Pillars of Eternity II: Deadfire – Ultimate Edition (PS4) – Recensione

È passato circa un anno e mezzo dal rilascio di Pillars of Eternity 2: Deadfire per PC e adesso Obsidian ha (finalmente) deciso di rilasciare la versione per console. Il primo capitolo di questa saga aveva riscosso un ottimo successo su tutte le piattaforme e questo Deadfire è stato amato dai possessori di PC e dalla critica. Sarà così anche per i possessori di console? Scopriamolo assieme.

Va fatta una dovuta premessa: Pillars of Eternity non è un RPG per tutti. Non vi aspettate un fantasy alla Dungeons e Dragons, non vi aspettate i soliti nemici stereotipati, perché Obsidian in tutte e due gli episodi ha infuso delle caratteristiche narrative particolare, ha creato un mondo di gioco che unisce molteplici elementi per are vita ad un narrazione coinvolgente, ma non facile da digerire. Se siete disposti a passare molto tempo oltre che a combattere, anche a leggere pagine e pagine di dialoghi e descrizioni, se siete disposti a calarvi interamente in un mondo nuovo, a conoscere svariati personaggi, a passare dal piano reale a quello etereo, allora questi giochi sono sicuramente fatti per voi, altrimenti volgete il vostro sguardo altrove. Dopo questa doverosa premessa, andiamo ad analizzare Pillars of Eternity II: Deadfire, in questa Ultimate Edition per console.

Nel gioco interpretiamo il ruolo di The Watcher, il protagonista del gioco precedente che ha la capacità di connettersi con il mondo dei morti. Chi ha giocato il primo titolo e lo ha completato, sarà sicuramente facilitato nel riprendere velocemente il filo del discorso, ma non è comunque necessario averlo fatto per poter giocare a Deadfire. La prima cosa da fare appena il gioco ci avrà introdotto lo scenario nel quale si svolgeranno le nostre azioni, è modellare il nostro personaggio, sia curando l’aspetto fisico, ma soprattutto l’allineamento che vogliamo dare al nostro alter ego, che avrà importanti ripercussioni sulla nostra avventura. Il nome Deadfire è quello di un enorme arcipelago che sarà teatro della nostra esplorazione, per cui saremo dotati sin dal principio dell’unico mezzo di locomozione utile in questi casi, una nave.
Ma come dicevamo poco sopra, non credete di partire subito buttandovi direttamente nell’esplorazione, perché le prime fasi del gioco saranno dense di conversazioni, di nuovi personaggi e di una specie di tutorial che permetterà soprattutto ai neofiti di orizzontarsi all’interno delle molteplici sfumature dell’interfaccia di gioco.

Un altro elemento importante da tenere di conto è che Pillars of Eternity II utilizza un sistema di pausa dinamico, quindi, tecnicamente, il combattimento si svolge in tempo reale. Ma i fan del combattimento a turni sono stati comunque accontentati, poiché si possono allineare i nostri  attacchi mettendo in pausa l’azione sullo schermo e lasciando poi andare i personaggi del nostro party a combattere in maniera autonoma a seconda delle istruzioni che abbiamo fornito. Questa modalità ibrida richiede naturalmente un po’ di pratica iniziale, ma dopo averla sperimentata vi renderete conto della perfetta unione tra profondità tattica e ritmo frenetico che il gioco riesce a restituire. Ogni combattimento può essere quindi affrontato in maniera diversa, creando un connubio che pensavamo fosse difficile da gestire, ma che alla fine restituisce invece una grande soddisfazione.

Avendo a disposizione un party, sarà nostro compito sfruttare nel modo migliore le caratteristiche di ogni membro della nostra squadra ed anche grazie al sistema che consente all’intelligenza artificiale del gioco di selezionare automaticamente tutte le abilità del nostro gruppo, potremo anche scegliere di concentrarci solo sul nostro personaggio. Ma quello che vi consigliamo di fare è entrare in ogni singolo menù per andare a scovare ed evocare i poteri più disparati che il nostro party sarà in grado di evocare. Anche questo elemento sicuramente aggiunge profondità al gioco e farà aumentare il tempo che deciderete di dedicarvici, ma sarà tempo ben speso se volete avere la sensazione di dominare ogni aspetto di Pillars of Eternity II.

Oltre al combattimento, c’è l’esplorazione, che ci porterà a scoprire l’arcipelago di Deadfire e i suoi abitanti. Come ci si può aspettare da Obsidian, ogni dialogo ha molteplici ramificazioni, talmente tante che è stato stimato che per scovare ogni conversazione possibile nel gioco occorrerebbero più di cento ore. Sembrano veramente un’esagerazione, ma vi consigliamo di investire comunque molto tempo nelle interazioni poiché ognuna di essa rafforza la nostra conoscenza rispetto alla missione principale, ma che può essere in grado di attirarci in una serie di missioni secondarie altrettanto interessanti ed avvincenti.

Una volta completato il prologo, nel quale saremo abbastanza legati dal compiere alcune azioni in maniera obbligata, saremo poi lasciati liberi di esplorare e prenderci tutto il tempo che vogliamo nell’arcipelago di Deadfire. Per passare da un’isola all’altra avremo bisogno della nostra nave ed anche in questo caso avremo la possibilità di controllarla sia durante la navigazione che durante gli scontri con altri vascelli. La navigazione è forse la parte più carente di Deadfire, in quanto lo spostamento è abbastanza impacciato e legnosetto, ma la parte dei combattimenti marini ripaga questa mancanza. Ci sono molti combattimenti da fare anche in alto mare e in questo caso il combattimento diventa effettivamente a turni. Ci viene proposta una visuale tattica diversa nella quale saremo portati a pianificare attentamente le nostre azioni da un menu, nel quale sarà possibile  spostare la nave, regolare la velocità o, naturalmente, sparare. C’è anche una sezione dedicata alla gestione del morale e delle interazioni del nostro equipaggio. Questo diventa quasi un gioco a sé stante, poiché saremo chiamati a prendere decisioni difficili sul razionamento del cibo del tuo equipaggio o sull’arruolamento di altri membri andando a esplorare isole lontane solcando mari pericolosi.

Questa versione su console è praticamente identica alla versione per PC per quel che riguarda il comparto grafico. Il sistema di controllo con il pad è stato implementato alla perfezione. Come sempre accade in questi giochi bisogna passare comunque un po’ di tempo ad impratichirsi con i comandi, imparando bene la mappatura di ognuno di essi, cercando di prendere un’assoluta confidenza con ogni selezione dei menù. Ma già dopo qualche decina di minuti la situazione si stabilizza senza grossi problemi e dopo qualche ora di gioco vi accorgerete che sarete in grado di gestire il tutto con estrema naturalezza. Le nostre perplessità nascevano dal controllo dei combattimenti in tempo reale, ma alla fine abbiamo trovato molto pratico l’utilizzo del pad che non abbiamo rimpianto per niente il mouse e la tastiera.

In Conclusione

Pillars Of Eternity II: Deadfire è un gioco di ruolo davvero eccezionale creato con passione e dedizione, un ottimo seguito di un ottimo gioco. Entrambi i capitoli sono riservati ad un pubblico di appassionati di GdR che vuole qualcosa di più, qualcosa di diverso, sia in termine di narrazione che di meccaniche e gli sviluppatori di Obsidian sono riusciti a creare un prodotto veramente valido. E sono anche riusciti a renderlo pienamente fruibile anche ai possessori di console, implementando alla perfezione i controlli sul pad. Se avete quindi molto tempo a disposizione e volte uscire dagli schemi convenzionali dei GdR fantasy, allora prendete senza indugio Pillars Of Eternity II: Deadfire anche su console. Questa versione Ultimate presenta tutti i principali aggiornamenti ed espansioni disponibili per la versione PC. Oltre alla campagna principale, i giocatori possono ascoltare il richiamo di Vatnir in Beast of Winter o affrontare le sfide del Crogiolo di Kazuwari in Seeker, Slayer, Survivor o combattere dentro le viscere di un dio vendicativo e dormiente in Forgotten Sanctum.


8.5
voto