la realizzazione tecnica non ha uno standard unico. Insomma, ci troviamo davanti un mezzo disastro, che sarà difficilmente apprezzato da chi ama i platform e soprattutto da chi ricerca in Tamarin lo spirito dei giochi Rare, visto che nel team di sviluppo compaiono nomi come Richard Vaucher (uno dei creatori di Donkey Kong 64) e il già citato David Wise.

La recensione è stata realizzata grazie al codice promo fornito dagli sviluppatori per PlayStation 4. 

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Sergio "Cateye10" Grazzini

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.
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