Mortal Shell – Recensione

Il piccolo studio Cold Simmetry, fondato nel 2017, si è senza dubbio posto un obbiettivo ambizioso: creare un prodotto che richiamasse le sensazioni delle prime partite a Dark Souls senza però sfociare nel citazionismo e cercando di portare innovazione in un genere che troppo spesso finisce per essere vincolato dal suo stesso passato. Era quindi ovvio che il loro primo titolo, Mortal Shell, si trovasse davanti ad un compito non facile e che ha fatto aumentare considerevolmente le aspettative del pubblico ancora in attesa di novità riguardo Elden Ring. Rilasciato sul mercato il 18 Agosto, a soli 4 mesi di distanza dal suo primo reveal, riuscirà questo titolo quasi indie a conquistare il cuore del grande pubblico?

Come da tradizione del genere la trama è quantomeno criptica. Vestiremo i panni di una misteriosa creatura eterea e senza volto, catapultata in un luogo marcescente popolato da briganti e strane creature saprofaghe. Sporadiche iscrizioni raccontano di un mondo dominato da un forte fervore religioso, dove violenza e fede si intrecciano in modo inquietante e il martirio diventa una sorta di privilegio. Sarà chiaro fin da subito che il nostro alter ego non è in grado di sopravvivere a lungo in questo scenario ma fortunatamente per noi avremo la possibilità di “possedere” alcuni corpi particolari, dei veri e propri involucri appartenuti a grandi guerrieri e zeloti del passato. Ogni corpo sarà dotato di particolari abilità che una volta sbloccate ci permetteranno di conoscere alcuni frammenti in più della sua storia, facendo così luce sul setting del titolo. La narrazione è quindi veicolata attraverso piccoli brani o con le descrizioni dei vari oggetti, mettendo in secondo piano le sporadiche interazioni con i pochissimi npc presenti nel titolo. Sebbene l’espediente sia intrigante, la sua capacità di raccontare una storia non riesce a coinvolgere il giocatore per via di un’esposizione troppo passiva e superficiale. L’assenza di una vera narrazione ambientale, impossibile da strutturare a causa dei repentini cambi di scenario offerti dal gioco, impedisce la creazione di quella “lore” tanto cara al genere e che normalmente funge da collante e da sfondo per i vari elementi narrativi di queste produzioni. L’impressione è che il team non abbia lavorato abbastanza sull’ambientazione e sulla sua storia, che rimane appena accennata, favorendo invece il gameplay.

Proprio sul fronte del gameplay la produzione mostra i suoi punti di forza, proponendo una formula che nonostante la sua fedeltà al genere dei souls like riesce ugualmente ad introdurre alcune interessanti novità. Come già detto in precedenza avremo la possibilità di abitare alcuni involucri, 4 per la precisione, che con le loro diverse capacità determineranno il nostro approccio all’azione. Mortal Shell abbandona i complessi sistemi popolati da statistiche e numeri in favore di quattro distinti personaggi, ognuno con un suo set di capacità passive da sbloccare e statistiche predefinite. Potremo quindi scegliere di fare affidamento sull’enorme quantità di salute di Eredrim, che con i suoi bonus cumulabili al danno è in grado di spazzare via i nemici con pochi colpi, oppure favorire Tiel, più fragile ma in grado di concatenare schivate e combo più lunghe grazie alla sua stamina eccezionale. Se questi due involucri rappresentano due approcci abbastanza “standard”, i rimanenti due sono legati in modo più profondo alle meccaniche del combat system del titolo. Iniziando da Harros, che compensa le sue statistiche nella media con un set di abilità pensato per sfruttare al meglio la pietrificazione. Questa capacità, condivisa da ogni involucro, vi renderà totalmente immuni ai danni del prossimo colpo subito trasformandovi in una vera e propria statua di pietra. La presenza di un breve cooldown (ulteriormente diminuibile dalle abilità di Harros) unita alla possibilità di pietrificarsi anche mentre si sferra un colpo apre la strada a numerose possibilità tattiche. Potremo attirare l’avversario, spingerlo ad attaccare e pietrificarci per sfruttare il temporaneo stordimento causato dall’impatto con il nostro personaggio.

Sul fronte difensivo alla pietrificazione si affianca anche la possibilità di eseguire una sorta di parata perfetta, in grado di dare vita a potenti contrattacchi che possono persino ripristinare parte della nostra salute. Il combat system favorisce una certa lentezza e metodicità, prediligendo scontri fortemente ritmati dove si spinge il nemico ad attaccare per sfruttare le potenziali aperture ottenute con la pietrificazione o la parata perfetta. Nonostante la solidità di questo sistema la scarsa varietà di nemici presenti porta rapidamente alla routine che non viene interrotta nemmeno dalle boss battle. Diventa fin troppo facile attendere l’offensiva del boss di turno, interrompere i suoi attacchi e poi sferrare un paio di colpi. Il basso numero di armi disponibili (soltanto quattro) non incoraggia di certo la sperimentazione, spingendo sempre di più il giocatore all’interno di una confort zone difficile da abbandonare. Particolare è anche l’approccio che il titolo ha nei confronti dei vari consumabili presenti nel gioco, il cui effetto ci sarà ignoto fino al loro primo utilizzo e attraverso il guadagno di familiarità miglioreranno come efficacia o addirittura presenteranno nuovi effetti. A sfruttare maggiormente questa meccanica è l’ultimo involucro, Solomon, che guadagna familiarità più rapidamente e può addirittura guadagnare visioni (una delle valute del gioco utilizzate per lo sblocco delle abilità) con l’interazione con i pochi npc.

Tecnicamente il titolo presenta un buon comparto visivo, dimostrandosi in linea con gli standard attuali per i prodotti non AAA. È palese fin da subito come la maggior parte dell’impegno del team sia andato nella realizzazione dei quattro involucri disponibili, veramente dettagliatissimi e animati in modo convincente. Di minore impatto si dimostrano invece i nemici, con pochissima varietà e un design non particolarmente convincente. Lo stesso purtroppo vale per i boss, che con rarissime eccezioni si dimostrano poco ispirati e originali. Il level design del titolo, che presenta una grande area iniziale alla quale si collegano i tre templi che ospitano i principali boss che affronteremo, si rivela decisamente incostante dal punto di vista qualitativo. L’ampia zona centrale è infatti particolarmente intricata e difficile da navigare, presentando una serie di collegamenti attraverso stretti cunicoli che spezzano la continuità del livello confondendo l’orientamento del giocatore. La transizione verso i tre templi è repentina così come lo è il cambio di registro nella progressione al loro interno, decisamente molto più lineare rispetto alla zona centrale. I controlli ricalcano la formula già collaudata del genere ma non si dimostrano sempre abbastanza reattivi per il tempismo che il gioco pretende per eseguire le parate perfette. Il lato audio offre una colonna sonora non particolarmente entusiasmante, che passa quasi inosservata e si limita a fare da semplice sottofondo all’azione. Il titolo è agilmente completabile in circa 15/20 ore (in base alla vostra abilità) ma la presenza di un new game + non riesce davvero a far guadagnare rigiocabilità al titolo vista la mole ridotta di contenuti. Resta comunque una longevità più che accettabile per un titolo venduto a prezzo budget e che non si poneva come obbiettivo principale la durata.

In Conclusione

Mortal Shell è un titolo indubbiamente meritevole, che mostra non solo l’amore del team per le opere di From Software ma anche la sua capacità di introdurre elementi innovativi e interessanti nel gameplay. L’idea dei vari involucri, privi di uno sviluppo parametrico ma comunque potenziabili, si rivela particolarmente vincente se intendiamo il titolo come un entry level per i meno avvezzi al genere. Purtroppo, la mole limitata di contenuti ed il suo gameplay funzionale ma non particolarmente vario finisce per renderlo meno appetibile ai veterani del genere che potrebbero trovare la formula poco appagante. La speranza è che il team sfrutti l’esperienza accumulata nello sviluppo per dare vita ad un successivo progetto più ambizioso e corposo, in modo da mettere davvero a frutto le interessanti idee che per certi versi vengono solo accennate in Mortal Shell. Il suo prezzo budget lo rende comunque un titolo da tenere d’occhio e mi sento di consigliarlo a chiunque voglia avvicinarsi al genere e ai veterani in cerca di qualche novità rispetto alla solita formula dei soul like.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornito dal publisher per PS4.


7
voto