The Innsmouth Case – Recensione

Non riconoscere che Lovecraft direttamente o indirettamente abbia avuto una influenza sui giochi Horror sarebbe come tapparsi gli occhi davanti ad un’evidenza lampante. I suoi incubi, la sua eredità di mostruosità indicibili, di esseri che hanno sfidato le ere e gli eoni per rappresentare il male sulla terra sono state citate in maniera diretta o indiretta in una pletora di produzioni ludiche.  The Innsmouth Case adotta un approccio diverso alle tematiche del maestro indiscusso dell’horror, permeando la narrazione di una vena comica che tende ad alleggerire tematiche seono indubbiamente pesanti. Ma sarà la strada giusta da intraprendere per omaggiare il grande HPL?.Scopriamolo assieme

The Innsmouth Case è in tutto e per tutto un’avventura testuale che ci porta nella cittadina balneare di Innsmouth, famosa per l’orrore cosmico del quale era stata intrisa da Lovecraft, ai giorni nostri. Vestiremo i panni di uno sfortunato detective sfortunato si ritrova a dover indagare nella cittadina, ingaggiato da una donna misteriosa. Ella ha promesso al nostro alter-ego una lauta ricompensa se le riporterà sua figlia e vista la nostra precaria situazione economica, è un’offerta alla quale non abbiamo potuto dire di no! Quindi armati solo della nostra parlantina, di un umorismo a volte anche troppo becero, dovremo scalfire la dura scorza degli abitanti della città per poter scavare e trovare la soluzione al nostro caso. Tutta la narrazione scorre sul filo di una lama che divide il terrore dell’umorismo, ma i due elementi alla fine non riescono a trovare un buon equilibrio tra di loro. L’eredità lovecraftiana è compromessa da una sovrabbondanza di umorismo di bassa lega, da una comicità che invece di tendere ad alleggerire i temi, li svilisce, rendendo tutta la narrazione una macchietta da avanspettacolo becero e poco ispitrato. Il  valore di questo gioco lo si ritrova magari nella sua bizzarra struttura, che alla fine riesce anche a suo modo a divertire, ma non certo nella sua capacità di sfruttare l’orrore cosmico che HPL ha declinato in molteplici produzioni.

Sebbene il mito di Cthulhu ispiri l’ambientazione, gli ambienti e il conflitto, nessun racconto potrebbe prevedere le mosse di questo detective intrepido. È difficile valutare il significato delle scelte non appena diventano disponibili. Le opzioni più banali potrebbero portare a risultati più assurdi e i bivi narrativi più scoraggianti  potrebbero essere nient’altro che illusioni. Non vi aspettate che risoluzione dei problemi razionale sia la base di questo gioco, poiché l’approccio generale di  The Innsmouth Case è legato solo al caos, che con una narrazione molto ramificata, tende ad incoraggiare l’esplorazione di varie strade e magari tornare indietro dopo aver commesso un errore per cercare la strada giusta. Sicuramente i 27 finali disponibili garantiscono una elevata rigiocabilità, anche grazie a dozzine su dozzine di scoperte che ci permetteranno di  imparare qualcosa di nuovo ogni partita. Il problema è che tutte le volte bisogna sorbisri paginate e paginate di testo già visto per ritornare al punto dove variare la nostra scelta. Per chi li conosce, questo gioco ha la stessa struttura dei vecchi Librogame, ma purtroppo non la loro stessa scrittura. Non che essi fossero dei capolavori, ma almeno le storie avevano un senso e le decisioni da prendere erano legate alla logica e non alla pura fortuna di azzeccare la strada giusta al momento giusto. Con il tasto ESC si possono saltare i testi già letti e dopo la prima partita, vi ritroverete a premerlo molte volte. Ci sono anche alcuni utili checkpoint che permettono di esplorare più volte una determinata area in caso di fallimento.
La parte grafica e il comparto sonoro sono di buona fattura, niente da dire, a parte il fatto ch il gioco comunque ha solo due lingue, inglese e tedesco, per cui non è erto abbordabile da chi non mastica in maniera più che decente questi due idiomi.

In Conclusione

The Innsmouth Case ha il pregio di essere un’avventura testuale in un mondo di giochi sempre più improntati sulla grafica, la velocità e l’azione. Peccato che però il suo contenuto non sia così valido come si potrebbe sperare. L’ispirazione horror di H.P. Lovecraft viene malamente diluita da un umorismo troppo becero per essere apprezzato. Nonostante i suoi 27 finali disponibili che potrebbero garantirne una grande longevità è un gioco che dopo un paio di partite ingenera una forma di noia legata al suo scarso appeal. Oltretutto il gioco non è stato tradotto in italiano, per cui pe coloro che non hanno una buona dimestichezza con l’inglese, capire alcuni giochi di parole o battute, seppur molte di bassa lega, non è assolutamente facile. Consigliato solo se siete in crisi di astinenza dalle avventure testuali.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornito dagli sviluppatori per PC Steam


5.0
voto