Deliver Us the Moon – Recensione

Deliver Us the Moon è un’avventura in prima persona che ci trasporta in un prossimo futuro, dove le risorse della Terra sono quasi del tutto esaurite e l’unica fonte di energia è sulla Luna. Per salvare l’umanità è stata creata una base lunare che raccoglie e processa l’isotopo Helium-3, ma dopo qualche anno il collegamento con il nostro satellite si interrompe, per cui spetterà a noi scoprire cosa sia successo. Scopriamo assieme se vale la pena mettersi il casco e la tuta e imbarcarci in questa missione.

Chi ha letto il libro di Frank Schätzing “Limit”, troverà molti elementi in comune con gli eventi che sorreggono la trama di Deliver Us the Moon. Siamo nel 2059, cinque anni dopo il grande blackout che ha interrotto ogni collegamento con la base lunare che “nutriva” con la sua energia la Terra ormai allo stremo. Un gruppo di scienziati della Wesa, ovvero l’agenzia spaziale mondiale, è riuscita a mettere insieme una nuova missione che permetterà di portare sulla luna un ardimentoso astronauta. Noi vestiremo i panni, anzi la tutta, del protagonista. Le premesse sono intriganti per un gioco che si sviluppa come un mix tra un walking simulator, un puzzle game con un pizzico di platform. Nell’arco delle otto ore circa che ci terrà impegnato, avremo la possibilità di passare da un problema all’altro, esplorare ambienti interni ed esterni, volteggiare in assenza di gravità oppure scorrazzare con un rover sulla superficie lunare.

Il tutto avviene con una prospettiva che passa dalla prima alla terza persona a seconda della situazione in cui ci troviamo. Questo espediente aiuta molto ad aumentare la tensione, soprattutto in alcuni frangenti particolari. Se qualcuno di voi ha giocato ad Adrift, che ci portava in una situazione di assenza di gravità su una stazione spaziale, rivivrà con piacere alcune sezioni veramente la cardiopalma che saremo chiamati a risolvere, mentre il timer della nostra scorta d’aria scorre inesorabile a scandire i secondi che ci separano dalla morte per asfissia. Ci sono fasi, oltre a quelle in assenza di gravità, che ci porteranno ad agire con rapidità e precisione, regalando al gioco un ritmo che altrimenti sarebbe stato effettivamente molto blando.

La maggior parte dei  puzzle che ci vengono proposti non sono molto difficile da risolvere. Con un minimo di attenzione e perspicacia sarete sicuramente in grado di capire cosa fare e come farlo. Solo alcune sezioni nelle parti più avanzate del gioco potranno essere più impegnative, ma sappiate che tutti gli elementi che vi potranno condurre alla soluzione sono sempre davanti ai vostri occhi, per cui basta spremersi un po’ le meningi e ragionare come se fosse un astronauta.  Per aumentare un po’ la tensione ci sono anche un paio di situazioni in cui dovremo sfoggiare le nostre doti stealth, ma ci fermiamo qua nella descrizione, per non rovinarvi il piacere dell’esplorazione. Vi avvertiamo che potrete morire ed è una cosa che può accadere spesso e volentieri. C’è però una funzione di auto-salvataggio che ci riporterà all’ultimo checkpoint ed essendocene parecchi, non c’è la frustrazione di dover ricominciare una determinata sezione dall’inizio, ma di solito succede che saremo riportati poco prima di dove abbiamo perso la vita. L’impostazione generale del gioco non è quella di essere punitivo, per cui anche i punti più ostici con un minimo di destrezza e precisione potranno essere superati abbastanza agevolmente. Solo in un paio di casi ci siamo ritrovati a dover ripetere più volte alcune sezioni che prevedevano il concatenarsi di più operazioni in un determinato modo, ma alla fine siamo riusciti a superarle senza grosso stress. La cosa migliore, come di solito accade, è evitare di impuntarsi, lasciare perdere il gioco per qualche tempo e poi riprenderlo in mano e vedrete che anche i “nodi” che sembrano più ostici, si scioglieranno abbastanza agevolmente.

La nostra avventura in Deliver Us the Moon si svolge in solitaria, a parte l’ausilio di un piccolo robot svolazzante che, oltre a farci un po’ di compagnia, servirà anche come ausilio in alcuni punti del gioco. Potremo infatti prenderne il controllo da remoto e utilizzarlo per superare alcuni punti, sbloccare porte, intrufolarsi in condotti dell’areazione per poter procedere nella nostra esplorazione lunare.

Ci sono numerose “location” nel gioco , ognuna delle quali ci proporrà sia nuove sfide, ma anche delle viste affascinanti. Siamo rimasti colpiti dalla cura con la quale sono stati realizzati alcuni scorci, sia che si parli del vuoto siderale che dei panorami lunari. La realizzazione grafica è veramente di altissimo livello, con una cura degli effetti di luce, della modellazione 3D e delle texture, veramente eccezionale. Pur trattandosi di un gioco indie, finanziato con una campagna Kickstarter, non ha niente da invidiare a produzioni tripla A, per quel che riguarda il comparto grafico.

La trama è molto intrigante e una serie di elementi, registrazioni e collezionabili disseminati lungo tutto il nostro cammino ci permetteranno di capire cosa sia successo sia prima che dopo il blackout del 2054. Tutti gli elementi messi insieme ci metteranno quindi a conoscenza delle vicende degli abitanti lunari che erano preposti a far funzionare l’impianto di produzione dell’energia che “nutriva” la nostra amata Terra. Avremo a disposizioni diari, email, ologrammi, registrazioni vocali che ci restituiranno uno spaccato alquanto credibile del background di Deliver US the Moon, anche grazie ad un doppiaggio audio di altissima qualità. Il gioco è stato localizzato tutto in italiano si con i sottotitoli delle conversazioni, ma anche con la traduzione di tutti gli elementi visivi che appaiono nel gioco. Poster, cartellonistica, mappe e tutti gli elementi grafici sono stati completamente tradotti, cosa che aumenta di molto il valore produttivo e denota una cura maniacale dei dettagli da parte del team di sviluppo.

Le uniche pecche, che però non inficiano in maniera rilevante l’esperienza di gioco, sono legate ai caricamenti. Ogni volta che si entra in una nuova area il gioco sembra andare in “freeze” per qualche secondo, nel momento in cui viene caricato un nuovo livello, interrompendo in maniera abbastanza brusca l’azione di gioco. Inoltre dopo ogni morte, i tempi di caricamento dall’ultimo checkpoint sono abbastanza lunghi, di solito circa 15/20 secondi ed anche questo non contribuisce certo a dare continuità all’azione. Ma come dicevamo, alla fine queste situazioni non inficiano in maniera pesante l’intera esperienza di gioco, ma ci hanno stupito perchè cozzano molto con la cura che abbiamo rilevato nella struttura complessiva di Deliver Us the Moon.

La versione che abbiamo testato è quella per PlayStation 4 e dopo aver provato già in passato la versione PC, possiamo dire che il lavoro di porting su console è stato veramente ben realizzato. Il gioco restituisce un’ottima grafica e possiamo decidere se visualizzarlo in 4K, con un framerate di 30 fps, oppure 1080p con un framerate di 60 fps. Abbiamo provato entrambe le visualizzazioni e sinceramente giocarlo in 4K, nonostante il limite del framerate, ha sicuramente un valore maggiore dal punto di vista grafico, con un buon compromesso con la fluidità.

Il limite di questo tipo di giochi  è che una volta terminato, il fattore rigiocabilità è veramente molto basso. Si possono rigiocare le singole sezioni per andare a sbloccare i vari collezionabili che magari durante la prima run abbiamo mancato, oppure riprenderlo in mano per sbloccare tutti i trofei, ma molti giocatori, una volta portata a termine l’avventura, difficilmente lo riprenderanno in mano. Ma questo è il limite di tutte le avventure, per cui non ne possiamo fare certo una colpa a Deliver US the Moon.

In Conclusione

Deliver Us the Moon è un’avventura che abbiamo terminato in poco tempo, ma che ci ha lasciato ottime sensazioni. La realizzazione tecnica complessiva è di ottimo livello, la trama è avvincente ed interessante, ci sono un sacco di enigmi e sezioni nelle quali saranno messe alla prova il problem solving e i tempi di reazione. Un gioco che ha poco da invidiare alle produzioni di alto livello, anche dal punto di vista della localizzazione. La conversione su console è ben realizzata. In definitiva un titolo che consigliamo caldamente a chi ama le avventure dove scienza e fantascienza vanno a braccetto con una storia intrigante in grado di regalare belle emozioni.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornito dagli sviluppatori per PS4. 


8.5
voto

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