Paper Beast (PSVR) – Recensione

Paper Beast segna il ritorno di Eric Chahi e la sua mania di essere un dio. Ma questa volta non lo fa da solo, prende un gruppo di talentuosi e li amalgama nel team di Pixel Reef per creare un nuovo modo di plasmare la realtà, nello specifico utilizzando la realtà virtuale del PSVR. Questo gioco rappresenta il ritorno agognato di Chahi dopo nove anni e tutti eravamo realmente curiosi di cosa la sua mente immaginifica avesse partorito. Dai video di presentazione si era capito ben poco, ma vi posso assicurare che dopo averci giocato potrete comprendere la grandezza e la forza di questo gioco, che esce da tutti gli schemi e ci proietta con potenza in una realtà virtuale, onirica, meravigliosamente avvolgente e coinvolgente.

Il prologo ci proietta, grazie alla VR, in un sistema di realtà immersiva nel quale dobbiamo elaborare alcuni calcoli quantistici, mentre una musica ossessiva ci diletta i padiglioni auricolari, quando all’improvviso ci troviamo proiettati in una realtà completamente aliena, in un deserto sormontato da cupe nubi che delineano giganteschi cumulo-numeri e o strato-cifre. Non vi svelo altro della trama, poiché tutto il gioco si sviluppa attorno ad essa e non voglio togliervi il piacere di scoprire quello che si cela dietro questo strano ed astruso mondo. Un nuovo ecosistema si apre davanti ai nostri occhi, nel quale gli unici esseri viventi sono animali di carta dalle strane forme e fogge. Alcuni sono inquietanti, altri amichevoli, alcuni piccoli, altri mastodontici, ma tutti saranno i soli compagni di questa avventura.

Iniziamo lentamente esplorazione, senza alcun tipo di guida o tutorial, ma non ce n’è bisogno, in quanto tutto è molto intuitivo. L’interazione avviene attraverso il pad e con esso saremo in grado di afferrare oggetti e “animali”, per poterli utilizzare a seconda delle situazioni che ci troveremo ad affrontare. In pratica per proseguire bisogna risolvere alcuni enigmi ambientali. I primi sono abbastanza semplici ed intuitivi, ma avanzando nel nostro viaggio attraverso queste lande brulle e a volte ostili, ci sarà richiesto uno sforzo per capire come avanzare. Ma non si arriva mai ad un livello di frustrazione elevato, perché alla fine tutti i vari elementi dei puzzle sono sempre davanti ai nostri occhi e basta osservare bene i vari ambienti per capire come fare a procedere.

Dentro Paper Beast le creature sono vive, interagiscono tra loro, con l’ambiente che li circonda. Non sono quindi solo degli attori su di un palcoscenico, ma i veri e propri protagonisti del gioco. È meraviglioso vederli muoversi, capire quali siano i loro compiti, quali siano le gerarchie e la loro scala alimentare. Il nostro ruolo è quello di capire le loro funzioni ed utilizzarli ai nostri scopi, ma sempre tenendo di conto della loro unicità, della loro consistenza e importanza all’interno dell’universo di Paper Beast. Essi rappresentano la strenua lotta tra il cartaceo e il digitale, ma mi fermo qui per evitare di togliervi il piacere della scoperta.

La navigazione nel mondo di Paper Beast, come avviene spesso nei giochi VR, avviene attraverso il teletrasporto e la rotazione a scatto. Ho trovato molto piacevole questa soluzione, perché permette di spostarsi senza grossi problemi e non fa rimpiangere il movimento fluido e continuo. Bisogna solo abituarsi a utilizzare in contemporanea lo spostamento con il teletrasporto e il trasporto di oggetti ed animali, per non trovarsi in situazioni di potenziale confusione. Mi è capitato infatti di aver preso un determinato animale per fare un compito specifico, ma spostandomi ho perso la cognizione di dove esso si trovasse, obbligandomi a tornare sui miei passi. Il fatto che comunque il gameplay non si incentrato sull’azione, ci permette di poter agire con tranquillità e non ci obbliga quindi a dover compiere azioni veloci, lasciandoci tutto il tempo per ragionare e concentrarci sugli enigmi.

Il gioco si sviluppa su sei capitoli e un elemento centrale del gameplay è la modellazione dell’ambiente, un sistema che già Chahi ci aveva proposto nel suo precedente titolo, From Dust. Applicato questo concetto nell’ambiente della realtà virtuale, permette al giocatore di apprezzare a pieno le modifiche che applicheremo all’ambiente. Dovremo scavare, creare cumuli, innalzare dighe e tutto questo grazie alle peculiarità degli animali di carta che ci circondano. Ho trovato questa soluzione affascinane e sono rimasto ammaliato nell’osservare come la IA delle bestie di carta sia evoluta e curata.

 

La cosa che mi ha veramente colpito è come tutto questo sia stato realizzato per il PSVR, che certo non brilla per definizione e resa grafica. È vero che gli sfondi non sono dettagliati, così come i modelli poligonali delle bestie non sono così complicati, ma il risultato finale è veramente ottimo, fluido e perfettamente godibile. Il movimento dell’acqua, della sabbia, le impronte su di essa lasciate dalle creature, i riflessi sono una delizia per gli occhi.

Quando avrete completato il gioco e solo al termine, vi consiglio di dedicarvi alla modalità Sandbox. Vi consiglio di farlo alla fine dei sei capitoli perché così potrete avere a disposizione l’intero serraglio di creature cartacee, tutta la fauna ed un sacco di effetti con i quali, in un terrario virtuale, potrete divertirvi a fare dio. Non è certo una sezione di elevata longevità, ma rappresenta comunque un extra divertente che vale la pena di provare.

 

In Conclusione

Eric Chahi ci propone un gioco che è assieme un viaggio fantastico, una lezione di etologia aliena, un’opera d’arte ispirata al surrealismo di Dalì il tutto perfettamente amalgamato nell’immersività della realtà virtuale. La realizzazione tecnica è ottima, considerando i limiti oggettivi del PSVR, i controlli intuitivi e ben implementati e una trama che si sviluppa e si intreccia in maniera piacevole con enigmi ambientali che mettono alla prova le nostre capacià di osservazione. Le creature vivono di vita propria, noi siamo chiamati ad utilizzare le loro caratteristiche per avanzare, ma poi esse torneranno alla loro vita sintetica, interagendo tra di loro e l’ambiente. Chahi ha elevato ad arte l’esperienza ludica, ma non mettendola su di un piedistallo, ma rendendola fruibile a tutti.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornito dagli sviluppatori per PSVR


8
voto