HyperParasite – Recensione

Ormai il mondo dei videogiochi è letteralmente invaso dal revival degli anni ’80. Per coloro che hanno vissuto quel periodo ce li ricordiamo come intrisi della più pura cultura pop, generatori di serie, film, fumetti ed anche videogiochi che ci hanno formato e che ancora ad oggi rappresentano momenti iconici del nostro passato, ma anche del presente. HyperParasite attinge a piene mani da quella cultura e ci ripropone un mix divertente, frenetico, stimolante, risucchiandoci in un roguelike dalla struttura moderna divertente e per niente facile.

Il Presidente degli Stati Uniti, un macho brizzolato pieno di orgoglio patriottico, ci avverte che la Terra, ma soprattutto la sua persona, sono minacciati da una malefica entità aliena, un mutaforme che vuole impadronirsi del suo ipertrofico corpo per ottenere i codici dell’arsenale nucleare. Ma questa volta non siamo l’eroe senza macchia e senza paura che dovrà difendere il mondo dalla minaccia, ma vestiamo i panni, o meglio  la melma, della minaccia stessa. Siamo infatti un blob che ha il potere di entrare nel corpo degli umani e sfruttare le loro caratteristiche per poter procedere nella propria missione. Il proclama di “Mr. The President ” è abbastanza chiaro: tutti i cittadini, poliziotti, barboni, ergastolani, ninja e chi più ne ha più ne metta, sono chiamati a fare fronte comune e fermare con ogni mezzo il nostro strisciante cammino verso la sua augusta persona. Con una premessa così assurda, vi lasciamo solo immaginare di come poi si sviluppi tutta la trama all’interno del gioco, garantendovi solo che il registro rimarrà sempre questo, ovvero una goliardica e scanzonata avventura articolata su molteplici livelli.
Possiamo quindi assimilare, come un qualsiasi “body snatcher” uno qualsiasi dei 60 personaggi che popolano HyperParasite, acquisendo le loro abilità e stili di combattimento, ognuno diverso ed unico. I corpi dei nostri avversari oltre che a fornirci armi per combattere, diventano anche le nostre vite extra. In origine il nostro blob è vulnerabile nella sua forma primigenia, per cui avanzare nei livelli sarebbe impossibile. Ma assimilando i corpi degli avversari ci permette di usarli come scudi umani, nel senso più vero del termine. Ogni umano ha una sua barra di energia e quando siamo vicini a consumarla tutta perchè avremo subito troppi danni, potremo scegliere un nuovo corpo da utilizzare.

Il gioco è impostato con una visuale top-down e il gameplay è quello dei roguelike nella loro forma più pura. Ogni volta che si muore verremo riportati nell’hub principale dove le uniche cose che rimarranno fisse sono i personaggi che avremo acquistato con le monete raccolte all’interno di ogni livello. Per ottenerle dovremo distruggere elementi dell’ambiente ed occasionalmente vengono anche rilasciate dai nemici. Sempre nell’hub principale potremo spenderle nel negozio gestito da Wix, un losco commerciante alieno che ha preso le sembianze di un mite ometto calvo di mezza età. Gli aggiornamenti hanno prezzi importanti e il gioco è abbastanza tirchio del darci monetine, per cui dovrete essere oculati nelle spese e solo dopo molte partite riuscirete a sbloccare gli aggiornamenti e miglioramenti più ambiti.

Non esiste nessuna componente simil RPG, per cui non ci sono aumenti di statistiche dei personaggi in maniera permanente e la maggior parte degli aiuti saranno quelli che potremo raccogliere come bonus all’interno di ogni livello, quando vengono rilasciati dagli avversari uccisi. Oltre a questi bonus potremo anche recuperare dei cervelli che ci permettono, una volta riportati nella “vault” principale, di sbloccare un nuovo personaggio per poi poterlo acquistare. Questo ci permette di accedere ai corpi degli sbloccati quando li incontreremo durante le nostre partite.
Ogni personaggio, a parte la forma originale del blob, ha due attacchi, quello standard ed ovviamente quello speciale. Lo standard deve essere ricaricato, mentre lo speciale ha un periodo di “cooldown” durante il quale non sarà possibile utilizzarlo. Ogni personaggio che possediamo ha un attacco unico e sarà necessario capire quali usare e quando per essere più incisivi nel nostro percorso di ricerca e distruzione. Quasi tutti i personaggi sono ben bilanciati, alcuni sono più agili con attacchi meno potenti, altri più lenti ma dalla forza devastante, altri sono più utili nelle sezioni dove è richiesto l’attacco di mischia, mentre altri ci danno più chance con attacchi alla distanza. Come al solito tutto sta nella pratica, nel conoscere a menadito ogni livello e soprattutto impratichirsi velocemente con i comandi. Questi sono abbastanza intuitivi, ma a volte nella frenesia del combattimento, può non risultare subito agevole uscire dal corpo martoriato del personaggio che stiamo controllando per possederne uno nuovo. Anche perchè alcuni corpi sono bloccati, per cui c’è il rischio di trovarsi nella forma blob, che come dicevamo più sopra, ha scarse possibilità di sopravvivenza in combattimento, in quanto può subire un solo colpo prima di morire.

Il gioco si articola in cinque Atti principali, suddivisi in sotto livelli, che attingono a piene mani dalla cultura degli anni ’80 in quanto a temi. Tra i primi livelli c’è la Asiatown che Carpenter ci ha mostrato in “Grosso Guaio a Chinatown”, con un sacco di riferimenti al film. I livelli sono tutti generati proceduralmente, quindi ogni run si differenzia dall’altra, anche se alla fine la varietà e la variabilità non sono così elevate. Ci sono un sacco di livelli segreti da scoprire, cercando il modo di accedervi con chiavi ed altri codici. Appariranno anche dei boss secondari in alcune aree random, che ci impegneranno assai, essendo coriacei e con una barra della salute estesa. Alcuni di questi scontri ci hanno impegnato almeno dieci minuti per portarli a termine, per cui armatevi di pazienza e imparate bene gli schemi di attacco e di difesa di questi avversari. Quando arrivate poi al Boss principale di ogni livello, vi consigliamo di aver esplorato bene ogni atto, perchè dovrete essere armati di tutti i potenziamenti che potrete per averne la meglio. I combattimenti con gli scagnozzi standard non sono certo da sottovalutare e come dicevamo sopra, l’importante è capire quali personaggi siano più utili ed efficienti da utilizzare a seconda di chi ci troviamo davanti.

La grafica di HyperParasite nel suo complesso è gradevole sia per lo stile estetico dei livelli che per la caratterizzazione dei vari personaggi. Ritroverete un sacco di icone degli anni ’80 rappresentate nel gioco, per cui sarà molto divertente anche scoprire chi sono tutti coloro che appaiono durante le nostre partite. Ottima l’illuminazione di ogni livello, che caratterizza benissimo gli scenari, ricchi di particolari ed elementi grafici curati in maniera veramente maniacale.

Il comparto audio è poi la vera ciliegina sulla torna di questa produzione. La colonna sonora, curata dai compositori Joe Kataldo e Van Reeves, non ha niente da invidiare a produzioni come Hotline Miami, con tracce synthwave che si fondo alla perfezione con l’azione e l’ambientazione. Così come la varietà degli effetti è veramente lodevole, con campionamenti originale e ottimamente realizzati.

In Conclusione

HyperParasite è un gioco all’apparenza scanzonato, ma che rivela un’anima solida e coriacea, come solo i migliori roguelike hanno. È frenetico, incalzante, non da spazio a compromessi e guarda in faccia ringhiando il giocatore ad ogni partita. La varietà dei personaggi da interpretare, l’esplorazione di ogni livello generato proceduralmente e la coriacea resistenza dei boss e mini-boss lo rendono un gioco longevo e da scoprire ad ogni partita. Non è certo adatto ai casual gamer, ma se amate le sfide impegnative e soprattutto se siete dei fan degli anni’80, allora non potete non avere nella vostra libreria digitale HyperParasite, sia su PC che su console

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornito dagli sviluppatori per PlayStation 4. 


8.0
voto