The Procession to Calvary – Recensione

Quanto tempo è  passato da quando avete giocato ad un’avventura punta e clicca? Negli ultimi anni non ne sono apparse molte nuove, se non si contano le remastered di vecchi titoli, perchè questa tipologia di giochi appartiene comunque ad un remoto passato, ad un periodo dove la grafica era molto limitata dalla potenza dell’hardware dell’epoca e dove sicuramente, lo dico polemicamente, c’erano anche molte più idee. Oggi sono solo le produzioni indie che tengono ancora in vita questo genere con risultati, come sempre accade, altalenanti. Oggi ci troviamo tra le mani un titolo che sicuramente attrae per il suo stile originale, ovvero The Procession to Calvary, che adotta questo classico stile di gioco, cercando di portarlo agli antichi fasti, con trovate quanto meno uniche, per usare un eufemismo. Ma oltre all’impatto visivo originale e al suo indubbio “sense of humor“, è davvero un’avventura che vale la pena giocare? Scopritelo assieme a noi nella nostra recensione.

Ho parlato di titolo originale e sicuramente converrete con me che aver utilizzato una grafica tutta impostata su un’opera di patchwork di arte rinascimentale, dove capolavori classici vengono spezzettati e poi ricostruiti in modo unico e spassoso, ha permesso agli sviluppatori di presentarci un prodotto che se non vogliamo definire bizzarro, lo possiamo sicuramente considerare un’opera estremamente intelligente e divertente. Joe Richardson e il suo team (che potrete vedere in una simpatica galleria di cameo all’interno del gioco) hanno impegnato un sacco di tempo, ma veramente tanto secondo me, per creare questa fusione che unisce assieme quadri di varie epoche ed autori in un turbine di schermate che vi stupiranno per la loro disturbante bellezza, composta da corpi crocefissi ed urlanti, liutai che suonano in cima ad alberi pietrificati, Madonne con bambini che a bordo di mulo sfruttano la nostra ingenua benevolenza e piccoli leoni che fanno le fusa. Ecco se tutto si fermasse qua il gioco sarebbe già ottimo così. Ma The Procession to Calvary non si ferma alla sola parte grafica, dietro all’immane lavoro di creazione delle varie schermate, che poi sono anche state animate e alle quali sono state aggiunte musiche rinascimentali che creano un’atmosfera ancor più coinvolgente l’avventura, c’è anche una trama e anch’essa naturalmente ha uno stile tutto suo.

La nostra protagonista è una indomita eroina corazzata e pronta a sfoderare la sua spada per infilzare, smembrare arti e mozzare teste, ma finita l’ultima Crociata si trova costretta a recedere ai suoi propositi cruenti. La nostra alter-ego è visualizzata come la Bellona di Rembrandt, ovvero la dea della guerra, ma la guerra è finita e lei si trova davvero in difficoltà senza poter uccidere qualcuno, per cui è alla ricerca disperata di un nuovo nemico e fortunatamente lo trova in Heavenly Peter, che è stato sconfitto durante la guerra. Per cui ci imbarcheremo, letteralmente e figurativamente, verso Sud per andare gentilmente a mozzargli la testa.

Però per compiere la nostra missione, dovremo risolvere un bel po’ di enigmi che costellano la strada verso la cappella dove il nostro Peter si è arroccato, e naturalmente non sono semplici deduzioni logiche, perchè rispettando lo stile di gioco, che è potentemente influenzato dal folle umorismo ai quali ci hanno abituato i Monty Python, dovremo usare non solo il ragionamento laterale, ma anche quello diagonale ed ortogonale per poter procedere. L’immaginazione, la combinazione di vari elementi che recuperiamo, l’interazione con elementi dello schermo saranno tutti meccanismi che dovremo utilizzare per trovare la nostra strada verso il Calvario, anche se a a volte mi sono dovuto arrovellare ben benino per uscire da delle situazioni veramente complicate per quanto erano paradossali e astruse. Può darsi quindi che qualche volta proverete un po’ di frustrazione quando vi troverete a girare a vuoto. Il consiglio che posso darvi, se non volete ricorrere alle soluzioni, è quello di ragionare seguendo tutte le indicazioni che trovate sullo schermo, e vedrete che alla fine tutti gli elementi sono davanti ai vostri occhi e mettere tutto insieme non è poi così complicato.

C’è  se volete la soluzione cruenta, ovvero essendo la nostra eroina così portata con gli omicidi, passare tutti coloro che ci sbarrano la strada a fil di spada, ma attenzione, perchè questo provocherà un cambio nel fluire della trama in modo permanente, che ci porterà ad un finale alternativo (che invero è molto divertente) , ma se volete vedere tutto quello che il gioco vi riserva, certo è sicuramente un’opzione unica per un’avventura punta e clicca, ma alla fine non è così utile come sembra. Se vi volete godere a tutto tondo questa avventura, il mio consiglio è comunque di evitarlo.

Nel complesso è uno dei giochi più divertenti che ho giocato, anche se purtroppo molto dell’umorismo e del sarcasmo che sprigiona è solo per anglofoni, in quanto non esiste la localizzazione in italiano, per cui sarà apprezzato solo da chi mastica bene l’inglese. Uno dei momenti più esilaranti è stato l’incontro con il “mago” che riporto qua sotto.

In Conclusione

The Procession to Calvary  prova il fatto che si possa prendere un genere “antico” come le avventure punta e clicca e creare qualcosa di completamente nuovo, folle, esilarante e in alcuni punti dannatamente impegnativo. Ed è anche un vero atto d’amore verso l’arte rinascimentale europea, sia per quel che riguarda la parte visiva che per il commento sonoro. Gli unici due punti critici sono alcuni enigmi un po’ troppo stravaganti da poter indurre frustrazione e il fatto che potrà essere pienamente apprezzato solo da chi ha una conoscenza approfondita per l’inglese.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornito dagli sviluppatori per PC (Steam). 


8.0
voto

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