Jump King – Recensione

Prima di procedere alla recensione di Jump King vi voglio avvertire: non tenente in considerazione questo titolo se non avete la pazienza al massimo e se mancate di concentrazione o di precisione, perchè altrimenti da uno svago potrebbe diventare per voi un vero incubo. Ora che lo sapete e se siete curiosi di sapere di che pasta sia fatto Jump King, questo platform 2D all’apparenza anche troppo semplice, seguitemi nella recensione.

Jump King racconta la storia più vecchia del mondo, ovvero quella di una damigella in pericolo, indicata come “smocking hot babe”, che il prode cavaliere, senza macchia e senza nome, ovvero noi medesimi, si dovrà incaricare di liberare. fin qui direte voi, niente di nuovo ed originale, ma quella che è la forza del gioco è che per compiere la nostra missione dovremo scalare una serie incredibile di livelli, saltando da una piattaforma all’altra. Anche qua niente di nuovo, obietterete ancora, ma attenzione, perchè è proprio sulla precisione millimetrica di ogni salto, legata alla pressione e al rilascio di un singolo pulsante, che dovremo concentrare tutta la nostra attenzione. La scalata è tutt’altro che facile e in breve tempo mi sono reso conto di come Jump King sia una bestia ingannevole. È sicuramente uno dei platform più impegnativi e difficili sui quali abbia mai messo le mani e vi voglio solo ricordare che sono uno che ha passato ore ed ore a giocare a Crash Bandicoot sia nella versione originale che in quella rimasterizzata, ma qua siamo proprio ad un altro livello.

Nonostante le innumerevoli cadute, legate purtroppo anche alla generazione automatica di improperi di vario tipo da parte del sottoscritto, è stato facilissimo cadere nel loop continuo del gioco. Lo schema è sempre uguale, per cui la prima cosa da fare è impratichirsi sulla pozione delle piattaforme che ci verranno rivelate avanzando in verticale di schema in schema. Ma basta un piccolo errore, un salto appena più lungo pe ritrovarci facilmente a dover ripetere anche decine di livelli già superati. Si precipita, ci si sfracella ma non si perdono vite, ma indubbiamente la nostra pazienza viene pesantemente erosa. Allora ci si rialza, determinati a ricominciare, si sbloccano altri livelli e poi si ricade. Si riparte, cercando di ricordarci precisamente come e dove saltare, ma ancora una volta un piccolo errore ci fa perdere nuovamente quel poco che abbiamo conquistato, per cui si riparte. E così via. Per ore, ed ore e ancora ore, sperando che un misero strapuntino possa frenare anche di solo qualche livello la nostra caduta libera.

E quando ormai siete certi di aver in mano la situazione, quando pensate di essere quasi in cima alla torre, pronti a gustarvi una libidinosa ricompensa per aver liberato la lasciva principessa, gli sviluppatori di Nexile decidono di introdurre altre variabili, come superfici scivolose o il vento e a quel punto ho capito che il vero motore del gioco era la forza generata dalle bestemmie che inventavo ad ogni caduta.

Nei primi livelli dovremo imparare a nostre spese che tutto il gameplay è legato alla direzione che daremo al nostro cavaliere con la levetta e la pressione del pulsante di salto. Non ci sono altri input e sappiate che non c’è la possibilità di annullare i comandi. Tutto questo rende veramente Jump King un gioco “old school”, assieme alla sua grafica 16-bit, dove quel che conta è la memoria muscolare. È un gioco in cui la precisione è fondamentale. Nonostante sia necessario un solo pulsante per saltare, ogni singolo salto è unico. Alcuni sono più piccoli, altri richiedono rimbalzi contro il muro e tutti devono essere calibrati con estrema accuratezza. Le piattaforme sono tutte ben evidenziate e sta solo a noi capire come raggiungerle senza precipitare. Solo attraverso prove ed errori si acquisisce la capacità di procedere e arrivare in cima alla torre non è quindi una questione di fortuna ma solo di bravura.

La versione per Switch che ho testato, viene fornita con un paio di nuove aggiunte che erano state introdotte come aggiornamenti post-rilascio su Steam, visto che il gioco era già disponibile su PC dallo scorso anno.C’è la modalità  New Babe + presenta un mondo remixato con più elementi rispetto al gioco base, ovvero nuove aree, personaggi e oggetti sono tutti disponibili in questa modalità e non è necessario completare il gioco principale per sbloccarlo. Poi c’è Ghost of the Babe, un altro livello che introduce sfide ancora più uniche. Ognuna di queste modalità è  abbastanza variegata da differenziarsi dalle altre, per cui allungano la longevità complessiva del gioco, anche se effettivamente non è che se ne sentisse il bisogno, perché non è certo un titolo che si completa in un’ora, o in un giorno, o in una settimana.l’una dall’altra. Sfortunatamente si può accedere solo ad una di queste modalità alla volta, dato che è disponibile solo uno slot di salvataggio.

 

In Conclusione

Jump King non è un gioco per impazienti, per coloro che amano la velocità di esecuzione. Jump King ci guarda direttamente negli occhi, ci umilia e ci bistratta, maltratta, strapazza e al tempo stesso ci cattura e ci affascina per la sua insensata difficoltà. Se sarete disposti ad accettare una sfida ardua e duratura, senza compromessi o aiuti di ogni sorta, se saprete rialzarvi per tornare a saltare, non una ma mille, diecimila volte, allora prendete senza indugio Jump King e cercare di domarlo, come se fosse un bronco sempre pronto a buttarvi a terra nella polvere e nel dolore. LA dualità dell’essere umano, odio ed amore saranno i sentimenti che proverete giocandoci, in un perverso connubio che vi renderà succubi delle sue semplici quanto perverse meccaniche di gioco. La sfida è sul piatto, sta a voi affrontarla.


8.0
voto