Ghost Sweeper – Recensione

Se parliamo di  Solomon’s Key, uscito nel 1986 per NES e poi trasposto da Tecmo su molte altre piattaforme, forse molti di voi avranno un vago ricordo. In pratica era un puzzle adventure con protagonista un mago che per attraversare vari livelli e raccogliere gemme e chiavi, poteva creare e distruggere dei blocchi, per crearsi una strada fino all’uscita. Ghost Sweeper cerca di prendere l’eredità del gioco originale, ma purtroppo con una realizzazione estremamente deludente. Scopriamo assieme cosa è successo.

Ghost Sweeper è stato rilasciato su PC e dispositivi mobili nel 2016 e adesso è stato pubblicato anche su Xbox One e Nintendo Switch. Impersonando i due protagonisti, John e Indy, dovremo attraversare vari livelli, per arrivare a sconfiggere il Signore Oscuro. Non è che ci aspettassimo una trama da romanzo gotico e quindi va bene anche così. Il problem principale di Ghost Sweeper è la sua mediocre realizzazione tecnica. Pur capendo la volontà degli sviluppatori di voler dare una chiara impronta “retrò” al gioco, un titolo del genere non sembra ispirarsi a qualcosa fatto 35 anni fa, ma sembra proprio essere stato fatto 35 anni fa. Ogni elemento grafico è povero di animazioni e contenuti, i livelli 2D sono quasi monodimensionali, anche per colpa di un’aspetto grafico talmente basilare che davvero sembra essere stato ripreso direttamente dagli sprites del NES o del Commodore 64.

Se per lo meno la giocabilità fosse stata elevata, avremmo anche potuto passare sopra alla carenza della realizzazione tecnica, ma purtroppo Ghost Sweeper fallisce anche nell’essere un clone di Solomon’s Key. L’unica differenza con il gioco originale è che qua abbiamo a disposizione due personaggi tra i quali scegliere e ognuno di essi ha abilità “offensive” diverse. John può aspirare i fantasmi, Indy può lanciare palle di fuoco. L’uso delle armi è limitato alla quantità di energia magica che abbiamo a disposizione, che possiamo rimpinzare prendendo delle bottigliette di pozione. Ai fini della risoluzione delle singole stanze, l’utilizzo delle armi non è assolutamente necessario, ma può essere utile per superare dei passaggi più complicati in maniera più agevole.
Il nostro strumento principale per risolvere i vari livelli è la possibilità di creare o distruggere blocchi di ghiaccio, creando così un percorso verso la chiave e poi la porta che ci condurrà al livello successivo. Per chi ha giocato a Solomon’s Key si ricorderà che un punto di forza di questo gioco era la simmetria degli enigmi di ogni stanza. Per uscire non era sufficiente creare o distruggere blocchi, ma studiare una strategia che ci permettesse di avanzare concatenando varie azioni, In Ghost Sweeper manca proprio questo fondamentale elemento poiché nella maggior parte dei livelli è strutturato come un platform tradizionale, dove l’unica difficoltà è crearsi una strada di fuga, senza alcuna profondità di ragionamento richiesta.

Altro elemento che ci ha colpito negativamente è legato al livello di difficoltà. Non esiste una vera e propria curva crescente, la maggior parte dei livelli si risolve abbastanza semplicemente, magari dopo due o tre tentativi, ma all’improvviso ci vengono proposti dei livelli quasi impossibili da superare, sui quali abbiamo dovuto passare parecchio tempo. Questo è abbastanza frustrante perché avviene in maniera occasionale, senza un motivo apparente. Avanzando nel gioco il set di nemici e ostacoli viene implementato, ma solo da elementi che non sono altro che variazioni sul tema di quelli che abbiamo già visto, magari solo con una velocità maggiore o più numerosi.

Il gioco è composto da 10 mondi, ognuno a sua volta diviso in livelli, che variano sia dal punto di vista grafico che da quello sonoro. Lo stile visivo complessivo è pulito, ma veramente troppo semplice e piatto e le varianti dei vari mondi non riescono a risollevarne le sorti. Ogni mondo ha una colonna sonora dedicata, ma dopo qualche partita inizia a risultare abbastanza ripetitiva ed irritante. Anche gli effetti sonori non si salvano per la loro estrema semplicità e ripetitività.

In Conclusione

Nonostante la sua eccelsa fonte di ispirazione, ovvero Solomon’s Key, Ghost Sweeper è una delusione su tutta la linea. Ha una forma visiva e sonora che sarebbero state adeguate ad un gioco di 35 anni fa, una meccanica che volendosi ispirare ai giochi “retrò“, non riesce ad uscire dal pantano della mediocrità, non offrendo alcuna innovazione e perdendo di mordente dopo poche partite. Sul mercato trovate sicuramente puzzle game migliori.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornito dagli sviluppatori per Xbox One. 


4.0
voto

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