Ritual: Crown of Horns – Recensione

Ritual: Crown of Horns è uno sparatutto twin-stick top-down un po’ atipico. Infatti è ambientato nell’anno 18XX, in un periodo distopico dove negli Stati Uniti un valoroso cacciatore di taglie Daniel Goodchild si trova a combattere contro le forze del male. Le premesse sembrano promettenti, ma qualcosa non rende questo titolo così appetibile come poteva sembrare. Scopriamo assieme di che pasta è fatto questo Ritual: Crown of Horns

Come dicevamo il protagonista che andiamo ad impersonare, è una celebrità tra le forze dell’ordine degli USA, temuto e rispettato, tanto da diventare anche ereo di una saga di romanzi. Viene assunto dal governo americano per andare a stanare una strega ed eliminarla, in quanto considerata una minaccia per la sicurezza nazionale. Ma appena ci troveremo al suo cospetto, scopriremo che dietro a questa missione c’è una sordida cospirazione e che la strega non è il nostro avversario, ma sarà bensì la nostra unica alleata. Non vi vogliamo raccontare oltre della trama, che anche se non è estremamente complicata, ha comunque un suo fascino ed è piacevole scoprire cosa ci cela dietro le losche trame che avvolgono gli USA del 18XX. Quello che vi possiamo svelare, poiché è quello che accade nelle fasi iniziali del gioco, è che per colpa di oscuri cultisti saremo fatti letteralmente a pezzi e sarà la strega Elizabeth a farci tornare dal mondo dei morti, per iniziare la nostra strada di vendetta ed investigazione. L’accordo con la strega è semplice: in una serie di missioni attraverso tutto gli States, noi dovremo difenderla dagli attacchi dei cultisti e lei ci permetterà di scoprire e mandare a monte la conquista del mondo da parte delle forze oscure.

A questo punto prendiamo il nostro pad ed iniziamo fare sul serio. Saremo portati in varie missioni, ognuna dell quali è ambientata in un’arena ristretta, normalmente con la strega che fa i suoi riti magici nel centro e noi che dovremo difenderla dalle orde di malefici cultisti che cercheranno di interromperla. Quindi come in ogni twin-stick shooter, dovremo spostarci per tutto lo schermo sbarazzandoci a colpi di pistola od altre armi che raccoglieremo, di tutti i nemici che cercheranno di raggiungere la nostra protetta. Le ondate saranno sempre più aggressive e veloci, i nemici di fogge diverse e con attacchi diversi, che ci metteranno cin difficoltà. Alcuni sono progettati per avanzare sempre verso la strega, ma altri hanno il compito specifico di eliminarci. Inizialmente saremo dotati solo da una classica colt a sei colpi, ma potremo raccogliere fucili a pompa e balestre, oltre ad avere anche la possibilità di poter utilizzare incantesimi sia offensivi che difensivi.

Il comandi sono sono abbastanza soddisfacenti, ben implementati ed intuitivi. Le prime missioni già fanno presagire che non si tratti di un gioco semplice e più si avanza ci si rende conto di quanto sia impegnativo. Ogni missione bisogna resistere alcuni minuti prima che la strega attivi il suo incantesimo e quei minuti si percepiscono come ore. Non c’è margine di errore, bisogna gestire velocemente un sacco di fronti, sia difendendo la strega che cercando di non farci uccidere a nostra volta. Non è un gioco dalla struttura procedurale, per cui il consiglio che possiamo darvi è di imparare gli schemi di ogni fase cercare di migliorare i vostri movimenti di conseguenza. Preparativi a dover ripetere ogni missione più volte, perchè la morte sarà sempre in agguato.

 

Potremo sfruttare le anime rubate ai nemici sconfitti per incrementare i nostri  incantesimi e strumenti, rendendoci sempre più efficienti e migliorare le nostre probabilità di sconfiggere le varie orde. Abbiamo la possibilità di accedere a vari negozi nell’hub principale e acquistare i suddetti miglioramenti, che comprendono anche capi di vestiario come cappelli o mantelli che offrono potenziamenti di vario genere. Durante ogni singola partita invece potremo raccogliere sfere colorate che appaiono random  che aumentano brevemente la nostra velocità di corsa o di ricarica, oppure permettono di ricaricare salute.

Il problema principale di Ritual: Crown of Horns è che tende a diventare un po’ ripetitivo poiché le missioni tendono ad avere tutte la stessa struttura e l’unica variabile è la difficoltà crescente di livello in livello.
Ogni missione può essere rigiocata per ottenere dei punteggi migliori ai quali sono associate maggiori ricompense, utilissime per sbloccare nuovi potenziamenti

Lo stile artistico ed estetico è di buon livello, ma anche esso manca di una effettiva varietà I livelli hanno tutto la tetra rappresentazione basata principalmente su colori scuri, come il nero, il rosso e il giallo scuro.

In Conclusione

Ritual: Crown of Horns è un’esperienza piacevole, ma in parte rovinata da una elevata difficoltà e dalla sua natura ripetitiva. È nel complesso un twin-stick shooter ben realizzato che deve essere preso a picocle dosi, per non rischiare di cadere nell’abisso del rage quit legato all’eccessiva frustrazione che si può accumulare in lunghe sessioni di gioco.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornito dagli sviluppatori per Xbox One. 


6.5
voto