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The Elder Scrolls Online: Greymoor – Recensione

Il mondo di Tamriel sembra non conoscere mai pace e sventata la minaccia rappresentata dai draghi, oscure nubi si sono subito presentate all’orizzonte nella forma del nuovo evento annuale Dark Heart of Skyrim. Introdotto dal dlc Harrowstorm, che nonostante non convincesse pienamente come purtroppo la maggior parte dei dungeon pack riusciva comunque ad introdurre le tematiche chiave di questa nuova saga, l’evento è finalmente entrato nel vivo con l’uscita dell’espansione Greymoor che dopo un lieve ritardo dovuto alla situazione attuale è finalmente disponibile per tutte le piattaforme. Inutile dire che dopo l’ottimo Elsweyr le aspettative erano abbastanza alte, e purtroppo stavolta il team di Bethesda sembra aver mancato il bersaglio.

Come già il prologo del nuovo evento annuale faceva presagire, l’oscura Icereach Coven sta prendendo di mira la regione di Skyrim attraverso le Harrow Storms, terribili tempeste magiche in grado di trasformare le sfortunate vittime in creature brutali e prive di ragione. Accompagnati dalla fedele Lyris dovremo quindi viaggiare verso Western Skyrim, nel tentativo di convincere l’High King Svargrim della minaccia incombente e della necessità di seppellire i vecchi rancori unendo le forze con Eastern Skyrim. Il sovrano però sarà particolarmente restio a crederci, in linea con una regione inospitale, pervasa da una serpeggiante diffidenza verso gli stranieri ed assediata da minacce esterne ed interne. Dovremo quindi muoverci con circospezione, stringendo improbabili alleanze, raccogliendo le prove e cercando di comprendere le reali intenzioni dei nostri avversari che sembrano sempre essere un passo avanti a noi e con un piano che va ben oltre le nostre aspettative. Nonostante l’abilità narrativa del team, che emerge nelle numerose quest secondarie presenti, l’intreccio principale non riesce veramente a colpire il giocatore e a catturarne l’attenzione come in passato. L’ambientazione di Skyrim, per via delle numerose riedizioni, remastered e porting, ha ormai saturato il pubblico della saga e la tematica vampirica era già stata ampiamente utilizzata nell’ottima espansione Dawnguard. L’epoca diversa non riesce davvero a eliminare la costante sensazione di deja vu che permea l’esperienza di gioco e nonostante le differenze rispetto al quinto capitolo della saga, l’area attorno a Solitude non riesce più a conquistare il giocatore come un tempo. La sensazione generale è che il team abbia puntato troppo sull’effetto nostalgia senza avere una base abbastanza solida a sorreggere i contenuti proposti, ottenendo così un risultato sotto la media. Chiaramente è troppo presto per giudicare l’arco narrativo nella sua interezza, con altri 2 contenuti previsti che potrebbero facilmente migliorare la valutazione complessiva, ma allo stato attuale Greymoor appare decisamente il punto più debole della corposa e complessa narrativa offerta da ESO finora.

Se la trama non convince completamente, contenutisticamente il dlc si dimostra perfettamente in linea con i precedenti offrendo numerose quest secondarie che ci faranno conoscere ancora più a fondo la regione di Western Skyrim e che mettono in risalto l’abilità del team di sviluppo. Non posso non citarne una che ci vedrà impegnati a ridare la sua forma originale ad un mago trasformato in una bottiglia, a suo dire un’inconveniente comunissimo per chi fa il suo mestiere. A quest leggere si affiancano anche incarichi più seri, che riescono a dare alle nostre partite la profondità mancante nella main quest. Altro grande punto di forza è il ritorno della zona di Blackreach, l’enorme caverna situata sotto Skyrim e che di fatto raddoppia la dimensione della mappa (anche se la sua parte nord è strettamente legata alle fasi finali del dlc). La nuova categoria di World Event, le Harrow Storm, si sono rivelate fin da subito poco interessanti rispetto alle mastodontiche battaglie con i draghi del precedente arco narrativo. L’assenza di una nuova classe pesa indubbiamente sul bilancio complessivo dell’espansione, che cerca di rimediare attraverso un robusto revamp delle skill line dedicate al vampirismo (adesso decisamente interessante da abbinare a una build da nightblade basata sui sifoni vitali o ai necromanti self sustain) e alla licantropia (quest’ultima meno interessante ma in grado di dire la sua nelle giuste circostanze). Dal punto di vista dei contenuti però l’aggiunta più interessante è quella rappresentata dall’introduzione dell’archeologia, che ci vedrà percorrere in lungo e in largo tutta Tamriel alla ricerca dei tantissimi artefatti nascosti. Per riuscire a trovarli dovremo prima individuarne la posizione, restringendo il numero delle potenziali zone di scavo e poi dovremo materialmente riportare alla luce questi preziosi tesori. I due minigiochi legati all’attività si sono da subito mostrati abbastanza gradevoli, e non nego che diverse ore della mia esperienza di gioco sono volate mentre viaggiavo alla ricerca di tesori. L’idea di estendere le ricerche ad ogni regione del gioco rivitalizza alcune zone meno frequentate dai giocatori, diventando così una buona occasione per intraprendere qualche quest secondaria lasciata indietro.

La componente stilistica rappresenta un potenziale punto dolente per il DLC, che per ovvie ragioni finisce col riproporre ambienti e strutture già note a buona parte dei giocatori. I fan più accaniti potrebbero trovare interessante cercare le differenze tra la Skyrim mostrata in Greymoor e quella già nota, ma personalmente sono stato poco colpito dal lavoro fatto dal team. Il discorso però cambia quando si tratta di Blackreach, che indubbiamente custodisce alcuni degli scorci più caratteristici e suggestivi dell’espansione, con la sua volta altissima e i suoi ambienti flebilmente illuminati dai cristalli. L’estetica generale del titolo non si presta particolarmente al tema gotico inteso dal team di sviluppo che trova libero sfogo solamente nella maestosa Greymoor, la gigantesca cittadella che dà il nome al titolo. Situata nella parte nord di Blackreach, e strettamente sorvegliata dall’esercito nemico, Greymoor riesce a trasmettere la giusta inquietudine con la sua architettura imponente e ricchissima di dettagli. Tecnicamente ci sono stati diversi problemi nei giorni successivi al lancio, con un lag veramente considerevole e che rendeva difficoltosa la corretta fruizione dei nuovi contenuti proposti. Tempi di caricamento anomali e texture che spariscono misteriosamente, sono facilmente considerabili dei difetti minori ma considerando la mole di contenuti già rilasciata per il titolo fanno indubbiamente storcere il naso.

In Conclusione

Greymoor è senza dubbio un prodotto valido nel suo complesso, che offre una buona mole di contenuti in grado di intrattenere la nutrita schiera di giocatori di ESO. Risulta però una delle proposte più deboli legate al titolo, con una trama che non riesce mai veramente a decollare e che non introduce novità significative a livello di gameplay. Greymoor paga il prezzo di una certa stasi che sta soffocando il gameplay del titolo di Bethesda, incapace di intraprendere quell’opera di rinnovamento costante che caratterizza i titoli MMO e che ESO sembra rifiutare con convinzione. L’assenza di una nuova classe, che in Elsweyr riusciva ad attenuare la problematica, si fa sentire con forza nel bilancio finale di un dlc che non conquista del tutto il giocatore. C’è ancora tempo per risollevare il nuovo evento, ma Dark Heart of Skyrim non è partito nel migliore dei modi. Peccato.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornito dal publisher per PC.

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Lorenzo "Nameless One" Corda

Cresciuto a pane, giochi di ruolo p&p e videogiochi. Cerco sempre di mantenere i miei gusti videoludici vari senza farmi fermare dall'insolito. Io non dico: giochiamo meno, giochiamo meglio. Io dico: giochiamo di più.
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