The Last of Us: Parte II – Recensione

Era il 2013 quando su di una PlayStation 3 oramai prossima al tramonto vide la luce The Last of Us, un titolo proposto da Naughty Dog, software house fino ad allora nota sulla console ammiraglia Sony esclusivamente per la serie Uncharted, dopo un glorioso passato su PlayStation e PlayStation 2 con i vari Crash Bandicoot e Jak and Daxter. The Last of Us si rivelò essere un vero e proprio canto del cigno su PlayStation 3 poiché, grazie a una dirompente narrativa e a un comparto tecnico di eccellente fattura, il titolo Naughty Dog diventò un campione di incassi, al punto da spingere Sony a proporre una versione rimasterizzata del titolo anche su PlayStation 4 (inutile dire che anche in questo caso le vendite furono ben oltre le aspettative).
Sebbene la trama del gioco fosse già di suo perfetta e completa, senza alcun spiraglio o apertura per un secondo capitolo della serie, Naughty Dog ha deciso di raccontare una nuova storia ambientata nell’universo di The Last of Us senza però rifugiarsi nel cliché di introdurre nuovi protagonisti, anzi, il team di sviluppo ha deciso di offrire ai giocatori la possibilità di vestire ancora una volta i panni di Joel e Ellie e di cimentarsi in una nuova avventura. Come si sa, il rischio di riaprire una storia già chiusa e perfetta è veramente alto e l’effetto “Matrix Reloaded” è dietro l’angolo, ma per fortuna Naughty Dog è un team di sviluppo dalle spalle larghe che è riuscito a proporre in The Last of Us: Parte II  una storia addirittura migliore di quella del primo capitolo.

Vi premettiamo che questa che andrete a leggere non è la solita recensione ma, piuttosto, una sorta di “stream of consciousness” sia perché è veramente sgradevole, a nostro avviso, che qualcuno possa rovinarvi il gusto della scoperta (trattandosi di uno dei titoli più attesi dell’anno) sia perché la potenza narrativa di questo titolo è straripante e, pertanto, anticiparvi un qualsiasi dettaglio della trama sarebbe una vera e propria crudeltà. Quello che possiamo dirvi, quindi, è  solamente che i fatti raccontati in The Last of Us: Parte II sono ambientati alcuni anni dopo la fine degli eventi del primo The Last of Us e che i personaggi che già conoscevamo sono cambiati, invecchiati (o cresciuti nel caso di Ellie) e il mondo nel quale essi si muovono è abbastanza diverso da come lo ricordavamo, non tanto per il catastrofismo dilagante quanto per il tormento, il disagio e in alcuni casi il degrado che alcuni personaggi portano dentro. The Last of Us Parte II presenta una lunga serie di nuovi personaggi, ognuno di essi con alle spalle una storia ben scritta e definita, così da permettere al giocatore di affezionarsi a essi, nonostante alla fine, però, l’amore per i personaggi di Joel ed Ellie sarà sempre indissolubile. La Ellie che incontrerete in questo secondo capitolo è molto diversa da quella che conoscevamo: ora Ellie è più astuta, incazzata e feroce che mai. Ellie è infatti un personaggio che in molte occasioni offrirà al giocatore spunti di riflessione: nonostante la tematica centrale della storia sia la vendetta, le scelte e le azioni fatte dai vari personaggi, la crudeltà, la violenza ne o i loro gesti instilleranno nei giocatori il dubbio se ogni azione eseguita sia quella giusta e se l’eroe stia in realtà diventando il cattivo.
Nelle sue trenta ore di gioco, The Last of Us Parte II è un titolo che mette in campo tantissime tematiche attuali come la sopravvivenza delle minoranze etniche o l’universo LGBT, e le suddette tematiche vengono introdotte in maniera quasi spontanea a naturale, così da far scomparire quella percezione di politically correct che sarebbe stato più comodo e avrebbe evitato che un mare di critiche piovessero (ingiustamente) su Naughty Dog.

Come molti di voi ricorderanno, The Last of Us: Parte II fu annunciato nel lontano 2016 durante la PlayStation Experience ed era atteso per il mese di febbraio 2020, per poi essere positicipato a maggio 2020 e posticipato una seconda volta a giugno 2020. In un primo momento tutti questi slittamenti sono parsi come una scusa per non incappare in un flop di vendite a causa della pandemia di COVID-19 mentre invece la software house insisteva che i continui slittamenti erano dovuti dalla loro volontà di rendere il gioco più perfetto che mai. E avevano ragione. The Last of Us: Parte II  è un titolo curato durante la fase dello sviluppo nei minimi dettagli ed è evidente che Naughty Dog abbia voluto superare il proprio limite, ancora una volta, dopo l’eccellente Uncharted 4, a nostro avviso una delle migliori produzioni dal punto di vista tecnico su PlayStation 4. Il lavoro certosino degli sviluppatori è percettibile semplicemente guardando le animazioni del volto dei personaggi: durante ogni azione o uccisione che sia, i personaggi eseguiranno diverse smorfie di rabbia o di dolore, una chicca che rende ancora più realistica l’intera produzione.

L’intero viaggio dei personaggi è snodato in una lunga serie di mappe che si presentano molto diverse rispetto a quelle viste nel primo capitolo. Infatti, sebbene l’ambientazione post apocalittica sia sempre la stessa, le mappe di The Last of Us: Parte II presentano una struttura più open world rispetto a quella del primo capitolo che, come ricorderete, era fondamentalmente un susseguirsi di labirinti e/o percorsi obbligati dove il giocatore non aveva troppa libertà di movimento. In The Last of Us: Parte II, sebbene le mappe siano ben lontane dai titoli veramente open world, le mappe offrono una maggiore libertà di movimento, in alcuni casi snodandosi in un dedalo di strade e percorsi alternativi, con la possibilità in alcuni casi di sfruttare anche la verticalità degli scenari. Nonostante tutto, però, il maggiore spazio a disposizione nelle mappe non provoca al giocatore quel fastidioso senso di smarrimento e inconsapevolezza su come andare e cosa fare e, per fortuna, la ricerca dei vari collezionabili disseminati e nascosti nei vari scenari non risulterà mai troppo frustrante.

Similmente a quanto accadeva in The Last of Us, in questa seconda parte della storia avremo la possibilità di personalizzare la protagonista, sbloccando diverse parti dell’albero delle abilità utilizzando le varie pillole ottenibile durante le missioni e i Manuali di Sopravvvivenza. The Last of Us: Parte II offre inoltre la possibilità di potenziare l’arsenale a disposizione, andando a migliorare, attraverso dei banchi di lavoro, le caratteristiche di ciascuna arma come precisione e grandezza del caricatore. Potenziare le armi consumerà risorse che, vi ricordiamo, torneranno utili anche per la creazione di bombe molotov o altri diversi tipi di trappole.
In The Last of Us: Parte II sono più  che evidenti i passi in avanti fatti dal team di sviluppo in termini di miglioramento della IA: il compagno che avrete spesso accanto, infatti, sarà veramente utile durante i combattimenti poiché sarà addirittura in grado di liberarvi dalla morsa del nemico quando questo vi aggredirà o si avvinghierà a voi. Stesso discorso riguarda l’intelligenza che muove i nemici che si cercano tra loro sulla mappa e  diventeranno ancora più aggressivi quando si accorgeranno che uno dei loro compagni è caduto.

Dal punto di vista tecnico, come avete avuto modo di leggere in precedenza The Last of Us: Parte II  è un capolavoro sotto tutti i punti di vista. Non vi nascondiamo che, a primo impatto, il titolo non ci aveva proprio resi contenti e le somiglianze con Uncharted 4 erano fin troppo palesi. Procedendo nella storia e ammirando animazioni, effetti speciali e cut-scene è stato più che evidente che The Last of Us: Parte II è un titolo che taglia col passato di Naughty Dog e lascia solo immaginare cosa potrebbe fare il team di sviluppo con un hardware ancora più potente tra le mani. Il gioco, infatti, sfrutta alla perfezione l’hardware di PlayStation 4 e nonostante tutto il comparto grafico non mostra alcuna incertezza o rallentamento che possa rovinare l’esperienza. Per quel che riguarda il sonoro, è innegabile che The Last of Us: Parte II proponga il miglior doppiaggio mai visto per un titolo fino a questo momento ed è accompagnato da una colonna sonora di ottima qualità e fattura composta nuovamente da Gustavo Santaolalla.

In Conclusione

Esprimere una opinione, un giudizio o semplicemente raccontarvi l’esperienza di The Last of Us: Parte II senza incappare in spoiler è stato veramente difficile. Il titolo Naughty Dog non è un videogioco, ma una vera esperienza interattiva multimediale al pari di qualsivoglia produzione cinematografica. In questo articolo vi abbiamo descritto solo la “superficie” del titolo, senza scavare a fondo e senza anticiparvi cose che vi lasceranno a bocca aperta. La storia di The Last of Us: Parte II è una storia di amore, di rabbia, di vendetta ma soprattutto di violenza, una violenza che Naughty Dog non ha avuto paura a raccontare, a volte spingendosi forse anche troppo oltre le righe, ma pensandoci è giusto che sia così: in un mondo devastato, privo di regole, privo di governi, dove l’elemento predominante è solamente l’istinto di sopravvivenza, chi avrebbe tempo o voglia di concentrarsi su etica e valori e non pensare solamente a se stessi? The Last of Us: Parte II è  nuovamente il canto del cigno di una console Sony e siamo sicuri che di questo titolo ne sentiremo ancora parlare per tanto e tanto tempo.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornito dagli sviluppatori per PlayStation 4


10
voto