Daymare 1998 – Recensione Console

Il panorama italiano annovera diversi piccoli studi di sviluppo particolarmente dotati, ed indubbiamente Invader Studios merita un posto d’eccezione. Il piccolo team italiano (già noto per il mai pubblicato Resident Evil 2 Reborn) ha fatto il suo debutto sul grande mercato con Daymare 1998, una vera e propria lettera d’amore al genere del survival horror e un tributo all’immortale saga di Resident Evil. Abbiamo già recensito il titolo al momento del suo debutto sul mercato PC, elogiandone i molti pregi ma anche sottolineando alcuni innegabili difetti che comunque non compromettevano la godibilità del titolo ma lo rendevano un prodotto chiaramente indirizzato ad una precisa fetta del mercato. A poco meno di un anno dall’uscita il titolo è finalmente giunto sulle home console, pronto a mettere nuovamente alla prova la nostra abilità. Considerando quindi che abbiamo già ampiamente trattato il titolo, in questa sede ci concentreremo sulla realizzazione di questo porting e sul come Daymare si inserisca nello scenario attuale.

Il sistema di controllo del titolo, che si dimostrava indubbiamente macchinoso nella sua controparte mouse e tastiera, si adatta in modo gradevole ed immediato al pad. La gestione degli slot rapidi, fondamentali per ricaricare le armi e gestirne i caricatori disponibili senza passare attraverso l’inventario e rimanere quindi vulnerabili, viene delegata alla semplice pressione di due tasti (uno per i consumabili ed uno per i caricatori dell’arma in uso) rendendo l’operazione molto più immediata. Lascia comunque dubbiosi la scelta di consentire 3 diverse velocità al personaggio, richiedendo la pressione di due diversi tasti per poter eseguire uno scatto. Se da un lato questo impegna le dita del giocatore, rendendolo incapace di difendersi rapidamente e trasmettendo quindi una certa vulnerabilità, dall’altro rende scomodo lo scatto nelle fasi più concitate dove sarebbe maggiormente utile. Sebbene sia possibile modificare la velocità di spostamento della visuale e della mira, operazione che vi suggerisco caldamente di fare, la reattività delle nostre controparti rimane comunque fastidiosamente bassa, accentuata da un frame rate che rimane bloccato (non sempre stabilmente) sui 30 fps e che conferisce una certa lentezza all’azione. Se consideriamo poi la presenza di hitbox non sempre particolarmente precise, unita alla notevole resistenza dei nemici, questa lentezza finisce con l’alterare artificialmente la difficoltà del titolo.

Il versante tecnico rappresenta l’aspetto più debole del porting, a partire da un frame rate incostante anche su PS4 Pro e decisamente difficile da mandare giù visto l’evidente downgrade rispetto alla versione PC. Il livello di dettaglio dei vari modelli, già non elevatissimo nella versione originale, viene ulteriormente sminuito da una minore qualità delle texture e da una fedeltà visiva sensibilmente inferiore. Il motore grafico sembra avere notevoli difficoltà con lo streaming delle texture ambientali, che spesso si caricano davanti ai nostri occhi durante i brevi intermezzi legati alle risoluzioni dei vari enigmi. Considerando la semplicità dei vari ambienti del gioco, adeguati ma sicuramente non stupefacenti, risulta veramente difficile giustificare un comparto tecnico così traballante. Purtroppo, questi problemi tecnici finiscono per svalutare una produzione che si dimostrava assolutamente accettabile nella sua versione PC, ma che non riesce a dimostrarsi all’altezza delle produzioni odierne su console. Storicamente il pubblico console è sempre stato molto severo nel giudicare i titoli tecnicamente inadeguati, e per questo motivo sarebbe stato meglio dedicare più tempo e risorse a questo porting in modo da raggiungere un livello qualitativo almeno paragonabile a quello visto nella sua controparte PC.

In Conclusione

E tirando le somme il vero problema di questa versione di Daymare 1998 è proprio la concorrenza che trova nel mercato. Se da un lato è vero che Capcom ha visto una battuta d’arresto alla sua serie di successi con il remake di Resident Evil 3 (e anche questo è abbastanza relativo), la presenza nei vari store dei bellissimi remake dei primi due capitoli finisce per creare due antagonisti d’eccezione. Certo, è ingiusto pretendere da Invader Studios il livello di qualità mostrato da Capcom, ma sarebbe ingenuo non mettere in relazione i titoli visto che Daymare 1998 non ha mai nascosto la sua natura di grande tributo all’opera del maestro Mikami. Il mio consiglio è quello di lasciar perdere la versione console del titolo, che per via della componente tecnica debole non rende giustizia al buon lavoro fatto da Invader Studios, e puntare invece la versione PC in modo da gustarvi questo meritevole titolo nella sua versione migliore. E utilizzate un pad.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornito dal publisher per PS4.


5
voto

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