Stranded Deep – Recensione

Stranded Deep è un survival game ed inizia nel più classico dei modi: siamo a bordo di un aereo che precipita e ci ritroviamo da soli in un piccolo arcipelago di isolette, generato proceduralmente, in mezzo all’Oceano Pacifico. Ma senza Wilson. Di giochi survival sandbox su console e PC ormai ce ne sono parecchi e sicuramente sono titoli che hanno un sacco di appassionati. Avendo giocato a prodotti come The Long Dark o The Forest, ho sempre trovato molti limitante il senso di ansia che si ha già nelle prime fasi di gioco, elemento dettato dalla presenza di una serie di pericoli che ci costringono sempre a muoverci velocemente nel costruirci ripari ed evitare di essere assaliti da molteplici pericoli che mettono a repentaglio la nostra vita. Stranded Deep ha invece un ritmo più piacevole, che ci permette di muovere i nostri primi passi con maggior tranquillità e cercando di capire le sue meccaniche di sopravvivenza. Ma vale la pena dedicare tempo ed energie in questo gioco? Scopriamolo assieme in questa recensione.

Dovremo iniziare a muovere i primi passi per cercare di sopravvivere in questo ambiente, che non è ostile, ma che comunque è costellato di insidie e di pericoli. Ci viene messo a disposizione un rapido tutorial che ci guiderà nella creazione dei primi rudimentali oggetti del perfetto sopravvissuto. Raccogliendo pietre, bastoni e fibre di yucca potremo costruire un coltello, con il quale potremo tagliare alberi, per fare il fuoco e poi un giaciglio. Per dissetarci ci viene consigliato di raccogliere le noci di cocco arrampicandoci sulle palme, per sfamarci potremo catturare dei granchi sulla spiaggia e far cuocere le loro carni sul falò che abbiamo creato. L’acclimatazione a questo nuovo mondo sconosciuta è lenta, ma per niente noiosa. Ho apprezzato il fatto che non si debba per forza fare conti contro creature spaventose, così da avere tutto il tempo di esplorare, costruire, accumulare risorse e capire come fare a sfuggire dalla prigionia forzosa alla quale siamo stati costretti dagli eventi.

Ricordando un po’ le dinamiche di Skyrim, il sistema di crafting, così come le altre abilità del nostro alter ego digitale, aumenteranno di livello ogni volta che le utilizziamo e questo ci permette di accedere a nuove costruzioni, a resistere più a lungo sott’acqua. In pratica ogni azione che facciamo ci permette di migliorarci costantemente e anche questo elemento è sicuramente un aspetto positivo nel contesto del gameplay. Anche perchè alla fine i vari sistemi sia di costruzione che di combattimento di Stranded Deep sono simili, per non dire perfettamente identici, agli altri titoli del genere, per cui gli sviluppatori hanno comunque cercato di introdurre elementi che lo facessero differenziare in qualche modo dalla massa.

Accanto alla soddisfazione dei bisogni primari per rimenare in vita, ovvero mangiare, bere e dormire, in Stranded Deep viene aggiunta anche la necessità di stare attenti ai raggi UV. Stare troppo esposti ai raggi solari ci porterà ad una morte prematura, ma fortunatamente, oltre ai ripari naturali che troviamo sulle varie isolette, c’è la possibilità di costruirsi delle coperture artificiali che ci permettono di non essere rosolati a morte. Tutti i parametri vitali possono essere tenuti comodamente sotto controllo attraverso il pratico orologio intelligente che si è salvato con noi dal disastro aereo. Ed è uno strumento fondamentale da tenere sempre sotto controllo per non rischiare di trovarci denutriti o troppo stanchi o assetati, e quindi non avere più energie per continuare la nostra avventura.

Il fatto che il mondo di gioco sia suddiviso in più isole è uno stimolo ad esplorare, a spingersi da un’isola all’altra per cercare sempre nuove sfide e soprattutto per cercare il modo di sfuggire da questo paradiso tropicale, che però per noi è un inferno. Ogni isola nasconde dei secreti, così come in mare potremo trovare dei relitti pieni di oggetti utili, per cui la prima cosa che ho fatto appena ho avuto modo di prendere pratica con le meccaniche di base del gioco, è stata quella di allargare il mio campo di esplorazione. Lasciare la comfort zone della propria isoletta, laddove tutto ha avuto inizio e dove abbiamo costruito i nostri primi rudimentali oggetti e coperture, è sicuramente un grande passo, ma le ricompense sono sicuramente un ottimo stimolo per lasciare da parte la prudenza. Attenzione però, perchè quelle acque cristalline possono nascondere un sacco di insidie, per cui occhio a cosa si muove sotto il pelo dell’acqua.

L’utilizzo di Unity nella realizzazione di Stranded Deep rende molto realistica l’ambientazione, con un livello di dettaglio molto alto, soprattutto se giocato su di una PlayStation 4 Pro. Si vede comunque che si tratta di una realizzazione indie, perchè di tanto in tanto qualche problemino, come glitch o difficoltà nel gestire la fisica degli oggetti, appare. Ad esempio sono diventato matto per capire come fare a pagaiare oppure a volte si rischia di perdere degli oggetti che abbiamo dovuto lasciare a terra a causa dell’inventario troppo pieno. Ma in definitiva, considerando che questi problemi si riscontrano anche in produzioni più blasonate, posso dire che nel complesso sono rimasto abbastanza soddisfatto di come tutto funzioni.
Ho qualche perplessità nei comandi, che non sono proprio intuitivi e a volte si rischia di perdere il controllo di quello che stiamo facendo proprio perchè manca una ottimizzazione dei controlli con il pad. Dopo qualche ora di gioco si riesce a prendere comunque una buona pratica, ma non mi sono mai sentito padrone del controllo. Anche l’inventario non è perfettamente accessibile e purtroppo è molto facile trovarsi a doverlo riempire e svuotare in continuazione per avere i pezzi necessari per la costruzione di un determinato oggetto. Capisco la necessità di dare un limite alla capacità degli oggetti che possiamo portarci dietro, ma ho trovato frustrante dove lasciare un pezzo, per poi riprenderlo successivamente, solo per fare spazio ad un nuovo oggetto creato. Magari bastava che il nuovo oggetto, invece di andare nell’inventario, finisse direttamente a terra davanti a noi. Spero che questo venga implementato con una patch successiva.

Rispetto alla versione PC manca completamente la modalità cooperativa a schermo diviso e il multiplayer online e questa è una grossa omissione, visto che era una delle feature veramente interessanti ed innovative che avevo apprezzato nell’ultima build su computer.

In Conclusione

Stranded Deep trova bene il suo posto all’interno del genere “survival sandbox”, anche se ha alcune pecche che non gli permettono di essere ad oggi pienamente fruibile. L’UI è abbastanza grezza, con un inventario che ci rende impacciati e manca anche tutta la componente multiplayer, sia locale che online,  che è uno dei punti di forza sulla versione PC. Nel complesso rimane comunque un titolo valido, dalla grafica accattivante e con un sacco di cose da fare. Inoltre l’accrescimento delle varie skill permette di aggiungere un po’ di varietà al gameplay, che altrimenti sarebbe stato in tutto e per tutto identico ad altri giochi dello stesso tipo. Stranded Deep è un gioco che ci fa assaporare il gusto di essere sperduti in mezzo all’Oceano e ci porta ad esplorare l’arcipelago che ci circonda, costellato di segreti e pericoli, ma non riesce a convincere del tutto.  Un buon survival sandbox, ma che doveva essere smussato meglio sugli angoli.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornito dagli sviluppatori per PlayStation 4. 


6.5
voto

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