Project Starship (PS4) -Recensione

Project Starship è uno sparatutto a scorrimento verticale molto economico e ispirato ai classici del passato, creato da Panda Indie Studio, disponibile su PSN. Nonostante sia abbastanza divertente, ha alcuni elementi che purtroppo non funzionano. Vediamo se vale la pena dedicare il nostro tempo a questo gioco.

Il gioco ha una premessa semplicissima: si deve scegliere uno dei due personaggi giocabili – Garret o Gwen – che hanno i propri power-up, poi selezionare il livello di difficoltà tra Facile e Difficile e poi possiamo dedicarci alla distruzione spaziale. Con la levetta sinistra o il D-Pad  si sposta la nave sullo schermo e con i pulsanti si può ovviamente sparare, oppure rallentare la nave od usare l’immancabile arma speciale.

Lo stile di questo gioco è quello classico degli shump più impegnativi, che in giapponese sono chiamati danmaku ed in inglese hell-bullet e che in italiano possiamo definire un casino totale. Avanzando di livello in livello i nemici ci vomiteranno addosso centinai di colpi, per cui saremo sempre sotto pressione per evitare di morire prematuramente. Ma Project Starship ha alcuni elementi che lo fanno discostare dai classici. Innanzitutto la componente grafica che è tutta in bassa risoluzione, con sprites giganteschi, colorati ed appariscenti. questo stile visivo ci ha un po’ stupito, perché sembra più appartenere ad un gioco ad 8-bit che non a un titolo moderno. Superato il primo momento di disagio dovuto a questa originale impostazione grafica, ci rendiamo subito conto di un’altra particolarità di questo titolo, ovvero il fatto che i power-up tipici di questo genere arrivano in maniera copiosa, rendendo possibile un sacco di potenziamenti che ci renderanno proprietari di torrette, scudi, colpi multipli, laser ed un sacco di altre amenità in breve tempo. Oltre ai potenziamenti permanenti, ce ne sono anche un sacco monouso e qua la situazione si fa bizzarra. Infatti mentre alcuni di essi saranno elementi utili alla nostra avventura improntata sulla distruzione totale e globale, altri sono veramente astrusi. Alcuni di essi disabilitano lo schermo con un effetto “neve”, oppure parte una telefonata oppure altre impreviste e divertenti situazioni confusionarie che è divertente scoprire.

In ogni partita i livelli sono generati proceduralmente, modalità che al contempo è positiva e negativa. Positiva per il fatto che non ci ritroveremo mai ad affrontare lo stesso schema dopo aver ricominciato il gioco, negativa perché manca completamente un design del gioco che possa dargli una sua personalità, facendo sembrare tutto molto confusionario. Solo le battaglie con i boss di fine livello sono sempre uguali, elemento necessario affinché si possano memorizzare i loro patterns per poterli sconfiggere in maniera efficace. Essi appariranno in maniera random durante ogni singola run, per cui ogni volta non sapremo mai quale dovremo affrontare. Alcuni possono essere abbastanza impegnativi, ma se ci arriviamo con parecchi scudi e potenziamenti, sarà solo questione di tempo sconfiggerli.

All’inizio di ogni partita avremo a disposizione cinque scudi, che rappresentano le nostre vite essenzialmente le tue vite, che potranno essere ripristinati durante ogni partita. La nostra prima run è stata disastrosa, la seconda run è andata un po’ meglio, con la terza partita abbiamo terminato il gioco, in poco più di una ventina di minuti. Questo è il più grosso handicap di Project Starship, ovvero il suo livello di sfida estremamente basso a livello Facile, che non solo non piacerà ai veterani degli shoot’em up, ma deluderà anche i casual gamer. Seppur ha un buon livello di rigiocabilità, rimane comunque un gioco troppo breve che non riesce a convincere fino in fondo. Il livello Difficile è troppo impegnativo e frustrante, per cui si sente veramente troppo la mancanza del livello Medio che permetta di bilanciare la sfida.

La componente audio è di buon fattura, sopratutto nella parte musicale, che sembra essere stata composta negli anni ’90 e che coinvolge il giocatore con i suoi ritmi frenetici e orecchiabili. Gli effetti sonori sono invece incomprensibilmente carenti, ed addirittura il rumore dei nostri colpi sparisce se utilizziamo l’autofire…mistero!

In Conclusione

Project Starship si avvicina più ad una demo che ad un gioco completo, con alcuni spunti interessanti, ma con molte lacune che lo rendono un titolo troppo debole per essere considerato sufficiente. Nonostante il prezzo veramente irrisorio, non ce la sentiamo proprio di consigliarne l’acquisto. Gli unici che eventualmente saranno portati a comprarlo saranno i “platinatori” professionisti, visto che indubbiamente è il platino più facile che abbiamo mai sperimentato! Speriamo che il prossimo titolo di Panda Indie Studio, Project Starship X , previsto per maggio 2020, prenda il meglio di questo gioco per proporci uno shooter degno di questo nome.

La recensione è stata realizzata grazie al codice fornito dagli sviluppatori per PlayStation 4


5.0
voto