Sunless Sea: Zubmariner Edition (Switch) – Recensione

Dopo ben sei anni dalla sua prima uscita su PC, con la quale ho avuto la possibilità di giocare essendo un “finanziatore” su Kickstarter, Sunless Sea arriva anche su Xbox One e Switch. Un gioco veramente particolare, un roguelike dalle atmosfere lovecraftiane dove esplorazione e narrazione si legano in un connubio unico. Quindi senza indugi, salpiamo le ancore e andiamo ad esaminare assieme questo titolo.

Sunless Sea fa parte dell’universo di Fallen London, un browser game nato ben 10 anni fa e che ancora è giocabile, basta cliccare su questo link. La storia che fa da palcoscenico a Sunless Sea ci riporta all’epoca vittoriana, quando un misterioso cataclisma fa precipitare Londra in un mondo sotterraneo chiamato Unterzee, Il mistero che avvolge tutta la trama non viene mai completamente svelato, rimane come un elemento di sottofondo che ha delle implicazioni sulla nostra avventura e il bello della narrazione frammentata in mille particolari è proprio quello. Il gioco ci porta a cercare di scoprire sia il nostro passato che il nostro futuro, ma ammantando sempre il tutto con un alone di mistero ed anche minaccia incombente che ci porterà a vivere i vari eventi come se fossimo dentro ad un intricato romanzo ispirato da Lovecraft. Un romanzo visivo, composto da centinaia e centinaia di pagine di testo che ci vengono proposte durante tutte le nostre interazioni con porti e località sconosciute, sospendendo le realtà e catapultandoci in maniera surreale nella vita di un mondo distopico, che all’apparenza sembra lontano dai nostri standard, ma che si rivela molto più vicino a noi di quanto si possa pensare. Ci sono pagine drammatiche, pagine divertenti, scelte complicate, dialoghi al limite della follia e tutto amalgamato da un senso di imperante inquietudine che sovrasta le nostre teste. Il mondo oscuro dell’Unterzee si sviluppa davanti ai nostri occhi ad ogni progresso che facciamo, navigando per oscure acque ignote con la nostra nave, regalandoci un senso di costante precarietà, facendovi viaggiare sempre sul filo del rasoio, ponderando ogni nostro spostamento a seconda delle riserve di cibo e carburante che vanno inesorabilmente ad esaurirsi. Ogni nostro passo è verso l’ignoto, siamo sempre sull’orlo di un abisso che potrebbe riservarci molteplici sorprese, sia positive che negative. Spostarsi da un porto all’altro ci costringe a pianificare attentamente l’utilizzo delle nostre scarse risorse, facendoci sperare che nell’ignota oscurità non si celino terribili pericoli che il nostro precario scafo non possa essere in grado di affrontare.

Mentre la trama si sviluppa attraverso le scoperte che faremo, il gioco in sé è basato sulle dinamiche dei roguelike: l’esplorazione avviene in una mappa top-down e tutti gli eventi accadono in tempo reale. Spostarsi da acque sicure verso lidi ignoti vuol dire anche imbattersi in navi pirata o mostri di vario genere, che non avranno scrupoli una volta che c avranno individuato, ad attaccarci senza remore. Durante le fasi di combattimento avremo il controllo completo dei nostri “sistemi” d’arma, che sono inizialmente limitati a un semplice cannone a prua. Vi dico chiaramente che essere pavidi e cercare la fuga, soprattutto nelle fasi iniziali, non è una vergogna, ma anzi, l’unico modo di poter sopravvivere. Anche gli avversari più deboli potranno metterci in seria difficoltà, danneggiando la nostra nave e arrivando anche ad uccidere membri del nostro equipaggio. Per cui datemi retta, la miglior difesa non è l’attacco ma la fuga. Sicuramente il gioco sarebbe stato interessante e longevo anche senza queste sequenze d’azione, ma alla fine riescono ad introdurre un po’ di varietà alla semplice esplorazione e mettere un pizzico di brivido in più.

Esplorando scopriremo nuovi porti e località, che forniranno dati utili che potremo poi rivendere a Fallen London, la nostra base di partenza e punto di riferimento, per ottenere crediti da spendere in vario modo. Principalmente dovremo sempre rifornire di carburante e cibo la nostra stiva, perchè se durante i vari viaggi termineremo l’uno o l’altro, la nostra avventura finirà. Se finiamo il cibo, il nostro equipaggio morirà lentamente, non senza essere prima passato anche al cannibalismo.
Potremo reclutare anche nuovi membri d’equipaggio, ognuno con le loro funzioni specifiche, tutte utili e necessarie alla navigazione in acque sconosciute. Avremo la possibilità anche di comprare nuove navi, armi, riparare lo scafo danneggiato e altre merci, che potranno essere scambiate in altri porti, per incrementare il nostro denaro.
Le prime partite saranno catastrofiche e solo dopo aver imparato bene a gestire le risporse scarse, capirete che prima di avventurarsi in mare aperto, conviene sempre muoversi con lentezza in zone conosciute. Il consiglio che vi posso dare è quello di iniziare a fare piccole escursioni, tornare di frequente a FallenLondon per rimpinguare la stiva di cibo e carburante e poi incrementare il raggio delle vostre esplorazioni, raccogliendo sempre più informazioni e trasportando plichi o passeggeri, che vi permetteranno di avere più denaro e di conseguenza più possibilità di sopravvivere.
Ma preparatevi anche a morire più e più volte. In questo caso, se non avete fatto letteralmente testamento e quindi deciso cosa passare al vostro erede per la partita successiva, potrete lasciare comunque in eredità dei tratti che avete ottenuto, così che la partita successiva possa partire con un minimo di vantaggio in più. Questo meccanismo, tipico dei roguelike, permette quindi di ricominciare non proprio da zero, anche se le cose che potrete lasciare in eredità sembrano ininfluenti dopo le prime partite, scoprirete che dopo qualche ora di tentativi saranno invece molto utili i beni e le caratteristiche che sarete riusciti a conservare. All’inizio di ogni nuova partita dovrete comunque rigenerare un nuovo personaggio, assegnandogli una serie di elementi come la sua “quest” principale, il nome e altre caratteristiche che influiranno sulle vostre statistiche generali. Le statistiche ovviamente varieranno durante ogni singola partita a seconda delle scelte e delle rotte che deciderete di intraprendere. Detto in questa maniera sembra una cosa abbastanza complessa, ma se avrete la pazienza di leggere quello che il gioco ci propone, entrerete ben presto nei suoi meccanismi. Purtroppo tutto il testo è in inglese, quindi coloro che non amano la lingua d’Albione avranno molta difficoltà a immedesimarsi in questa astrusa avventura e mi sento di dire che farebbero bene a non prendere in considerazione Sunless Sea perchè potrebbero pentirsene amaramente. Ci sono veramente centinaia di pagine di testo da leggere, un po’ come accade anche in Disco Elysium ed è veramente fondamentale dedicargli tempo per poter assaporare a pieno questa esperienza di gioco.

 

Dal punto ti vista tecnico, dopo averlo giocato con mouse e tastiera su PC, temevo che i controlli su console fossero difficilmente trasportabili, ma fortunatamente sono stato smentito. Non è che siano proprio agevoli ed intuitivi, ma con un po’ di pazienza e anche grazie al ritmo di gioco che certo non si può definire frenetico, se non in alcune sezioni di combattimento, sono riuscito a destreggiarmi bene con i vari comandi disposti intelligentemente sui Joy-Con della Switch. Un elemento che sicuramente da un valore aggiunto a Sunless Sea con questo porting è la possibilità di giocarlo in modalità handheld perché riesce a farci immergere ancor di più nel mondo tetro e inquietante dell’Unterzee. La grafica a bassa tecnologia non mette sotto stress la console Nintendo e la percezione complessiva dello spirito del gioco, ovvero quello di metterci sempre sotto pressione nell’esplorazione dell’ignoto è amplificata dal fatto di giocarlo sul piccolo schermo, magari con le cuffie ed in un ambiente scuro. Si viene letteralmente trasportati all’interno del gioco, complice anche una colonna sonora che ci avvolge di mistero, come un oscuro banco di nebbia dell’Unterzee.
Curiosamente il touch screen non è stato assolutamente implementato e questo mi fa un po’ dispiacere, perchè in alcuni casi, soprattutto per spostarsi da un menù all’altro, per aprire e chiudere finestre di testo, sarebbe stato invece molto più utile che non dover ricorrere ai comandi del joy-con.

Questa versione contiene anche l’espansione Zubmariner che ci permette  di trasformare la nostra nave in un sottomarino. Per farlo dovrete seguire delle indicazioni, abbastanza semplici, per arrivare ad un porto dove potremo scegliere se continuare la nostra esplorazione in superficie o sotto di essa. Ho trovato questa espansione molto interessante, da veterano del gioco e non avendo avuto modo di giocarla su PC, mi ha fatto molto piacere avere la possibilità di esplorare tra i relitti di navi sul fondo del mare e visitare città sottomarine, nonché combattere nemici ancora più strani. Alle quest principali che erano presenti nel gioco originale ne viene aggiunta una molto più ambiziosa, ovvero la ricerca dell’Immortalità, che apre le porte ad un’esplorazione che esce dalla linearità ed espande quindi le potenzialità del gioco. Il rovescio della medaglia di questa nuova quest è che è molto più complicata e impegnativa di tutte le altre, perchè ci fornisce ben poche indicazioni di base e dovremo quindi costruire noi il nostro cammino. Una sfida nella sfida che piacerà molto a coloro i quali non temono, come il sottoscritto, di passare molte ore in un gioco. Per i puri e duri segnalo che il gioco salva automaticamente solo quando si approda in un porto sicuro. Si può scegliere di salvare anche in qualsiasi momento, ma sappiate che questo penalizzerà le statistiche del vostro personaggio.

In Conclusione

Sunless Sea in versione Switch mantiene inalterata la sua bellezza gotica, la sua struttura narrativa inquietante e coinvolgente e il senso di inquietudine viene aumentato dalla possibilità di giocarlo in modalità portatile. Nonostante sia un gioco pensato per PC, il porting su console, nonostante qualche difficoltà iniziale nella gestione dei controlli, è godibile e ottimamente ottimizzato, a parte la mancanza della possibilità di utilizzare il touch screen. Se apprezzate i romanzi di Lovecraft, se non vi spaventano i roguelike impegnativi, se siete disposti a immergervi in una trama frammentata in centinaia di pagine di testo e soprattutto se conoscete bene l’inglese, allora non potete non avere la versione Switch di questo gioco, considerando che contiene anche l’espansione Zubmariner e una nuova ed intrigante quest.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornito dagli sviluppatori per Nintendo Switch. 


8.0
voto