The Dark Eye: Book of Heroes – Recensione

Quando si parla di Giochi di Ruolo, sia che si tratti delle versioni da tavolo che quelle digitali, sicuramente si pensa subito a Dungeons and Dragons. Già dagli anni ’80 D&D ha avuto molteplici trasposizioni nel mondo dei videogiochi dagli anni ’80, ma non è certo il solo franchise a tentare questo passaggio. Adesso abbiamo anche l’esempio di Dark Eye, un gioco da tavolo molto popolare in Germania, che propone  le vicende che si svolgono ad Aventuria con The Dark Eye: Book of Heroes. Nonostante l’ambientazione e la realizzazione, qualcosa non è andato nella maniera sperata in questa trasposizione, per cui senza indugio continuata a leggere questa recensione per capire cosa sia successo.

 

 

The Dark Eye: Book of Heroes si presenta come un classico GdR con visuale isometrica che tanto andava di moda negli anni ’90, comune a titoli come Planescape: Torment. Il tipo di combattimento è a turni e naturalmente tutto il nostro cammino avventuroso sarà disseminato di dungeons da scoprire ed esplorare, come vuole la tradizione. Da questo punto di vista gli elementi che potrebbero renderlo un titolo appetibile ci sono tutti, ma quello che purtroppo manca a questo CPRG è una trama valida ed appassionante ed un gameplay avvincente.

Se siete dei principianti di questo genere, lo troverete molto abbordabile, ma come si va a scavare un po’ di più nella sostanza del gioco, si scopre subito che alla fine la parte narrativa non è altro che un mero riempitivo tra una sessione di dungeon e l’altra. Ci sono poche classi tra le quali scegliere che personaggio dovremo guidare nelle nostre esplorazioni avventurose, e quando si viene gettati nella mischia, manca un feeling con la storia. La narrazione è molto, anzi troppo lineare, senza colpi di scena particolari. Il tutto sembra guidato da un master senza troppa fantasia, che ha dedicato molto tempo nella costruzione delle sezioni d’azione, tralasciando completamente ogni approfondimento dell’arco narrativo. La personalizzazione del personaggio ha poco impatto sulla storia che faticosamente si dipana sotto i nostri occhi, lasciandoci un po’ l’amaro in bocca, perché speravamo che la struttura del gioco portasse a qualche variazione significativa a a seconda di quali caratteristiche di esso abbiamo scelto in sede di creazione.

Aver voluto dare un’impostazione che miri di più a cercare un’esperienza multiplayer poteva essere un buon modo per dare un maggiore brio a The Dark Eye: Book of Heroes, ma giocare con altri giocatori umani online non riesce a stemperare il senso di noia che pervade questo titolo dall’inizio alla fine. Solo dopo molte ore di gioco si inizia a vedere qualcosa di più profondo nel sistema di combattimento, ovvero quando avremo sviluppato le nostre abilità e quelle dei compagni di party, ma ci vuole veramente troppo tempo affinché si inizi veramente ad apprezzare questo gioco. Per cui i giocatori più smaliziati, quelli che si sono fatti le ossa su Diablo 3, lo avranno già abbandonato da tempo, mentre i principianti che hanno avuto la voglia di proseguire visto il suo approccio semplice, rimarranno comunque delusi da una narrativa blanda e a tratti noiosa.

Dal punto di vista tecnico non abbiamo rilevato troppi problei. La grafica è bene fatta, fluida e il gioco gira senza grossi problemi anche su macchine meno potenti. Le schermate fisse a volte sembrano un po’ troppo naif, con rappresentazioni grafiche un po’ troppo stereotipate dei vari personaggi, che sembrano ripresi pari pari dai primi manuali di D&D. Ci sono nani, elfi, guerrieri, ma la loro varietà è molto limitata, sembrando tutto parte di un semplice Basic Set di gioco.
La colonna sonora è ben realizzata, con buoni pezzi musicali, mentre anche gli effetti sonori risultano un po’ troppo stereotipati, dando la sensazione di qualcosa di già sentito.

 

 

In Conclusione

The Dark Eye: Book of Heroes è un gioco che avrebbe del potenziale, ma che rimane inespresso per troppi problemi legati alla struttura del gameplay. L’idea di fondo è interessante, ma laa realizzazione è veramente carente. La trama non coinvolge come dovrebbe, il sistema di combattimento inizia a farsi interessante solo dopo molte ore di gioco e a seguito dello sviluppo del personaggio e alla fine il tutto si riduce nel passare da un dungeon all’altro senza soluzione di continuità. Sinceramente il mercato propone titoli migliori, anche senza voler scomodare il franchise di Dungeons&Dragons. Non possiamo nemmeno consigliarlo come un titolo che potrebbe avvicinare dei neofiti del genere CPRG a questa tipologia di giochi, perché ne rimarrebbero delusi e quindi rischierebbero di perdere interesse in questo mondo così variegato e coinvolgente.


5.5
voto