Ghost of Tsushima – Recensione

Mondo di sofferenza:
eppure i ciliegi
sono in fiore.

Kobayashi Issa
(1763-1827)

Ghost of Tsushima è un titolo che affascina, come un haiku composto da una coralità di persone, che con la sua apparente semplicità ci porta all’interno di un mondo dove coesistono momenti rilassanti, riflessivi, ma anche violenti, cruenti. Il viaggio di vendetta che compiamo con Jin, il samurai solitario che interpretiamo ci permette di alternare ognuno di questi momenti con la grazia di un vento che muta a seconda dello stato d’animo del giocatore. L’unica perplessità che avevo era riposta nel fatto che il gioco fosse un titolo sviluppato da uno studio occidentale, Sucker Punch, e che quindi non fosse riuscito a trasmettere le sensazioni di una storia solitaria, ma al contempo corale, ambientata in una cultura, quella del Giappone del XIII secolo, così lontana dalle nostre esperienze. Scopriamo assieme se gli sviluppatori sono riusciti a ricreare un mondo così complesso e sfaccettato, in questa recensione.

All’ombra dei fiori
nessuno
è straniero.

Kobayashi Issa
(1763-1827)

Come dicevo, Ghost of Tsushima ci mette al centro di una delle invasioni mongole del Giappone durante il XIII secolo. Il Grande Khan dell’Impero Mongolo, ha incaricato suo nipote, lo spietato e determinato Khotun Khan, di piegare la resistenza dei giapponesi che voleva soggiogare sotto il suo impero mondiale. L’isola di di Tsushima rappresenta la testa di ponte di questa brutale invasione, una sorta di prova generale per sondare il terreno prima di passare alle isole maggiori dell’arcipelago nipponico.

Dopo la cruenta battaglia di Komoda, dove l’intero esercito dei samurai giapponesi cade sotto le armi e la mancanza di onore dei mongoli, assumi il ruolo di Lord Jin Sakai, giovane samurai del clan Sakai e fedele servitore del clan Shimura, capitanato dal potente zio del ragazzo. Salvato da una ladra-guerriera, la determinata Yuna, dovremo affrontare un viaggio sia fisico che spirituale per liberare nostro zio e l’isola di Tsushima. Infatti durante tutta la nostra avventura, Jin il codice d’onore instillatogli dalla sua formazione di samurai sarà costantemente messo in conflitto con la realtà e gli orrori di un nemico che applica invece la sua brutale oppressione. La sofferenza del lord samurai viene dettagliata in numerosi flashback che riportano alla mente di Jin come gli insegnamenti della via del samurai debbano però essere piegati alla realtà che ci troviamo ad affrontare.

Come dicevo la storia è sia solitaria che corale, poiché nel gioco dovremo cercare alleati all’interno di un cast variegato e ben definito di personaggi che ci potranno aiutare nella nostra missione di liberazione. Ogni personaggio possiede la propria personalità ben delineata nel mondo che lo circonda. Le loro motivazioni e le loro storie si intersecano abilmente all’intreccio narrativo, dandoci la possibilità di scoprire nuove informazioni e creando un’arco narrativo che ci ci permette di inserirci in maniera piena e coerente all’interno della calamità che sta devastando l’isola di Tsushima.

Montagne remote
specchiate negli occhi
delle libellule.

Kobayashi Issa
(1763-1827)

La stessa isola è a sua volta un elemento fondamentale del gioco, quasi che sia anch’essa un elemento vivente e compartecipante alla vicenda narrata. La varietà dei biomi, l’apparire improvviso di laghi a specchio, le altezze dei monti, le praterie mosse dal vento, le coste frastagliate battute dalle onde e un sacco di altri scorci di sublime bellezza fanno sia da contorno che da ambientazione delle nostre vicende, facendoci sentire all’interno di un ecosistema vivo e reale, compagno delle nostre esplorazioni. Ogni angolo dell’isola ha i suoi segreti, le sue particolarità, i suoi momenti riflessivi che ci permetteranno di godere di ogni momento, magari fermandoci ad osservare ogni singolo dettaglio, come la luce che filtra tra i rami degli alberi mentre esausti da una cruenta battagli cerchiamo di riprendere fiato e recuperare un po’ di pace in un mondo violento e devastato.

Ogni area dell’isola ha le sue peculiarità in grado di generare in chi l’osserva sensazioni specifiche. Le dolci colline che degradano verso il mare, la Foresta Dorata piena di fruscii e di fauna, le praterie che si muovono sotto il vento e appena scalfite dal nostro passaggio, sono tutti elementi che ci obbligheranno a fermarci per godere della loro singolare bellezza. La realizzazione di ogni singolo angolo dell’isola è stata curata in ogni dettaglio, costellando l’ambiente di elementi tali da renderli veramente vivi, dimostrando quanta cura lo studio Sucker Punch ha dedicato a questo gioco. Più volte mi sono sentito quasi obbligato ad immortalare i panorami con l’ottima modalità foto che mi ha permesso di realizzare immagini di inusitata bellezza, e non grazie alla mia bravura, ma all’oggettiva efficacia della realizzazione grafica di questo titolo.

Un altro elemento importante e non solo decorativo del gioco, è il vento. Esso infatti, oltre a muovere le fronde degli alberi e ogni singolo filo d’erba, sarà anche la nostra guida per l’esplorazione del mondo. L’interfaccia grafica della schermata di gioco non prevede la presenza di bussole o mappe, una scelta stilistica coerente con lo spirito del gioco. Per cui la nostra esplorazione sarà guidata dalle folate di vento che indicano la direzione verso la quale dovremo dirigerci per arrivare all’obiettivo che ci siamo prefissati. Semplicemente scorrendo con il dito verso l’altro sul touchpad una breve folata di vento ci permetterà di capire la strada da seguire.

Ci sono anche altri indicatori molto utili che si integrano perfettamente con il mondo di gioco, sempre nel rispetto dell’interfaccia minimalista, ma funzionale, del gioco. Ad esempio un filo di vapore indica una sorgente termale presso la quale fermarci a riposare e meditare, mentre la barra dell’energia viene sia ripristina che aumentata. Degli uccelli dorati ci portano verso luoghi d’interesse, i portali tori ci guidano verso templi nascosti, le volpi ci guideranno verso santuari Inari. La varietà delle cose da scoprire è così alta che quasi si tende a dimenticarci della nostro missione principale solo per scoprire quale altro segreto si cela all’interno dell’sola. Il consiglio che posso darvi è quello di cercare di aumentare il più possibile le vostre statistiche, implementare le vostre abilità, incrementare energia e determinazione, perchè le sfide che vi troverete ad affrontare saranno impegnative e l’unico modo per  poterne uscire vincitori è  arrivarci preparati. Tutte le missioni secondarie ci condurranno in qualche modo verso il perfezionamento delle nostre tecniche, niente è inutile o accessorio. Ad esempio prima parlavo della determinazione, che è un elemento chiave per la sopravvivenza sull’isola di Tsushima. In buona sostanza si tratta dell’unico modo per poter recuperare energia vitale durante i combattimenti ed è rappresentata da dei piccoli cerchi luminosi sopra la nostra barra della salute. Più determinazione avremo, più facilmente potremo confrontarci contro orde di nemici e quindi acquisire più punti per ampliare il ventaglio delle nostre abilità Ogni elemento è quindi interconnesso anche nello sviluppo del nostro personaggio, creando ancora una volte un’amalgama perfetta che non smette mai di stancare di il giocatore.

Ci sono poi i Racconti di Tsushima, altro elemento che si affianca alla narrazione principale, che amplieranno la nostra conoscenza della vita dell’isola come era prima dell’invasione mongola e di come adesso molte cose siano ob torto collo cambiate. Queste missioni ci porteranno a confrontarci con abitanti, con storie e ambientazioni uniche e appassionanti. La storia entra a far parte del nostro essere, la assimiliamo pezzo per pezzo, frammento per frammento, dialogo per dialogo. Mi sono sentito letteralmente trasportare nel mondo di Jin con la grazia di una geisha che entra silenziosa all’interno di una stanza, la cui presenza non è imposta, ma letteralmente integrata nell’ambiente. Non ci sono forzature, non ci sono buchi narrativi, l’intreccio si sviluppa senza soluzione di continuità. Non importa quale missione affrontiamo prima o dopo, tutto diventa organico, svelando fatti ed antefatti che ci permetteranno sia di ampliare le nostre conoscenze che di scoprire terribili segreti in merito agli abitanti dell’isola. Non voglio entrare di più nel dettaglio della trama, ma sappiate che non tutto è come sembra, che dietro l’onore si può nascondere il tradimento, dietro l’amore si cela inaspettatamente l’odio più viscerale e che non potremo e non dovremo fidarci solo delle apparenze. Ghost of Tsushima riesce a far riflettere sull’ambiguità dell’animo umano, sia per quel che riguarda il travaglio interiore del nostro protagonista che le vicende e i comportamenti degli abitanti dell’isola dopo l’invasione mongola.
Altro consiglio che posso darvi è quello di non sottovalutare i Racconti Mitici, perchè seguendo le leggende narrate dai bardi, troverete degli elementi estremamente utili per affrontare il gioco nella maniera più consona possibile.

“Preparati a morire”,
insegnano
i fiori di ciliegio.

Kobayashi Issa
(1763-1827)

L’obiettivo principale di Jin rimane quello di liberare l’isola di Tsushima dagli invasori mongoli. Nonostante la sua formazione da samurai, come il bambù si piega al vento per no spezzarsi, così il nostro alter-ego è costretto a venire a patti con la sua rigida formazione che gli ha sempre imposto di seguire il bushido, creandogli un forte dissidio interiore che frequentemente emerge dalle sue considerazioni a seguito della azioni commesse. Il combattimento avviene principalmente attraverso scontri corpo a copro, nella quale na nostra fidata katana fa da protagonista. Ma possiamo anche cercare di avere la meglio sugli avversari anche con tecniche di uccisione che si rifanno a quelle dei ninja, ovvero aggirandoci furtivamente nelle ombre e colpendo alle spalle gli avversari. Questo elemento è ritenuto disonorevole da parte del nostro giovane samurai, ma deve fare di necessità virtù. C’è poi la possibilità di usare armi a distanza che non si limitano solo all’arco, ma anche ad altri strumenti che sbloccheremo durante le nostre missioni, dei quali ometto di parlare per non negarvi il piacere della scoperta.
L’utilizzo della spada rimane comunque il punto focale delle sezioni di combattimento e nonostante la sua semplicità nella gestione dei controlli, riesce ad essere coinvolgente ed efficace. Lo spadaccino giapponese non usa l’irruenza, ma la pazienza, per cui avremo a disposizione due tipi di attacco, uno pesante ed uno veloce e fino a 4 “forme ” di combattimento. Ognuna di esse ci permetterà di utilizzare attacchi efficaci a seconda del nemico che abbiamo di fronte e potremo variarla durante ogni singolo scontro. Devo dire che inizialmente ho trovato un po’ poco pratico doverlo fare usando la combinazione di due pulsanti del pad. ma alla lunga la pratica rende questa operazione abbastanza agile da usare, anche se dovrete ricordavi a memoria a quale tasto è associata la forma che vorrete utilizzare. Alternando attacchi veloci e pesanti si potranno fare una serie di combinazioni di colpi in grado di infliggere il maggior danno possibile ai nemici, che non si periteranno ad affrontarci a gruppi, per cui la velocità e la precisione di esecuzione dovranno essere massime, per non finire sopraffatti. Ci sono alcuni colpi dei nostri avversari che non saranno parabili, per cui è necessario osservare bene i loro schemi di attacco per capire quando usare la parta oppure la schivata. Ogni combattimento assomiglia molto ad una danza aggraziata che finisce comunque inevitabilmente in un massacro cruento che lascerà su di noi le rosse tracce del sangue versato. Non vengono infatti lesinati gli effetti più truculenti, per cui ogni scontro è un vero festival di schizzi di sangue, gole trafitte, cuori perforati, tipici dei film giapponesi sui samurai e tanto poi cari anche alla bi-logia tarantiniana di Kill Bill.

Per partire in vantaggio, ci viene data la possibilità di iniziare ogni scontro diretto attraverso un “confronto”. In questo caso potremo richiamare l’attenzione degli avversari e sfidarli ad un rapido duello che si basa sul tempismo. Tenendo premuto il tasto “triangolo” del pad caricheremo il nostro colpo, che potremo scatenare in un colpo letale appena il nostro avversario ci si getta contro, lasciando aperta la guardia. Sbloccando l’albero della abilità vi consiglio di puntare quanto prima a selezionare la possibilità di poter confrontare più avversari, di modo da poter diradare un po’ le file nemiche con un paio di colpi.

Durante il gioco, sia nella lotte contro i boss che contro alcuni avversari particolari, saremo chiamati ad affrontare dei veri e propri duelli all’arma bianca, dove la tecnica, la velocità nelle parate e nelle schivate saranno elementi fondamentali per poterne uscire vincitori. In sostanza è con la pazienza e la determinazione che si possono vincere, non certo l’utilizzo della forza bruta. Mentre negli scontri con più avversari potremo usare anche diversi tipi di armi in grado di spezzare velocemente le difese dei nemici, in questi duelli saremo portati solo ad usare al meglio le tecniche apprese, studiando la tattica più efficace per penetrare le difese dell’avversario e quindi ottenere l’agognata vittoria.

Purtroppo durante gli scontri c’è il grosso problema della visuale della telecamera, che divetta maledettamente ballerina, facendoci perdere il senso della posizione sia nostra che degli avversari e questo mi ha causato più e più volte di essere sopraffatto solo perché non ho avuto modo di vedere da che aprte stavano arrivando gli attacchi, considerando che oltre ai nemici vicini, dobbiamo anche tenere di conto degli infidi arcieri che continuano a bersagliarci di frecce mentre ci arrovelliamo la mente per poter trarre un minimo vantaggio durante le situazioni idi inferiorità numerica. Durante gli scontri, nonostante abbia giocato a Ghost of Tsushima su una PS4 Pro, si hanno dei vistosi e fastidiosi cali di framerate, che rendono difficile controllare con la perfezione richiesta in nostri attacchi e il tentare di difendermi.

Vento autunnale:
non ha una casa
il grande uomo.

Kobayashi Issa
(1763-1827)

La struttura del gioco è quella di un vero e proprio open-world, costruito con sapienza e meticolosità. Mi sono trovato a comparare questo gioco con Days Gone, che è stato l’ultimo titolo open world che ho terminato e devo dire che le differenze si notatno e sono tutte a favore di Ghost of Tsushima. In esso infatti, come accadeva in Days Gone, il nostro compito è quello di completare storie principali e secondarie, aiutare gli abitanti dell’isola per far crescere anche la nostra fama, che ci permetterà di sbloccando punti tecnici che possono essere usati per migliorare e sbloccare abilità: ma a differenza dell’altra esclusiva Sony, qua ogni elemento è strettamente collegato e funzionale alla trama, senza forzature, senza discontinuità. Non si fanno azioni solo per aumentare le statistiche o sbloccare nuove zone, ma per vivere nella forma più completa la narrazione e godersi ogni singola sfaccettatura delle complicate relazioni che intercorrono tra gli abitanti e gli invasori dell’isola. Laddove Days Gone era carente, ovvero in una coerenza intrinseca che tenesse assieme il gameplay con la storia, Ghost of Tsushima eccelle, dimostrando che si può creare un open -world dove non sia necessario avere delle forzature per riempirlo di contenuti che allunghino la minestra.

Avremo a disposizione varie armature che non hanno solo un ruolo estetico o di protezione, poiché esse potranno migliorare od aggiungere abilità al nostro personaggio, facendo si che la loro scelta sia funzionale alla tipologia delle missioni che andremo ad affrontare. Ad esempio ad un certo punto ci sarà richiesto di infiltrarci in una roccaforte mongola e uno dei requisiti della missione è quello di non farsi scoprire. Per cui dovremo scegliere una particolare armatura che diminuisce drasticamente la possibilità di essere avvistati dal nemico, rendendo molto più agevole portare a termine l’arduo compito che ci è richiesto. Si possono sbloccare anche alcuni amuleti che daranno dei poteri e porteranno un incremento ad alcune abilità particolari. C’è un limite agli slot degli amuleti a nostra disposizione inizialmente, ma potremo sbloccarne di altri trovando dei santuari Inari, che ci vengono mostrati dalle volpi. In alcuni villaggi si possono migliorare armi e armature, oppure aggiungere tocchi cosmetici ad esse. Per fare questo dovremo raccogliere durante le nostre esplorazioni varie tipologie di materiali, che vanno dal bambù all’acciaio, che saranno la nostra merce di scambio con i vari costruttori.

L’aspetto generale di Ghost of Tsushima è chiaramente ispirato ai film sui samurai, tanto che nelle modalità di visualizzazione esiste la “Kurosawa”,che trasforma l’esperienza normale in quella di un vecchio film in bianco e nero, aggiungendo la grana del film e persino modificando l’audio per farlo sembrare ancor di più un film degli anni ’60 della cinematografia del grande regista giapponese. Nonostante questa modalità sia interessante e sicuramente unica nel suo genere, mi sono reso conto che ad un certo punto una missione prevedeva che si seguisse un certo indizio legato al colore, peccato che in bianco e nero questo non fosse possibile in bianco e nero. Sembra quasi che questa impostazione di visualizzazione sia stata aggiunta solo alla fine della strutturazione del gioco, come elemento in più, ma senza tenere di conto di quelle missioni dove il colore è un elemento fondamentale per procedere.

Per godermi a pieno l’esperienza ho deciso di impostare la lingua dei dialoghi in giapponese e e i sottotitoli in italiano. Nonostante il doppiaggio italiano sia di alto livello, ho veramente apprezzato l’eccelso voice-acting giapponese, che mi ha permesso di immergermi in maniera completa nell’esperienza di gioco.
L’altro elemento del comparto audio, ovvero la colonna sonora, è anch’essa di ottima fattura, con un cambio dinamico dei pezzi, tutti naturalmente di ispirazione giapponese, che rendono ancor più immersiva un’esperienza di gioco già pienamente soddisfacente. Così come gli effetti sonori, che vanno dai gutturali grugniti dei mongoli al cozzare dell’acciaio delle spade, al rumore della freccia scoccata fino i versi dei cervi nel silenzio della foresta, sono così curanti da rendere ancora merito al certosino lavoro di rifinitura compiuto da Sucker Punch. Per godere ancor di più di ogni singolo dettaglio audio, vi consiglio di dotarvi di un paio di buone cuffie e sperimentare l’audio 3D. Altrimenti anche con un buon surround l’effetto è garantito, ma l’intimità della cuffie è sicuramente un elemento aggiuntivo da non sottovalutare.

In Conclusione

Ghost of Tsushima è sicuramente uno di quei giochi che rimangono indelebili nella mente di chi lo ha giocato, per la sua struttura che unisce un ottimo gameplay basatto sull’open-world, una trama intrigante e una componente grafica di pregevole realizzazione. Non si può certo paragonare all’epopea western di Red Dead Redemption 2, ma la grandiosità di questo gioco creato a Seattle dallo studio Sucker Punch è veramente imponente. Non avendo la struttura di Rockstar Games, sono comunque riusciti a creare un prodotto che amalgama perfettamente i migliori elementi di narrazione e giocabilità, sullo sfondo di una rappresentazione grafica che dimostra l’accuratezza e la meticolosità, la passione e l’impegno che gli sviluppatori hanno riversato nel crogiolo della loro creatività.

L’ispirazione al grande maestro Kurosawa, sia nel racconto delle vicende che nella loro rappresentazione grafica, si sente forte e presenta, ma non invadente, perchè la modernità che traspira da ogni pixel è evidente. Così come il gameplay non appesantisce affatto la mastodontica opera di esplorazione, anzi la eleva grazie ad un’interfaccia utente mimimalisticamente funzionale, con il tocco del vento che ci dirige verso i nostri obiettivi prefissati, che amplifica ancor di più l’architettura di gioco rendendola completa ed accessibile a tutti.Ci sono anche dei difetti, evidenti e palesi, come il problema delle inquadrature durante i combattimenti, che non ci permette di selezionare un determinato nemico attorno a noi, creando in situazioni affollate molta confusione e il rischio di perdere malamente il controllo delle nostre azioni, Qualche incertezza anche sulla stabilità del framerate che ho riscontrato sulla PS4 Pro dimostra che il motore di gioco, per quanto ottimizzato al massimo, a volte tende ad arrancare e a creare qualche problema nella gestione delle fasi più concitate.
Ghost of Tsushima è il gioco sui samurai più completo ed appassionante che abbia mai giocato, con i suoi accurati risvolti psicologici che mettono in evidenza sia il dissidio interiore del nostro personaggio, Jin, che i comportamenti che hanno le persone durante i periodi di difficoltà come le guerre. Il fatto che sia stato sviluppato da uno studio americano non fa che aumentare la mia stima verso lo studio Sucker Punch, che con dovizia ed accuratezza è riuscita a non rendere la trama e i personaggi delle macchiette stereotipate, ma le ha connotate in entrambi in casi a tutto tondo. Se Ghost of Tsushima sarà una delle ultime grandi esclusive della PlayStation 4, allora posso affermare che Sony ha veramente chiuso in bellezza questa generazione.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornito dagli sviluppatori per PlayStation 4

 

Nota a margine:
Kobayashi Nobuyuki (1763-1827), noto anche come Kobayashi Yataro , che assunse nel 1793 il nome con il quale è oggi noto in tutto il mondo: Issa, fu uno dei maggiori esponenti e creatori di haiku della sua generazione.
Nei suoi haiku (ne ha scritti oltre 20.000) Issa descrive le stagioni e la provvisorietà delle cose.

9.0
voto